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Visualizzazione dei post da Settembre, 2021

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Dialoghi poetici coi Maestri 22. - Paul Klee

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Paul Klee - Immagine di repertorio La creazione vive come genesi sotto la superficie visibile dell’opera. Gli intellettuali la guardano andando indietro nel tempo In avanti – verso il futuro – la guardano solo i creatori (Paul Klee - 1908) _____ I tre tempi convivono - bisbigli di bambini, la notte - in ogni battito di ciglia - un ritmo del ritmo - Non chiederti, Paul dove stia l'errore  della mente Avanti e Indietro sono solo gli eppure nella lingua di chi crea (Sergio Daniele Donati - Inedito 2021)
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Un pomeriggio con Chagall di Paola Deplano

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Marc Chagall -  Mosè riceve le tavole della legge (acquaforte) Sei a Catanzaro davanti al Complesso monumentale del San Giovanni per la mostra che sognavi da tempo e, mentre t’incanti a guardare la chiesa poco distante, l’amica che è con te legge sulla porta un anonimo fogliolino A4 dove c’è scritto che la mostra Chagall e la Bibbia, che è prorogata fino al 10 ottobre, per il mese di agosto sarà aperta solo di pomeriggio. Sul sito quest’avviso non c’era – o forse tu non l’hai notato – ma ringrazi la provvida sventura manzoniana che ti fornisce il pretesto per andare un po’ a zonzo in una città - quella della tua amica - che tu non conosci. A dispetto di una immeritata cattiva fama, trovi che è una città carina, raccolta, piena di palazzi liberty. Il traffico è tranquillo, ad agosto sono tutti in ferie. Con la tua amica andate a mangiare in un posto molto bello, che si trova in un parco alberato, passeggiate dopo pranzo e poi tornate in centro, ma è ancora presto per la mostra, che apr
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Nascite (Oblivion)

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La nascita di un figlio - d'un libro, d'uno sguardo - non è mai casuale. Segue intrecci decisi ben prima del nostro primo respiro. La vita, lo sai, trova origine nella terra. Fango e aliti divini, questo siamo. E il nome che diamo al nostro Dio - che contenga la dolce desinenza EL o sia la brugola dei nostri motori - ha sempre la leggerezza d'una foglia. È sempre l'Altrove a indicarci la matassa e l'Antico a guidare le nostre pazienti dita - ci sono nodi indistricabili ma poco importa; pesa invece l'attitudine testarda e contadina a sollevare zolle - "Come nacque il nostro amore?" mi chiedi. E sai bene che sarei più abile a parlar della sua fine - è questo che faccio nei miei versi zoppi -; tu sei altrove e mi indichi la matassa dell'origine e mi obblighi a un passo indietro - guardando avanti - Un passo di tango sobrio, senza acrobazia né espressione, o intreccio di gambe. Io non so come, so che nacque quando l'ultima stella - alcuni la chiama
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Canta il cigno

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Il canto del cigno - figlio della notte - vibra tra i silenzi delle stelle. La neve copre  i passi dell'indicibile - testarda è la fatica  del cercatore di tracce - La vita e l'umana parola, inciampano e s'incagliano tra radici celate; e ciò che chiamiamo bellezza è un lungo, eterno addio.
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La scelta di chiudere gli occhi

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La scelta di chiudere  gli occhi fu una raffica  di vento gelido, in faccia ai suoi carnefici. Inaspettata,  ineluttabile,  inequivocabile. Il resto è Storia,  forse ancora da scrivere, ma non sarò io a farlo.
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Pensiero breve

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  "Miseria" di Sergio Daniele Donati Ogni poesia, è atto d'abbandono e impone  un imperativo etico; un istante di silenzio, di meditazione profonda, per aver memoria delle parole che non abbiamo eletto per la nostra scrittura.
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Maschere (Oblivion)

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  Foto di Man Ray Indossiamo maschere - ormai non è un segreto - e ci innamora d'un volto l'espressione mai presa più che la smorfia del desiderio. Tu questo lo sapevi e conoscevi la mia fascinazione per i suoni nascosti. Per questo indossavi costumi a me sgraditi; mi ricordarvi di guardare in quell'oltre-mondo che era la tua presenza. Chiedevi d'essere compresa, bimba ferita, dietro ai tuoi trucchi di prestidigitazione. Sbagliavi; era evanescente ciò che cercavi di celare - un fumo bianco - non la tua maschera; e ciò che nascondevi portava gli stessi profumi delle mie più pericolose assenze. Fu allora - una coscienza bambina che urlava forte la sua esistenza - che decisi d'opporre alle tue maschere la parola che scardina. Fu un bimbo mai amato a dirti “ti amo” ; e un adulto triste e troppo cosciente della fine delle cose - prima del loro inizio - ad abbassare lo sguardo a terra quando mi negasti - non la possibilità d'esser corrisposto; è questo il gioco perico
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L'ebreo e il ragno

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"Dreaming" di Sergio Daniele Donati Appeso alla tela un ragno osserva i miei tentativi  di creare legami  sottili, col sottile. "Ti manca la cognizione  del vento", sembra dire, " lo strappo che rende vacuo ogni tentativo d'esistere fuori da sé". Non sa il ragno quanto abiti le mie ossa ebree la coscienza della ricostruzione né quanto poco sia estraneo ai miei globuli semiti l'odore della maceria. "Io non tesso tele," rispondo al ragno "creo ponti e,  se crollano, resta il simbolo delle vestigia".
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Le chiamate (Oblivion)

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"Dreaming" di Sergio Daniele Donati Ho fatto un sogno - in un sogno  non so mai se sia il passato  che bussa o il futuro che langue - e non c'eri, tu. C'erano le voci; quelle che, prima di te, mi indicavano chiaro  il cammino. Le sentivo lontane, evanescenti, né sapevo più decifrare il loro messaggio. Nel sogno scrivevo con dei gessetti  sull'asfalto. Erano lettere sconosciute, simboli arcani. Poi la bimba, comparsa dal nulla, mi guardava. "Sei tornato?", mi chiedeva, "resti?". Io non so perché piangessi mentre le dicevo che le briciole che avevo sparso  nel bosco per ritrovare  il cammino del ritorno le aveva portate via il vento.  La bimba mi guardava, nel mio  oltre me stesso, poi si sedeva tra i gessetti. "Sei tornato," diceva, "resti". Forse ti ho mentito, nel sogno c'eri. Eri nelle briciole; eri il luogo dove ho perso voci e cammino.
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Delicatezza

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"Dreaming" di Sergio Daniele Donati Vedi anche tu le cose  come potrebbero essere se un velo di lino - neanche troppo sacro - ne ricoprisse gli spigoli? Osserva.  La delicatezza  è un orso e i suoi boschi  stanno al confine tra reale e sogno, tra incaglio e elezione. Ascolta. Delicatezza è decidere di non lasciare traccia davanti alla regale esplosione di ogni  eppure. Immagina. La delicatezza è una culla vuota e in attesa, nei mesi della gestazione; e rifiuta ogni suono che non sia  un vagito neonato.
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Non sono poeta

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"Solitudine" di Sergio Daniele Donati Non cade dall'alto - scivola però nel non senso - ogni mio tentativo di trascinare  detriti di significato nelle orecchie di chi ascolta.  Sono sempre e solo schegge indurite, ramoscelli senza valore, i miei voli di tacchino nel regno del Sacro. Mi parla però la pelle di biscia a terra - ne concima l'abisso coi segni del passato - e del cambiamento  mi smuove ciò che resta come ricordo. La parola è un territorio a me sconosciuto - per questo ne parlo come d'un abbaglio - La parola è un campo arato da calli e nocche d'un testardo poeta-contadino. A me manca lo sguardo bovino e immobile sull'orizzonte del dire a preveder tempesta; né so ancora - e forse mai saprò - distinguere d'un lemma il veleno dal medicamento. Per questo non son poeta; mi manca il gesto lento del falciatore di grano e ho le unghie troppo linde per parlar del fango di cui si nutre chi sa coltivare il frutteto della parola.
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Quattro inediti di Roberta Lipparini

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"L'equilibrista" di Sergio Daniele Donati OLTRE LA MORTE Adesso sono vela bianca nel mare gonfiata dal vento  pronta a salpare Non mi scorgi più ma non svanisco davvero sono oltre l'orizzonte segno leggero Prua verso il largo all’arcobaleno oltre il tramonto dentro al sereno Lontano lontano punto che si confonde dove il blu del cielo bacia il blu delle onde E un giorno, lo sai? Mi rivedrai ancora anche tu vela bianca che il mare colora ___ C OSTELLAZIONE Mio padre è tra i miei capelli, dove una volta ha posato la mano. Mamma è qui, tra la spalla e il cuore, dove nascondeva la testa quando c’era un temporale Lo zio Rino lo porto dietro l’orecchio, come una goccia di profumo. Quello del suo ragù. I nonni stanno nel naso, così sentono meglio l'odore dei fiori nei campi. Erano tutti contadini e so per certo che sono felici di continuare a sentire quel profumo. Nello stomaco ho Claudio. Ho scelto quel posto, per tutto il vino bevuto insieme
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Incipit

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"All'inizio" di Sergio Daniele Donati "Un incipit che si rispetti," mi dicevi, "deve spaccare gli argini e trascinare il lettore lontano, perché non possa più tornare indietro e continui la lettura, come un nuotatore; in mezzo a un fiume in piena". Io ti guardavo e, pur capendo, tacevo; per non dissentire. Perché, lo sai, non ho mai scritto per esser letto e non amo trascinare nessuno, né sentirmi poi in dovere di salvare chi perde la bracciata. E poi - ormai l'avrai capito - ho un tam-tam nel cuore, un battito tribale, e non sono attratto da ciò che si cela; m'attira il velo, le sue trasparenze e la sua capacità di dar valore al non detto.  Se un parola nasconde significati e segni non cerco rivelazioni; indago invece i materiali che hanno permesso il loro nascondimento.  Forse è timidezza, o forse ritrosia, ma i miei ritmi sono lenti e i miei soli primaverili; sempre.  La parola che spezza e frammenta - sia sempre benedetta dai Ci
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Il condannato

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E fu trovandosi legato a un palo che capì la costrizione del lampione, l'obbligo di illuminare sempre solo gli altri.  E fu trovandosi, quasi per caso, a calpestare antiche tracce che si sentì liberato da un pesante fardello.  “Non esiste altro dono da ricevere?”, andava ripetendo a se stesso, quasi fosse il più nascosto dei mantra.  “Non esiste altro dono da desiderare?” Rimaneva intanto in ombra, come l'asta del palo, l'anima sua. E quei fucili che prendevano la mira lentamente, mirando al suo cuore, furono proprio loro a spingerlo a pronunciare la parola, unica, irritrattabile, definitiva.  Alzò lo sguardo, lo posò su ognuna di quelle cinque grigie, opache, canne di fucile.  Lo posò negli occhi di ognuno dei cinque fieri fucilieri.  Fu uno sguardo unico o cinque, o forse dieci sguardi distinti? Certamente unica in quell'istante fu la parola che loro indirizzò.  Unica, potente, univoca e definitiva. “ANGELI”, disse. I fucili si abbassarono, i fucilieri pers
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Liberami (Oblivion)

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Hopper - Pensive Lady Liberami tu, che hai diviso acque da acque e separato luci da tenebre, dalla traccia molle di questa musica di miele.  Spezza il ricordo, fracassa i tasti, fora il mantice d'una fisarmonica lucida di lacrime. Oppure liberami il piede e lascia ch'io danzi ancora il passo lento e atroce della risacca. Fammi onda, gettami lontano e lascia ch'io depositi su spiagge straniere i doni del dolore.  Rubami la piuma d'albatro tu, che hai creato gli astri perché il loro passato illuminasse il mio presente; toglimi il volo e la parola, rendimi afono e incapace di dire.  Oppure, dammi il canto della Moabita e lascia che incanti il mondo con ciò che a me fu precluso; perché, lo sai, se c'è una cosa che so fare  è costruire per altri mondi  coi mattoni delle mie assenze. Liberami tu, che ci hai dato la Legge e il Desiderio, dalla trappola del bello, fa ch'io non sia più seducente al mondo, ch'io non sia più sedotto; dal mondo.
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חלום - Sogno

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Vladimir Lubarov - Take care of your angel Goccia a goccia da un abisso fecondo trasudano significati e segni. La notte parla una lingua sconosciuta, intuita nelle viscere; rigettata dallo sguardo, al mattino. Il Giusto olia i cardini di quella porta sacra e trascrive e traduce con tratti di luce i segni del futuro. La sua penna è sottile e congiunge lenta ciò che nasce diviso, perché non sia del Cielo l'interpretazione del Sacro, né nelle Profondità Marine la sua comprensione. Goccia a goccia da un abisso fecondo trasudano significati e segni; il Giusto - bambino - ne distilla l'essenza e la dona al mondo, perché non venga trattenuto ciò che nasce per esser diffuso.
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Il gesto del Silenzio (2)

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Il gesto del Silenzio abbaglia solo chi non interpreta. Il fremito d'un occhio bambino trattiene nella pupilla la mistica della penombra, prima che la parola profani con fuochi fatui ciò che deve essere taciuto.  Chiude le labbra e indica la pupilla - il gesto del Silenzio - e diffonde significati  come essenze  d'ambra e sandalo.
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Un inedito di Arianna Bonino

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Magritte - Le Robe de Soirée, 1954 Niqqud Non ho strade dove incappare in te -invisibile - svoltando l'angolo. È neve. Ma i sogni impartiti, quel vocabolario notturno e l'eco e le impronte sue - i lunghi graffi slanciati e incoronati da minuscole stelle - quella è lingua che il pensiero bisbiglia e tesse. L’inaudito intaglio delle ombre. Arianna Bonino - Inedito 2021 ______ Scrive di sé l'autrice:  "Chi sono non so…posso dire che leggo e a volte scrivo forse per restituire un po’ del bene che mi fanno le parole. Alcune cose che scritto sono - e altre ancora saranno - su lay0ut magazine , su Pangea e sul blog di Algoretico, oltre ad essere nella mia pagina Facebook. Le mie poesie, invece, sono per ora custodite sulla mia bacheca e, oggi, una è affidata al prezioso scrigno de  Le parole di Fedro ." _______
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