(Redazione) - "La forma che resta”: su Cicatrici di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati
Foto di Dino Ignani Con Cicatrici ( Einaudi, 2025 ) Giovanna Rosadini ci consegna un testo di notevole finezza, che si muove come un corpo attraversato dal tempo, un corpo che porta i segni della vita, non tanto come reliquie ma come luogo ancora pulsante. La sua poesia non procede per frammenti isolati, ma per un’onda lunga che ritorna, si increspa, si ritrae, depositando strati di memoria, di perdita, di luce, di Storia. È una voce che non teme la complessità emotiva e che, anzi, la assume come condizione naturale del dire, come se ogni verso fosse un gesto di cura rivolto a ciò che resta, a ciò che ancora chiede di essere nominato. La lingua è limpida, ma non semplice: una limpidezza conquistata e studiata, che nasce dalla precisione, dalla fedeltà al dettaglio, alla parola, che nasce da un’attenzione quasi tattile alle cose. La pietra, il vento, la luce levantina, il sangue rappreso, le radici che non trovano più nutrimento: ogni immagine è un frammento di mondo ...