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Visualizzazione dei post da Aprile, 2020

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Ayin

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Sai, figlio mio,  la prima luce illuminò  sessanta volte mille  e settantacinque soli,  e furono sette, figlio mio,  i raggi di stella  nella pupilla del Giusto.  La luce del risveglio,  figlio mio,  è lode eterna e tripudio  per settanta generazioni;  e nell'occhio del sapiente,  figlio mio, è custodito  ogni fertile dolore;  sulla corteccia ruvida dell'albero del silenzio,  figlio mio, il Giusto  posa la sua mano  e pulsano radici  e vibra il fogliame,  il Giusto che salva,  figlio mio, e punta  il suo occhio antico  sui tuoi volti e  benedice il tuo nome.  E ora riposa, figlio mio,  al suono delle settanta  cantilene che diedero  Gloria e Armonia al Creato
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Mi attarda (Mon Enfance)

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su musica di J.S. Bach -  French Suite Mi attarda, lo sai amico mio,  lo sguardo sul muro, e il volo di rondini lontane. Fischiano e picchiano,  come aghi di pino  nel bosco dell'impossibile E ride, ride piano,  al canto del merlo, il ricordo del mio volto blu mirtillo da bambino  e lo sguardo perso nell'ora tarda che tutto cela.  Sospendevo con un solo gesto della mano il flusso del tempo.  Poi la posavo, non ancora uomo, sulle cortecce   dei miei alberi. Erano pianti dolci e caldi.  Lo sai, il bello   e lo stupore più antico  calano lenti, goccia a goccia,  prima d'ogni parola nel cuore di chi canta nella lingua antica e sovrana. Allora ti prego, amico caro,  non ridere se m'attarda ancora, nell'ora che prepara la battaglia, il sospiro dei miei occhi bambini da gufetto nel bosco della vita.
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Nun

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Adam è perso, eradicato  Adam è diviso e spezzato  Norah, coricata al suo  fianco, si fa lanterna  per reni e stomaco e cuore  e suona per lui  la sua arpa d'argento  su polvere e sangue e fiele  e gli sussurra: alzati  e lo chiama Uomo
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La Flussa

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Disegni di Judith Sideri Canto all'antica in sibemolle minore per ragù e orchestra Bolle il brodo e borbottano gli aromi e si mescolano odori e ricordi  e immagini e penne e parole tra i peli ormai bianchi della mia barba. Sanno di desiderio, il mio,  mentre il tuo vissuto canta nelle cucine in cui giocavi coi tuoi  sei fratelli tra una risata  e un rimbrotto della rezdora. Io non lo so, anzi lo so cosa ti ha reso muto; non so, anzi lo so,  cosa mi ha reso ciarlone.  E so che ciò che mi ferisce  ora ti ferì allora, papà.  E scusami, se ho aggiunto bacche di ginepro  ai tuoi ragù, ma i miei boschi  si insinuano ovunque. Sono i sentieri che ho percorso  per allontanarmi da te, le vie che ora  mi riportano a te; e il merlo di cui tu imitavi il fischio canta sul mio balcone a ogni tramonto. Ci toccheremo finalmente le mani sotto un larice, papà, e forse mi tirerai come allora una pigna, e fingerò come allora di rim
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Mem

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Il secchio, guardia dell'abisso, copre acque che, goccia su goccia, scorrono sotterranee. Ti celi al nostro sguardo e lasci tracce,  ridente, tra nespoli e ali di falco. Noi, quaggiù, popolo devoto al tuo nascondimento eleviamo un canto umano in tua gloria, chissà se uditi, chissà se udito.
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Concerto

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Note stridenti, acide,  metallo contro metallo, legno secco su legno secco. Intervalli di settima, di seconda, disarmonia Muti gli ottoni, squillanti i silenzi Eppur presente, ancora, tenue ed inascoltato il canto altro, mai sopito
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Au commencement (בראשית)

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Viene di lontano il primo soffio dell'amore,  e strabica, come Venere,  è la prima carezza.  Tu non chiedermi i percorsi  del nostro incontro.  È ancora incerto il mio passo  lungo la spirale centripeta  della vita e mi incanta il battito d'ala  dell'airone sulla linea dell'orizzonte
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