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(Redazione) - Estratto dalla Raccolta "Il versicidio" (Terra d'ulivi ed., 2023) di Riccardo Delfino - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Che la parola sia uccisione, limite e lama è cosa che si ripete spesso. Oppure, se non la si ripete, è perché il contenuto caustico di una tale affermazione impedisce ai più di prendere in mano il pennino. Eppure, a ben rifletterci, è un dato palese -  e contrario a quello della possibilità di costruire poesia - che ogni parola che scriviamo comporti un sacrificio, una immolazione di tutte quelle mai pronunciate.  Ogni scelta è abbandono, e quell'abbandono concima il terreno fertile delle scelte che verranno. Quindi, ogni poeta è in certo senso assassino di lemmi, uccisore delle speranze di emersione da un abisso magmatico che ogni parola rappresenta ai nostri occhi. Ogni scrittura è dunque taglio e sanguinamento dall'infinito vocabolario che ci abita, e pulsa dentro le nostre fragili vene. È questa una consapevolezza in chi scrive molto difficile da sostenere, se l'etica è alla base della scrittura. E vederla emergere in una giovane penna, seppure di grande esperienza, è u

LA TARANTOLA (UN RACCONTO DI LUANA MINATO - già apparso nell’antologia “Schegge e frammenti”, Terra d’ulivi edizioni, 2019)

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Il racconto La Tarantola  che qui si presenta  è già stato pubblicato nell’antologia “Schegge e frammenti”,  Terra d’ulivi edizioni , 2019,   curata da Elio Scarciglia LA TARANTOLA Mattia Contini non amava i ragni e non li amava per un timore irrazionale, una paura infantile che riusciva a esorcizzare soltanto quando ne catturava uno e lo vedeva imbalsamato.  Lo prendeva cautamente con un piccolo retino, facendo attenzione a lasciarlo intatto, poi lo rovesciava in un vasetto di vetro ben sigillato e quando era sicuro che l'animale fosse morto, lo ”imbalsamava“ con un metodo che aveva appreso consultando i forum entomologi.  Solo in questo modo riusciva a tranquillizzarsi e a scacciare quell'idea assurda che gli veniva tutte le volte che ne vedeva uno, cioè di immaginare di essere lui la preda invischiata nei fili insidiosi della ragnatela e finire divorato nelle fauci di una aracnide a otto zampe.  Con gli anni aveva collezionato diversi esemplari di Araneae ma questa sua oss