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(Redazione) - A proposito di “Sopravvivenza in acqua” (Arcipelago Itaca ed., 2025) di Alba Gnazi - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono libri che non cercano di raccontare un lutto, ma di abitare, come se la lingua fosse l’unico luogo in cui la perdita potesse ancora respirare.  Sopravvivenza in acqua  (Arcipelago Itaca ed., 2025) di Alba Gnazi appartiene a questa famiglia di opere: non un diario del dolore, non un memoriale, ma un movimento continuo tra immersione e riemersione, dove la voce poetica si lascia attraversare da ciò che resta e da ciò che continua a mancare. La raccolta procede come un corpo che ricorda: non per capitoli, ma per stagioni interne.  L’estate dell’infanzia, l’autunno della malattia, l’inverno della morte, la primavera di un ritorno che non consola ma accompagna.  Le sezioni non funzionano nella raccolta come tappe, ma appaiono essere climi emotivi, ognuno con una propria densità d’aria.  In questo senso, il libro non si legge: si attraversa, assieme e con la graziosa guida della poeta. Il lessico di Gnazi è una materia porosa, capace di tenere insieme ...