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(Redazione) - Il maschile - 04 - Guido e Dante. Verifica di una amicizia

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A cura di David La Mantia Non c’è verso. Il tema dell’amicizia sfugge inevitabilmente a qualsiasi definizione scontata. Che si tratti dell’amicizia imberbe e tragica di Eurialo e Niso o di Cloridano e Medoro, di quella eroica tra Diomede e Ulisse o di quella comica e rassegnata di Don Chisciotte e Sancho Panza, che sia quella fumettistica tra Cico e Zagor, tra Tex Willer e Kit Carson, che sia quella tra “il bandito ed il campione” dell’omonima canzone di De Gregori, l’unico dato certo è che non esiste ricetta e che gli esiti di questo sentimento sono imprevedibili. Da sempre, sin da quando ho cominciato a leggere seriamente testi poetici, l’amicizia tra Dante e Cavalcanti mi ha sempre interessato. Nata, stando a quel che ci racconta il Sommo nella Vita nova, dopo una ardita interpretazione di un sogno che il secondo fece al primo.  E che piacque all’Alighieri a tal punto da renderlo quasi inseparabile in Firenze dal suo compagno di avventure. Dante e Guido. Divisi da pochi anni di et