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Visualizzazione dei post da maggio, 2023

Sempre le stesse cose

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(...) poi io parlo sempre delle stesse cose; se non è balbuzie è incaglio, se non è caduta è inciampo  e, dietro ogni silenzio, un canto. Non conosco della parola che il limite gioioso, la corteccia antica  e qualche sudore di resina. Non so dire degli ori o della danza dei lemmi le notti di luna calante; so però quanto pesa un pennino  alla mano stanca e del desiderio tenace e ben poco sublime che finisca l'inchiostro per nulla più dire. ______ Testo - inedito 2023 -  di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Dissolvenze - 19 - A me gli occhi

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  di Arianna Bonino I Paesi Bassi non avranno forse una cucina memorabile e distintiva (per esempio, il fatto che manchi la cultura degli antipasti è gastronomicamente delittuoso e imperdonabile), ma hanno saputo a loro modo sfornare prelibatezze irrinunciabili in altri campi, quantomeno in quello artistico. Oggi sfogliavo un bel libro di Carlo Ginzburg (1) e mi è caduto l'occhio sull'immagine di copertina, un mirabile pannello realizzato nel 1730 da Evert Collier. Il nome suona inglese perché Evert, nato a Breda nel gennaio del 1642, fu battezzato Colier, salvo poi, quarantenne e trasferitosi a Londra, scegliere di modificare il nome (più volte, a ben vedere), probabilmente per integrarsi maggiormente in quella terra inglese dove trascorse una decina d'anni e dove tornerà definitivamente dopo una breve permanenza in Olanda. Collier studiò ad Harleem, dove fu fortemente influenzato dal lavoro di Vincent Laurensz van der Vinne (di cui peraltro sono sopravvissute poche opere

Oblio - Odisseo a Penelope

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  Disumane, collose parole blu salgono le cortecce del cielo. Tu non sei più là ormai e quasi dimentico il tuo verde nome. Mi scordo il timbro cavo d'una voce barbara. Là, tra le foglie secche e parole sospese, io non ricordo più di dare al mio cuore - danzatore lunare -  respiri di silenzio. E ho una paura nera, non proprio di morire, ma di lasciar segno. Ho paura che scordi piene promesse d'oblio   - nelle notti di luna, falsi poeti dicon d'udir la mia voce, tra refoli di vento. Dimenticami; io sono ormai afono, muto, incapace di scrittura piena. Dimenticami; a nostro figlio dì della morte mia in battaglia. Dimenticami; togli la vita ad Argo perché l'attesa di nero cane - che torni un altro cane - insulta forte la fredda gioia di crudeli dei. _______ Foto e testo - inedito 2023 - di Sergio Daniele Donati

Ça casse (si spezza)

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Constamment cassé, le fémur de la conscience pose son hurlement gris sur la main noire d'une évanescence inattendue ____ Costantemente spezzato, il femore della coscienza posa il suo grigio urlo sulla mano nera di un'inattesa evanescenza _______ Testo, traduzione in italiano e foto di Sergio Daniele Donati 

Le'dor Va'dor (di generazione in genrazione - לדור ודור ) - UN RICORDO CHE STRAZIA

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A mio figlio Gabriel perché sappia  del limite di suo padre. Io li vidi spezzarsi, - i volti stretti rigati da lacrime secche. Ho ascoltato il loro grido; muto, sei milioni di volte. E quella domanda appesa a una risposta inesistente:  perchè? Era la lama nel mio costato. Li vidi, incapace di dar loro sostegno, di dar sostanza al fumo, alla disgregazione dei loro sacri nomi. Li vidi, reso afono io stesso dalla burbera prepotenza di un'assenza, dal più alto dei tradimenti. E ho bisbigliato - sì, ho sussurrato - solo per loro  la legge del cambiamento, il flusso che eterno sostiene le speranze  di chi ha il volto nel fango. (1)  לדור ודור dicevo mentre schegge  di ghiaccio mi bucavano la retina. Di generazione, in generazione, a tredici anni anch'io  prendevo dalla tasca  un sassolino e sussurravo un giuramento già perdente. Avrei trovato le parole per dire del silenzio  della storia, di quella storia. Le sto ancora cercando. e se mi chiedi perché a volte non parlo e il mio sguar

Due poeti allo specchio (Sergio Daniele Donati e Stefania Giammillaro)

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MODESTIE Conto dieci passi  - e dieci al ritorno -  prima di dirmi Uomo.  E anche allora  si ride in cielo della mia pretesa  d'esser già nato.  Allora conto altri dieci passi  - senza ritorno -  prima di non dirmi più. Sergio Daniele Donati - inedito 2023 NUN S'ADDUNA Nun rinesci a cunfunnirimi ca sugnu bedda (sì) Maliditta biddizza ca nun s’adduna ca mi vardi rintra l’uocci e mi capisci mi piacissi cririri ma veni sulu n’ menzu l’anchi a pussidirimi e mancu mi vardi ma mi rici ca sugnu bedda (sì) Maliditta biddizza ca nun s’adduna Vastassi na canzuni di na stidda p’arricriarimi u cori ma ti fa priautu u to silenziu ‘nzivatu ca stavota nenti mi rici mancu ca sugnu bedda (no) Biniditta biddizza ca cancia ‘mmarazzi pa viriognia E s’adduna sì, ri essere 'a cruci ri sta menzogna Traduzione dal siciliano della stessa autrice NON S'ACCORGE Non riesci a confondermi che sono bella (sì) Maledetta bellezza che non se ne accorge che basta guardarmi negli occhi per capirmi

(Redazione) - Il Maschile - 01 - Il maschile nella poesia femminile. Per una ricognizione

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A cura di David La Mantia Da dove partire? La mia scelta è stata quella di affrontare una analisi psicanalitica, o, ancor meglio, archetipica. Bisogna partire, insomma, da Jung e dai suoi seguaci. E da un assunto, un teorema. Anima come parte femminile e Animus come luogo del maschile. Due facce della stessa medaglia che spesso troviamo fuse insieme. Pensate, per esempio, alla poesia di Bianca Garufi, la poetessa amata da Pavese, dal cui sodalizio artistico nacque anche un esperimento del tutto nuovo per la letteratura italiana. È il romanzo a quattro mani Fuoco Grande , che restò incompiuto, ma uscì comunque nel 1959, nove anni dopo la morte di Pavese. I due autori si erano divisi plot e protagonisti, ciascuno narrandoli dal proprio punto di vista, esaltando, in tal modo, l’aspetto maschile e femminile della storia, alternandosi i capitoli. Nella raccolta che comprende tutti i versi composti tra il 1938 e il 1991, riuniti da Vanni Scheiwiller nel 1992 (e ripubblicati nel 2004) co

M'ha salvato

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M'ha salvato per un istante uno sguardo ipotetico sul passato. Tiranno è il futuro; mai nato il presente. Sergio Daniele Donati - inedito 2023

Due poeti allo specchio (Sergio Daniele Donati e Maria Gabriella Cianciulli)

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  MIRACOLO È miracolo osservare resine dorate colare da cortecce antiche e sfiorarne i collosi elementi per sentirsi ancora una volta fossili e prigionieri felici dell'ambra della parola. È miracolo non darsi alla fuga di fronte al bello che spaura perchè la solitudine ne è la compagna fedele. Miracolo e trovarsi qui, io e te, a dialogare del niente che è dietro ogni lemma, incantati dal suono di lira dell'illusione del significato. Sergio Daniele Donati  - inedito 2023 DELLA PAROLA Della parola che viaggia sulle ali della colomba colgo solo lo spiro per farne alcova alla mia inquietudine Fucina d’ambra e miele di ritorno da riti antichi ove scorre la vita in assenza di persuasioni Nuvola e terra sciami di umori impeto di ruscello che assale di brividi il letto impietrito In riparo dal dicibile come l’amore poi che il bello ci rincorre per sfumare in un bacio appena sfiorato Io e te ne siamo immagine Maria Gabriella Cianciulli - inedito 2023

Due poeti allo specchio (Carla Malerba e Sergio Daniele Donati)

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Mi dicono hai voce argentina io penso sia il cuore a tenersela stretta tra vicoli e androni che segnano passaggi improvvise aperture di valichi a un vento diverso per tempi e stagioni. Mi riapproprio dei doni: è tattica costringere l'ombra a un angolo angusto, murarla intonare un canto aurorale sulle tenebre del mondo. Carla Malerba - inedito 2023 Un richiamo dell'Antico, un fischio di pastore, un latrato di cane, un suono di Shofar, e poi urla bambine nel cortile e soffi rabbiosi di gatto: sono le voci che mi abitano. Il cuore, dici? E ometti - saggia - il possessivo.  Sono troppe le voci  che m'attraversano per un cuore solo - e per di più ballerino. Meglio diluirle a terra come pioggia di temporale.  Mi abitano mille voci e un solo terrificante Silenzio, tiranno; un'assenza feroce, un canto mai cantato, la parola mai ascoltata. Sergio Daniele Donati - inedito 2023

(Redazione) - Un intervento di Anna Rita Merico su "Formulario per la presenza" Edizioni Progetto Cultura 2022 di Francesca Innocenzi

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Seguivamo Basaglia leggevamo Ronald Laing riflettevamo su Michel Foucault mentre giungevano ruggiti di bestie ferite a morte dalla vicina Real Casa di Aversa di Anna Rita Merico ______ Delucidazione (1) ma io ti dissi solo di voler dormire quando il tuo silenzio pesava come piombo. nell’aria si infittiva un tanfo di sciagura un nuvolo di mosche in me tornava. ho preso il diazepam, ti scrissi allora. da sinistra ogni uccello infido sfrecciava. un tuono di menzogna mi sfece come pazza nei gorghi da complotto della sera. Nell’andare della giornata, lenta e uguale alle altre, da secoli simile, ti dico d’un sonno che potente mi chiama. Ah! Il Sonno antico! Non dormiva, forse, Odisseo mentre la nave lo portava da Scheria a Itaca? Viaggio d’una notte su una nave carica d’ori preziosi. Era nave sollevata dalle acque e circondata da nebbie fitte. Odisseo dormiva. Su di lui Atena elmata vegliava traghettando il ritorno per il quale occorreva un’uscita da sé. Atena conteneva l’andare e l’uscita

Uno speciale de Le parole di Fedro su Gabriele Galloni (con interventi di Annalisa Mercurio, Davide Cortese, Mattia Tarantino e Sergio Daniele Donati)

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Gabriele Galloni ritratto in foto da Dino Ignani Una Nota di lettura  di Annalisa Mercurio su "In che luce cadranno" (RPlibri, 2018) In che luce cadranno , nella prefazione di Antonio Bux , è stata definita ‘ un’opera d’arte priva di sbavature ’. Sono assolutamente d’accordo, ma vorrei anche aggiungere, che questa è stata per me una silloge di essenze . Per Galloni l’ignoto è una nuova nascita, un viaggio in un baratro luminoso in cui morti andranno a precipitare, un passaggio questo, che vorrei paragonare alla discesa uterina, alla migrazione tra l’altrove che ci precede e questa esistenza. Il poeta si fa placenta tra vita e morte, si fa materia sottile capace di assorbire suoni e luci tra mondi, si fa membrana in grado di raccontarci l’oltre, si fa velo nel quale avviene uno scambio osmotico di liturgie, di mancanze e di carne, accadimenti dei quali si nutre e a sua volta nutre. A Galloni pare non basti esplorare il mondo dei vivi, così in questa silloge capolavoro, ci por

Due poeti allo specchio (Sergio Daniele Donati e Ilaria Sordi)

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SCARNA È scarna e stretta la via della scintilla, troppo breve e fragile quella della lucciola. Io son così, brillo la notte ma se mi prendi sul palmo della mano ho il sembiante d'una pulce. Sono fuochi fatui le mie parole, il valore delle mie intuizioni è nel buio intermittente; e non potrà mai esser detto. Sergio Daniele Donati (inedito 2023) La ghiaia sotto i passi cantava la nenia della notte e noi camminavamo bambini -le lame nude dei sorrisi- nello smarrimento delle ipotesi Brilla ancora nostalgia come quei lumi lontani nella conca delle mani tutto lo stupore in fiore: briciole di luce le tue parole per ritrovare la strada La casa ora è un'idea più vicina al cuore. Ilaria Sordi (inedito 2023)

Mater

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Vorrei dirti: resta. Ma tu vai. E di quell'argine fragile rimangono schegge  di sassi, buchi di memoria. Vorrei dirmi: resta. Ma si staccano lembi dalla mia pelle, foglie dai rami. Vorrei chiederti  - chiedermi: ami? E volto il volto, mai stato bambino, che ora urla; lo volto dal declino che brucia le pupille. Lo volto dal vuoto, dal mio dirmi altro, dal canto silvano inventato la notte per non sentire il Vero. Lo volto e ascolto la tua voce ormai soffio tremulo  e ripetitivo. Vorrei dirti altro, ma altro non sono. Il buco si allarga, ci vorrei mettere  un suono, ma so dove vai, e vorrei dirti: resta. Testo di Sergio Daniele Donati Inedito 2023

(Redazione) - Specchi e labirinti - 19 - Ombre e selve in Sarita Massai

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di Paola Deplano Chi legge un libro più di una volta trova ad ogni incontro con le sue pagine nuovi dettagli e nuovi pensieri da esplorare ed accogliere. Poi, spesso, - bisognerebbe dire quasi sempre - incontra nelle crepe dello scritto uno o più interrogativi a cui a volte non riesce a dare una risposta. Gli Ebrei, da sempre abituati non solo a leggere il Libro, ma anche a meditarlo e a darsi le loro personali risposte, nel leggerlo e rileggerlo notano che la creazione della donna è riportata due volte. Nella prima ci si limita a dire che gli esseri umani sono stati creati maschio e femmina, nella seconda il racconto si arricchisce di ulteriori particolari, come la questione della costola sottratta nel sonno. Certamente, sarà perché la seconda volta è la spiegazione della prima. Oppure no. A questo punto viene in soccorso la fantasia, che da un racconto all’altro, allontanandosi sempre di più dalla Fonte, diventa leggenda e folklore. La leggenda vuole quindi che non solo le narrazioni