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Visualizzazione dei post da ottobre, 2022

(Redazione) - 12 - Dissolvenze - RACCONTO A QUATTRO ANTE (parte prima e seconda)

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A cura di Arianna Bonino Questo armadio racchiude quattro brevissime storie. Ma, una volta aperte tutte e quattro le ante di questo strano armadio, si scoprirà che la storia è una e una soltanto. Forse. "MOUSE" BY SHIBATA ZESHIN (olio su tela) PRIMA ANTA: THE END “… fu così semplice, aprì il libro blu e lesse quella dedica …”. Era di fretta ancora una volta e quella mezza frase, quelle parole, lette di sfuggita, si mischiarono alle altre dei pensieri, all’”ordine del giorno”, alle liste delle cose da fare, a quella delle email da inviare, parole diverse che troneggiavano in primo piano, mentre le parole di quella frase -“ fu così semplice, apri il libro blu e lesse quella dedica …” - precipitarono sul fondo della mente, dove navigavano già tra le quinte le solite “fine mese, scadenze, impossibile…”, così come altre cianfrusaglie che aspettavano il momento giusto per entrare in scena. Quella frase del libro blu era scritta su un foglietto già calpestato da qualcuno in ascen

Il quarto Alef-Bet - 04 (Ghimel/Dalet)

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Porta d'ebano e argilla. Trasuda tra le resine  l'arte sottile di saper ricevere in dono le tinte pastello d'una parola nuova; in un cuore antico. Fotografia e testo (inedito 2022 ) di Sergio Daniele Donati ©

Pensiero surreale

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Pensiero surreale Goccia d'olio  su ruggini senz'aggettivo Poi lo starnuto dell'allergia  al polline urticante della parola ___ Foto dal web di Rodney Smith © la troverete qui Testo (inedito 2022) di  Sergio Daniele Donati ©

Altalena

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Non qui, non ora l'ombra del giudizio  trova spazio e tempo. È il tempo del ricordo di grida cristalline  nel parco giochi.  Qui e ora tace l'ansia carceriera  d'una morale a me aliena, e s'appiccica al mio naso poco fine lo zucchero filato d'infanzie mai vissute.

(Redazione) - 12 - Riflessioni, non recensioni - Kal (la pietra) - Kal (The stone)

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A cura di Stefania Lombardi Per la seconda volta, in questa rubrica, si torna in India e si parla di un corto in lingua tamil con sottotitoli in inglese. Il corto inizia con il celebre gioco della “campana” (in India, in lingua tamil, si chiama “Kal” che significa pietra). Una pietra che è scelta, e motivo di scelta. Vediamo la pietra messa davanti alla testa prima di iniziare il gioco, come una sorta di buon auspicio e vediamo anche il lavoro con le pietre, in una cava di pietra. Vedremo che queste scene sono collegate nella vita e nella pietra. Vedremo un vago riferimento al nostro italiano “Pinocchio” che, come il protagonista, un innocente bambino di 10 anni, quasi invidia i lavoratori della cava di pietra che non devono andare a scuola ma possono mangiare delle deliziose pietanze chiamate “vadas” (sono piccanti). Per il protagonista questi cibi, che la madre gli prepara solo nei giorni di festa, sono la molla che spinge le sue azioni; egli è lanciato, come una pietra, verso questo

Stanze della parola contratta

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Stento a dire mio quel tratto di penna. M'appartiene il polso -  e anche il fiato. Ma quel lemma scomposto - quel taglio beffardo sull'albume del foglio - che tacita ogni mio dire canta con voci straniere ai miei midolli semiti. Poi, lo sai,  finiamo coll'ospitare nelle rughe delle mani parole altrui - malsane - per non dirci capaci del volo che c'appartiene. Finiamo coll'opporre un silenzio di palude al sacro che abita le nostre pure intenzioni, perché incapaci d'una risata che sgretoli lo stigma sulla nostra pelle bambina. E ci incantano la notte voci sublimi di sonno - che il sogno poi nega - e la loro lettura  al mattino confonde; perché sotto all'omero candido del nostro oblio si nasconde un verso sovrano, una "voce di tenebra azzurra" ¹, un sospiro silvano, un tatuaggio sull'ebano d'un guerriero africano. Tu chiedi il gesto io oppongo il suono; non resta che un passaggio  stretto - alla parola - per divenire besciamella di significato

Due poeti allo specchio (Michele Carniel e Sergio Daniele Donati)

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Quando la tua pelle s'addormenta su di me, come fa la nebbia sui campi infreddoliti, s’accenna lieve la resurrezione d’un calore smarrito una difesa involontaria della mente all’oltraggio del corpo. La mano indaga la mappa epidermica si condanna ad un ergastolo di piacere, non aprire gli occhi regalameli individua nello spazio ciò che il tempo concede sfoglia su di me le tue paure, ma grazia le intermittenze labiali che non sanno - non sanno -. Non abbiamo colpa per l’inguidabilità dei sensi, se l’esasperazione distribuisce un volto svestito ho il dovere di risarcire l’inferno, quanto meno prendermene cura. MICHELE CARNIEL - INEDITO 2022 © DICE DI SÈ L'AUTORE Mi chiamo Michele Carniel, sono nato il 15 gennaio 1978 a San Donà di Piave, dove attualmente vivo con mia moglie. Sono un progettista navale e lavoro a Marghera (Ve). Ad ottobre 2019 ho pubblicato per Sillabe di Sale editore la mia prima silloge “Tra il Piave e la luna” . Nel 2020, 3 mie poesie sono state selezionate per

Due poeti allo specchio (Emanuela Sica e Sergio Daniele Donati)

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AUTORITRATTO DI EMANUELA SICA - 2022 © Da questo filare di venti freddi in cui s’annodano le vite dei miei compagni arse nei rivoli aciduli di fumo vedo la disfatta del cielo cadere pesante sulla mia testa. Dimmi Herr Gefängniswärter * dormi la notte pensandoci stipati tra blatte e ossa ammassate sulle travi come piante nodose, indifese, prossime al macero? Respiri dolori o li rinneghi per l’idea che ti separa dai nostri cuori dietro il filo di spinosa indifferenza carnefice per convinzione o per comando? Se, distrattamente, dovesse caderti una lacrima leggila come notizia d’umanità, sentila sulla lingua sapida, non sei morto, ancora c’è redenzione dal fango cavernoso di questi orrori. E tu madre ricomponi i pianti lasciami tornare nel tuo grembo caldo carezza il sudore, liberami dall’atroce notte foglia che si rinnesta nel ramo a diventare gemma nei sepolcri dei tuoi occhi. Portami ad un attimo prima di quel sedici ottobre urla ammutolite e mani strappate al Sukkot eravamo in casa, pr

Due poeti allo specchio (Cristina Simoncini e Sergio Daniele Donati)

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Autoritratto di Cristina Simoncini  © Ti rivedo ogni mattina rasato con cura maniacale fare il nodo alla cravatta, avvolgere la gamba intorno alla gambetta, una sola volta, passarla dentro il cappio e condannarla, la maestria del dito per la piega. Dallo specchio il doppio, assorto nel tuo sguardo ripete i movimenti con scioltezza, li inverte senza fare errori. Lui è l’insieme dei gesti – il sorriso sempre in canna, senza il peso dei pensieri da portare. Era questo l’uomo che osservavo, allora. Cristina Simoncini - inedito 2022 © Autoritratto di Sergio Daniele Donati © Non è la testa dei bimbi  a dimorare nelle nuvole, né la chiamata dei figli ha il potere dello strappo.  Il loro sguardo, sì, lacera  - e poi ricuce con fili d'argento - la tela delle nostra ansie paterne; ci eradica da una terra  di finto miele e ci sospinge verso il ciclone mai stanco d'un ritorno alle altalene.  Lo sguardo dei nostri figli, nei nostri specchi, è la voce che porta via dal giogo che spezza

Stanze della lentezza

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Una sorta di condensa di vapore cola dalla finestra  delle mie illusioni scomposte; un richiamo all'inverno del pensiero, alla letargia delle intenzioni. O forse è il miele del fiore dell'incanto a render cauta la mia palpebra nell'attesa senza tempo della stagione del nocciòlo. E poi sta qui - tra i cuscini d'un divano sfatto -  l'indicibile mistero color indaco d'un movimento subitaneo, di un'allerta dal futuro. Benché lento, il passaggio sul crinale s'ha da fare e il cambiamento - tanto sognato - è nei passi incerti d'un figlio adolescente. Per questo il flusso rallenta nei giorni spersi dell'ascolto e le voci mie e tue e sue intonano cori da noi indipendenti come cicale tra i rami d'un platano. Foto e testo (inedito 2022) di Sergio Daniele Donati ©

Dittico lunare

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Sai, quando si parla sottovoce e si lascia al bisbiglio l'onore di dar per inteso l'antico patto e l'onere di fermarci davanti all'ara ormai vetusta d'un idolo di Terach - a memoria di ciò che fu, prima che ogni nome divenisse  impronunciato e lontano - è proprio allora che sorge la Luna. E ci indica col suo sorriso sdentato il valore del nascondimento, il malore d'una presenza senza sosta. Che tutto ciò che torna - e tutto torna - debba celarsi a uno sguardo  abbagliato dall'illusione dell'eterno è scritto col fuoco su pietre d'ardesia, col sangue delle mani di generazioni di scavatori,  a mani nude, di terre arse dai venti del deserto.  Io ne canto di notte nel bisbiglio  la tacitazione e l'eterno gioco  a rimpiattino, e chiamo - sì, chiamo a me - la facoltà d'incontrare la nenia eterna delle stelle, il mugugno un po' ligure  di un Artefice scontroso. Foto e testo (inedito 2022) di Sergio Daniele Dona

Trittico del Samurai

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Sono danze collose in cui il piede fatica  a staccarsi da terra e si trascina con la delicatezza del Samurai sulle sabbie d'un ricordo battente.  Sono danze senza contatto - senza contratto - in cui la moneta di scambio è la promessa malsana  d'un futuro che nega il presente, mentre soccombe sotto l'albero di ciliegio un passato guerriero - la poesia della spada trova sepolcro nella parola d'un aedo cieco e distratto. (...) poi è un passo credere a un corpo  di parole sfatte; all'uso improprio dei respiri della vita  Di te ricordo lo sguardo mio di allora,  ancorato alle tue stelle; l'astronave delle mie labbra  sulla via Lattea del tuo collo. Di noi ricordo il suono vacuo,  il sonno, ora; una carenza d'ossigeno, una carezza d'addio. Per questo l'elsa divenne rifugio e il fodero certezza. La lama che riposa sogna il non-combattimento  come l'alba la luna. E la mano che la forgia non trema mentre recita formule

(Redazione) - Specchi e Labirinti - 12 Girando intorno a Mario Praz (Terzo episodio)

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A cura di Paola Deplano L’ultima uscita della rubrica “Girando intorno a Mario Praz”- una sorta di “rubrica nella rubrica” - è dedicata all’incontro con un altro elzeviro del grande anglista, seguito da una breve recensione del suo saggio più importante, a partire dal quale si sono formate intere generazioni di studiosi . UN CASO IMPROBABILE Il Lessing lasciò scritto che il genio può solo occuparsi di avvenimenti che son radicati l’uno nell’altro, di concatenazioni di cause e d’effetti: ridurre questi a quelle, pesare questi contro quelle, escludere il caso dappertutto, far sì che ogni cosa avvenga in modo che non sarebbe potuta avvenire diversamente, questo egli sosteneva essere il compito del genio. Non dovevano trovarsi impossibilità in un dramma, e il poeta tragico aveva senz’altro da scartare quegli avvenimenti storici che apparissero incoerenti. Per questa stessa ragione, della improbabilità del complesso intreccio, Augusto Guglielmo Schlegel faceva riserve sull’ Edipo Re . La v