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(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 08 - a cura di Alessandra Brisotto

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  A cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf  nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di  Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un  taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO VIII SOLTANTO UNA ROSA ROSSA Alcuni giorni più tardi si svolsero ...

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 13 - Belfagor e Kir Ianulea (prima parte)

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  Di Gianni Antonio Palumbo La forza generativa del Rinascimento italiano nell’immaginario internazionale è cosa ben nota, eppure non finisce mai di stupirci. Un’eco del Fortleben rinascimentale in Europa è dato, per esempio, dall’interesse che lo scrittore romeno Ion Luca Caragiale nutrì per l’opera di Niccolò Machiavelli, “suo autore preferito”, come scrive Gino Lupi in La letteratura romena (Firenze, Sansoni, 1968, p. 200). In O scrisoare pierdută (“Una lettera smarrita”, 1884), opera che ammicca chiaramente – pur essendo cosa ben diversa – a The Purloined Letter di Poe, Caragiale faceva dire a Trahanache, il marito becco e inconsapevole, indignato contro quello che considerava un falsario, Caţavencu, e che invece era entrato in possesso di una lettera del suo amico prefetto a sua moglie Zoe: “Apoi, dacă umblă el cu machiavelicuri, să-i dau eu machiavelicuri” (“E allora, se lui ricorre a machiavelliche, ci ricorro pure io”, in Teatro romeno , a cura di G. Petronio – anche tradu...

(Redazione) - Una costante follia - 05 - Una poesia

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  di Anna Polin Chiamo la bellezza attraverso i capelli che si rigeneri la fibra nera, uterina e viva. Che lo scalpo sia del vento, che la chioma mi sia bandiera, ferina onda della linea del tempo. Io e te abbiamo costruito cattedrali, architetture interconnesse: dialoghi d’amore, le nostre balaustre. Quell’amore che è tutta sostanza, dove è espulsa la parola e il dire è fosforescenza di plancton, quell’amore tutto pieno. Io richiamo, richiamo la mia chioma, la sua linea del tempo e i suoi organismi acquatici, nostra preghiera.

(Redazione) - "Poesia e/è pensiero" (Dialogo di teoria della poesia) - Nota critica al libro "Buenos Aires, Benares" – Ed. Delta3 - di Mariachiara Grillo e Carlo Di Legge

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Nota di Mariachiara Grillo Mariachiara Grillo è napoletana, studentessa di lettere all’Università “Federico II”. Compone poesia; il suo libro d’esordio, “Sfiorarsi è eterna metamorfosi”, è opera segnalata all’edizione 2025 del premio di poesia “Mario Luzi”. Nel leggere le poesie presenti nella raccolta   Buenos Aires, Benares   di Carlo Di Legge, ciò che emerge   con maggiore evidenza è la costruzione di una poetica che si sottrae deliberatamente alla linearità del discorso per collocarsi in uno spazio sospeso tra esperienza e linguaggio. Il verso “Allora la notte e il nascosto mi hanno parlato” (vedi pag. 119) si configura come una vera e propria dichiarazione di poetica: non è il soggetto a dominare la parola, è la parola a manifestarsi attraverso il soggetto. In questa prospettiva, la poesia risuona con la réverie, intesa come modalità conoscitiva alternativa, fondata sull’ascolto e sull’apertura all’inconscio.   La notte e il “nascosto” non sono semplici elementi...

(Redazione) - Paul Celan e Jacques Lacan: il soggetto, il significante e il Reale tra lingua e catastrofe - nota critica di Sergio Daniele Donati

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«Je ne suis pas un poète, mais un poème. Et qui s'écrit, malgré qu'il ait l'air d'être sujet.» [1] Premessa: oggetto, tesi e metodo Questo saggio propone un confronto fra la teoria lacaniana del significante e la poesia di Paul Celan, assumendo come testo-cardine Todesfuge , integrato dal discorso di Brema (1958) e dal Meridian (1960). L'obiettivo non è dimostrare una dipendenza di Celan da Lacan, né viceversa, ma verificare che cosa accade alla formalizzazione lacaniana del soggetto quando viene posta di fronte a una scrittura poetica nella quale il significante porta con sé una memoria storica irriducibile a una struttura astratta. Il metodo adottato combina l'analisi ravvicinata del testo poetico — lessico, sintassi, struttura ritmica e figurale — con la ricostruzione dei concetti lacaniani pertinenti (significante, soggetto barrato, ripetizione, tuché, Reale), nella convinzione che una lettura psicoanalitica della poesia debba procedere per attrito e non ...