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"Una fragile grandezza" - a proposito di L'angelo altrove (Lepisma Floema, 2024) di Carla Cenci - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  L'angelo altrove (Lepisma Floema, 2024) di Carla Cenci si configura come un'opera di rara intensità metafisica, dove il quotidiano romano – garages, supermercati, tramvie, balconi – diventa soglia per un oltre invisibile, una dimensione celeste che irrompe nel terrestre senza dissolverlo, ma illuminandolo dall'interno.  La raccolta, epigrafata da Cesare Pavese ( “Tu sai che le cose immortali le avete a due passi” , da Dialoghi con Leucò ), si pone in continuità con una tradizione poetica italiana che vede nel banale l'epifania del sacro: Mario Luzi, ad esempio, per la luce che verticalizza l'orizzontale, rendendo ogni cosa ( “palazzi” / “scaffali di un supermercato” ) testimonianza di un fiat lux eterno.  Oppure, Eugenio Montale per la crepa e il vuoto come accessi a un altrove numinoso.  Eppure Carla Cenci rinnova questi modelli con un timbro personale, più intimo e domestico, dove l'angelo non è apparizione remota ma presenza custodita nel “ fondo ” delle ...

"La canzone della biscia" - un racconto di Felicia Buonomo

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  Il timer del forno si ferma, il suono annuncia la cottura del pranzo. Papà è in giardino con zio M., mentre mamma chiama nervosamente tutti al tavolo. Guarda catatonico i sandali infradito che non indossa da quel giorno al lago.  «Bisognerebbe spostarli da lì, rischiamo sempre di inciampare», dice zio M., mentre papà scuote la testa in segno di negazione. Sono ancora dove li lasciò, sul ciglio della porta di casa, simbolo di una convivialità messa al bando della vita familiare. Dal giorno del verdetto, abbiamo sentito la voce di papà solo una volta, mentre rimproverava mamma di averli spostati. «Chi ti ha detto di spostarli? Rimangono lì e nessuno deve toccarli. Sono io l'uomo di casa. Decido io»; urlava come se fosse stato un padre-padrone in preda alla collera, personalità che mal di conciliava con l'amabilità della sua persona. *** Quel giorno al lago era domenica, come oggi: gita fuori porta, due famiglie semplici, con il desiderio di ristorarsi dal calore della città. I...

"Il contrario del vero è sempre il vero" - a proposito di "L’esatto contrario" di Antonio Laneve (Puntoacapo, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  C’è un’urgenza che si sente sottopelle leggendo L’esatto contrario (Puntacapo editore, 2025) di Antonio Laneve . Il poeta in questa raccolta non scrive per a bbellire il mondo, ma per strappargli la maschera, per mostrarne il rovescio esatto – quello fatto di ferite aperte, corpi invasi, periferie che puzzano di kebab e di dimenticanza. Gli epigrafi dal film TV  Dostoevskij (“ Cercavamo soltanto qualcuno che potesse prendersi l'orrore al posto nostro ”) e Eraclito (“ Chi non si aspetta l'inaspettato, non troverà mai la verità ”) non sono decorazioni: sono il patto che l’autore stringe con il lettore. Qui la poesia è testimonianza scomoda, rifiuto di delegare il dolore, accettazione che la verità arriva sempre di sorpresa, spesso come un pugno nello stomaco. La prima sezione, ALIAS , è un’autobiografia al negativo,  Antibiografia  che ci getta subito nel corpo malato – “ Ho la morte nel cuore, / nel fegato, nel pancreas, / nei polmoni e in gola ” – un elenco anat...

"Gennaro Pessini: La voce ritrovata di un poeta di confine" - di Raffaele Floris

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  Raffaele Floris Una meritoria iniziativa del Lions Club Castelnuovo Scrivia "Matteo Bandello" e di puntoacapo Editrice ha raccolto in un unico volume Tutte le poesie edite di Gennaro Pessini , con prefazione di Angelo Lumelli. Si tratta di un'operazione lodevole perché Pessini è scomparso da tempo; questa pubblicazione gli restituisce voce ora che non può più promuovere la propria opera. È una scelta coraggiosa per una casa editrice, dato il rischio che tale voce si perda in un mercato editoriale ipertrofico e al tempo stesso asfittico. Anche se il richiamo al "mercato" può apparire prosaico (l’ambiente che ruota intorno alla poesia ama – in fondo – la sua “bolla”, la sua sacralità di cartapesta), ricordiamo che non si vive di sola ambrosia, ma anche del pane quotidiano delle vendite. Le origini e la tragedia familiare Gennaro Pessini nasce a Castelnuovo Scrivia il 26 marzo 1941. Gli viene dato lo stesso nome del fratello, morto tragicamente a soli tredici mes...

(Redazione) - La Parola che Genera: Mito, Rito e Poesia come "forme di presenza" - un saggio di Sergio Daniele Donati

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  I – Breve premessa filosofica: La Parola come Essere e Trasformazione Nella riflessione filosofica, da Platone che nel   Cratilo esplora il linguaggio come legame tra nomi e essenze – a Heidegger, che vede la parola come dischiusura dell’essere (nel suo concetto di Dasein e Sprache ), la parola non è mero strumento comunicativo, ma essenza che dischiude l’essere. Come logos , essa genera mondi, media tra il sensibile e l’intelligibile, e ritualizza l’esistenza umana contro il nulla. In questa luce, il linguaggio si rivela forza ontologica: non descrive il reale, ma lo plasma, lo custodisce e lo rinnova, attraversando culture e epoche in un eterno ritorno di presenza. II - Introduzione: La Parola come Rito La parola nasce come gesto che trasforma il reale. Prima di diventare mero discorso informativo, agisce come presenza attiva: accompagna, orienta e ricompone l’esistenza. Nelle culture antiche, non solo quelle mediterranee, ma anche africane, asiatiche e indigene il lingu...

(Redazione) - "Approdo e pensiero" - a proposito della raccolta "Diario dell’approdo" (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024) di Fernando Della Posta - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Foto di P. Borzelli Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024),  raccolta di  Fernando Della Posta , si configura come un itinerario poetico che assume la figura del viandante contemporaneo quale centro mobile di esperienza e di interrogazione.  Non vi è nella raccolta un punto d’arrivo definitivo, ma una costellazione di approdi provvisori, deviazioni, riprese, che obbligano a ridefinire continuamente la propria geografia interiore.  La scelta dei mari lunari come impalcatura simbolica, poi, non risponde a un intento ornamentale: introduce, perciò, una sospensione che dilata la percezione dei luoghi reali, trasformandoli in dispositivi conoscitivi, in zone di frizione dove la coscienza si misura con la propria precarietà.  L’intera raccolta si muove dunque tra un orientamento sempre possibile e un disorientamento mai del tutto dissolto, come se il cammino stesso fosse la condizione necessaria per comprendere.  L’incipit con Primo giorn...