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(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 24 - Irrigidimento della critica

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  di Giansalvo Pio Fortunato Negli ultimi interventi, a cui è seguita una breve pausa, ho cercato di fornire una svolta molto più schiettamente analitica alla mia ricerca in poesia, convinto che l’applicazione della fenomenologia comportamentale possa essere parzialmente esaustiva ai fini di una tematizzazione esperienziale del poetico. Il grande mistero, in fondo, è proprio questa riluttanza dei poeti – me compreso – a riconoscere una fisiologia del significante, che va letta nell’accezione con cui questa rubrica è stata concepita. Il significante è da intendersi come ciò che significa ; certamente non come la materialità della parola (poetica e non). Il me che iniziava questa rubrica, quasi due anni fa, era sprovvisto di ogni rudimento linguistico e analitico di linguaggio: dunque, il me che osservava il poetico come un’azione macroscopica, assimilabile alle istanze merleau-pontyane, che si facevano via via sempre più strada nella mia formazione fenomenologica e che coglieva, qui...

(Redazione) - "La pietra che trasmette: Even, av e ben nella tradizione e nella poesia del Novecento" - saggio di Sergio Daniele Donati

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Il saggio indaga il simbolo della pietra nella poesia del Novecento attraverso il modello ebraico di even ( אֶבֶן ), la pietra come segno di trasmissione fra le generazioni. La lettura paronomastica che scompone even in av ( אָב , «padre») e ben ( בֵּן , «figlio»), con la lettera bet come cerniera, viene collocata nella sua posizione filologica: derash di circolazione moderna, che dispone di precedenti verificabili nel Targum al Salmo 118,22 e nella formula biblica delle «pietre di memoriale per i figli d’Israele». Su questa base si leggono quattro testi: Kamen’ e il manifesto Utro akmeizma di Mandel’štam, dove la pietra è fondamento di un’eredità scelta; Sono una creatura e San Martino del Carso di Ungaretti, dove è il corpo muto del lutto; Shemà di Levi, dove il comando di scolpire nel cuore e di ripetere ai figli incontra la maledizione dell’interruzione; Engführung di Celan, dove le pietre bianche segnano il luogo senza nome. Il Novecento poetico ne risulta come stagion...

(Redazione) - Anfratti - 21 - L'utilità della bellezza

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  A cura di Alessandra Brisotto Il traffico chiassoso giace sulla strada vuota. Una fila effettiva di auto, moto e biciclette intona un cantico metallico. La senti? La senti la canzone soffocata della terra? Li senti i sogni taciti in quella camera da letto al terzo piano, alla fine di questa strada? Guarda, guarda meglio... una minuscola candela arde ancora su quel tavolo disordinato, tra piatti sporchi, bicchieri oleosi, puliti di vita e allegri. Un pezzo di pane. Silenzioso o inservibile Senti la mano dell'operaio edile che cavalca la gru, là in alto? Lo senti il suo respiro polveroso? I suoi movimenti ballerini nell'aria sospesa sull'indifferenza della città? Il sorriso delle finestre accatastate l'una sull'altra che non hanno ancora riflesso e ripreso nessun essere umano? Solo il cielo innocuo, un paio di nuvole e forse l'operaio edile nella giostra-cabina là in alto vedono e sentono se stessi e le voci sparse in lontananza. Qualcosa cresce là sotto. Qualco...

(Redazione) - “Il largo e la muta” - nota critica a "La pazienza delle meduse" di Carla Ghisani (Interno Libri Edizioni, 2026) di Sergio Daniele Donati

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  Cenni alla struttura La pazienza delle meduse è la seconda raccolta di Carla Ghisani dopo Prove di volo (Les Flâneurs, 2022), e nasce già come un corpo che sa di dover mutare. Si apre con un testo senza titolo e senza numero di pagina che fissa il gesto d’avvio — «Così mi avvito su me stessa / come un’erba, come la serpe / sotto il sasso, mi abbraccio» — e si chiude a p. 118 con un altro rettile, quando «si è concluso il ciclo del serpente, / nella muta della pelle ci aspettano i nove anni del cavallo». Fra il ripiegamento iniziale e la muta finale corrono otto sezioni: cinque «Incipit» datati (1978, 1982, 1985, 1986, 1990) e tre senza anno (VI Dell’amore e di altre strane creature , VII Di necessità umane , VIII Di mali sottili, guerre e pace ). La data in testa a ogni blocco non è ornamento cronologico, ma il punto da cui la memoria prende la rincorsa; e ogni rincorsa, senza eccezione, approda al corpo. Nella sezione del 1985 l’infanzia contiene già l’adulta — «Adulta, non e...