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(Redazione) - "La parola esposta all’altro Dialogismo e interlocuzione poetica in Michail Bachtin e Paul Celan" - saggio critico di Sergio Daniele Donati

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Dopo avere esplorato le relazioni con Jaques Lacan -  ma anche con Derrida, Blanchot, Lacoue-Labarthe -  (potete leggerlo qui ), vi proponiamo un secondo intervento di analisi celaniana , questa volta in relazione alle preminenti figure di   Michail Bachtin e   Osip Mandel’štam. Con questo saggio, infatti,  ci si propone un confronto teorico fra il pensiero dialogico di Michail Bachtin e la concezione della poesia elaborata da Paul Celan . Un’influenza diretta di Bachtin su Celan richiederebbe riscontri documentari specifici, e il saggio ne prescinde: l’accostamento assume, quindi, la forma di una convergenza critica, ancorata a un termine intermedio documentato, Osip Mandel’štam , che Celan tradusse e di cui riprende l’immagine del messaggio in bottiglia . Le questioni condivise sono l’alterità costitutiva della parola, l’indirizzo al destinatario, la responsabilità dell’ascolto e la persistenza della memoria nella lingua. Due questioni costi...

(Redazione ) - Sei inediti di Alba Toni - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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I sei inediti di Alba Toni che oggi vi offriamo presentano una scrittura di grande maturità, capace di intrecciare corpo, memoria, temporalità e perdita in una tessitura poetica di notevole densità simbolica. Già dal primo testo il corpo diviene luogo di oscillazione e metamorfosi, mentre elementi anatomici e biologici vengono trasformati in immagini conoscitive e visionarie. La seconda poesia sviluppa il tema della relazione perduta e del mancato accompagnamento nel tempo della crescita. Il dolore individuale si apre progressivamente a una riflessione più ampia sull’umanità e sulla fragilità dei legami. In MAYBE emerge una meditazione sul tempo che dissolve i confini tra passato, presente e futuro.  Le immagini della provincia, dei vecchi osservatori e dei bambini che raccolgono ciliegie costruiscono un paesaggio sospeso fra memoria e visione. Il quarto testo propone un autoritratto frammentato e drammatico.  Pietra, arma, ferita e volo convivono in una stessa dinamica simbo...

(Redazione) - TRA CRONACA E MITO: IL ROMANZO IN VERSI DI ELIO PAGLIARANI E GIANCARLO MAJORINO - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  1. Una breve premessa All’alba degli anni Sessanta, la poesia italiana si trova ad affrontare una duplice, ineludibile sollecitazione: da un lato, l’eredità di un neorealismo ormai esaurito nelle sue istanze più ingenue; dall’altro, l’urgenza di un rinnovamento formale che la neoavanguardia andava predicando con crescente veemenza. In questo crocevia storico-culturale, due opere si stagliano come esperienze parallele e, al contempo, profondamente divergenti: La ragazza Carla  di Elio Pagliarani (1962) e La capitale del nord di Giancarlo Majorino (1959). Entrambi i testi, ascrivibili alla categoria del “ romanzo in versi ”, si configurano come tentativi di rispondere alla crisi della lirica tradizionale attraverso un investimento narrativo e oggettivante, ma le loro strategie espressive e le loro prospettive ideologiche rivelano una distanza che merita di essere indagata con gli strumenti dell’analisi stilistica e metrico-prosodica. Il presente saggio si propone di delinear...