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(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 13 - Belfagor e Kir Ianulea (prima parte)

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  Di Gianni Antonio Palumbo La forza generativa del Rinascimento italiano nell’immaginario internazionale è cosa ben nota, eppure non finisce mai di stupirci. Un’eco del Fortleben rinascimentale in Europa è dato, per esempio, dall’interesse che lo scrittore romeno Ion Luca Caragiale nutrì per l’opera di Niccolò Machiavelli, “suo autore preferito”, come scrive Gino Lupi in La letteratura romena (Firenze, Sansoni, 1968, p. 200). In O scrisoare pierdută (“Una lettera smarrita”, 1884), opera che ammicca chiaramente – pur essendo cosa ben diversa – a The Purloined Letter di Poe, Caragiale faceva dire a Trahanache, il marito becco e inconsapevole, indignato contro quello che considerava un falsario, Caţavencu, e che invece era entrato in possesso di una lettera del suo amico prefetto a sua moglie Zoe: “Apoi, dacă umblă el cu machiavelicuri, să-i dau eu machiavelicuri” (“E allora, se lui ricorre a machiavelliche, ci ricorro pure io”, in Teatro romeno , a cura di G. Petronio – anche tradu...

(Redazione) - Una costante follia - 05 - Una poesia

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  di Anna Polin Chiamo la bellezza attraverso i capelli che si rigeneri la fibra nera, uterina e viva. Che lo scalpo sia del vento, che la chioma mi sia bandiera, ferina onda della linea del tempo. Io e te abbiamo costruito cattedrali, architetture interconnesse: dialoghi d’amore, le nostre balaustre. Quell’amore che è tutta sostanza, dove è espulsa la parola e il dire è fosforescenza di plancton, quell’amore tutto pieno. Io richiamo, richiamo la mia chioma, la sua linea del tempo e i suoi organismi acquatici, nostra preghiera.

(Redazione) - "Poesia e/è pensiero" (Dialogo di teoria della poesia) - Nota critica al libro "Buenos Aires, Benares" – Ed. Delta3 - di Mariachiara Grillo e Carlo Di Legge

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Nota di Mariachiara Grillo Mariachiara Grillo è napoletana, studentessa di lettere all’Università “Federico II”. Compone poesia; il suo libro d’esordio, “Sfiorarsi è eterna metamorfosi”, è opera segnalata all’edizione 2025 del premio di poesia “Mario Luzi”. Nel leggere le poesie presenti nella raccolta   Buenos Aires, Benares   di Carlo Di Legge, ciò che emerge   con maggiore evidenza è la costruzione di una poetica che si sottrae deliberatamente alla linearità del discorso per collocarsi in uno spazio sospeso tra esperienza e linguaggio. Il verso “Allora la notte e il nascosto mi hanno parlato” (vedi pag. 119) si configura come una vera e propria dichiarazione di poetica: non è il soggetto a dominare la parola, è la parola a manifestarsi attraverso il soggetto. In questa prospettiva, la poesia risuona con la réverie, intesa come modalità conoscitiva alternativa, fondata sull’ascolto e sull’apertura all’inconscio.   La notte e il “nascosto” non sono semplici elementi...

(Redazione) - Paul Celan e Jacques Lacan: il soggetto, il significante e il Reale tra lingua e catastrofe - nota critica di Sergio Daniele Donati

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«Je ne suis pas un poète, mais un poème. Et qui s'écrit, malgré qu'il ait l'air d'être sujet.» [1] Premessa: oggetto, tesi e metodo Questo saggio propone un confronto fra la teoria lacaniana del significante e la poesia di Paul Celan, assumendo come testo-cardine Todesfuge , integrato dal discorso di Brema (1958) e dal Meridian (1960). L'obiettivo non è dimostrare una dipendenza di Celan da Lacan, né viceversa, ma verificare che cosa accade alla formalizzazione lacaniana del soggetto quando viene posta di fronte a una scrittura poetica nella quale il significante porta con sé una memoria storica irriducibile a una struttura astratta. Il metodo adottato combina l'analisi ravvicinata del testo poetico — lessico, sintassi, struttura ritmica e figurale — con la ricostruzione dei concetti lacaniani pertinenti (significante, soggetto barrato, ripetizione, tuché, Reale), nella convinzione che una lettura psicoanalitica della poesia debba procedere per attrito e non ...

(Redazione) - Nel verso del tempo: piccolo breviario di poesia - 08 - Tanto gentile e tanto onesta pare

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  Di Ester Guglielmino In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova. [Dante, Vita Nova, cap. I] Il termine ‘ rubrica ’ deriva dal latino rubrīca (da ruber: rosso) che rimanda all’ocra o terra rossa che nell’arte libraria antica s’usava per porre in evidenza particolari luoghi della stesura: l’asticella centrale del volume (l’umbilicus), la custodia che lo ricopriva, l’index che riportava titoli e autori, le lettere d’inizio capitolo, le annotazioni e i richiami.  Così, per estensione, nel corso dei secoli, il termine ‘ rubrica ’ ha finito per indicare ciò che, nel libro della memoria, si salva come ineliminabile ed essenziale.  Nella fattispecie, questa rubrica vuole essere uno spazio agevole e leggero dedicato alle poesie più famose che hanno accompagnato la nostra vita, quelle che abbiamo imparato ad amare assieme al profumo della carta sulle nuove antologie di scuola, que...