Post

(Redazione) - "Un referto che esige fatica e restituisce enigma" - a proposito “Referti” di Fabrizio Bregoli, (Società Editrice Fiorentina, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

Immagine
  Il libro in oggetto si presenta come un trattato travestito da poesia o, al contrario, come poesia travestita da trattato, in altre parole come un dispositivo epistemologico che trasforma ogni lettura in un impegno attivo. Già il prologo fissa subito il tono generale dell’opera: la parola deve espungere, sgrassare, sabotare per arrivare alla “cruda formula”, alla fabbrica ostinata della resa. Il lettore entra così in un laboratorio dove la poesia coincide con il metodo scientifico più rigoroso, e ogni verso diventa referto di un’indagine che non concede scorciatoie, né permette voli pindarici eccessivi nell’immaginario. Al centro dell’opera, poi, pulsa un’ironia latente, sottile eppure costante che potremmo definire come vera e propria ossatura della raccolta . Fabrizio Bregoli mobilita il lessico più esatto della matematica, della fisica e dell’ingegneria proprio per mettere in scena la presunzione della conoscenza. I numeri primi diventano creature nobili e spietate, il crive...

(Redazione) - René Daumal e la parola come trasformazione - Filosofia, antropologia e risonanze - nota critica di Sergio Daniele Donati

Immagine
  Perché tornare a René Daumal oggi René Daumal è una figura che la storia letteraria ha relegato ai margini, non tanto per insufficienza dell’opera sua, ma per la sua radicale inclassificabilità . La critica del secondo Novecento, dominata da paradigmi strutturalisti, semiotici e sociologici, certo di fondamentale importanza, non aveva forse – o fingeva di non avere - gli strumenti ermeneutici ed interpretativi per accoglierlo: troppo filosofico per essere letto come semplice poeta, troppo mistico per essere incluso nelle genealogie dell’avanguardia, troppo rigoroso per essere assimilato all’esoterismo minore, troppo discontinuo per essere canonizzato. In altre parole: troppo altrove per essere mai del tutto accolto nel presente critico della sua epoca, senza riserve. La sua opera è rimasta quindi in parte sospesa in una zona liminale, come se la sua stessa ricerca — una ricerca che potremmo definire senza tema di smentita sulla soglia della coscienza — avesse contagiato la sua s...

(Redazione) - "Una coerenza in metamorfosi" - a proposito di Adriana Gloria Marigo - una nota critica di Sergio Daniele Donati

Immagine
Leggere in sequenza Astro immemore (Prometheus, 2020), Metrica del tempo (Delta3 Edizioni, 2024)  Piccolo florario (puntoacapo, 2025) e E l’altre stelle (Edizioni A.C. Pelagus, 2025, Vol. I, con Paolo Menon) di Adriana Gloria Marigo significa assistere a una metamorfosi interna che non rompe mai la coerenza di fondo. La poesia, caratterizzata sempre da una tensione anche etica costante, si muove lungo un asse che potremmo definire così: dal paesaggio come rivelazione cosmica, al mito come grammatica del reale, fino al fiore come epifania minima e assoluta, senza dimenticarsi della funzione anche dialogica del poetico. Già in Astro immemore la natura non è sfondo ma dispositivo conoscitivo: il Lago Maggiore, i venti, le morene prealpine sono il teatro in cui la luce si fa pensiero. In Metrica del tempo la scena si amplia verso una vera teologia del nome, dove dèi, figure mitiche, pittori, musicisti e poeti vengono convocati come interlocutori di un pensiero che interroga il t...

(Redazione) - "Nominare per restare: la poesia come gesto di cura in Anna Ruotolo" - doppia nota critica di Sergio Daniele Donati

Immagine
La poesia di Anna Ruotolo nasce a nostro avviso in una zona in cui la parola non sembra delimitare un perimetro, né dare ordine all’apparente caos del senso. La sua funzione sembra essere tuttavia la cura e la custodia. Custodisce ciò che si affaccia quando la vita si assottiglia e ciò che si apre quando la vita ricomincia; e lo custodisce mantenendone intatte e, anzi, amplificandone le potenzialità. E non è forse di ogni atto creativo la finalità di cura di un apparente caos? Ne parliamo oggi cercando di mettere in relazione due sue opere che a nostro avviso sono in dialogo tra loro in modo diretto. Dei settantaquattro modi di chiamarti (Raffaelli ed., 2011) e Prodigi (Pequod, 2023) di Anna Ruotolo, di cui oggi parleremo, non sono dunque per noi due libri separati, bensì due movimenti di un’unica partitura: il primo è un accompagnamento verso il grande altrove, il secondo disegna i contorni di una rinascita (della poeta? del lettore?). Il primo custodisce una vita che si ritira; il...