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Due poeti allo specchio (Ester Guglielmino e Sergio Daniele Donati)

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  Non lo vedi come ci inganna questa vita, caro amico? Come ci seduce rapida nel guizzo scomposto d'un sorriso? Non lo vedi come s'ammanta di freschezza ingenua questo fremito d'amore, che sboccia ancora - sempre nuovo - dentro l'aria? Eppure, il tempo che passa lo misuro nella finta grazia di quei fiori, sul velo di polvere antica, che ne sbiadisce - impercettibile - i colori. Mi chiedo se sia di cartapesta la bellezza o se possa evaporare - eterna - dentro una carezza. Ester Guglielmino, 18 maggio 2024 quando a primavera le campanule del risveglio tingono di lilla  i ricordi d'infanzia e  iridi velate  dalla pesantezza di un inverno del pensiero io conto i nomi delle assenze e apro con la chiave armonica di una grassa ironia il cassetto della mia indegnità. Sergio Daniele Donati, 18 maggio 2024 L’ombra della mia figura È tutto un lento ricucire il femminile, un tèssere di fili che s'allungano in ponti più sottili, un riannodare di nastri da combaciare nei colo

Etica della parola parola poetica - 3 - Attraversati dalla Parola (piccole riflessioni sparse)

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  A cura di Sergio Daniele Donati Etica della parola è locuzione molto alla moda ed evocata in continuazione in ogni tipo di intervento, mediatico o meno, in cui all'idea di una parola costitutiva di un ethos ci si richiami. Che si affronti il tema da una prospettiva psicologica buddista di retta parola come elemento fondante dell' Ottuplice sentiero per la via verso l'illuminazione/risveglio, o da una prospettiva più meramente filosofica e linguistica, oppure ancora religiosa, rivalutando ad esempio l'elemento sacro e sacrale di ogni dire, una cosa è certa: « Interrogarsi sull'etica di un dire significa e presuppone un discorso sulle motivazioni della parola stessa». La manifestazione di ogni ethos , benché susciti riflessi sul dominio del come , in realtà presuppone un enorme questionarsi sul perchè.  E allo stesso tempo presuppone la capacità di svolgere un'indagine psicologica su quali spinte, spesso inconsce, ci motivino a dire (o a scrivere).  D'altr

(Redazione) - Fatuari - 02 - Cosa uscì dal becco dell’aquila

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A cura di Diego Riccobene Omero il rapsodo e il dio norreno Ódhinn: come legare l’uno all’altro? Stavo, qualche tempo fa, in contemplazione della straordinaria opera di Bartolomeo Passerotti titolata L’enigma di Omero , e pensavo a quel frammento eracliteo che sbugiarda la conoscenza supposta dall’intelletto umano intorno agli epifenomeni e a quanto di essi rimane tra soglia e soglia, la loro ombra di zolfo, sulla trama lunare dell’indecente tappeto intrecciato da noi medesimi. Eraclito riporta il famoso episodio, narrato precedentemente da Aristotele, riguardo l’indovinello che alcuni giovani pescatori posero al padre della poesia: «Tutto quello che abbiamo visto e preso, lo lasciamo; tutto quello che non abbiamo visto né preso, lo portiamo con noi». 1 L’interpellato non seppe trovare risoluzione al quesito, e questo fatto, tramandano le fonti, lo avrebbe letteralmente ucciso. Riconsiderando la fabula dal finale patetico, mi domando: quanto della nostra integrità sapienziale, e della

Due poeti allo specchio (Mauro Ferrari e Sergio Daniele Donati)

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  E poi comparvero gli spettri: ricordi e presagi dapprima, fibrillazioni dello sguardo, ombre fra gli alberi e sussurri. Una notte infine si sedettero attorno al fuoco, quasi vivi, raccontando di orrori sconosciuti a orecchie deliranti di follia – a corpi che man mano increduli si dissolvevano. L’avevano cresciute dentro, quelle voci, per mille generazioni ascoltando immortali discesi in un fruscìo di ali a fare tutto sacro – tutto a sacrificare – e ancora si narrava di visioni, annunci e prodigi mentre i vecchi piangevano guardando i bimbi giocare nel fango. E poi uno di loro ricomparve, con un messaggio disse di speranza e fede. Un saggio, con mossa improvvisa, gli recise di netto la giugulare. Ho ascoltato a lungo quel doloroso canto, una narrazione lenta e senza fine del sogno che svaporava in fumo grigiastro. Incapace di stasi lo sguardo si rivolgeva al flusso senza tempo di schegge nelle retine. Si dissolvevano,  e cadeva a terra  il numero tatuato  sulle loro braccia Li vedevo

Due poeti allo specchio (Antonio Laneve e Sergio Daniele Donati)

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  Parabola La Parola ha una corteccia e vive e regna all'interno per sempre a cura del nome coi frutti e i diminutivi protozoi del suono sorgente e fuori s'annulla e cede favori al silenzio, metodo che diventa alfabeto - senso, il perché di tutto il fiato lungo indifese anatomie con una voce da raccogliere. Si ritrae, poi, e di nuovo verrà nella preghiera che ti schiude dove finisce l'assenza - immoto, perfetto orizzonte. Antonio Laneve - inedito 2024 Palabras Nessuno conosce le radici dell' albero delle voci ma nella cura del bimbo dentro la corteccia  colano resine e ambre e si dichiarano al mondo le sue prime lallazioni. Gli alfabeti della custodia sono composti da suoni  di carta velina  e vibrazioni metalliche  di un  diapason di silenzio.           A volte mi ritiro dietro un filo d'erba                   a osservare il verde farsi parola Sergio Daniele Donati - inedito 2024

Poesie inedite di Maria Allo

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    Siamo lieti di potervi proporre alcuni inediti della poeta Maria Allo la cui scrittura è già comparsa ed è stata commentata più volte in questa pagina. Parole quelle di Maria Allo dall'evidente richiamo naturalistico capaci di ridare al naturale, per l'appunto, tutta la sua dignità allo stesso tempo di soggetto diretto e di simbolo di un'altruità direttamente dialogante sia con la poeta/autrice che con il lettore.   Parole che spingono con delicatezza, e senza mai cadere in un effetto scontato, sul pedale pianistico di un mito delicatamente posto dalla poeta a tramite e mezzo di compre suo e del contemporaneo. Metafore sempre potenti di vita e mutamento che si intrecciano, leggendo le composizioni, con sensazioni sonore di una incredibile finezza.   Testi da leggere sottovoce, bisbigliati, senza forzature ritmiche od espressive, per permettere loro di aprire orecchie ed occhi del lettore ad un universo classico ma mai  classicheggiante.   Insomma, leggetele con la cura

Giudaica

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    In dialogo immaginario con Yehuda Amichai Ho visto un dio anziano scendere lento le scale del condominio e raccogliere dal  corrimano polveri di sogno.    Un canto di luce     nella zoppia dei passi,    e tracce siderali    in quel sorriso    sdentato e introverso. Ho visto un dio anziano scendere lento per le scale, ho pianto lacrime di petrolio  e urlato al cielo lo strappo del risveglio.     Il re nano posa la cetra,     il suo salmo si fa muto,     e restano sassi     senza valore apparente     sulle lapidi della mia gente. ______ Testo - inedito 2024 - e foto di Sergio Daniele Donati  

(Redazione) - Genere In-verso - 09 - Sulle origini dell'immagine dell'androgino e dell'ermafrodita

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  A cura di David La Mantia Partiamo da qui.  Da divinità e esseri umani in possesso di duplice natura maschile e femminile, con aspetti esteriori e riproduttivi tipici di entrambi i sessi.  L'idea si sviluppa presso antichi culti orientali androgini importati nell'Ellade e trae forza anche da tradizioni popolari greche, che prevedevano rituali di matrimonio incentrate sullo scambio di abiti tra gli sposi. Del resto, la mitologia offre esempi di metamorfosi e travestimenti di divinità in esseri di genere diverso dal proprio. Addirittura ci sono evidenze di personaggi maschili e femminili, che subirono un cambiamento sessuale, come l'indovino Tiresia o Ceneo.  Dal 450 a. C. presero forma culti androgini a Cipro e nell'Elea, mentre la statuaria non esitò a proporre divinità bisessuate, tra cui Afrodite barbuta , talvolta appellata Afrodito , come da Aristofane. Quel momento vide l'affermazione di Ermafrodito, figlio di Afrodite e di Ermes, oggetto anche di

(Redazione) - Muto canto - 11 - Lì dove le immagini trasmutarono Visione - Imago Dantis di Maurizio Coglia, in arte Kollias - Ascoltare l'immagine (testo di Anna Rita Merico)

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  A cura di Anna Rita Merico Sensazioni suscitate dal ciclo d’immagini titolato Imago Dantis, un progetto illustrativo sulla Divina Commedia a mezzo di collage digitali di Maurizio Coglia | KOLLIAS . Parte Prima | INFERNO Imago Dantis | Inferno | Copertina Viaggi nel dentro radicale dell’anima. Ascoltare l’Immagine. Ci sono viaggi che attraversano la storia dell’Umanità. Sono viaggi che narrano, in visione poetica, gli inciampi e le risalite dell’andare attraversando i labirinti della Vita. Viaggi universali che riattivano la narrazione della fondazione dei processi e dei percorsi di umanizzazione. Sono Viaggi in cui si incontra il filo che separa dall’animalità, dalla materia e dai bui ad essi consustanziali. Sono Viaggi in cui il dolore, l’ascensione, l’uscita, il ritrovar-Si segnano l’iniziazione dell’attraversamento della Morte e la vittoria su di Lei. Dante agisce ciò attraverso parola poetica. Sono Viaggi alchemici impastati di simbolismi e alfabeti individuali. Sono Viaggi in cu