(Redazione) - Una costante follia - 03 - Senza specchi
di Anna Polin Senza specchi “L’altro è la mia domanda.” — Edmond Jabès Siamo sempre in mezzo agli altri. Anche quando si ha l’impressione di essersi allontanati da tutto. Anche quando si cambia cultura, geografia, territorio. Si cambia luogo, lingua, o soltanto indirizzo e a volte rimangono addosso immagini che non reggono. Volti, strade, frammenti che sembravano pieni e che poco alla volta iniziano lentamente a svuotarsi. Non scompaiono, perdono consistenza come parole consumate dall’uso. Forse basta questo. Che l’altro e il luoghi conosciuti non siano più una funzione, né un riflesso, né una conferma. Solo una presenza. In quello svuotarsi, qualcosa si sposta. Non il mondo, ma il modo in cui gli altri e gli oggetti appaiono. All’inizio è quasi impercettibile. Una conversazione qualunque, una presenza familiare, un gesto già visto mille volte. Qualcuno che versa dell’acqua, che appoggia una chiave sul tavolo, che entra in una stanza senza annunciare nulla. Gesti minimi, che prima scor...