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"Nel Nome del Padre" - un racconto di Giada Giordano

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  Di mio padre persi traccia nell'estate 1915. La guerra proliferava in Europa e il germe della morte continuava a mietere le sue vittime in un clima di oscurantismo e aberrazione. Mentre l’Italia aveva da poco firmato la sua condanna ultima, definitiva, negli occhi di mia madre leggevo tutta la rabbia e l’angoscia che segretamente affratellavano un intero popolo. Avevo undici anni. Ricordo l'espressione di mio nonno seduto a capotavola con lo sguardo stravolto e mia nonna piangere sommessamente dall'altra parte del tavolo, ripiegata su quel suo scialle di seta scadente acquistata per due soldi ai soliti mercati rionali, che puntualmente puntavano al ribasso vista la crisi. Stavamo mangiando un piatto di legumi e lo accompagnavamo con un mozzicone di pane nero. Ricordo mia madre entrare in cucina con una lettera, tremare come un pulcino bagnato ed ingoiare le lacrime: lacrime di rabbia e di disperazione, a pensarci con il senno di poi. Mi guardò a lungo fisso, come si fissa...

Il sogno della stalattite

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  Se al risveglio avessi rispettato   il monito sordo della stalattite   e ascoltato colare la goccia   di una nostalgia salina,   ora non affiderei alla parola   il tentativo sterile   di tacitare l’urlo di chi sa   che tutto si può cercare   meno il tempo   che non si è vissuto. _____ Testo - inedito 2026 -  di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - A proposito di “Sopravvivenza in acqua” (Arcipelago Itaca ed., 2025) di Alba Gnazi - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono libri che non cercano di raccontare un lutto, ma di abitare, come se la lingua fosse l’unico luogo in cui la perdita potesse ancora respirare.  Sopravvivenza in acqua  (Arcipelago Itaca ed., 2025) di Alba Gnazi appartiene a questa famiglia di opere: non un diario del dolore, non un memoriale, ma un movimento continuo tra immersione e riemersione, dove la voce poetica si lascia attraversare da ciò che resta e da ciò che continua a mancare. La raccolta procede come un corpo che ricorda: non per capitoli, ma per stagioni interne.  L’estate dell’infanzia, l’autunno della malattia, l’inverno della morte, la primavera di un ritorno che non consola ma accompagna.  Le sezioni non funzionano nella raccolta come tappe, ma appaiono essere climi emotivi, ognuno con una propria densità d’aria.  In questo senso, il libro non si legge: si attraversa, assieme e con la graziosa guida della poeta. Il lessico di Gnazi è una materia porosa, capace di tenere insieme ...

(Redazione) - A proposito di "Curênt" (Marco Saya Edizioni, 2024) di Davide Romagnoli - nota critica di Sergio Daniele Donati

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Curênt – “ Corrente ” – è la seconda raccolta poetica in dialetto milanese/ lombardo di Davide Romagnoli, pubblicata da Marco Saya nel 2024, dopo l’esordio El silensi d’i föj druâ (2018, riedito nel 2020 con prefazione di Franco Loi). Finalista a premi prestigiosi come il Città di Como e il Gozzano, il libro si impone come tappa matura di un “ canto di pianura ” personale: un flusso continuo che non si arresta neppure di fronte alla desolazione periferica, ai lutti, alle assenze, alle “seggiole infinitamente sfondate” di un hinterland milanese che Romagnoli abita e interroga con ostinata visionarietà. Romagnoli, nato a Milano nel 1988, insegnante di letteratura e autore di saggi (tra cui una monografia su Charlie Kaufman che rivela la sua attenzione al linguaggio visivo e narrativo contemporaneo), sceglie il dialetto non come esercizio nostalgico o folkloristico, ma come strumento espressivo “speciale e specifico”. È una lingua parzialmente reinventata, libera da codificazioni...

Il poeta che vorrei essere

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  Là dove stasi e caduta  cantano il canto  di una timida tacitazione, il mugugno indistinto di una parola arcaica ricorda ai miei lobi  la più antica delle promesse. _______ Foto e testo - inedito 2026 - di Sergio Daniele Donati

A proposito de “I bimbi nuotano forte” (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024) di Isabella Bignozzi - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Isabella Bignozzi fotografata da Camilla Ziglia La raccolta poetica I bimbi nuotano forte (Arcipelago Itaca ed., 2025) di Isabella Bignozzi si presenta come un corpus organico e coeso, irradiato da una luminosità pervasiva che guida il lettore verso epifanie profonde e inesorabili. La lingua si snoda in un flusso ampio e controllato, intrecciando immagini in sequenze di tensione equilibrata, dove il lessico bilancia con maestria tenerezza e ardore, delineando un orizzonte interiore in cui lo spirito si fonde con la concretezza del mondo sensibile. La sintassi, fluida e avvolgente, sostiene un moto continuo che permette alle figure retoriche di affiorare con spontaneità, conferendo al volume una forma armonica e definita. Il titolo stesso, evocando l'immagine di bambini che nuotano con vigore, suggerisce un tema centrale di resilienza vitale, forse ispirato dall'esperienza dell'autrice presso il Centro Astalli di Roma, dove l'acqua simboleggia non solo purificazione e...