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Come grandi tigli di Adriana Valabrega

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Tigli - Foto di Micol Tedeschi Il vetro trattiene il cielo nel fuoco, ora coperto a metà dalle anime oranti. Ombre scosse vibranti come grandi tigli sollevano lievi suoni musicali. Avanti e indietro corpi si snodano dondolanti, confortati dal ritmo delle voci oranti. La poesia Come grandi Tigli di  Adriana Valabrega Valabrega è stata pubblicata in "Giochi d’acqua" - Paola Caramella editrice, Torino 2019. Si pubblica sul blog su autorizzazione dell'autrice e della casa editrice
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Abbaino di Francesca Piovesan

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Testo e immagini pubblicati su concessione dell'autrice Quando piove, qui è buio.  Resto intanato in un angolo, mi muovo poco, sistemo qualcosa di sfilacciato. Mi ci sono voluti circa due mesi per imparare a fare bene le cose, prima terminavo tutto a metà, mangiavo poco, sono stato magro, sottopeso. Quando piove chi vive con me fa poco rumore. Il suono della pioggia è più forte. La tv della stanza accanto non si accende, il gatto dorme sempre al solito posto, anche i vicini sono silenziosi. Io sono silenzioso, guardo l’abbaino che respinge l’acqua. Un paio di settimane fa è venuto un uomo a ripararlo; l’acqua entrava, formava delle piccole pozzanghere sul parquet rossastro. Ho provato ad avvicinarmi a quelle pozzanghere, per capire se ricordavo bene quei primi giorni di vita quando vivevo fuori, all’aperto, quando ero minuscolo, quando ero uno fra cento. Ho immerso nell’acqua una delle mie gambe; era fredda, acqua di Dicembre, acqua di ghiaccio, acqua di sole negato. L’ho ritirata
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Senza un fine di Carlo Martello

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Pubblicata su concessione dell'autore Carlo Martello Senza un fine. Questa vita non ha futuro. Sbatti sbatti la testa al muro, Chiaramente, Te la rompi Senza fine. Senza un fine. Senza un fine, Sembra oggi ma è già domani Io non dormo e le mie mani Mulinelli, Stancamente Senza fine.
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Gocce di ricordi di Emi Di Fiore Ramistella

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Foto e testo pubblicati su concessione dell'autrice Emi Di Fiore Ramistella  Mi chiedo cosa sia la malinconia e se io ne soffra. A volte la sento accanto, immobile. Una venatura di tristezza. Eppure è un giorno come gli altri. Nessuna perdita, nessun evento drammatico, nessuna dolorosa sorpresa. Ma lei sta lì, incorporea, mentre sussurra parole pescate al passato. E i ricordi ritornano, intrecciandosi con le vite di chi è stato. Quando si pensa al nostro vissuto non si sa mai cosa sia vero e cosa venga confuso dal trascorrere dal tempo. Un glicine illuminato dal sole. Io da bambina, in giardino. Seduta a terra, con le gambe incrociate, e tra le braccia la mia bambola. La voce di mia madre che mi chiama, pronuncia il mio nome come se mi desse una carezza. Il bacio di mio padre, le sue labbra che mi sfiorano la fronte, chiedendo perdono per la sua lunga assenza. Poi lei, ancora lei che torna. Il viso dai tratti dolci, delicati come quelli di una bimba.
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Sei milioni

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Foto di Sergio Daniele Donati Si crepano maschere d'argilla sui miei volti e lo sguardo si perde su un orizzonte assente; avanzano lenti i passi del silenzio e ardono i fuochi sacri della memoria. In alto sei milioni di voci evanescenti, celate dai fumi della storia, osservano e sostengono una tenacia bambina. Per loro solo canto nenie antiche, canti d'elevazione nella notte senza stelle.
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Alef

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Davanti a me, infinito silenzio; sino alla prima parola.  
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Il segno

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Foto di Sergio Daniele Donati È greve  il segno, mai il foglio; e, lucido il pensiero, balbetta  la parola.  
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Due poeti allo specchio

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  Foto di Sergio Daniele Donati Colano tra le dita parole senza peso.                                      Sul palmo                                     pergamene e carte,                        di territori sconosciuti.                             Quando si armano                              dello strumento sacro                                 si cancella un nome                                       sotto le unghie del ricordo, e poggia su un vuoto senza fine il  segno sovrano dell'oblio. (Sergio Daniele Donati - Fedro) Colano dalle dita parole senza peso. Sul palmo carte, territori bianchi sconosciuti. Quando il pennino sta fra pollice e indice si raschia un nome sotto le unghie del ricordo e poggia su un vuoto senza fine il segno sovrano dell'oblio. (Davide Zizza)
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Mani

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Foto di Sergio Daniele Donati   Colano tra le dita parole senza peso. Sul palmo pergamene e carte, di territori sconosciuti. Quando si armano dello strumento sacro si cancella un nome sotto le unghie del ricordo, e poggia su un vuoto  senza fine il  segno sovrano dell'oblio. 
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Un dolce ricordo (Nature Boy 2)

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Che poi, finché l'armonica resta nel taschino della giacca di jeans, possono brillare come stelle i tuoi occhi. Ma non avranno suono. Devono cadere a terra le stelle per illuminare i volti. E tu i tuoi sogni li porti ancora nel taschino. Li lasci volare di notte, quando nessuno li ascolta, nella stanzetta. Li lasci parlare di mondi desiderati e mai visti. Che l'amore, Nature boy, si immagina a lungo prima di viverlo. Sopratutto a sedici anni. Lo si porta in giro a quell'età l'amore, Nature Boy, strascicando i piedi. Distratti, portati lontano da un solo pensiero. Dentro al taschino della giacca di jeans, forse troppo larga, l'armonica aspetta il suo turno. E entri in quel bar, strascicando i piedi e i tuoi sogni, e l'armonica sempre nel taschino della giacca di jeans. E ordini una coca e ascolti. Sono bravi suonano bene il blues. E ti brillano i sogni negli occhi e vibra l'armonica nel taschino. “Ti ho sentito suonare nel vicolo”, ti dice il vecch
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Il pescatore

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Partì prima del remo il canto del pescatore; polifonie, richiami di voci dal silenzio. Prima che la rete toccasse le acque sapeva che là, nel torbido, non dimora pesce. Eppure lanciò i suoi dadi perché non si spegnesse la luce sul mondo. La palpebra di marmo, scompose ricordi  sulla linea  dell'orizzonte. Parole nel gozzo, cucirono pensieri; aghi e fili dai colori senza grazia. E non fu finzione né sogno;  ma speranza e mani sul volto. Né fu delirio o minaccia o supplica poi, davanti alla rete;  solo strappi. Tornò a riva di notte. E non fu fame nel ventre né desiderio nello sguardo. Solo rimpianto e l'odore  di calce d'un cielo e stelle crudeli.
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Marmellata di albicocche di Silvia Gelosi

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  Mentre la marmellata cuoce lenta, l'odore delle albicocche rende l'estate meno amara tra un temporale e l'altro. Mi tornano alla mente immagini di tanti anni fa, quando il caldo sembrava sempre diverso e io andavo in giro per lavoro, e c'era un luogo che non ricordo bene quale fosse ma che aveva un viale poco affollato, dove ognuno camminava svelto per andare o tornare nel punto in cui era partito con la stessa fretta probabilmente, tra i ciottoli grigi un po' malmessi.  Quasi tutte le vie laterali sbucavano senza nome, le seguivo per vedere il paese nelle sue ossa, le crepe, le porte, le case.  Un anziano signore in giacca, vestito bene e con tutti gli anni sulle spalle curve, attendeva i pochi passanti, increspando un sorriso in quei segni che rimangono sulla pelle, quei segni che la vita ti tatua addosso, quel detto in cui ciò che non ti uccide ti rende più forte, quando invece ti squarta, ti apre senza il resto, senza lasciarti nessun filo adatto per richiuder
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Benedizione balbuziente

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  Foto di Sergio Daniele Donati È una sorta  di riflesso quel lago. La parola sacra sfugge  all'occhio del cervo;  poi torna come pelle su pelle. Io canto il canto e la neve sulle mie spalle tesse ricami e arabeschi sui limiti d'un dire balbuziente.
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Benedire

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Foto di Sergio Daniele Donati Colle e stucchi, suoni di cembali. La voce trema e la parola  è debole se si deve  posare  tra le ciglia  d'un figlio.
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L'amore esiste di Valentina Diana

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Foto di Valentina Diana L'amore esiste se la luce è buona, se la tovaglia è pulita, se il cane è giovane se i figli vanno bene a scuola. L'amore esiste se la foto è uscita bene, se lo specchio è lucido se la scarpa è comoda, se il soggiorno è spazioso. L'amore esiste se il dente è bianco, se il bonifico è periodico, se il pantalone è stirato, se la stanchezza è un dono, se il cognac è poco, ma buono. L'amore esiste se i giorni non sono contati, se il rischio è calcolato e contenuto, se il danno è ammortizzato. L'amore esiste se non inciampi nei piedi, se la pelle profuma di esotico, se hai un panorama negli occhi, se hai un progetto vincente, un cronoprogramma convincente. L'amore esiste se la cinghia di trasmissione non si strappa, se i valori sono tutti nella norma, se il cuscino non è troppo alto né troppo basso. L'amore esiste se Bach è equalizzato.  Se Gesù è nuovo e ha il vestitino pulito. Se lo squarcio è ricucito ad arte. Se il tempo è valorizzato. L
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Uno sguardo

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Foto di Sergio Daniele Donati Basta uno sguardo, uno solo, magari posato a terra, a far germogliare  dai buchi neri  del dubbio le galassie  della speranza. Uno sguardo di donna, di figlio, di padre; uno sguardo di resina su cortecce sacre. 
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Icaro

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Henri Matisse -  Il volo di Icaro Non fu il volo, né le cere, né il mostro taurino, né il sole a gettarti a terra, Icaro. Furono i labirinti di tuo padre a lasciarti solo, là, in alto. Altri padri, Icaro, incapaci di creare il mito, divengono pomate per le ustioni dei figli, e proiettano ombre dall'alto sui loro giovani corpi perché non si sciolgano le cere. Altri padri, Icaro, posano sguardi nostalgici sui sogni dei figli e insegnano loro che la spezia del rimpianto (quanto basta) e l'assenza di vertigine sono l'essenza della pietanza, del volo a mezz'aria, che porta lontano. Altri padri, Icaro, non entrano nel mito e rinunciano a un nome sussurrato nei millenni e a vertigini a spirale, perché non sia il figlio vittima sulla croce d'un delirio che chiede un sacrificio salato al dio-mare dei sogni.
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Ciclope

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Il Ciclope - Odilon Redon Non è l'occhio solitario né il parlare lento o le paterne tempeste a far tremare del Ciclope Sgomenta invece la sua incapacità di ridere dei giochi della parola.
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Scrivere

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  Foto di Gabriel Donati Appoggio piano, punta sospesa, vuoto gravido. Cruna che accoglie fili cremisi e tesse tele e serra i ranghi di stelle distanti. Urlo di naufrago "terra, terra" e fuochi e sabbie e volti stretti segnati dai flutti del mare del silenzio.
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Poesia è

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Foto di Sergio Daniele Donati Attesa senz'intento, imperativo di granito, indicibile bianco senza tempo né inchiostro, terra vergine  della mano sospesa, deserto del Silenzio della parola
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Augurio per l'anno che viene

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Foto di Sergio Daniele Donati Sono là. Vicine, lontane.  Corone e parole. Tu chiamale  dal basso. E precipitino, senza ostacolo, sui tuoi passi più puri. E sia tolta la benda, e lo sguardo guardi, e si scurisca la pelle sotto un sole condiviso.  Sia benedetta la terra che accoglie la tua pelle di biscia, e poggino  su muschi i tuoi piedi  bambini. Nell'ora  del cambiamento accogli la mano d'anziano che trema d'esperienza, indicale il futuro nel suo passato e siano i suoi palmi le mappe per il tuo cammino. Cadano maschere, si liberino le labbra e canti il canto a lungo trattenuto nei nostri petti d'aquila.
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Lech Lechà (della parola)

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  Foto di Sergio Daniele Donati Parole profughe, devastate da incagli  e maree, suoni stentati e gutturali, attaccati a fili  di ricordo, terre e madri respingenti, parole naufraghe, umide, strozzate e mute trovano rifugio in terre lontane, sedimentano in suoli stranieri, radicano in steppe sconosciute e germogliano là sotto soli diafani e inumani. Là sorge il verbo, lontano dai propri armenti, dai propri canti e dai propri idoli. Nello strazio della memoria danza la parola e salmodia il Patriarca; armonie che scardinano portoni di rifiuti e depositano gemme e rami d'ulivo su limi melmosi. Parole deportate, sdentate che si aprono in sorrisi a un mondo che tace e dispongono libri (per autore) sugli scaffali  della stanza azzurra della speranza.
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Tre inediti di Davide Zizza

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Si nasconde Si nasconde dietro qualcuno o qualcosa –  non è la sera, non è una persona; si nasconde ma è presente, in ogni cosa se ne sta appartata, un vecchio pensiero che supera il vento –  si nasconde dietro qualcuno o qualcosa, non è una donna, non è un’eclisse –  tesse un filo e sta dentro ognuno, è la verità della pietra lo stupore dell’acqua che mormora –  si nasconde dietro qualcosa o qualcuno –  non è Dio e nemmeno suo Figlio, è una parola più antica dell’uomo: crea la storia e la strada percorre la terra e il vento.  Il terzo deserto Cercare il senso nascosto del libro lasciare che monti la sua tenda davanti ai nostri occhi e subito dopo la bruci per ricominciare un viaggio senza meta. La mente cammina a piedi scalzi sulle parole altrui. Ci vuole metodo: conoscere i tempi è saper dosare l'attenzione perché non perisca il volo della farfalla e non si chiudano le porte del crepuscolo. ________ Disegni di Silvia Tebaldi dalla serie "Hamsa" pubblicati su concessione
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Tre poesie del dolore

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Foto di Sergio Daniele Donati  © Assenze Il volto dell'assenza  produce figli  su una linea spezzata.  Ti celavi,  simulacro di un dio,  alla mia richiesta  inclinata.  Amore è suono  antico.  Foto di Sergio Daniele Donati  © A pochi fiati È lì, a pochi fiati da me  un volto sommerso  da peci e fanghi.  Respiro a pieni polmoni,  incapace di perdono  Foto di Sergio Daniele Donati  © Statua di sale   Non scrivo e non canto.  Ricordo.  Volti coperti di brina  e una voce secca,  coltello nella carne  di Amore  bambino.  Danzavano in cerchio  idoli pagani  mentre straziavi a colpi  di derisione  ogni mia sacra parola.  Scusami,  se la mia statua  di sale  è stata fragile ostacolo  alla tua fuga nell'incubo.
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