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Surreale III

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  I dorsi dei libri, in fila come soldati, chiedono oblio e requie dallo sguardo da gufo stanco che porto sulle cose. Accolgo la loro stasi come l'unico dono che posso fare a me stesso. _____ Foto e testo - inedito 2024 - di Sergio Daniele Donati

Poesie inedite di Emanuela Mannino

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Siamo lieti di poter pubblicare tre poesie inedite della poeta Emanuela Mannino in cui emerge la sapiente capacita dell'autrice, attraverso l'uso del modo infinito e della tecnica dello "stacco d'immagine" di trascinare il lettore in un altrove non straniante ma del tutto prossimo al nostro sentire, anche quotidiano.  Il simbolo in queste composizioni assume la funzione piena di rivelare "il dissimile per similitudine", in un apparente gioco di ossimori che rende chi è capace di andare un po' a fondo nel testo sommerso da una calda sensazione di stupore.  E il modo infinito, lo si sa, ha appunto la funzione di ricordarci l'esistenza di un non tempo nell'espressione poetica; di un luogo di "apparente eterno presente" in cui molti dei nostri non detti possono manifestarsi. Per la Redazione de Le parole di Fedro il caporedattore Sergio Daniele Donati _____ Meriti una stanza di luna piena dove poggiare i frammenti di sogni vederli acces

(Redazione) - Genere In-verso - 06 - Chi ha paura delle eroine dei fumetti?

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  A cura di David La Mantia Come nasce una eroina dei fumetti? Beh, rispondere è abbastanza semplice. Secondo una logica da contrappasso dantesco. Attribuendole elementi specifici, che esasperino le caratteristiche tipiche dei maschi (la enorme forza di Wonder Woman , il coraggio smisurato di Batwoman , l’agilità di Catwoman ) o, al contrario, “rovesciando” in attributi femminili eccezionali la sua identità profonda di donna (la sensualità di Eva Kant , l’umoralità di Harley Quinn , l’adolescente inquietudine e sensibilità di Kitty Pryde ). Tutto, risolto, dunque? Assolutamente no. Perché dietro la loro bellezza, intelligenza e temerarietà le eroine nei fumetti mostrano spesso una evoluzione psicologica che le trasforma, da stereotipi e maschere da “commedia dell’arte” a vere e proprie allegorie di un modo di sentire il mondo e di interpretare la femminilità nel tempo in cui agiscono, nascono. E’ cosi che alla forza ed alla scaltrezza contrappongono quasi sempre altri lati dolci amari,

(Redazione) - Muto canto - 08 - Anime Baltiche

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  A cura di Anna Rita Merico Lì dove si dice di disseppellimenti di memorie e ondivaghe gelide realtà. di Anna Rita Merico Lascio che due testi si guardino tra loro e dalla piega del Loro sguardo ne tiro parola appena accennata. Dei territori europei del nord-est mi affascina la velocità dei passaggi della Storia all’interno del secolo andato e di come e quanto, ogni passaggio, abbia creato mutamenti radicali in generazioni di donne e uomini. S’affastellano, dunque, queste voci che ci giungono ovattate da una dimensione che, a noi, non è dato conoscere se non per flash, corrispondenze, archivi ora aperti, carte de-secretate. E li scorgiamo a narrarsi attraverso tracce e segni di fughe, di perdite, di dissoluzioni. Impigliati nei venti di una Storia che ha soffiato come buran incessante travolgendo sguardi e pensieri. Una Rivoluzione che ha ucciso i suoi stessi rivoluzionari e ha divorato occhi e bocche rendendo silenzi e mutismi. I testi in dialogo a specchio sono: un viaggio, quello d

(Redazione) - Specchi e labirinti - 27 - Cuore Leggero

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  A cura di Paola Deplano «Hai una pronuncia pessima.» Avevo detto una parola in inglese, alla cena di fine anno tra colleghi - e lui mi aveva corretta così,  davanti a tutti: « Hai una pronuncia pessima. » Proprio questo aveva detto, me lo ricordo ancora,  anche se non brucia più: « Hai una pronuncia pessima. » Mi stava facendo pagare il fatto che lo avevo COSTRETTO ad uscire con i MIEI amici. Degli altri ricordo, a questo punto, il silenzio imbarazzato, gli sguardi nei piatti. Di te ricordo gli occhi dispiaciuti per me - e su di me. Dopo qualche bicchiere di troppo, prese di mira anche te. Non direttamente, per carità, ma si capiva  benissimo a chi fosse rivolta la violenta filippica contro i terroni che rubano il lavoro agli altri. Vani  furono i tentativi di farlo stare zitto, non solo miei.  A scuola ti volevamo - ti vogliamo - tutti bene.  Solo tu non parlasti, come se la cosa non ti riguardasse, come se tu fossi nato a Bolzano da genitori finlandesi, non in un paesino del Salent

(Redazione) - Figuracce retoriche - 14 - Climax e Anticlimax

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  A cura di Annalisa Mercurio Niente a che vedere con il vostro climatizzatore, o forse sì. Immaginiamo una stanza fredda, accendiamo il climatizzatore: grado dopo grado la temperatura della stanza aumenterà fino a fare caldo, poi caldissimo. Ora spegniamo. Piano piano la temperatura da calda si farà tiepida, poi fredda infine, freddissima. Ecco un esempio pratico (ma poco letterario) di climax e anticlimax. Chi segue ogni mese la rubrica sa che tutti i nomi delle figure retoriche derivano dal greco antico e queste non fanno eccezione: l’origine di climax infatti è κλῖμαξ, che significa scala. Tanto per confonderci le idee, questa figura retorica ha però anche altri nomi latini: gradatio gradino, ascensus salita (e fin qui non è che i latini abbiano avuto una gran fantasia, sempre di scale e ascensori si parla) e catena (da cui la definizione italiana concatenazione ). Dice un vecchio proverbio, “il climax è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi sale” e, una volta giunti in cima, p

Cinque poesie di Maurizio Meschia tratte dalla raccolta inedita "Sussurri d’ombre" - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  "Quando il simbolo canta, lo sguardo si fa muto" Queste parole mi sono sorte spontanee leggendo questi estratti dalla raccolta poetica, ancora inedita, di Maurizio Meschia "Sussurri d'ombre" che mi hanno letteralmente trascinato in lande allo stesso tempo già visitate e straniere. Se c'è una cosa che della poetica di Meschia mi ha sempre colpito è la dinamica tra una certa estraniazione e lo stimolo al ritorno : una sorta di dialogo interiore tra un vissuto che porta via e la consapevolezza di un percorso a ritroso,  guardando in avanti come quello di chi, allontanandosi da qualcosa, rifiuti di volgergli  le spalle ma cammini all'indietro, quasi a non voler perdere il contatto con ciò che abbandona.  Poesie di questa fatta e maestria sono davvero rare, perché trasmettono a chi le legge il senso di una puntigliosa e rarefatta ricerca che non trascura mai il particolare per una mera descrizione d'insieme. Simbolo , lo si sa, è ciò che ci permette la

A Glenn (scrittura spontanea in controtempo - dedicata a Glenn Gould) di Sergio Daniele Donati

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  poesia esile/poesia esule E dimmi tu quale sia il segreto dell'appoggio di un dito  all'armonia del silenzio.  Io mi copro di sudori e non cala mai  la mia antica stortura.                     esistere è in fondo un baco            e dal buco nero dell'illusione           che esista una verità protetta            dal guscio del proprio nome           le parole escono           come un biascicare  parole d'ubriaco,           un trascinare ricordi di ciabatte           in corridoi d'ospedali dove i muri           trasudavano resine di dolore  giallastro           e colavano  nelle notturne           grida  dei malati d' infanzie mai vissute.  Una nota sospesa - la tua - al filo di rame brunito  della speranza diviene  nella mia retina lacrima e poi sorriso ebete e meraviglia e stupore,          ché  io ancora esisto            come tatuaggio sbiadito           su pelle vissuta.  Di dirmi partecipe alle dissonanze del creato - un eterno intervallo di settima a si

Poesie inedite di Anna Segre

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  Siamo lieti di poter pubblicare due poesie inedite di Anna Segre, poeta che da sempre seguiamo con interesse e la cui scrittura si caratterizza per essere - in un certo senso un unicum nel panorama poetico contemporaneo -  luogo di incrocio e scambio tra la quotidianità di oggetti e momenti e l'elaborazione psicologica e interiore della loro presenza. È qualcosa che si situa ben oltre il mero "descrizionismo" che tanto affetta il contemporaneo poetare, per collocarsi in un altrove in cui vige l'imperativo etico alla rielaborazione e allo scatto di coscienza della poeta ma anche - e soprattutto - del lettore che tra le righe si trova felicemente spaesato, alla ricerca di un Sé in evoluzione e innalzamento. Leggere Anna Segre significa, in un certo senso, e sicuramente per chi vi scrive, vivere il valore positivo della "frammentazione" quando incontra la spinta alla ricostruzione della propria interiorità partendo dal particolare, e senza appello ad una mal