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(Redazione) - Poesie inedite di Carla Ghisani - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La poesia di Carla Ghisani si offre come un attraversamento ininterrotto, un movimento che non procede per blocchi separati ma per onde successive, in cui emozione, immagine e pensiero si richiamano a vicenda. Fin dall’inizio si avverte una voce che abita una soglia: il corpo, la memoria e la visione non sono piani distinti, ma strati di uno stesso paesaggio interiore che si espande e si contrae come un respiro irregolare.  Ogni testo nasce da un’urgenza di contatto, da un gesto che tenta di trattenere ciò che scivola via, da un ascolto che si affina proprio mentre il mondo si incrina.  In questo movimento, il lessico costruisce una geografia molto precisa. Il corpo è costantemente chiamato in causa attraverso parole che ne disegnano la vulnerabilità e la tenuta: piedi, occhi, ciglia, membra, polpastrelli, timpani, cuore, ossa.  Non sono dettagli anatomici decorativi, ma punti di pressione, luoghi in cui si imprimono urti, memorie, ritorni mancati. Il corpo divent...

Apollo e Dafne di Carla Ghisani

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Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernin Ho corso nei boschi  in golena,  ho cercato a perdifiato  le radici del fiume, l’origine della mia fame feroce, fra i pioppi dalle foglie  d’argento. Sono diventata foglie io stessa, prediletta  dalla natura  scomposta figlia della notte che abita fra gli occhi  degli uomini e degli dei rapaci, che popola la terra di mostri  e di bellezza. Non ho più fiato,  ma corteccia,  dicono  che io sia  benedetta, e incorono la vittoria  con la mia grazia  lucente. Le mie braccia /ora rami, assottigliate  mani di fronde/ accolgono e fanno ombra e Apollo tace attonito, frena la sua violenta voglia. Il momento perfetto, quando il mio grido  si fece linfa. Quando la volpe mi vide  tramutare  il sangue in clorofilla,  da donna impaurita. a pianta,  la meraviglia del bosco, della mutevole, lieve vita.