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Visualizzazione dei post da febbraio, 2024

Una poesia inedita di Michele Carniel

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  Michele Carniel Ci sono poesie che sono come pietre runiche su un prato scosceso e difficile da attraversare. Sono poesie solitarie che il lettore incontra fuori da ogni tempo e che, spesso, portano con sé un messaggio che è anche un monito. Sono poesie/pietra, immutabili e statiche, degne dell'attributo della regalità e portatrici di un detto che abbassa lo sguardo del lettore e non ammetter repliche. Michele Carniel ne ha scritta una e io sono onorato ed emozionato che ci abbia concesso di poterla pubblicare su  Le parole di Fedro Per la Redazione de Le parole di Fedro il caporedattore - Sergio Daniele Donati ____ Smettila di pensarmi vivo, di credermi oceano quando in realtà non sono che limo asciutto, un miracolo d’impurità, uno stronzo qualsiasi. Tu che sei così intatta, proteggiti da me, evadi dalla morte, trattieni in vita quel sano colore degli orizzonti, delle primavere feconde, di noi. Hanno ragione di esistere i rumori, le ostilità, il finto parallelismo dei binari, l’

Poesie Inedite di Alessandra Corbetta, con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Alessandra Corbetta ritratta in foto da Daniele Ferroni È un vero piacere poter accogliere su  Le parole di Fedro  alcune poesie inedite di Alessandra Corbetta   in cui la riflessione quasi-filosofica si armonizza appieno con la scelta stilistica, timbrica e sonora che portano con sé gli odori e i sapori di un "poetare antico", nel senso più profondo del termine.  Il lettore ne viene immediatamente coinvolto, anche grazie al sapiente uso di un " tu indeterminato " , cui la poeta si rivolge, che crea nel lettore un clima di lenta e distesa confidenza, dove la riflessione scambia vivaci ed epiteliali sensazioni che navigano nei mari, spesso ignorati dalla contemporanea poesia, che sono allo stesso tempo "territorio comune e confine inesplorati tra un dire e un dirsi". "Delicatissima missione", questa, che necessita di un equilibrio non solo lessicale ma di etica della parola non da poco. Perchè quel crinale, che la poeta percorre con estrema maes

(Redazione) - Dissolvenze - 28 - Dopo la mia morte

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  di Arianna Bonino Michel Leiris, nell’omonimo saggio che gli ha dedicato, di lui scrive: “ Roussel non ha mai viaggiato nel senso proprio della parola. Con ogni probabilità infatti non vestì mai i panni del turista, l'esterno non intaccò mai l'universo che portava in sé e di tutti i paesi che visitò vide soltanto quello che aveva sognato di vederci, elementi in perfetta corrispondenza con quell'universo che gli era proprio. Il suo viaggio a Tahiti non fu nient'altro che un pellegrinaggio alla tomba dell'eroina di Pierre Loti; la Persia gli ricordava le operette che amava e i costumi dei suoi abitanti lo facevano pensare ai travestimenti della Gaîté. Collocando l'immaginario al di sopra di tutto, più che dalla Realtà sembra sia stato attratto da tutto ciò che era teatro, inganno e falsa apparenza.[...] Come tutti i grandi poeti, anche Roussel, che più di chiunque altro dovette sentirsi solo al mondo, si portava dietro ovunque il suo corteo di angeli e di demoni

(Redazione) - Omaggio a Umberto Piersanti nel giorno del suo compleanno - a cura di Paola Deplano

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  Nel giorno del compleanno di Umberto Piersanti intendiamo far riemergere delle gialle margherite, venute a spodestare i favagelli gialli in un momento buio della vita del poeta. L’anno di scrittura è il 1975, il titolo della silloge che le ospita è L’urlo della mente , edito da Vallecchi  nel 1977. Sono ombre del passato, che riappariranno nel futuro, perché L’urlo della mente uscirà a breve in una nuova edizione con inediti e prefazione di Alberto Fraccacreta per i tipi di Samuele editore. Per la redazione de Le parole di Fedro - Paola Deplano LE MARGHERITE GIALLE DELL’AUTUNNO Le margherite gialle dell’autunno dai treni giù per i greti nei giorni più chiari di settembre da Cividale alle piane intiepidite ormai di Lombardia era la fiamma chiara d’una possibile riscossa il saluto lungo nel viaggio ritentato il laccio sottile d’aria di coloro sul trapasso per un tempo oltre lo stupore fugace di fiori e degli azzurri ancora sanguinosamente differente. C’erano sempre queste margherite

Surreale III

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  I dorsi dei libri, in fila come soldati, chiedono oblio e requie dallo sguardo da gufo stanco che porto sulle cose. Accolgo la loro stasi come l'unico dono che posso fare a me stesso. _____ Foto e testo - inedito 2024 - di Sergio Daniele Donati

Poesie inedite di Emanuela Mannino

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Siamo lieti di poter pubblicare tre poesie inedite della poeta Emanuela Mannino in cui emerge la sapiente capacita dell'autrice, attraverso l'uso del modo infinito e della tecnica dello "stacco d'immagine" di trascinare il lettore in un altrove non straniante ma del tutto prossimo al nostro sentire, anche quotidiano.  Il simbolo in queste composizioni assume la funzione piena di rivelare "il dissimile per similitudine", in un apparente gioco di ossimori che rende chi è capace di andare un po' a fondo nel testo sommerso da una calda sensazione di stupore.  E il modo infinito, lo si sa, ha appunto la funzione di ricordarci l'esistenza di un non tempo nell'espressione poetica; di un luogo di "apparente eterno presente" in cui molti dei nostri non detti possono manifestarsi. Per la Redazione de Le parole di Fedro il caporedattore Sergio Daniele Donati _____ Meriti una stanza di luna piena dove poggiare i frammenti di sogni vederli acces

(Redazione) - Genere In-verso - 06 - Chi ha paura delle eroine dei fumetti?

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  di David La Mantia Come nasce una eroina dei fumetti? Beh, rispondere è abbastanza semplice. Secondo una logica da contrappasso dantesco. Attribuendole elementi specifici, che esasperino le caratteristiche tipiche dei maschi (la enorme forza di Wonder Woman , il coraggio smisurato di Batwoman , l’agilità di Catwoman ) o, al contrario, “rovesciando” in attributi femminili eccezionali la sua identità profonda di donna (la sensualità di Eva Kant , l’umoralità di Harley Quinn , l’adolescente inquietudine e sensibilità di Kitty Pryde ). Tutto, risolto, dunque? Assolutamente no. Perché dietro la loro bellezza, intelligenza e temerarietà le eroine nei fumetti mostrano spesso una evoluzione psicologica che le trasforma, da stereotipi e maschere da “commedia dell’arte” a vere e proprie allegorie di un modo di sentire il mondo e di interpretare la femminilità nel tempo in cui agiscono, nascono. E’ cosi che alla forza ed alla scaltrezza contrappongono quasi sempre altri lati dolci amari, fatti

(Redazione) - Muto canto - 08 - Anime Baltiche

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  di Anna Rita Merico Lì dove si dice di disseppellimenti di memorie e ondivaghe gelide realtà. di Anna Rita Merico Lascio che due testi si guardino tra loro e dalla piega del Loro sguardo ne tiro parola appena accennata. Dei territori europei del nord-est mi affascina la velocità dei passaggi della Storia all’interno del secolo andato e di come e quanto, ogni passaggio, abbia creato mutamenti radicali in generazioni di donne e uomini. S’affastellano, dunque, queste voci che ci giungono ovattate da una dimensione che, a noi, non è dato conoscere se non per flash, corrispondenze, archivi ora aperti, carte de-secretate. E li scorgiamo a narrarsi attraverso tracce e segni di fughe, di perdite, di dissoluzioni. Impigliati nei venti di una Storia che ha soffiato come buran incessante travolgendo sguardi e pensieri. Una Rivoluzione che ha ucciso i suoi stessi rivoluzionari e ha divorato occhi e bocche rendendo silenzi e mutismi. I testi in dialogo a specchio sono: un viaggio, quello di Jan B

(Redazione) - Specchi e labirinti - 27 - Cuore Leggero

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  di Paola Deplano «Hai una pronuncia pessima.» Avevo detto una parola in inglese, alla cena di fine anno tra colleghi - e lui mi aveva corretta così,  davanti a tutti: « Hai una pronuncia pessima. » Proprio questo aveva detto, me lo ricordo ancora,  anche se non brucia più: « Hai una pronuncia pessima. » Mi stava facendo pagare il fatto che lo avevo COSTRETTO ad uscire con i MIEI amici. Degli altri ricordo, a questo punto, il silenzio imbarazzato, gli sguardi nei piatti. Di te ricordo gli occhi dispiaciuti per me - e su di me. Dopo qualche bicchiere di troppo, prese di mira anche te. Non direttamente, per carità, ma si capiva  benissimo a chi fosse rivolta la violenta filippica contro i terroni che rubano il lavoro agli altri. Vani  furono i tentativi di farlo stare zitto, non solo miei.  A scuola ti volevamo - ti vogliamo - tutti bene.  Solo tu non parlasti, come se la cosa non ti riguardasse, come se tu fossi nato a Bolzano da genitori finlandesi, non in un paesino del Salento, vist