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(Redazione) - Una costante follia - 03 - Senza specchi

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di Anna Polin Senza specchi “L’altro è la mia domanda.” — Edmond Jabès Siamo sempre in mezzo agli altri. Anche quando si ha l’impressione di essersi allontanati da tutto. Anche quando si cambia cultura, geografia, territorio. Si cambia luogo, lingua, o soltanto indirizzo e a volte rimangono addosso immagini che non reggono. Volti, strade, frammenti che sembravano pieni e che poco alla volta iniziano lentamente a svuotarsi. Non scompaiono, perdono consistenza come parole consumate dall’uso. Forse basta questo. Che l’altro e il luoghi conosciuti non siano più una funzione, né un riflesso, né una conferma. Solo una presenza. In quello svuotarsi, qualcosa si sposta. Non il mondo, ma il modo in cui gli altri e gli oggetti appaiono. All’inizio è quasi impercettibile. Una conversazione qualunque, una presenza familiare, un gesto già visto mille volte. Qualcuno che versa dell’acqua, che appoggia una chiave sul tavolo, che entra in una stanza senza annunciare nulla. Gesti minimi, che prima scor...

(Redazione) - Visioni contemporanee - 04 - A proposito di Salvatore Torretti

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  di Emanuela Maggini (Melita Ruiz) Salvatore Torretti nasce a San Gallo (Svizzera) nel 1964, ma vive e lavora nel Salento, da quando la sua famiglia è tornata in Italia durante la sua adolescenza; consegue la maturità artistica presso l'Istituto Statale d'Arte di Lecce. Per due anni frequenta l’Accademia di Belle Arti della stessa città, ricevendo il titolo di Maestro d'Arte. I suoi interessi per la cultura e l'arte sono stati integrati da studi approfonditi e viaggi in Europa. Nel 1988 presso lo Studio del Canova di Roma espone un'importante mostra che lo rende ampiamente noto al pubblico italiano. Successivamente riceve numerosi inviti a mostre pubbliche e private in Italia e all'estero, tra cui "San Rocco in Arte" (edizione 2009) a Palazzo Ciardi presso Gagliano del Capo. Nell'estate del 1989, la scrittrice italiana Maria Corti (Università di Pavia) lo mette in contatto con l'illustre Professore di Storia dell’arte contemporanea Carlo Franz...

(Redazione) - Poesie di Fornaretto Vieri tratte da "A carbon bianco" (Betti ed., 2025) - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La poesia di Fornaretto Vieri si muove con una naturalezza complessa tra il quotidiano e il metafisico, tra la precisione del dettaglio e l’apertura vertiginosa del pensiero. È una scrittura che non teme la densità, ma la dosa con un senso innato del ritmo e dell’immagine, così che anche i passaggi più concettuali restano sempre incarnati, sempre aderenti alla materia del mondo. Nei versi di A carbon bianco la realtà non è mai semplice scenario: è un campo di forze, un luogo in cui l’esperienza sensibile si fa continuamente domanda, indizio, soglia. In Cucinando l’atto domestico diventa un laboratorio percettivo. I “f umi picareschi del tegame ” e la cipolla che “ scompagina / le geometrie dei veli ” non sono soltanto immagini culinarie: sono figure di un pensiero che si apre, che si lascia disturbare, che avverte “ qualcosa dentro ” capace di “ accendere il fuoco dell’indagine ”.  L’esitazione finale, quel “ né sai se proseguire o voltar pagina… ”, è la cifra di una poetic...

(Redazione) - 55 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Hans Arp, poeta dell’organico: affinità elettive, distanze radicali e risonanze nell’avanguardia novecentesca

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  di Sergio Daniele Donati   Hans Arp - immagine da  Wikipedia Hans Arp – o Jean Arp, nella sua firma francofona – non è un poeta tra gli altri dell’avanguardia, ma un caso esemplare di continuità tra parola e forma vivente. Nato nel 1886 a Strasburgo, crocevia di lingue e culture in una terra contesa, egli incarna la frattura del primo Novecento non come lacerazione nichilista, bensì come germinazione di un disordine fertile, di un “caso” che non distrugge ma ricompone in forme biomorfe, gonfie di respiro naturale.  La sua poesia, scritta indifferentemente in tedesco e francese, si configura come un’estensione verbale della sua scultura e del suo collage: immagini concrete che si dilatano, si contraggono, putrefanno e rigenerano, rifiutando ogni gerarchia tra segno linguistico e segno plastico.  Non si limita a negare la ragione borghese – come il Dadaismo più incendiario – ma la riconduce a uno stato di innocenza primordiale, a un panteismo ironico in cui “le ...

(Redazione) - Su "Imboscati" (Oligo ed., 2026) di Davide Brullo e Alessandro Dehò - nota critica di Rossella Pretto

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Sarà mistero cum gaudio o trauma ritrovarsi esistenti? Esistenti con l'aggravante dei generanti, la chance compiuta o rifiutata: questo sì uno scandalo - e lo senti nel sangue, la senti la colpa di portare alla luce, imperfetti, copie di copie alla Warhol. Non ne hai voluto sapere niente, non l'avresti tollerato, e in fondo te ne dispiace - non per te, ma per la durata che manca alla tua gente, dispersa e terminale. Ma va bene; a tutto - forse- c'è fine. E siamo qui, sul bordo della fossa, a domandare - che sia donata a noi la pace, e: ce ne scampi e liberi! Qui sul bordo o margine di un foglio, tra consumazione e consunzione (pasto e inedia), tra figliare e defogliare. E ci sia foglia come bosco per imparare a dirsi pianta, sasso o cardo. È questo che ti chiedi: che tipo di lotta sia, e perché lotta, estrema e tramortente. Dicono la notte oscura, il monte Carmelo, l'attraversamento dei regni o la povertà. E chi dice che no, la devi amare tutta questa vita a perdere, tu...

(Redazione) - Su "Christopher" (Interlinea ed., 2025) di Matteo Bianchi - nota critica di Rossella Pretto

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Matteo Bianchi, Foto-di-Alessandro-Canzian Si dovrebbe avere ali di farfalla, alla Blanche Dubois, per creare un’ora d’incanto e riuscire a pagarsi il rifugio di una notte. Con lo stesso disperato bisogno, si dovrebbe reggere lo strazio di quanto si perde per resistere a una vita ingorda (o accanita ) che espone inesorabilmente chi si consegna - il faro che illumina per un breve istante e poi ti lascia il tempo di un rimpianto, la dissipazione dell’esserci. In passato, i teatrini / del cuore non scritturavano ombre / ma angeli e demoni in carne e ossa / e da tutte le parti, nella fossa / di chi rammenta, nelle quinte ingombre // di macerie, nei cessi, nel foyer / annerito dagli incendi ferveva / l’incauta vita , direbbe Giovanni Raboni.  E Christopher risponde: Once perky red, the wall outside the “Chez Madame Arthur” theatre, now houses dead flies and faded photos behind cracked glass . Le sue farfalle sono morte, le foto sbiadite dietro vetri infranti. Si deve starci, in Kronos d...

(Redazione) - Dissolvenze - 54 - Discreto e continuo

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  di Arianna Bonino Ph. di Arianna Bonino Discreto e continuo La pagina inferiore della foglia dall’ultimo esemplare di una pioggia attinta la trattiene con lo stoma che succhia quell’umore bocca a bocca. Non pongono distanza sufficiente il verde e il vetro d’acqua tra di loro che possa consentire a quella lente di scorgersi e distinguersi dal coro: si fondono, sconfondono i confini, la lacrima credendosi già pianta. Ma l’altra per un attimo si specchia vedendosi riflessa e assai diversa. Precipita la goccia da quel tetto di faccia spaventata da se stessa ritratta dentro l’umida visione e muore, prima ancora d’esser persa.