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(Redazione) - Dissolvenze - 58 - Neque miraberis

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  di Arianna Bonino Immagine dal web (cliccare sul link) In questo disegno il Maestro Baldassarre Franceschini (detto il Volterrano) ritrasse uno scherzo della natura che, ancora oggi, qualcuno può ammirare nell'oscuro angolo di un intricato giardino segreto. Si tratta di un frutto detto bizzarria , in quanto tale agrume presenta frutti stranissimi e imprevedibili, con una profumata buccia bitorzoluta, in parte gialla e in parte arancione, trattandosi di una mostruosità formata talvolta dall'alternarsi di spicchi di limone cedrato e di arancia. Sui rami della bizzarria possono altresì crescere limoni cedrati e arance amare che non presentano questa "fusione" speciale, il che rende la pianta ancor più stravagante. E, ancora, sullo stesso ramo, può accadere di trovare un limone che, aperto, rivelerà nel suo cuore una piccola arancia amara perfettamente formata che, una volta aperta, moltiplicherà lo stupore per l'inattesa dolcezza dei suoi spicchi. Pietro Nati, me...

(Redazione) - Amerinda - 10 - La Cuba di Davide Barilli tra letterario e letterale

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  di Antonio Nazzaro Ho conosciuto lo scrittore parmigiano Davide Barilli durante una lunga passeggiata per le strade de La Havana. Entrambi sotto il peso del sole caraibico e degli anni, a passo lento siamo arrivati al Malecón, scambiandoci idee e pensieri su quest’isola che a entrambi ha rubato un amore altro. Davide, con il suo corpo gigantesco, i baffi e il sigaro stretto tra le labbra, aveva appena finito di presentare un suo libro dedicato all’Avana e, tra un sospiro e una nuvola di fumo, siamo arrivati a casa sua. Dopo una pasta con la bottarga in compagnia degli scrittori cubani Nelson Pérez e Alberto Guerra, ci siamo lasciati avvolgere dagli effluvi dell’alcol, senza smettere di parlare di libri e della città che apriva le sue gambe alla finestra. Dopo un pomeriggio così, era un dovere dire a Davide che lo avrei intervistato sul suo progetto di pubblicare autori contemporanei cubani. Ed eccoci qui! Perché pubblicare gli scrittori cubani? Perché sono bravi ma hanno difficol...

(Redazione) - Anfratti - 20 - La luce

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A cura di Alessandra Brisotto Tra lo scuro e il chiaro si viaggia per un tempo indistinto sulla scia della notte, a rincorrere i primi raggi di sole. Sono le sei e mezza del mattino, è sabato. Un sabato come tanti, abbandonato a se stesso. I lampioni delle strade sono ancora accesi, ma si stanno affievolendo dentro il ventre della luce a venire. La via in cui abito è a senso unico. Al momento non passa nessuno, tranne il mio avanzare veloce e un’auto improvvisatasi fantasma che viaggia nella direzione opposta al senso comune. Avessi attraversato la strada un paio di secondi prima mi avrebbe centrata, forse ferita o uccisa. Ma non è il tempo della fine. Il giorno comincia proprio adesso, all’imbrunire, quando la speranza della luce si radica nei ricordi del giorno prima, nella consapevolezza dell’atavico ritmo giorno-notte e notte-giorno. Mi soffermo ad osservare il bolide impazzito che forse ha confidato nella stanchezza delle persone, nella protezione della notte. Invece il manto oscu...

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 13 - Belfagor e Kir Ianulea (prima parte)

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  Di Gianni Antonio Palumbo La forza generativa del Rinascimento italiano nell’immaginario internazionale è cosa ben nota, eppure non finisce mai di stupirci. Un’eco del Fortleben rinascimentale in Europa è dato, per esempio, dall’interesse che lo scrittore romeno Ion Luca Caragiale nutrì per l’opera di Niccolò Machiavelli, “suo autore preferito”, come scrive Gino Lupi in La letteratura romena (Firenze, Sansoni, 1968, p. 200). In O scrisoare pierdută (“Una lettera smarrita”, 1884), opera che ammicca chiaramente – pur essendo cosa ben diversa – a The Purloined Letter di Poe, Caragiale faceva dire a Trahanache, il marito becco e inconsapevole, indignato contro quello che considerava un falsario, Caţavencu, e che invece era entrato in possesso di una lettera del suo amico prefetto a sua moglie Zoe: “Apoi, dacă umblă el cu machiavelicuri, să-i dau eu machiavelicuri” (“E allora, se lui ricorre a machiavelliche, ci ricorro pure io”, in Teatro romeno , a cura di G. Petronio – anche tradu...

(Redazione) - Una costante follia - 05 - Una poesia

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  di Anna Polin Chiamo la bellezza attraverso i capelli che si rigeneri la fibra nera, uterina e viva. Che lo scalpo sia del vento, che la chioma mi sia bandiera, ferina onda della linea del tempo. Io e te abbiamo costruito cattedrali, architetture interconnesse: dialoghi d’amore, le nostre balaustre. Quell’amore che è tutta sostanza, dove è espulsa la parola e il dire è fosforescenza di plancton, quell’amore tutto pieno. Io richiamo, richiamo la mia chioma, la sua linea del tempo e i suoi organismi acquatici, nostra preghiera.

(Redazione) - Paul Celan e Jacques Lacan: il soggetto, il significante e il Reale tra lingua e catastrofe - nota critica di Sergio Daniele Donati

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«Je ne suis pas un poète, mais un poème. Et qui s'écrit, malgré qu'il ait l'air d'être sujet.» [1] Premessa: oggetto, tesi e metodo Questo saggio propone un confronto fra la teoria lacaniana del significante e la poesia di Paul Celan, assumendo come testo-cardine Todesfuge , integrato dal discorso di Brema (1958) e dal Meridian (1960). L'obiettivo non è dimostrare una dipendenza di Celan da Lacan, né viceversa, ma verificare che cosa accade alla formalizzazione lacaniana del soggetto quando viene posta di fronte a una scrittura poetica nella quale il significante porta con sé una memoria storica irriducibile a una struttura astratta. Il metodo adottato combina l'analisi ravvicinata del testo poetico — lessico, sintassi, struttura ritmica e figurale — con la ricostruzione dei concetti lacaniani pertinenti (significante, soggetto barrato, ripetizione, tuché, Reale), nella convinzione che una lettura psicoanalitica della poesia debba procedere per attrito e non ...