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(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 51 - A proposito di "Linea di Mira" di Cristina Simoncini (Pietre Vive editore, 2025) - estratto e nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  di Sergio Daniele Donati " Linea di mira ",  raccolta d'esordio nel mondo della carta stampata di Cristina Simoncini , è la dimostrazione patente di un assunto che sta molto a cuore a chi qui vi scrive: certi esordi sono la manifestazione di un lavoro decennale sulla parola e manifestano una piena maturità, anche etica, nel dominio della parola poetica. Il dire poetico si sviluppa sempre su linee atemporali e dovremmo, il più possibile, evitare di dare peso ad elementi di cronologia del tutto irrilevanti.  Ciò che conta sono gli esiti del testo e, quindi, soprattutto nel caso di specie, certi "esordi"  non sono affatto "esordi" ma opere di piena maturità. Fatta questa doverosa premessa, non si può non notare come la raccolta si sviluppi come un continuum poetico in cui la memoria – sempre centrale nella poetica dell'autrice – non rappresenta mai semplice recupero di dati di vita vissuta, ma un processo di riattivazione critica e rielaborativa ...

(Redazione) - Dissolvenze - 50 - Soffi e sibili

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  di Arianna Bonino Di chi sono gli uccelli del cielo? Di chi le ridenti rondini, le ingenue allodole, i muti cigni? In principio erano di Dio. Poi arrivò l'uomo e l'uomo si fece re, divenne padrone di flora e di fauna, facendone preziosa concessione a suo piacimento e mandando a morte chi osasse sottrarre un cervo, una lepre, un frutto. Mentre attraversavo London Bridge Un giorno senza sole Vidi una donna pianger d'amore Piangeva per il suo Geordie… (1) Avrebbe fatto la stessa fine, Geordie, impiccato con una corda d'oro, se invece di rubare sei cervi nel parco del re avesse sottratto un cigno. I cigni d'Inghilterra sono del Re, ancora oggi. Simbolo di aristocrazia, potere, bellezza. Possono trasformarsi in una vera ossessione, come fu per l'imperatrice Giuseppina, che ne fece portare di bianchi e di neri per il suo lago nei pressi di Parigi e che di cigno dette le sembianze addirittura a sedie e suppellettili di cui si circondava. E quindi, i cigni del Tamigi ...

(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 20 - Il poeta e la sua parola (parte sesta - Presupposti per la Sintesi)

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  di Giansalvo Pio Fortunato Ripartiamo, dunque, dalla pluripotenza della poesia , che – va precisato – non è onnipotenza. Il legame, infatti, del linguaggio poetico con la lingua, che è articolata, risulta, infatti, negativamente limitato: nei termini di una possibilità che finisce lì dove finisce la lingua come significatività, sonorità e visione. Il centro gravitante del linguaggio e, a maggior ragione, del linguaggio poetico si pone nell'incrocio esatto tra il mondo culturale (il complesso di visuali percettive di un individuo, che è figlio di una comunità) ed il mondo artistico di quello stesso individuo e di quella stessa comunità. Questa intersezione, senza dubbio, non priva il poeta della sua originalità: semplicemente la indirizza, segnando intrinsecamente il limite. Uno spirito illuminato , per intenderci, può, in quanto poeta geniale e rivoluzionario, scrivere sempre e solo ancorato al suo tempo, alla sua costituvità ruminante artistica e culturale, e, qualora dovesse ap...

(Redazione) - Anfratti - 11 - P!

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  Di Alessandra Brisotto Il segnale stradale. P Fissa intensamente il segnale stradale e non ti accadrà nulla. Non piangerai. Non farai scenate ridicole. Non piangerai. Riuscirai a leggere la preghiera fino alla fine. Non piangerai. Ti alzerai dal primo banco, quando tutti faranno silenzio, attendendo la tua voce attaccata alla preghiera. Tu fissa il segnale stradale oltre il vetro alla fine della gente, ora dietro di te, poi davanti. P Non piangerai. Le leggi sono leggi. I segnali stradali sono leggi. Le leggi ci indicano una strada. Sarai forte come l’intera costruzione in cui ti trovi, come la somma di tutte le forze presenti, forte come il tempo che passa e non dà tregua, né incanto. Non piangerai. P Le tue lacrime si accartocceranno l’una nell’altra, aumentando di peso, non di volume, ti resteranno dentro come una stella implosa, una nana bianca, un buco nero che potrà uscire da te solo dopo la cerimonia. Non piangerai quella stella. Adesso no. Ora fissa quel benedetto segnale...

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 09 - Il De priscorum proprietate verborum di Giuniano Maio: un caso controverso (seconda parte)

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  Di Gianni Antonio Palumbo Avevamo cominciato ad affrontare la complessa questione del lessico De priscorum proprietate verborum , pubblicato nel 1475, per i tipi di Mattia Moravo, dal partenopeo Giuniano Maio, quella figura di studioso e onirocritico che Iacopo Sannazaro ricorderà nell’Enareto dell’ Arcadia . Il Volterrano l’aveva accusato di essersi impadronito del lessico di Antonio Calcillo, delineando foschi scenari di appropriazione indebita di opera altrui, con l’aggravante della sopraggiunta morte del vero autore del lessico. Siamo intervenuti già nella precedente puntata di questa rubrica ( lo trovate qui ) a chiarire il fatto che il lessico di Calcillo è tutt’altro che svanito, al punto d’essere conservato nel manoscritto Bodleiano 171 (sec. XV, cart. di 389 ff) di Oxford. Esso costituisce, sì, l’ossatura del vocabolario di Maio, ma in quest’intelaiatura confluiscono innumerevoli altre voci, a cominciare dal De Orthographia di Giovanni Tortelli, che vi gioca un’incidenza...

(Redazione) - Specchi e labirinti - 38 - "L'orologiaio" - un racconto di Giovanna Alma Ripolo

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  di Paola Deplano «L’anno moriva, assai dolcemente.» Ecco lo stupendo incipit dell’altrettanto stupendo Il piacere di D’Annunzio. Anche questo nostro 2025 sta finendo, se dolcemente o meno non dipende da noi, ma dai casi della vita e dalla fortuna personale. In questo cambio d’anno speriamo di farvi cosa gradita presentandovi un racconto sul tempo, scritto da Giovanna Alma Ripolo e contenuto nel suo libro Pezzi , edito nel 2024 dalla casa editrice Vintura. L’OROLOGIAIO “ Il tempo è un’invenzione, o è niente del  tutto ” Henry Bergson, L’evoluzione creatrice Era da tempo che Gaetano, che col tempo ci lavorava, se ne stava lì, in quel negozio in cui i  secondi, i minuti e le ore venivano scanditi da una moltitudine di apparecchi, e sempre allo stesso  modo. Faceva l’orologiaio, e dall’apertura alla chiusura stava con quel suo monocolo davanti a un  occhio e con in mano un cacciavite minuscolo, sempre con una piccola lampada puntata su dei  microscopici comp...

(Redazione) - Metricamente (Prontuario di sopravvivenza metrica) - 04 - La cantabilità dell’amore: dissertazioni sulla forma metrica della ballata

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  Di Ester Guglielmino Perch’i’ no spero di tornar giammai, ballatetta, in Toscana, va’ tu, leggera e piana, dritt’ a la donna mia, che per sua cortesia ti farà molto onore. Tu porterai novelle di sospiri piene di dogli’ e di molta paura; ma guarda che persona non ti miri che sia nemica di gentil natura: ché certo per la mia disaventura tu saresti contesa, tanto da lei ripresa che mi sarebbe angoscia; dopo la morte, poscia, pianto e novel dolore.   Guido Cavalcanti, da Rime, Perch’io non spero… vv. 1-16 Inizia così la più nota ballata di Guido Cavalcanti, il celeberrimo poeta fiorentino che fu personalità centrale, seppur controversa e misteriosa, dello Stilnovismo nonché grande amico di Dante. Appartenente all’alta aristocrazia, a una famiglia di rango ben più nobile rispetto a quella degli Alighieri, fu proprio lui a introdurre il Nostro presso i circoli culturali più in di Firenze. Pare, infatti, che la famiglia di Dante, rientrante nel novero della piccola aristocrazia, a...