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Visualizzazione dei post da Settembre, 2019

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Testamento al bar in solitaria

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E poi ti siedi. La birra in mano, lo sguardo posato sull'orizzonte. Un albero spoglio ti guarda, sorridendo, come facesse un cenno alle tue memorie. Luce. Luce. Luce. Davanti, dietro e dentro di te. Luce nel tuo sguardo che tutto comprende, perché finalmente tace il bimbo. Perché finalmente hai saputo accompagnare il suo sonno. E la musica forte del pub. E la gente che passa, inconsapevolmente attrice di una scenografia divina. E tu guardi osservi, stupito della calma che ti pervade. E respiri al ritmo della musica. Al ritmo dei tuoi sorrisi. Al ritmo dei tuoi sorsi di una gelida birra che sembra dire alla tua gola, luogo sacro della coscienza, "osserva, osserva, osserva". Dio quanto amo l'umanità, quanto amo il suo passaggio, il suo camminare, ridere, piangere, sperare. Dio dammi la forza di continuare ad amare l'umanità. E quella ragazza. Sconosciuta. Mi guarda. Diritto negli occhi ormai lucidi di lacrime. "Cosa scrivi mi chiede". È solo un sus
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La mia vita con Glock - 00 Evocazione

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EVOCAZIONE Tu che vaghi tra i fitti rovi dei miei pensieri, pelle bianca graffiata, incurante delle spine, sguardo umido, eppur vivace, a raccoglier more chi sei? Tu che cammini sicuro nelle strette grotte delle mie paure, sollevando foglie morte in un vortice, quasi fosse un gioco, tu, infante fatato, che avanzi lanciando incantesimi sulla via spalmando olio e balsamo sulle mie ferite; chi sei? Tu che tendi manine di bimbo in aiuto del gigante, o portatore di silenzio, alchimista della parola, lucina tenue, stella solitaria, tu che nuoti, certo dell'approdo, nelle acque stanche delle mie paludi chi sei? Tu, voce mai sopita, che raddrizzi la mia schiena, maestro antico dall'incedere di fanciullo, che sollevi con un solo schiocco delle dita sovrappesi e dismisure dei miei inciampi e con un solo soffio ne disperdi i semi come neve di fiore al vento in primavera; chi sei? Tu che ti sdrai al suolo, materasso delle mie cadute, e ti ergi poi, pompa pneumatic
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Stavo per scriverti

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Stavo per scriverti. Ma la lettera l'avrebbero letta i tuoi carcerieri che, sebbene portino tutti il tuo stesso nome, sono tanto distanti da ciò che tu sei. Stavo per scriverti, ma non l'ho fatto, né lo farò. Perché la S.T.A.S.I. controlla la tua stasi e le mie parole sarebbero piume in mano ai tuoi aguzzini. Stavo per scriverti, ma non lo farò, perché odio essere letto solo da chi ti impedisce il respiro. Stavo per scriverti e non lo farò, ma pensare, sì, quello posso. E so che ti basterebbe un soffio per disperdere ciò che ti lega a loro. Lo sai bene, sono fatti di sabbia e cenere e i tuoi polmoni sono fatti per spegnere candeline, come quando eri bimba, e il mondo non ancora prigione.
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Uno, due, dieci passi

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Foto di Dariusz Klimczac Uno, due, dieci passi. Poco conta, ma li conti. Uno, due, dieci passi, Poco conta, ma ti racconti. Uno, due, dieci passi. Li conti ancora e poi ricominci. Uno, due, dieci passi. Li conti sempre e ti convinci che uno, due, dieci passi siano tutto ciò che ti separa dal vuoto, che sia tutto ciò che si para davanti a quel balzo, purtroppo, a te già noto.
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Rami scorticati

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Soli siamo rami scorticati, protesi verso il vuoto. La verticalità, nostra dittatrice, archetipo di ciò che fu, sintesi dei nostri dolori, ci contorce il corpo verso il cielo. E allora ci appoggiamo l'un l'altro rendendo possibile la salvaguardia del sogno, la danza delle radici, la grazia ed il dono del movimento immobile. Ci sosteniamo l'un l'altro sfidando la gravità, il peso che lento innaffia, come rivolo sotterraneo, la parola che, più profonda, custodiamo: speranza.
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Non è difficile

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Dedicata ad un ragazzo "speciale" Non è poi così difficile, sai, contenere l'immenso in un gesto. Difficile, forse, è saper chiudere gli occhi al momento giusto ed abbandonarsi all'ascolto. Difficile, forse, è accettare l'onda che torna, come se fosse un gioco di bimbi sulla spiaggia. Non è impossibile contenere l'immenso in un gesto e mettere in quell'immenso le mani amorevoli che ti accompagnano, le voci calde che ti accarezzano. Tu tutto questo lo sai e le mie parole nulla aggiungono a ciò che tu sei ed a ciò che sono coloro che ti accompagnano.
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Parole stentate

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Figlio mio, io vorrei trovare le parole (e non ne trovo se non di stentate) per dirti che ogni parola che leggi, ogni virgola su cui posi le tue pause, ogni punto che ti permette di staccarti dal testo, sposta galassie, allontana buchi neri, porta luce nel buio più oscuro. Vorrei trovare le parole (e ne trovo solo di stentate) per dirti che ogni istante che passi alla lettura diviene la lettura dell'Altro. Di quell'altro che è in te e di quello che ancora devi incontrare. Figlio mio, una parola scritta ha bisogno di essere letta e custodita non solo nel cuore di chi scrive. E se ti fai portatore delle parole altrui, ebbene, figlio mio, troverai le tue, quelle vere. E non sarà per imitazione, ma per osmosi, per aderenza profonda all'Umanità. E verranno i momenti in cui avrai bisogno del Silenzio, dell'assenza di parola, dello sguardo lontano e dell'ascolto della parte più profonda di te. Figlio mio vorrei trovare le parole (e ne trovo solo di stentate) per dirti ch
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Inno ad una parola

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Una parola sola, timida, appena intuita, nella penombra di una notte stellata, concepita all'alba, delicata, nascosta, celata, ritrosa e sospesa, cullata in un silenzio di attesa, Una sola parola, dolcemente accudita, seminata al tramonto di un gennaio tiepido, inaffiata di sogno, germogliata in una notte di luna piena, fragile legame tra il vegetale e l'umana speranza, Sola, una parola, bisbigliata, sussurrata, mormorata, declinata in lingua antica, compresa da un solo udito, dedicata e delicata, fragile e vitale Parola sola, una, promessa eterna, accresciuta nel soffio del vento, radice salda, tronco possente, albero solitario, coperto di verdi foglie i primi giorni di marzo, e fiorito in colori screziati i primi giorni di un giugno assolato. Una parola, una sola. fonte unica, indicibile per i più, inaudita per molti, figlia del desiderio, dagli spazi siderali caduta nel Giardino che fu e raccolta furtivamente da Adam, come il seme più prezioso da far radicare, nonostante o
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Surreale

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"Bisogna conoscerle le parole per per poterle usare", dicevi tu. E io, novello Martin Eden, tacqui. "Bisogna conoscerle le parole per poterle usare", ripetevi tu. Tacqui ancora, mi strappai il vestito, aprii il ventre, mostrandoti il meccanismo che nessuno osava vedere. "Quale parola definisce le sue molle?", chiesi Ma tu non c'eri più, ti eri già girata a osservare un orizzonte opaco. "Bisogna conoscere il meccanismo per trovare le parole" pensai, e me ne andai .
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Vedo perchè tu veda

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Foto di Rodney Smith Senza appoggio, senza velo, né mistero, né guardia alata, lancio lontano il mio sguardo, solo se il tuo bilancia il possibile delirio mio di coscienza, in egual postura. Vedo perché tu vedi Vedo perché tu veda.
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Coeurs Brisés

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Siamo tutti così pieni di crepe che volgiamo lo sguardo spesso solo dentro noi stessi e i nostri drammi. Ma essere avvocati è una fortuna, e le storie degli altri si è per mestiere obbligati a sentirle. A volte ci pesa doverlo fare perché lo sguardo continua ad andare nelle nostre crepe, nonostante l'altrui racconto. Ma poi, già poi... "Avvocato mi sta ascoltando?" "Si certo piccola, si ascolta meglio ad occhi chiusi, sai." (no non ti ascolto, io non ho cuore, io non ho più cuore) "Lo diceva sempre anche mio nonno" Alzo lo sguardo (non me lo dire cosa ti è successo piccola, ti prego. Io non ho cuore, io non ho più cuore) "Allora le dicevo che sono dovuta scappare nel bosco" (Sapessi in quali boschi vorrei scappare io ora. Io non ho cuore, non ho più cuore, piccola mia, ti prego taci) "Ed era quasi buio". (Il mio sguardo si fa più attento, ma no non posso ascoltarti, io non ho cuore, non ho più cuore) "E
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Dormiente (la guardia)

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Ho protetto il tuo sonno con fili d'erba intrecciati, i tuoi sogni con raggi di luce lunare, i tuoi silenzi con canti antichi e nenie primordiali. Ho osservato i tuoi respiri regolari nelle mie notti insonni. Sguardo di pastore, cuore d'agnello, mi son fermato deciso davanti ai tuoi tre fantasmi. Guardia antica, spada di vetro, brecciata, è iniziato il duello cui tu, assente nel sogno, non partecipavi. Ho perso, è vero. Ma è certo che i fili d'erba, i canti antichi e i raggi lunari sfioreranno la tua memoria le sere d'estate, ricordandoti, nella brezza, di quella guardia sconfitta.
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Piedi umidi

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Foto di Logan Zillmer Hai ragione. Non ho nulla in più di te perché medito. Meditare non fa di me un superuomo. Anche io tengo i piedi nell'umido e la foschia mi chiude spesso i sensi. E sto, come te, immobile ad attendere chissà cosa per iniziare a vivere. Hai ragione meditare non mi dà nulla che tu non abbia già dichiarato di aver ottenuto per altre vie. E se anche tu vedi quella porta dietro la foschia, davvero non c'è nulla, se non il cammino prescelto, che ci differenzi. Hai ragione a rimarcarlo, sono una piccola persona che ha ricevuto un solo insegnamento ed una sola colonna dorsale per stare eretto. Una persona piccola che meditando ha percorso felice i suoi centimetri verso quella porta che tu puoi raggiungere con un solo balzo, a quanto mi dici. Eppure è meditando che ho capito che la mia banalità, piccolezza umana, limite è un valore, è il campo da arare per poter fare altri centimetri, camminando nell'umido. Hai ragione dunque a definirmi piccolo, a rima
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Dimmelo tu

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Foto di Francesca Woodman Dimmelo tu se è il ricordo ad impedirti di guardare quel fiore. O forse è il profumo di Calla a non farti sentir degna di quel candore? O forse è la mancanza di veli di seta a far barcollare il tuo passo di regina? Dimmelo tu, dal tuo sguardo perso, perché ti copri il volto? Quasi che ad un fiore, delicato e fragile, molto più fragile delle più grandi tue fragilità, non si potesse far dono di un piccolo sorriso. Vero, non tutti i fiori vanno colti, perché non divengano cappi al collo, né ogni offerta di bellezza va accettata. Ma si può dire no con un sorriso, per non spegnere la luce in questo mondo. Ma tu tutto questo lo sai, perché io ti so limpida ed impaurita. Impaurita e limpida.
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Avec le temps

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Foto di Dariusz Klimczak E chissà se il mio rapporto col Tempo si modificherà, col tempo? E chissà se avrò abbastanza appoggi nell'esperienza per sorridere del suo rallentamento? Verrà il giorno in cui saprò, senza cercare di insegnarlo, che il Tempo è solo, per se stesso, la misura dell'eternità della nostra anima. Verrà il giorno in cui rinuncerò ad ogni parola, ed i miei passi saranno l'unico esempio della mia cadenza nel mondo.
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Guardare Lontano

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Foto di Rodney Smith Guardare lontano, sobri e pensosi. Guardarsi di lontano, a volo d'aquila. E comprendere che senza quel gesto pudico, senza nascondere dietro la schiena, le mani cui potresti dare la forma di un angelo sterminatore o di una carezza, nulla è possibile. Né l'ineluttabile gesto che annienta chi ti ha annientato. Né il primo passo verso il perdono di se stessi. Sì, si nascondono le mani dietro la schiena per poter scegliere, al bivio che ci si impone davanti, se diventare angeli della morbidezza o del ferro che taglia netto l'indicibile. Ci si guarda da lontano, volo d'aquila, per poter scegliere cosa divenire. Foto di Rodney Smith
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Obliquo

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Foto di Noelle Oswald Obliquo pensiero, tra forma e vuoto, Pensiero eterno, tra stasi e moto, io infrango, estendo, affino l'udito stanco, l'anima accucciata sotto ali di gabbiano. Che mi porti lontano! Che mi porti lontano!
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