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Cinque poesie inedite di Patrizia Caffiero e una nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  «...Forse questa montagna che ti ombreggia/questo ostacolo corposo e sfuggente/è soltanto la conseguenza amara/del tuo non dare un Nome alle Cose.» scrive in uno degli inediti che oggi pubblichiamo la poeta Patrizia Caffiero.  E in questi versi che paiono centrali mi pare di poter scorgere tracce di un pensiero che ha radici nelle profondità da un lato del Mito e dall'altro in un pensiero mediorientale ben preciso. C'è sempre tanto delle cose nel Nome delle cose , la loro essenza secondo alcuni pensieri, e c'è tanto di ricco nel saper tornare all'origine dei lemmi che danno Nome alle cose.  Ma questo pensiero, sembra suggerirci la poeta, porta con sé un'amarezza di fondo, ché altro non è che la constatazione dell'impossibilità di poter sfiorare la realtà delle cose al di fuori del linguaggio, della parola.  Ed, in fondo, è la stessa ossimorica dolce amarezza che ritroviamo nei versi: «...Ho costruito la casa nel mar/ma non avevo il progetto/quando sono andata