Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta dialogo

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 26 - Sergio Daniele Donati dialoga con la poesia "Ora scende nella terra" di Yehuda Amichai

Immagine
di Sergio Daniele Donati Ora scende nella terra Ora scende nella terra,  ora è all'altezza dei cavi del telefono e dei fili della luce e dei tubi delle acque pure e impure,  ora scende nei luoghi più bassi,  luoghi inferi dove sono le ragioni  di tutto questo fluire,  ora è negli strati della pietra e delle falde acquifere dove sono i moventi delle guerre e le cause prima della storia e le future sorti dei popoli e degli uomini ancora non nati: mia madre, astronave di salvezza, la terra muta  in un vero cielo. (tratto da Yehuda Amichai - Poesie, Crocetti editore 2021 Traduzione di: Ariel Rathaus Prefazione: Ted Hughes) _______ Te lo dico in prosa, maestro mio, ché la poesia tace e la parola lascia solo tracce salate su un detto che non sa più esprimersi.  Lo dico in prosa, dicevo, perché  ogni discesa è pioggia e irrora i luoghi meno attesi, troppo adusi a un dire arido e di sabbia. Sono i luoghi che calpestiamo, distratti e immersi in un sogno che sgorga dalla nostra necessità di

Due sillogi allo specchio (Gianpaolo G. Mastropasqua e Sergio Daniele Donati)

Immagine
  La galassia Chiara Cosa tu sia non so, non riesco a vedermi eri lì, come un vento improvviso dormivi, come un'onda che tace una parola che non sa il suo nome sei venuta al buio, anche tu. Domani saremo bambini, dovrai cercarmi tra le tua bambole, come allora quando ancora non esistevi. Vedrai giocheremo con Dio, sorriderai ed io non saprò mai -  quanti anni hai? Tratto dal primo libro di  Gianpaolo Mastropasqua "Silenzio con variazioni" - 2005  si trova ora anche in Silenzio Maggiore - Poesiaconcerto (1999-2005) S'aprirono varchi S'aprirono varchi e s'ingrossò il solco. Furono divaricati spazi e silenzi, e divise acque da acque. Nel mezzo una parola ponte tra cigno e falco. Si seppe allora che creare è tacere, e tacere è tendere; che il volino non dà suono, in assenza d'archetto.  Tratto dalla silloge di Sergio Daniele Donati Il canto della Moabita (Ensemble ed., 2021) _______ NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE Gianpaolo G. Mastropasqua è nato a Bari nel 1979. È

Due poeti allo specchio (Mirea Borgia e Sergio Daniele Donati)

Immagine
Predicavamo il sogno, in riva. Il simbolo aveva lasciato le vestigia, i morti e il mare a cancellare tutto. Dio si era già confessato orfano. Eppure, restavamo ancora dritti - di umanità, infine - decretando le norme della nostra visione. Fine dell'umanità , primo punto. Libera la rotazione di accelerarsi. (Mirea Borgia -  inedito 2023) Li ho visti danzare a spirale e poi dondolarsi, prede d'una nenia antica e bruna. Li ho visti scambiarsi le pelli, e mutare colore alle iridi.  Ridevano, come ride il fachiro  del chiodo.  Li dicevano sporchi  solo coloro che disconoscono  il soffio che tramuta la polvere in vita. Avevano nuvole negli occhi e ali di falco tagliavano i loro cieli mentre cantavano un canto senza tempo; nel tempio del gioco davanti alla porta d'Oriente. Io li guardavo e non li dicevo ,  perché non c'è nulla da dire se non la fine d'un mondo, Mirea, là dove comincia  il nuovo che nasce. (Sergio D. Donati -  inedito 2023)

Due poeti allo specchio (Sergio Daniele Donati e Denata Ndreca)

Immagine
Il mio sguardo astigmatico si posa su orizzonti mobili, sfoca i contorni e proietta memorie di nebbia  in un Altrove fecondo - un progetto di ritorno. Forse per questo per me scrivere è diluire inchiostri e chine  nell'evanescenza e  accettare  che il significato  scolori  in una quasi assenza  di suono. (Sergio Daniele Donati - inedito 2023) Cade lo sguardo dai tronchi spogli degli alberi.Ponente - il Vento - che lo porta via. Galoppa nelle tempie l'inchiostro nero con rosso sangue misto. Io resto qua, per contemplare il suo sorriso. Cerco oltre, mentre tutto è immobile davanti a questa croce. Simbolo di vita. Simbolo di morte. (Denata Ndreca - inedito 2023) NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE Denata Ndreca (Scutari 1976) è poeta e giornalista albanese che vive a Firenze dal 2000. È autrice de' "La ragazza del Ponte Vecchio" ; "Tempo negato" ; "Un faro nella nebbia" ; "Senza Paura" ; "Calicanto" ; "Intorno a me" ; e dei test

Due poeti allo specchio (Romina Capo e Sergio Daniele Donati)

Immagine
E come dirlo .ora che sei un frammento un'idea sbagliata un rammendo che smacca sulla camicia ben stirata Vedi .mi si sgualcisce pure l'ombra mi restituisce una sagoma che si spacca e quasi somiglia a te Dovrò non dirlo .starmene estrema a braccia conserte strette strette facendo dell'estranea la scena. (Romina Capo - inedito 2022) Hai mai posto i palmi delle mani a pochi centimetri tra loro e sentito il formicolio d'una vita che prospera solo  in una vicinanza trattenuta? Hai mai gettato uno sguardo ritroso a quel sorriso estraneo  che si sofferma sulle tue sopracciglia a cercare sul tuo volto il canto della similitudine? Là, tra gracidar di rane,  - ricordo - in una notte per me serena ritrovai una mia memoria anfibia, una lallazione infante. Da allora, se anche parlo di strappi, non dimentico che in tasca porto sempre aghi e fili; d'argento. (Sergio Daniele Donati - inedito 2022)

Due poeti allo specchio (Arianna Bonino e Sergio Daniele Donati)

Immagine
Con nomi di fiori puoi chiamarmi e di animali leggeri e inquieti. E nei blu - ma almeno sette - trovar traccia di me della mia tempesta. L’ultimo sorso rosso del giorno - quello dei pensieri - sul fondo schiude labbra che sogni nel mio viso. E sai che il fieno sa di quel che puoi fiutare nell’ombra delle mani che sui tuoi occhi lascio il tempo che indovini chi io sia. Se tocchi foglie strane di piante d’acqua e ruvide cortecce puoi dire che hanno l’aria di me quando cammino all’ombra. Ma è il cerchio che si apre sullo stagno e poi svanisce l’abbaglio della luna che svirgola la schiena alla faina e la spirale vuota di conchiglia l’ombra che assomiglia a quel che sono. Tu non dirmi di petali e colori le tele lascia bianche bevi e non sognare che il fieno stia nei campi e se nuoti nuota senza dire. Lo spazio tra le cose la pelle della frutta le note cancellate mentre scrivi la macchia della nuvola sul muro: se quelle sono cose che non sai è a loro che il mio nome devi dare..

Due poeti allo specchio (Agnese Coppola e Sergio Daniele Donati)

Immagine
Ho immaginato con te la danza verso un nostro comune Mito; là avremmo potuto davvero ascoltare il rapsodo o parlare di Proserpina,  o d'un vello d’oro. Ho anche pensato di trascinarti ridendo nei deserti dei miei padri ad ascoltare la lira d’un re ancora bambino e vederlo poi scagliare pietre sulla fronte del gigante. Ma poi mi sono ricordato che ci zittisce entrambi la stasi d’uno stendino e che non c’è fil di lino più tenace, tra scritture diverse, dei tratti incerti della quiete. Allora perdonami, Agnese, se con te scelgo di condividere un dialogo fatto d’un esitante e sottile silenzio, e se, per te, immergo le mie mani vissute nella sorgente silenziosa d'ogni parola. (Sergio Daniele Donati - Inedito 2022) Lascio il mito al labirinto del Minotauro e al filo teso di Arianna tra storia e amore. Mi sono incatenata alla rupe la poesia è un ' aquila che divora, nella notte cemento di silenzi mi sazia la sete di Alejandra. È lì che il silenzio ingravida occhi di ve

Dialoghi poetici coi Maestri 25. - Cees Nooteboom

Immagine
Cees Nooteboom - Immagine di repertorio Di tutti i ritmi trovò giorno e notte il più bello. Uno, due, e grazie a Dio niente tre. Venne solo dopo, quando tutto fu finito, una cifra oscura travestita da zero. Come nasce un'opera d'arte? Quando comincia un mottetto, una poesia, una luce che appare senza fonte? Chi pensa un primo verso prima di pensare? Oppure: come da una palude di riflessi, una lotta nel fango tra un allora e un immaginario ora, sorge quell'unico, visibile istante in cui il tempo non misura quel che svanisce (Cees Nooteboom- tratto da L'occhio del monaco Einaudi, Torino, 2019) _____ Due Il due scolora e opera una scelta tra il passo di ritorno e l'inciampo nell'ignoto. Percorre entrambe le vie  lo sguardo del poeta quando attende un fremito  del polpastrello per dire del tempo trascorso a sublimare - in parola -  la propria tacitazione. (Sergio Daniele Donati - Inedito 2021)

Due poeti allo specchio (Arianna Bonino e Sergio Daniele Donati)

Immagine
Max Dupain: "nude in sunlight" (1937) Meridiana iconantidiptica (di Arianna Bonino - Inedito 2021) Se tu decidessi di collocare un sistema di prismi davanti all’obiettivo di un piccolo cannocchiale fissato su un cilindro di pietra e se il Sole in quel momento non si trovasse sull’asse ottico del cannocchiale, i prismi produrrebbero uno sdoppiamento dell’immagine solare e il tuo occhio scorgerebbe le immagini simmetricamente disposte rispetto al centro del campo di vista. Ma se il Sole si approssimasse al centro del campo di vista, le due immagini si avvicinerebbero. E se tu attendessi l’arrivo del Sole sull’asse ottico del piccolo cannocchiale, le due immagini finirebbero per coincidere. E se tu avessi avuto cura di porre l’asse del piccolo cannocchiale sul piano meridiano, le immagini coincidendo determinerebbero esattamente il mezzogiorno vero del luogo di osservazione con un’approssimazione compresa tra cinque e dieci secondi. Se il tuo piccolo cannocchiale fosse correttam

Un dialogo tra opposti

Immagine
La mia macchia Tardi, dicono, troppo tardi. In ritardo di decenni. Annuisco: sì, ce n’è voluto prima che trovassi parole per l’usurata parola vergogna. Accanto a tutto ciò che mi rende riconoscibile ora mi rimane appiccicata una macchia, netta quanto basta per gente che indica con dito senza macchia. Addobbo per gli anni che restano. O forse si doveva provare il travestimento, stendere il velo pietoso? D’ora in poi mi circonderebbe la quiete in mezzo a rane gracidanti. Ma già dico sì, no e nonostante. Non si può mascherare il torto sanzionato. Mai troppo tardi ciò che fu ed è viene chiamato per nome. La macchia vincola. Günter Grass (Raffaelli, 2008) _________ Fatico Fatico a dirti che l'usurata parola non è vergogna , che è corroso ciò che non nomini; che è onta per le mie palpebre  il tuo mugugnare nello stomaco un io, io, io senza fine, come se ai milioni  di dita amputate importasse qualcosa  indicare la tua macchiolina  su una camicia di lino.  Ti macchia non aver dedicato, i

L'avvocato è stanco (nature boy)

Immagine
Il colloquio col giudice era stato stimolante e proficuo. Avevo usato ogni arma a mia disposizione per far passare come sostenibile quell'assurda mia linea difensiva. E, dallo sguardo che la dottoressa aveva posato nei miei occhi, avevo intuito che un qualche barlume di dubbio ero riuscito a seminarlo. Ma lei continuava a guardarmi, anche quando avevo smesso di parlare. Uno sguardo enigmatico, di chi ne ha viste tante, forse troppe. Solo i giudici, anzi solo i migliori tra loro, sanno tenere quello sguardo. E io, nonostante i miei trent'anni di arti marziali, i miei discorsi sullo sguardo del samurai e sulla capacità di chiudere gli occhi quando necessita, mi ero sentito nudo e inerme di fronte ai suoi occhi. Mi ero limitato a tacere, guardandola come un bimbo guarda una mamma arrabbiata dopo aver commesso qualche marachella. "Avvocato, ho capito", aveva detto, "e le prometto di valutare con attenzione le sue parole. Non tema. Ci sono ancora dei punti

Io ricordo

Immagine
Le memorie son come farfalle notturne. Falene sgraziate che si posano ansiose dove trovano piccole luci. Io ricordo, maestro, quell'istante in cui le nostre spade di legno si sono incrociate, gli sguardi posati sugli orizzonti alle nostre reciproche spalle. "Ancora non va", mi dicesti. "Non sei uscito abbastanza dalla linea d'attacco e hai il peso sul piede sbagliato". Ti amavo, come un vero allievo ama un maestro, vero. Tu sorridevi, percependo in me il desiderio di dare il massimo. Poi mi dicesti: “chiudi gli occhi”. Io li chiusi e piansi; poi li riaprii. Al tentativo successivo la tecnica, come un tuono, esplose perfetta. La punta della mia spada di legno seguì una linea orizzontale diretta all'altezza dei tuoi profondi occhi. Taglio orizzontale che tanto risuona nel simbolo. Creare la cecità nell'altro per permettergli di vedere. " Questo è il segno etico della tecnica e anche della tua richiesta. Tra sei mesi passerai l'

Dialogo

Immagine
Maestro Immaginario Prima di parlare con loro guardali negli occhi in silenzio per un istante. Allievo L'ho fatto, Maestro, l'ho fatto. Lo faccio sempre. Maestro Immaginario E... Allievo Avevano sguardi persi, sfidanti, strafottenti, violenti, bui, cupi, impauriti, respingenti. Avevano sguardi aggressivi, fissi, vuoti, inossidabili. Maestro Immaginario E poi cosa hai fatto? Allievo Per un solo battito di ciglia ho chiuso gli occhi. Era troppo, anche per me. Maestro immaginario E poi? Allievo Poi ho riaperto gli occhi. Maestro immaginario E... Allievo (con le lacrime agli occhi) Avevano lo sguardo da bambini impauriti. Poi è iniziata l'udienza di convalida dell'arresto al Tribunale dei minori