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(Redazione) - Una nota di lettura alla silloge di Davide Rocco Colacrai "D come Davide" (Le mezzelane Casa Editrice, 2023) - di Sergio Daniele Donati

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Può la poesia divenire atto confessorio? Ancor meglio, può l'intenzione di un poeta essere quella di usare il verso per confessare sé stesso a sé stesso? In realtà la domanda ha una ben banale risposta, prima facie .  Ogni parola che sorga dalle nostre intime profondità ha un contenuto confessorio perché porta con sé tutti i detriti, le tracce e le radici del suo percorso di emersione, anche quando finge. Dico banale perché in questa risposta si omette di parlare del dato volontario, di una scelta confessoria e si evita di tracciare una cosa del tutto evidente: ogni confessione suppone la commissione, almeno simbolica, di un reato di qualcosa che viene percepito a lungo come da nascondere e poi emerge in tutta la sua potenza.  Al di là delle deviazioni e imprecisioni di linguaggio dei tempi moderni, ciò che percepiamo come bello di noi, non lo confessiamo mai.  Semmai ne parliamo.  Lo celiamo se siamo ritrosi, lo mostriamo se non lo siamo. Il bello non si confessa, si dice .  La co

(Redazione) - Piccola nota di lettura ed estratto da "Il respiro del glicine" di Francesca Iseppi (Le Mezzelane - casa editrice, 2023)

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_________ È un vero onore (e piacere) poter pubblicare un estratto dalla silloge Il respiro del glicine  di Francesca Iseppi  ( Le Mezzelane - casa editrice, 2023) su Le parole di Fedro. La scrittura della poeta, che appare almeno   prima facie figlia di una scrittura classica e senza tempo, è capace di variar ritmo e cadenza ad ogni composizione.  Così passiamo da liriche più composite e lunghe a dei veri e propri Haiku, senza perdere tuttavia il richiamo ad una leggerezza che tutto può significare meno che superficialità di contenuti e di forme linguistiche.  Francesca Iseppi  è appunto capace di quel raro equilibrio che fa della leggerezza, del tratto tenue e delicato, della tinta pastello i veicolatori di contenuti del profondo e che dal profondo prendono nutrimento. A chi vi scrive è molto piaciuto perdersi in questo gioco sottile - e finalmente senza strazio, in cui anche alla sofferenza si concede infine tutta la tenuta e dignità che richiede -  di una poesia mai troppo con