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(Redazione) - La precisione chirurgica del dettaglio e la ripetizione come forma: Hannah Sullivan tra modernismo, contemporaneità e traduzione in Tre poesie (Crocetti ed. , 2026) - nota critica di Sergio Daniele Editore

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  Hannah Sullivan esordisce nel 2018 con Three Poems , un volume che le vale il T.S. Eliot Prize nel 2019 e che si impone come uno degli esiti più significativi della poesia anglosassone contemporanea per la capacità di trasformare l’esperienza ordinaria in un’indagine spietata eppure compassionevole sul corpo, sul tempo e sulla ripetizione. Il libro si articola in tre lunghi poemetti che funzionano come un verse memoir ibrido, a metà tra confessione lirica e saggio poetico, in cui la giovinezza newyorkese di You, very young in New York (p. 18 originale inglese / p. 19 traduzione italiana), la meditazione filosofica sulla ripetizione di Repeat until time. The Eraclitus poem (p. 54 / p. 55) e l’elegia sulla morte del padre e sulla nascita del figlio di The sandpit after rain (p. 110 / p. 111) tracciano un arco coerente che rinnova la tradizione modernista – da Eliot a Whitman, da Larkin a Shelley, da Pound a Auden – senza mai rinunciare alla fisicità del corpo femminile osserva...