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(Redazione) - Poesie di Fornaretto Vieri tratte da "A carbon bianco" (Betti ed., 2025) - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La poesia di Fornaretto Vieri si muove con una naturalezza complessa tra il quotidiano e il metafisico, tra la precisione del dettaglio e l’apertura vertiginosa del pensiero. È una scrittura che non teme la densità, ma la dosa con un senso innato del ritmo e dell’immagine, così che anche i passaggi più concettuali restano sempre incarnati, sempre aderenti alla materia del mondo. Nei versi di A carbon bianco la realtà non è mai semplice scenario: è un campo di forze, un luogo in cui l’esperienza sensibile si fa continuamente domanda, indizio, soglia. In Cucinando l’atto domestico diventa un laboratorio percettivo. I “f umi picareschi del tegame ” e la cipolla che “ scompagina / le geometrie dei veli ” non sono soltanto immagini culinarie: sono figure di un pensiero che si apre, che si lascia disturbare, che avverte “ qualcosa dentro ” capace di “ accendere il fuoco dell’indagine ”.  L’esitazione finale, quel “ né sai se proseguire o voltar pagina… ”, è la cifra di una poetic...

(Redazione) - Su "Christopher" (Interlinea ed., 2025) di Matteo Bianchi - nota critica di Rossella Pretto

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Matteo Bianchi, Foto-di-Alessandro-Canzian Si dovrebbe avere ali di farfalla, alla Blanche Dubois, per creare un’ora d’incanto e riuscire a pagarsi il rifugio di una notte. Con lo stesso disperato bisogno, si dovrebbe reggere lo strazio di quanto si perde per resistere a una vita ingorda (o accanita ) che espone inesorabilmente chi si consegna - il faro che illumina per un breve istante e poi ti lascia il tempo di un rimpianto, la dissipazione dell’esserci. In passato, i teatrini / del cuore non scritturavano ombre / ma angeli e demoni in carne e ossa / e da tutte le parti, nella fossa / di chi rammenta, nelle quinte ingombre // di macerie, nei cessi, nel foyer / annerito dagli incendi ferveva / l’incauta vita , direbbe Giovanni Raboni.  E Christopher risponde: Once perky red, the wall outside the “Chez Madame Arthur” theatre, now houses dead flies and faded photos behind cracked glass . Le sue farfalle sono morte, le foto sbiadite dietro vetri infranti. Si deve starci, in Kronos d...

(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 04 - a cura di Alessandra Brisotto

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  A cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf  nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di  Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un  taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO IV Francoforte sul Meno Fa ancora freddo Seduto fuori tutto il gi...

(Redazione) - A proposito di Terra nullius (Anterem ed., 2026) di Doris Emilia Bragagnini - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Terra nullius (Anterem ed., 2026) di Doris Emilia Bragagnini si presenta come un territorio poetico da attraversare più che da descrivere, una geografia interiore che non si lascia cartografare, nel perimetrare, ma che si rivela per stratificazioni, per gocciolii, per affioramenti intermittenti. Siamo più vicini al piano poetico dell’intuizione che della illuminazione totale dell’oggetto, quindi. La definizione che accompagna il volume — « Terra nullius: la terra di nessuno. La terra dell'assenza e del vuoto. Dell'inconscio e dell'abbandono. E della libertà. » — non costituisce un semplice apparato paratestuale, ma diviene per il lettore, a ben vedere, una dichiarazione di poetica che indica che il vuoto non è privazione, bensì condizione generativa. Ci dice anche – e soprattutto – che l’assenza non è mancanza, ma spazio di possibilità; che la parola, per nascere, deve attraversare il silenzio. La bella nota critica di Laura Caccia che chiude il libro conferma questa tr...

(Redazione) - Poesie inedite di Marco Candela - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Sei testi inediti, brevi e intensi, firmati da Marco Candela. Non formano una raccolta organica, ma un blocco compatto di voce poetica matura, originale e profondamente coinvolgente. Il centro di gravità è uno solo: la cura di sé come atto quotidiano, luminoso e necessario, capace di trasformare la vita di tutti i giorni in poesia viva, autentica e irresistibile. In E lettroshockterapia il tono è cinico e lucidissimo, ma anche straordinariamente efficace: la sala d’attesa, il paziente che si autodiagnostica, il farmacista che “spaccia” il principio attivo. In pochi versi Candela smonta con maestria l’intero meccanismo della psichiatria contemporanea e lo rende insieme tragico, grottesco e memorabile. Una vera botta di poesia. La luna e i gusci vuoti cambia registro con eleganza e leggerezza: la luna che esce dall’uovo come pulcino o come frittata è un’immagine gustosa, fresca, piena di ironia tenera. Sembra un gioco, eppure nasconde una frecciata dolcissima sulla poesia stess...

(Redazione) - “Approdi” - nota critica a L’Atalante di Stefano Raimondi (Valigerosse Editore, 2024) di Sergio Daniele Donati

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L’Atalante di Stefano Raimondi, edito da Valigerosse nel 2024, chiude con la maturità di un approdo necessario la Trilogia dell’abbandono , avviata vent’anni prima e proseguita attraverso Per restare fedeli e Il cane di Giacometti. Il titolo, tratto dal film di Jean Vigo del 1934, non rappresenta mera citazione ornamentale ma vera e propria bussola lirica: la chiatta sulla Senna, il bacio subacqueo che rivela l’amato, il ritorno promesso eppure sempre differito diventano la grammatica stessa della raccolta. L’acqua non è sfondo né metafora accessoria; è sostanza, respiro trattenuto, perdono fisico, promessa stretta come salvagente contro la deriva del silenzio. Fin dal prologo – Anche le parole aprono i loro cerchi per tenere – si annuncia il gesto centrale del libro: le parole non descrivono, tengono , resistono, si fanno corpo contro l’affanno. Da qui si dipana un discorso che trasforma l’abbandono della trilogia in immersione feconda, in fiducia verso i fondali della vita. Il le...