"Una fragile grandezza" - a proposito di L'angelo altrove (Lepisma Floema, 2024) di Carla Cenci - nota critica di Sergio Daniele Donati
L'angelo altrove (Lepisma Floema, 2024) di Carla Cenci si configura come un'opera di rara intensità metafisica, dove il quotidiano romano – garages, supermercati, tramvie, balconi – diventa soglia per un oltre invisibile, una dimensione celeste che irrompe nel terrestre senza dissolverlo, ma illuminandolo dall'interno. La raccolta, epigrafata da Cesare Pavese ( “Tu sai che le cose immortali le avete a due passi” , da Dialoghi con Leucò ), si pone in continuità con una tradizione poetica italiana che vede nel banale l'epifania del sacro: Mario Luzi, ad esempio, per la luce che verticalizza l'orizzontale, rendendo ogni cosa ( “palazzi” / “scaffali di un supermercato” ) testimonianza di un fiat lux eterno. Oppure, Eugenio Montale per la crepa e il vuoto come accessi a un altrove numinoso. Eppure Carla Cenci rinnova questi modelli con un timbro personale, più intimo e domestico, dove l'angelo non è apparizione remota ma presenza custodita nel “ fondo ” delle ...