(Redazione) - Poesie di Fornaretto Vieri tratte da "A carbon bianco" (Betti ed., 2025) - con nota critica di Sergio Daniele Donati
La poesia di Fornaretto Vieri si muove con una naturalezza complessa tra il quotidiano e il metafisico, tra la precisione del dettaglio e l’apertura vertiginosa del pensiero. È una scrittura che non teme la densità, ma la dosa con un senso innato del ritmo e dell’immagine, così che anche i passaggi più concettuali restano sempre incarnati, sempre aderenti alla materia del mondo. Nei versi di A carbon bianco la realtà non è mai semplice scenario: è un campo di forze, un luogo in cui l’esperienza sensibile si fa continuamente domanda, indizio, soglia. In Cucinando l’atto domestico diventa un laboratorio percettivo. I “f umi picareschi del tegame ” e la cipolla che “ scompagina / le geometrie dei veli ” non sono soltanto immagini culinarie: sono figure di un pensiero che si apre, che si lascia disturbare, che avverte “ qualcosa dentro ” capace di “ accendere il fuoco dell’indagine ”. L’esitazione finale, quel “ né sai se proseguire o voltar pagina… ”, è la cifra di una poetic...