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De profundis clamavi - מִמַּעֲמַקִּ֖ים קְרָאתִ֣יךָ

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Non ho più soffio: sia dunque il mio canto vento sulle messi dell'indifferenza. Torno nel vuoto che mi ha generato. Devasta - lo sai - la vastità dell'assenza, la crepa sul muro che nessun stucco può celare. Mi chiedi di elaborare , d'abbandonare la penna senza inchiostro sul foglio. Ma il foglio non è come l'immagini;  ha perso la sua verginità  e qualcuno v'ha già scritto la mia data di scadenza. Muoio, - e non per mia scelta - senza neanche la grazia della brezza su un lago. Muoio, - è ormai scritto - senza increspature, con una maschera di rame sul volto. Muoio, senza la saggezza di un sorriso, senza l'eleganza delle tue radici; senza la dolcezza d'un perdono, né il coraggio d'una bestemmia. Muoio, come mi hai dipinto tu: un essere indegno d'una voce d'addio; il sogno su cui si tira lo sciacquone al mattino; al risveglio, prima di fare l'amore con la Vita. ______ Foto e testo - inedito 2023 - di  Sergio Daniele Donati

(Redazione) Lo spazio vuoto tra le lettere - 03 - "La guerra è l'elaborazione paranoica d'un lutto" (Fornari, Lacan, Amichai e Ungaretti)

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di  Sergio Daniele Donati “La guerra è un'elaborazione paranoica d'un lutto” dice lo psicoanalista Franco Fornari  nel suo indimenticabile saggio “Psicoanalisi della guerra” (1966) 1- 2 La frase può apparire criptica e sicuramente merita più profonde riflessioni di quelle che questa rubrica può offrire. Ad un primo livello sembrerebbe dirci che, sia per gli individui che per i popoli, guerra e conflitto sono la risposta esteriorizzata ad un dolore e lutto che si è incapaci di elaborare all'interno di sé.  E questo, sempre secondo Fornari, avviene secondo "dinamiche" che apprendiamo in età evolutiva e trovano radice nella paura della perdita della madre.  Il neonato, in altre parole, sente l'esigenza della madre, fonte di vita e nutrimento, per sopravvivere. Questo gli fa percepire una sorta di sdoppiamento perché la persona che gli dà la vita è in grado con la sua assenza,  anche eventuale, di dargli la morte.  Tende dunque, per sopravvivere a scindere le due

Canto

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scritto con Silvia Tebaldi nella primavera del 2020  Siamo tradotti dai Salmi dal verbo degli uccelli  dalla lingua dell'inconscio  nella rete dei giorni riarsi.  E ci attarda la sera  davanti ai fuochi  della narrazione antica  tra sguardi di bambini.  Tehillim di incipiente primavera  dispaccio dall'inconscio che ci desta  prima dell'alba, prima del nulla  quando si posano  i nostri pensieri di elevazione  sul soffio che unisce,  contenti della terra  che crea spazio e tempo.  O Vampa nera. O Grande vuoto.  O indicibile Nome.  Posati sulle nostre tempie.  Le nostre nuche anelano  al soffio della tua Parola.  Trema la vite, trema il gelso,  La terra è secca.  Sia il soffio pioggia, sia la pioggia,  sia.  E i morti nei nostri cuori  e natura che va per la sua strada.  Il ruscello tace, la foglia trema, la terra è secca,  la mano in attesa del passo  del Silenzio. Maestro.  O nostra madre angoscia,  nostra t