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(Redazione) - Tre poesie inedite di Valbona Jakova - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Nei tre testi presentati, Valbona Jakova conferma una voce poetica che unisce immaginazione visionaria, radicamento mitico e una forte tensione interiore. La sua poesia non descrive: accade. Ogni immagine è un varco, ogni gesto un rito, ogni figura un’emanazione di un mondo che non è mai solo naturale o solo psichico, ma una loro continua intersezione. “ Autunno ” è un piccolo poema iniziatico. Le foglie che “ si spogliavano… come concubine davanti a Re Sole ” aprono un teatro barocco, sensuale, quasi sacrale. L’autunno diventa un luogo di apparizioni, di veli che cadono, di chimere che si rivelano. L’immagine dello “spirito” che “ ti aveva strappato l’ombelico ” è una delle più potenti dell’intero testo: fonde nascita, perdita e vocazione, come se l’io fosse stato separato dalla propria origine per essere consegnato a un destino di visioni. La seconda parte del testo è un catalogo di incapacità iniziatiche (“ non sapevi passeggiare… non sapevi respirare… ”): l’io non è ancora p...