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Visualizzazione dei post da marzo, 2022

Due poeti allo specchio (Agnès MK e Sergio Daniele Donati)

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Senza peccato (gioco di parole) Mi piove addosso tocco che m’infiora risuona come un tuono in corpo, assente dà vita, in soffi, ai figli della mente se rompe l’acqua della mia parola (Agnès MK - Inedito 2022) ____ Col pugno chiuso (gioco di parole) Col pugno chiuso e le nocche ormai bianche ho cercato di onorare la serietà del creato; fu un boato dal cielo - una risata cristallina - ad aprirmi le mani e a fare cadere a terra petali di gigli.  (Sergio Daniele Donati - Inedito 2022) _____ Dicono di sé gli autori Agnès è la “pazza con la violetta” de “l’Immortalità” (intesa come duello tra morte e rinascita) di Milan Kundera, alla quale lo scrittore fa dire che, quando un giorno l’assalto della bruttezza fosse diventato insostenibile, lei avrebbe comprato una violetta per tenerla sempre davanti agli occhi. Il “gioco di parole” è come una violetta: un abito leggero sopra uno sguardo talvolta doloroso. Fedro è il fantasma che si appalesa in tracce labili de " Lo zen e l'arte della

L'ascolto del silenzio

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L'ascolto del silenzio si compone di frammentazioni scomposte, di elencazioni senza termine di suoni invadenti. Il silenzio non è altro che un   eppure che si sovrappone al brusio della vita; il basso continuo d'una intuizione feconda; il direttore d'orchestra della sinfonia delle stagioni.

Due poeti allo specchio della madre (Cristina Simoncini e Sergio Daniele Donati)

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Che fortezza era, che rivellino ci proteggeva all’ingresso. Da lassù torreggiava, Sua Giovinezza, dal crinale distingueva dentro e fuori, traguardava, collimava, moltiplicava mani e occhi, lanciava impaziente nugoli di note – sotto, ordinate, le nostre evoluzioni. Età dell’oro dei Sessanta, sul finire. Vivevamo un tempo celeste, inespugnato, senza rotta. Cristina Simoncini Le parole che ora ti s'incespicano nel palato, il tuo sorriso imbarazzato per non saper dire, come s'io avessi dimenticato le tue timidezze di allora - e le mie -e non dessi valore alla fragilità forte di chi mi ripete mille volte "ormai ho i capelli bianchi", sono doni per i miei occhi. Perché ogni volta che la mia balbuzie, il mio pianto soffocato per il tuo declino, diventa parola che sblocca le tue memorie, ogni volta che ci basta uno sguardo e un sorriso accennato, io so che nulla cambia e che la canizie di cui parli è la mia. Ci guardiamo così, due bimbi balbuzienti, sorret

Tre inediti di Carla Viganò

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I. Si perde tanto con l’amore Se ho visto rinunciare All’uomo in amore per amore Al proprio desiderio - la donna l’altra È perché una bella cosa Se negata da lacci corde e nodi È come quando Trattenendo il fiato Ti senti dentro il mare che fa male Ma cosa fa l’amore Veleggia in mari calmi E schiva l’orizzonte Se tempestoso poi mette nelle reti La sua fronte la mano È un pescatore che guarda Dalla barca il suo colore La casa ferma le finestre illuminate II. è quella parsimonia di suoni che a volte sembra disumana eppure dà nuovo fascino alle cose tutte per apoteosi malinconica delle parole non dette  ma a chi si pensa quando non si parla? digli che sei malata ma non della mancanza perché lo sai come sono fragili i progetti quali raggiri hanno con il cielo III. Le parole nelle tue mani Ieri l’abitacolo dell’auto è diventata l’alcova Qualche colomba tubava per i fatti suoi piena di gioia e anche le nuvole entrate per sbaglio in questo regno stavano bene Ci siamo incautamente

Tre inediti di Monica Zanon (Moka)

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I tre inediti che qui si pubblicano fanno parte di una mini silloge dell'autrice formata da cinque poesie il cui titolo è "Lo schianto della consapevolezza" I. La pelle non dimentica il respiro a singhiozzi, la corte di finte carezze, non dimentica la razza del livido, il gelido accordo del sangue, il bicchiere vuoto e il tracanno delle botte. IV. La pelle non dimentica il ripetersi dei gesti di sopravvivenza [nell’infanzia  non dimentica l’odio del tannino  come il marchio delle bugie. V. La pelle non dimentica le domande amplificate dall’acqua: lo schianto della consapevolezza è l’effetto domino dell’esistenza.  ____ NOTE BIOBILIOGRAFICHE Monica Zanon ( Moka ) è nata nel pieno inverno del 1982, da mamma toscana e papà veneto, è indigena di Solcio di Lesa (NO) ed è cresciuta nell’azienda agricola dei genitori, contesa tra il verde della collina e il blu del Lago Maggiore che considera la chiave di lettura dei suoi umori. È perito mec

A papà

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A mio padre Ora lo so; hai dovuto rinunciare all'idea del sogno, per sopravvivere all'incubo. E so che i limiti che imponiamo a noi stessi non accettiamo siano superati da chi amiamo. Ma il mio sogno, papà, è un tributo al tuo, e se, nel sogno, recupero un'infanzia negata, non credere, non ignoro lo strazio della tua. Ora va di moda dire, papà, che il perdono è l'impossibile detto di chi in fondo si sente superiore  a chi perdona. Ma noi siamo ebrei, papà, e sappiamo che il perdono  è figlio di un lavorio continuo, d'una ricerca di tracce sotto al fango, e d'una immaginazione fertile capace di riconoscere nel tuo sguardo sbarrato d'ansia la gioia di te bimbo  a rincorrere un pallone, prima delle persecuzioni.

La radice (Silloge dedicata a Isabella Morra di Emanuela Sica)

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  La silloge che qui si pubblica, dedicata alla figura di Isabella Morra è apparsa nella Antologia Rosso VDG-O, curata dalla stessa autrice, Emanuela Sica. Tale antologia raccoglie gli scritti di ottanta autrici tra cui Dacia Maraini. La prima parte del libro è di mano di Emanuela Sica, mentre nella seconda sono raccolte poesie, racconti, saggi delle altre autrici. I   Nei passi notturni dei timidi sogni, rubati dalle mani della paura io corro libera dai pesi del giorno. Come il petalo di una violetta, il mio piè si muove leggero e non affonda. Nel respiro si abbraccia alle amorevoli stelle, sarte di storie incantate che mi sottraggono al dolor che m’affligge persecutore. Mareggiano negli occhi gemme perlescenti stupore liquefatto nel sentiero della quiete lacrime filosofali e melodia di inerpicati sospiri. Mi inebriano le assopite guance, le rosee carezze del primo sole eppure avviluppata al desiderato dormiveglia prego che Morfeo mi doni altro smarrimento e soave letizia. Nei suoi l

(Redazione) - Dissolvenze - 05 Chiudi gli occhi e apri la bocca (su Henry Hargreaves)

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  di Arianna Bonino A volte si fa per scherzare, s’immaginano cose, si gioca. Quando ero piccola – e lo sono stata in compagnia di un fratello gemello e di uno più grande di solo un anno e mezzo – durante i viaggi in macchina, con noi tre stipati sul sedile posteriore di una Ford Escort carta da zucchero, pronti a generare liti furiose e a darcele a sangue come solo i bambini e gli animali sanno fare, mia madre cercava di differire il climax della violenza fratricida proponendoci giochi che non potevano essere altro che competizioni, il che pertanto se da un lato ci distraeva momentaneamente dall’ammazzarci, dall’altro alimentava l’odio reciproco e predisponeva ad un escalation furiosa, che puntualmente sfociava in pianti lacrime, graffi e sberle poco fraterne e nella consueta sosta in autogrill per separarci l’uno dall’altra, farci lavare il viso paonazzo dalle lacrime e fare pipì, già che c’eravamo.  Quelli che proponeva mia madre erano giochi di parole e d’immaginazione: “tutti gli

Un inedito di Romina Capo

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  Attraccare scialuppetta blu di modeste pretese Scrosticchiata poco salda ma con la vela ben spavalda Rimpicciolire d'acqua e vedere ogn'attimo in tondo ripiegare Richiudersi lì al fondo come un baule. NdR: Quella di Romina Capo è una delicata poesia con un forte richiamo alla potenza del piccolo, del rimpicciolimento, del ritorno in unna culla protettiva e di rinascita. I diminutivi che l'autrice usa rafforzano l'idea di un viaggio comunque "spavaldo" in cui il ripiegamento non è resa ma nuova rotta. 

Dialoghi poetici coi Maestri - 36. Hermann Broch

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Nell'oggi ritroviamo il passato... Nell'oggi ritroviamo il passato non trasformato, ecco perché ci è così difficile superare il passato come passato. Quando in ogni nuovo oggi sentiamo anticipatamente il domani, possiamo strappare il domani, possiamo strappare facilmente di mano al credente «passato» il suo desiderio di colpa. Hermann Broch Tratto da: La verità solo nella forma De Piante ed. (2021) Trad. di Vito Punzi _____ Si tatua sulle nostre pelli la colpa del passato. Un'orma d'orso  in un boscaglia densa di spine aguzze, rende testimonianza del nostro limite. Restano sempre impronte d'artigli e scorticate cortecce, sogni sventrati d'un domani che langue, fino all'illusione  del «giorno dopo». È il domani, Hermann, a nutrirsi della colpa, per non perdere odori boschivi e sudori plantigradi. Sergio Daniele Donati - inedito 2022

Dialoghi poetici coi Maestri - 35. Víctor Rodríguez Núñez

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nessuno sa il tuo nome                  per questo ti si ritrova in mezzo ai rami siderali sapere è qualcosa di più                  del ferro a v sulle anche della luna il vento conta sillabe                  dissotterra eclissi scaglia itinerari sul viso il mistero ti esprime malgrado quel fiore che ti ha dato il nome non sei un'impressione                  un tragico profumo semplicità incrostata d'astri segature che sussultano                  il segreto canoro e non c'è maggior virtù in questa sagra perché tu stessa ti formi con niente porti il fango dalla                 pioggia primordiale Víctor Rodríguez Núñez tratto da  il quaderno del topo muschiato Taut editori 2020 _____ questo affanno a cercare nomi poggia su una salda insicurezza di cui il firmamento ride - e son risate di stelle morte - sa il Creatore del nostro limite della scatola vuota di significato e del canto che non ha termine  alla ricerca di lemmi corruschi - e sono luci di lemmi già mor

A un bimbo ucraino

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La luce stanca le nostre retine e così lo scoppio delle parole. Sono bombe che lanciamo per tener lontane quelle vere.  Né è possibile chiudere gli occhi - foss'anche per un battito di ciglia - perché dietro il globo ci fissa un bimbo - lo sguardo perso - e chiede la restituzione  di un'infanzia rubata. Ma io ho frugato nelle mie tasche e non ho nemmeno un ricordo d'infanzia da donare. Gli darei il sassolino che tengo sempre con me a ricordo di ciò  a cui mi sono aggrappato per sopravvivere.  Gli sussurrerei le parole che mi disse un vecchio sul ciglio della strada - stavo seduto sul marciapiede incapace di respiro. "Tieni sempre qualcosa di duro in mano. Qualcosa di scuro". Imparai col tempo  che la saggezza di una mano supera di gran lunga qualsiasi affabulazione e che la forza della preghiera - anche atea - è tanto simile alla tenacia della pietra. Lo scoppio delle parole sulle bombe è l'atomica che lanciamo su noi stessi per non guardare negli

Culla serutina

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Mi culla la sera  un pensiero lieve che il peso sullo sterno  non tacita; una nenia, una filastrocca color indaco, un suono che consola. E lento si fa strada tra le tempie un parlar antico, come un suono di calesse lontano, sulla ghiaia, o un vociare di giovani  nella nebbia, o il ricordo d'una pigna tenuta da bambino sotto il cuscino a richiamare gli elfi

Tele di ragno (notturna)

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Ci orientano le stelle ma ci disorienta l'infinito. Abbiamo bisogno di limiti, di Colonne d'Ercole invalicabili che forse solo il sogno sa varcare. Lì, nella landa sottile  che separa il sonno dalla veglia, abitano intuizioni profonde. È il territorio di mezzo dove una lingua altra si struttura  per la nostra comprensione del profondo. Chi medita sosta in quel territorio il più possibile. È un lavoro sottile di traduzione  del simbolo in parola che prende spesso forma nei colori pastello  di una nuova alba.  L'uomo è abile ragno e tesse tele ogni notte tra mondi distanti. Per questo dimentichiamo il sogno al mattino; la gioia è nel tendere il filo, non nel percorso verso la sua meta.  Avrei voluto parlarti delle voci che mi abitano e dei mondi da me percorsi con passo felpato, là dove i muschi d'inverno si coprono di neve pura.  Quel mondo si apriva  mentre tu chiudevi la porta su cardini cigolanti, come la tapparella del tuo balcone trasandato. La parola no

Un taccuino

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  Su musiche di J.S. Bach The Well-Tempered Clavier, Book 1 Sviatoslav Richter ( 1969 ) « Falla diventar scrittura », mi diceva il demone, « trasforma quel taglio in suono e che si diffonda lontano nell'etere. Rendi il dolore incontro; e poi taci, lascia che il silenzio faccia il suo lavoro ». Io non capivo, non capivo le ragioni di un malessere diffuso a cui davo un volto e un nome, me che pescava in fiumi lontani, nei deserti d'un infanzia mai vissuta, in un grido mai accolto di esistenza. Allora le parole mi erano nemiche. Le parole erano ricordi e i ricordi bruciavano come rosse braci tra lo sterno e e lo stomaco. « Falla diventar scrittura », insisteva il demone, «è l'unica tua via di salvezza ». Allora presi la penna e cominciai a scrivere e quel volto si fece sempre più severo, portava tra le sue rughe un giudizio duro, come a dirmi della mia inadeguatezza al suo desiderio di essere da me salvata. Ed era vero, ero stato inadeguato ad una richiesta troppo grande per l

Le stagioni (quattro inediti di Floriana Porta)

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I dalla parola primavera nasce il candore che non può ferire inizia il mondo il mondo che cercavo e che è vivo in me II l’occhio si smarrisce nelle iridi blu di antiche lune questa è l’estate che deruba tutti i colori III l’autunno è un bagliore pungente è il colore fulgido con cui vorrei splendere IV l’inverno è pieno di te di sguardi stupiti sul mondo nel buio denso di minuscoli rifugi _______ Dice di sé l'autrice LA MIA POETICA Cos’è la poesia? Non ho mai sentito la necessità di interrogarmi su cosa fosse o sul perché fosse così importante farla, dal momento che è sempre stata una costante della mia vita – insieme al disegno – e quindi qualcosa di estremamente consueto e familiare. Credo sia impossibile riuscire a racchiudere in una definizione un’esperienza così complessa, parlo sia da lettrice sia da poetessa. Quello che so per certo è che ha una potenza invincibile, talmente potente che se si sfalda si ricompone non una ma infinite volte. E un’altra certezza che h

(Redazione) Riflessioni, non recensioni - 05 - Su Train de vie (un treno per vivere; una riflessione per comprendere)

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  di Stefania Lombardi Vidi questo film del 1998 al cinema, con i colleghi di filosofia e ci trovammo tutti gli ingredienti di un corso di filosofia che stavamo seguendo. Nel 2009 pubblicai le mie prime riflessioni al riguardo su un mio blog di cinema e, moltissimi anni dopo, le ho condivise sui social. Sempre, son partita da Caillois. Lo scrittore, sociologo e critico letterario francese Roger Caillois distingueva quattro categorie quando si fa riferimento al GIOCO: Mimicry/Mimesis, ovvero la rappresentazione e il gioco di teatro; Agon, ovvero la competizione; Alea, ovvero i giochi aleatori; Ilinx , ovvero di giochi di vertigine. Questa distinzione, a ben vedere, è davvero geniale poiché in sostanza esplica che in tutte le opere creative, siano esse oggetti, pitture, fotografie o avvenimenti, è pur necessario che vi sia una parte di rappresentazione (mimesis/mimicry), ovvero di competizione (agon), l'azzardo dell'alea, e anche un senso di vertigine (ilinx). Fatte queste premes

Alla primavera manca

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Manca alla primavera il soffio di ciò che langue, la cura per ciò che nutre, sparendo, le nuove stagioni. Primavera è il bello che avanza incurante della fatica della creazione. Per questo ogni primavera mi porta lontano  in un rosa che non abita  la mia anima ma che tinge i miei occhi d'una speranza antica. La rinascita crudele  che cancella il dolore per il virgulto che mai ho potuto essere ha nome primavera agli occhi d'un mondo perso nel sogno. Foto di Sergio Daniele Donati

Formiche (notturna)

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Foto di Sergio Daniele Donati Ma certo, senza dubbio, te lo auguro felice il viaggio lontano da me. Io resto a contar formiche sul muricciolo. Una, gigante, è rossa e viene divorata da migliaia di nere, piccole come ricordi.

Dialoghi poetici coi Maestri - 34. Amelia Rosselli

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  C’è come un dolore nella stanza C’è come un dolore nella stanza, ed è superato in parte: ma vince il peso degli oggetti, il loro significare peso e perdita. C’è come un rosso nell’albero, ma è l’arancione della base della lampada comprata in luoghi che non voglio ricordare perché anch’essi pesano. Come nulla posso sapere della tua fame precise nel volere sono le stilizzate fontane può ben situarsi un rovescio d’un destino di uomini separati per obliquo rumore. (Amelia Rosselli, tratto da Documento) ____ Gli oggetti testimoniano Sono sentinelle mute e testimoniano il nostro passaggio, Amelia, gli oggetti nella stanza, come pelli di biscia a terra. In ogni stasi è scritto il dolore del cambiamento - la piuma di merlo sul prato ne ricorda il volo -. E non so se sia viltà, Amelia, o grandezza d'animo il mio rifiuto d'ogni domanda. Le lascio fuori dalla stanza del ricordo come pattine un po' malconce e abbandonate. (Sergio Daniele Donati, inedito 2022)

Istruzioni per ritornare in vita (tre indediti di David La Mantia)

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Istruzioni per ritornare in vita. ___ (Quanti ne vorrei ora qui accanto a me, anche muti, solo vicini, solo carne..) Non chiedere di scoperchiare i ricordi e rendere omaggio alle tue parole di ieri, alla ciclette imbottita di buoni propositi, allo zero virgola delle tue attese. Altro resta. Chinarti sul vomito quotidiano, adempiere alle mani sui fianchi, raccontare di quando il fiato ti inseguiva arrancando e tu volavi sul selciato da gigante, in trionfo. Abbi pietà, ora. Sbriciola per me l'oro dei giorni e concedi occhiali, sete ed arsura, le sconfitte piccole ___ Non conosco (nessuno l'ha insegnato) la sorte delle parole, la rabbia delle labbra prive del noi, dello stare insieme, dentro, la nostalgia degli angoli smussati perduti chissà dove, in quel niente abbracciato alla fretta, alle casse, nella gabbia, come i criceti alla ruota di tortura. No, non conosco nessun telefono duro di pietra con cui uscire mano nella mano, ma solo promesse d'ombra, inesistenze, le nostre p

Con passo felino

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Foto di Man Ray A mio figlio Gabriel Percorri il mondo con passo felino; misura, passo dopo passo,  la manifestazione del cambiamento. Non affrettare i tempi,  né ritarda lo slancio: ogni cosa ha il suo attimo, la sua piccola apnea  prima del prossimo respiro.  E poi proteggi la fragilità del mondo nelle tue tasche. Là, lontano, voci di canna hanno già preparato lo sguardo femmineo che ti trascinerà via, la pelle a cui consegnerai la sacralità del tuo nome.  L'amore si costruisce lenti e, se poi strappa vesti,  è perché conosce il valore della nudità. C'è un mondo sottile  più fine del lino che tesse tele attorno ai tuoi occhi e li prepara allo sguardo  che incanta; lo sguardo che - unico - ti farà sentir riconosciuto.  Sii  lento perché quel prezioso filo è più fragile della tela del ragno ma trattiene le perle di rugiada d'un cuore - il tuo -  che sta diventando d'uomo.  Ti sarà detto: vai, lontano dalla casa dei tuoi padri, lontano dai tuoi armenti, là nella terra ch

Tre poesie di Carla Malerba

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Sono contenta di non esserci andata, tanto più che metteva pioggia. E poi mi sarei intristita a guardar scorrere l’acqua plumbea di quel fiume lento, ma insidioso con le sue grigie sponde. Che poi non è il mio fiume, il mio non ha fluire lento, ma gorghi e salti. A volte la nebbia nasconde i tronchi, il bosco stilla come una fontana, ma proprio allora si moltiplicano sull’erba orme di passi curiosi e leggeri. Poesia tratta da “ Poesie Future ” – Puntoacapoeditrice, 2020 ed è stata letta a Radioreporter Torino da Riccardo Santipolo,  ottobre 2021 ______ Senti, facciamo che ognuno va per la sua strada. Senti, facciamo che io nel tuo animo non sono. Le nostre vite, prima dipendenti l’una dall’altra per amore in più, oggi sono lontane e divergenti. Essere due non è che un’avventura, lo decidono gli astri o un temporale. Poi incombe il legame, si fa laccio, meglio ali che dispieghi, libertà nel volo. Meglio sciogliere i lacci, ti lascio andare, tu non mi cercare. Poesia tratta da “ Poesie F