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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2020

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Augurio per l'anno che viene

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Foto di Sergio Daniele Donati Sono là. Vicine, lontane.  Corone e parole. Tu chiamale  dal basso. E precipitino, senza ostacolo, sui tuoi passi più puri. E sia tolta la benda, e lo sguardo guardi, e si scurisca la pelle sotto un sole condiviso.  Sia benedetta la terra che accoglie la tua pelle di biscia, e poggino  su muschi i tuoi piedi  bambini. Nell'ora  del cambiamento accogli la mano d'anziano che trema d'esperienza, indicale il futuro nel suo passato e siano i suoi palmi le mappe per il tuo cammino. Cadano maschere, si liberino le labbra e canti il canto a lungo trattenuto nei nostri petti d'aquila.
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Lech Lechà (della parola)

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  Foto di Sergio Daniele Donati Parole profughe, devastate da incagli  e maree, suoni stentati e gutturali, attaccati a fili  di ricordo, terre e madri respingenti, parole naufraghe, umide, strozzate e mute trovano rifugio in terre lontane, sedimentano in suoli stranieri, radicano in steppe sconosciute e germogliano là sotto soli diafani e inumani. Là sorge il verbo, lontano dai propri armenti, dai propri canti e dai propri idoli. Nello strazio della memoria danza la parola e salmodia il Patriarca; armonie che scardinano portoni di rifiuti e depositano gemme e rami d'ulivo su limi melmosi. Parole deportate, sdentate che si aprono in sorrisi a un mondo che tace e dispongono libri (per autore) sugli scaffali  della stanza azzurra della speranza.
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Tre inediti di Davide Zizza

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Si nasconde Si nasconde dietro qualcuno o qualcosa –  non è la sera, non è una persona; si nasconde ma è presente, in ogni cosa se ne sta appartata, un vecchio pensiero che supera il vento –  si nasconde dietro qualcuno o qualcosa, non è una donna, non è un’eclisse –  tesse un filo e sta dentro ognuno, è la verità della pietra lo stupore dell’acqua che mormora –  si nasconde dietro qualcosa o qualcuno –  non è Dio e nemmeno suo Figlio, è una parola più antica dell’uomo: crea la storia e la strada percorre la terra e il vento.  Il terzo deserto Cercare il senso nascosto del libro lasciare che monti la sua tenda davanti ai nostri occhi e subito dopo la bruci per ricominciare un viaggio senza meta. La mente cammina a piedi scalzi sulle parole altrui. Ci vuole metodo: conoscere i tempi è saper dosare l'attenzione perché non perisca il volo della farfalla e non si chiudano le porte del crepuscolo. ________ Disegni di Silvia Tebaldi dalla serie "Hamsa" pubblicati su concessione
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Tre poesie del dolore

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Foto di Sergio Daniele Donati  © Assenze Il volto dell'assenza  produce figli  su una linea spezzata.  Ti celavi,  simulacro di un dio,  alla mia richiesta  inclinata.  Amore è suono  antico.  Foto di Sergio Daniele Donati  © A pochi fiati È lì, a pochi fiati da me  un volto sommerso  da peci e fanghi.  Respiro a pieni polmoni,  incapace di perdono  Foto di Sergio Daniele Donati  © Statua di sale   Non scrivo e non canto.  Ricordo.  Volti coperti di brina  e una voce secca,  coltello nella carne  di Amore  bambino.  Danzavano in cerchio  idoli pagani  mentre straziavi a colpi  di derisione  ogni mia sacra parola.  Scusami,  se la mia statua  di sale  è stata fragile ostacolo  alla tua fuga nell'incubo.
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Tre poesie di Sandra Manca

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Le poesie vengono  pubblicate su concessione dell'autrice  Sandra Manca  © Immagini estrapolate dal web  dall'autrice  Sandra Manca  © e pubblicate su sua gentile concessione Sulla gobba del vento di Sandra Manca 06.04.2020 Scivoli via sulla gobba del vento indugi incurante  nel malinconico canto  di sirene rapite dal solitario tuo volo.  La quercia che ti ha nutrito  è rinsecchita la processionaria ha steso  l'oscuro suo manto disadorna la chioma  non è più riparo  ai merli chiassosi.  Lievemente  adagiata sulla polvere  foglia sei l'ultimo sacrificio  metamorfosi feconda. Asterione (da L’Aleph di J.L. Borges) di Sandra Manca 27.11.2020 Tutto esiste infinite volte tranne me Asterione  e l’intricato sole per i corridoi di pietra corro di me stesso immaginando l’altro non sono un prigioniero  le porte aperte della casa attendono chiunque  solitudine e quiete s’affacci a osservare. Un giorno arriverà il redentore  un toro dal volto umano o chissà e la solitudine allora  s
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Noah (Noé)

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Noè - Mosaico ... poiché ti vidi Giusto avanti i miei volti in questa generazione ( Genesi - Noè ) Ti disse Giusto avanti i suoi volti e ti permise la speranza. E non furono i diluvi nella storia a estirpare fuochi empi dagli occhi dell'uomo, ma da allora ogni nostro futuro ha origine nell'incaglio delle nostre case mobili e girovaghe tra le rocce del Monte Ararat.
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Vita (dedicato a Silvia Tebaldi)

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" Vita " di Silvia Tebaldi Scrivere a Silvia, di Silvia, osservando  un disegno di Silvia  è per me scrivere  sulla Scrittura Dietro la porta suoni metallici. Cozzano lame, picchiano pesanti  martelli su incudini  plumbee. Sono lì, vestito a festa, davanti alla porta. Arrivi tu con  dita sporche d'inchiostri  pregiati e fogli  accartocciati. Apri la porta, e io ricordo  che i metalli  sono lettere e l'incudine  una penna. Macchi di nero  la mia parete troppo bianca, e io ricordo che c'è  del pastello in ogni nero e che il bianco acceca e abbaglia. Tagli col tuo dire colto e le tue cadenze familiari i miei broccati bizantini, e io ricordo che è ora  di strappare il velo, di offrire pelle e sudori e unghie,  sporche  di cere da sigillo, in dono  sacrificale  a lettere  benevole. Poi taci  e mi osservi, e io ricordo che del silenzio  sono il figlio e al silenzio ritorno. Ora scrivi "Vita" nella lingua  dei Padri, con le tue dita  d'ambra e l
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Trema d'amore di Annalisa Mercurio

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Autoritratto di Annalisa Mercurio Poesia inedita pubblicata su concessione dell'autrice Mosse dal silenzio le stelle, pulsanti parole mirano al centro. Stride l'essenza al vento, trema d'amore la terra e il dolore non regge bellezza.
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Dio è coricato di Yehuda Amichai

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Foto di Sergio Daniele Donati Dio è coricato supino sotto il mondo Sempre impegnato in riparazioni, sempre qualcosa si guasta Avrei voluto vederlo per intero ma vedo Solo la suola delle sue scarpe e piango ( Yehuda Amichai ) Sono lieto di ospitare su Le parole di Fedro una splendida poesia di Yehuda Amichai, la cui ironia e gioco simbolico non smette mai di colpirmi. Ne consiglio la lettura ascoltando la musica del video allegato. A una Trascendenza che si cela la mistica ebraica ci ha abituato, ma solo una penna eccelsa come quella di Amichai poteva scorgere i motivi di questo nascondimento, la Sua occupazione a riparare eternamente il mondo che creato. Un elogio tenero dell'imperfezione creativa. Un elogio anche dell'umano, che in questa poesia ancora più si nasconde.
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