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(Redazione) - Dissolvenze - 53 - «DRINK ME, EAT ME»

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  di Arianna Bonino I sent for the doctor, and said: "Give me some medicine, for I'm tired." He said, "Nonsense and stuff! You don't want medicine: go to bed!" I said, "No; it isn't the sort of tiredness that wants bed. I'm tired in the face." Lewis Carroll, lettera a Gertrude Chataway, Christ Church, Oxford, 28 Ottobre 1876 Affetta da incontrollabili picchi di febbre crepuscolare e in tali condizioni costretta a letto per alcuni giorni, ho riassaporato il nauseante piacere del tempo indistinto, filtrato da tapparelle a mezz’asta, e quello dei rumori opachi, dei suoni che non si capisce se siano davvero là, in fondo al corridoio, dietro porte chiuse, oppure se si producano qui, tra incudine e martello, in un microscopico e personale labirinto. A tale stato di estasi gratuita partecipano in genere una vaga vertigine e la distorta o monca percezione dei sapori, che collabora al digiuno spontaneo, con ciò via via dilatandosi i tratti mart...

(Redazione) - Dissolvenze - 52 - Phōsphóros (sonetto enigmatico)

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  di Arianna Bonino Fotografia di Antoine D’Agata (da Imsomnia, Images en Manoeuvres, 2003) -  link Phōsphóros (sonetto enigmatico) Se manca l’atmosfera, è pari al nero la strana superficie fatta d’ombra ma, attento, questa Terra non è sgombra da lumi che diradano il mistero. Se credi di ridurre al grado zero la vista di qualcosa che s’adombra ricordati che il corpo che l’ingombra lascia passar pur sempre un po’ di vero. Persino il trapassato che salmodia magnetico ed elettrico è uno spettro, detto pur anche a ciò che il vivo irradia. Inutile che fai il demonio a quattro: di lui si sa che ogni chiaror ripudia ma stando al nome suo di luce ha scettro. Che sia fatto d’elettro? Ti mente chi ti dice: “è solo argento”, c’è anche dell’oro in quel componimento.

(Redazione) - Dissolvenze - 51 - Triangle of Sadness* (欲望的几何**)

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  di Arianna Bonino Jan Peter Tripp, litografia "E l'abito nero con i pizzi sfarzosi non si vedeva su di lei; era solo una cornice, e si vedeva lei soltanto, semplice, naturale, elegante e insieme allegra e vibrante. [...] Anna sorrideva, e il sorriso si comunicava ai suoi occhi. [...] Le sue sopracciglia, nere e folte, erano unite da una linea sottile che conferiva al suo viso un carattere particolare, quasi fiero.” Quella leggera sinofria rivela il temperamento passionale, forse anche il destino drammatico di Anna Karenina, se Tolstoj decide di farvi cenno nel suo immortale romanzo. Ma le sopracciglia – che sia un visone o altra bestiola a rievocarne la setosa e selvatica irrequietezza - non sono solo quelle di Anna. Si pensi alla libertà indomabile di quelle di Fermina Daza, che Gabriel Garcia Marquez descrive così: "Le sue sopracciglia, lunghe e curve come ali di rondine, davano al suo sguardo una fierezza che la faceva apparire più adulta della sua età." E quell...

(Redazione) - Dissolvenze - 50 - Soffi e sibili

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  di Arianna Bonino Di chi sono gli uccelli del cielo? Di chi le ridenti rondini, le ingenue allodole, i muti cigni? In principio erano di Dio. Poi arrivò l'uomo e l'uomo si fece re, divenne padrone di flora e di fauna, facendone preziosa concessione a suo piacimento e mandando a morte chi osasse sottrarre un cervo, una lepre, un frutto. Mentre attraversavo London Bridge Un giorno senza sole Vidi una donna pianger d'amore Piangeva per il suo Geordie… (1) Avrebbe fatto la stessa fine, Geordie, impiccato con una corda d'oro, se invece di rubare sei cervi nel parco del re avesse sottratto un cigno. I cigni d'Inghilterra sono del Re, ancora oggi. Simbolo di aristocrazia, potere, bellezza. Possono trasformarsi in una vera ossessione, come fu per l'imperatrice Giuseppina, che ne fece portare di bianchi e di neri per il suo lago nei pressi di Parigi e che di cigno dette le sembianze addirittura a sedie e suppellettili di cui si circondava. E quindi, i cigni del Tamigi ...