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La costruzione del Silenzio (Testamento dello Scrittore)


                                                                                                   

Sono lampi le idee, tuoni i pensieri. Accendono, imprevisti, serrature antiche. 
La chiave di ferro, vibrazione e clamore, s'attarda nella mano. 
Perché è a tentoni, nella penombra della lingua, che le idee e i pensieri aprono porte a lungo rimaste chiuse. 
E, prima di scrivere, spengo lampi, zittisco tuoni. 
Perché sia un gesto antico a guidare le mie intenzioni. 
C'è una chiave per ogni serratura, un suono magico, per ogni combinazione, un colore per ogni stagione. 
Li compongo in un unico quadro, in unico quadro. 
Strumenti diversi per la stessa via. 
Accendo e spengo l'interruttore della verità. 
Il Silenzio che prepara la parola, la modella ancora prima della sua confezione. 
Le dà spinta e trattenuta, ne smussa gli angoli più pericolosi, e, poi la lancia, lontano, lontano, dove il mare poggia lo sguardo sull'imprevisto. 
Non credo che questo mio scrivere, e scrivere, e scrivere ancora, possa un giorno liberarmi dall'ansia per il nulla, per le zero parole, per le figure geometriche che il Cielo impone. 
C'è Silenzio, il Maestro, e Vento, il suo messaggero. 
Esco giocoso nel cielo di gennaio, e appoggio le dita sui tasti, come se fossero clavicembali. 
No, non cerco parola, la compongo dallo sterno. 
Dalla scossa elettrica che, per salto, dal torace si trasmette ai miei polpastrelli. 
E ascolto, ascolto il Silenzio che avanza, che getta semi tra ogni lettera, antica, nuova, iridescente. 
La forma si crea dall'assenza di forma. 
Dal silenzio la parola. 
Dallo strappo il sorriso. 
E quel balzo nello sguardo, quella posa fiera, la mantengo.
Pantera tra le pericopi, tra le metafore, tra le iperboli. 
Pronta al graffio, e in apparente quiete. 
La parola si deposita dal Silenzio, tra i i muschi dei miei peli, neri, neri. 
La lecco via, e le dico: “non ora”. Sono altre le parole che bramo. 
Quelle alte che dal cielo, a lungo avversario, cadranno come piume di colomba sulla mia nuca affaticata. 
Oh sì, ho bestemmiato contro il D.o della parola. 
E temuto il suo nascondimento. 
Ora unisco al suo soffio vitale il ricordo di un suono. 
Antico, come d'acqua, come di popolo che fu. 

La mia parte l'ho fatta 
Tu ora prenditi cura delle immagini che attraversano la tua mente. Sono voci, venute di lontano. 
In tuo soccorso. 
Antiche e dal passo felpato, si avvicinano, inesorabili, inesorabili. 
Aspettale, dal luogo profondo del Silenzio, dal luogo del Silenzio Profondo. 
Ottanta gradini devi salire, ottanta e uno ancora. 
L'ultimo, quello che porta fuori da sé, nel luogo della tua nascita, al mondo che sarà. 









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Commenti

  1. Piume di colomba sulla tua nuca affaticata...
    Che immagine!!!

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    1. La ringrazio. Sono immagini che sorgono (o sgorgano) spontanee quando si sperimenta questo tipo di scrittura. Grazie davvero...

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