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Visualizzazione dei post da Settembre, 2020

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Yom Kippur

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Yom Kippur, il giorno dell'espiazione.  Il ragazzo arriva trafelato in sinagoga. Crede ancora di poter rimediare agli errori della sua giovane vita in dieci giorni di rielaborazione e uno di digiuno.  Ha lo sguardo stralunato. Occhi neri che vagano senza sosta da un oggetto all'altro, da un volto all'altro della sinagoga, come se cercassero qualcosa di ineffabile.  C'è un nodo che il ragazzo spera di risolvere in quella giornata di preghiera e ritiro.  Più ci pensa e meno “peccati capitali” gli pare di aver commesso, ma è sempre quel nodo a bussargli con insistenza nei pensieri.  Si presenta sempre con la stessa frase stentorea, come un giudizio concluso, una sentenza inappellabile già depositata: “L'ho gestita male, molto male”.  Poi segue una lista di atti di autoaccusa interminabile, sempre secondo la terribile formula degli  “avrei potuto-avrei dovuto”.  La condanna è inevitabile e anche il senso d'angoscia per una serie di errori che la sua rigida etica gli
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Ritmo

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Tempo di scrittura 2min:26 sec Ho voglia di scrivere. Di sentire il tam tam nervoso delle dita sui tasti.  Senza seguire un filo logico.  Scrivere, finalmente, per scrivere.  Lasciando nell'etere, o all'etere, ogni mio intento.  Desidero seguire la danza dei polpastrelli come se fosse una bossa nova, e poi, chissà, qualcosa ne verrà fuori.  Ritmo, ritmo, ritmo.  Utilizzando le pause per non pensare.  Ritmo (ritmo, ritmo).  Utilizzando le pause per ascoltare.  Ritmo (ritmo, ritmo).  Utilizzando le pause per aspettare.  E poi ancora ritmo, ritmo, ritmo.  E chissà qualcosa ne verrà fuori.  Già appaiono storie possibili e personaggi strani capaci di dire ciò che evito di dire.  Le scarto. Romperebbero il ritmo (ritmo, ritmo) dei miei polpastrelli.  E poi, siccome scarto, saluto le storie e i personaggi.  Ciao, ciao. Ci rivediamo presto.  Ho voglia di scrivere, senza pensare, senza costruire, senza scartare né accogliere.  Seguendo il ritmo (ritmo, ritmo) del ritorno.  E poi lo so p
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Incipit – Perficit

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  Foto di Noelle Oszwald [Incipit] Si concesse il lusso di amare.  Si concesse il privilegio  di fremere e gioire.  E di aver cura e ricever cura.  [In medias res]  (omissis)  [Perficit]  Si concesse il lusso di amare ancora,  nonostante tutto.  Si concesse il privilegio  di fremere e gioire. Ancora,  nonostante tutto.  E di aver cura e ricever cura.  Nonostante tutto.
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Yehoshua - Il lettore allo specchio

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  Con Yehoshua ho sempre avuto un rapporto altalenante. Pur considerandolo uno dei grandi della letteratura ebraica e mondiale del secolo ho avuto non poche battaglie interiori con la sua scrittura.  Alcuni dei suoi romanzi li ho adorati alla follia, altri lo trovati di difficile digestione. E spesso sono proprio questi che mi hanno dato poi più da riflettere.  Yehoshua per me è come una montagna da scalare, ecco. Questa intervista diciamo che mi ha dato non pochi picchetti e corde e ramponi di comprensione e in alcuni passaggi mi ha rivelato la natura e l'origine di alcuni miei blocchi di lettore.  Così tanto che mi è venuto il desiderio di rileggere alcuni suoi romanzi. Ad esempio la sua distinzione tra monologo interiore e stream of consciousness mi ha illuminato su alcuni passaggi de L'amante. E la sua netta statuizione  "Per me l'irrazionalità è una minaccia e in letteratura mi sembra sempre una sorta di posa, di artificio", apre voragini dense di significato
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