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Visualizzazione dei post con l'etichetta mito

(Redazione) - La Parola che Genera: Mito, Rito e Poesia come "forme di presenza" - un saggio di Sergio Daniele Donati

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  I – Breve premessa filosofica: La Parola come Essere e Trasformazione Nella riflessione filosofica, da Platone che nel   Cratilo esplora il linguaggio come legame tra nomi e essenze – a Heidegger, che vede la parola come dischiusura dell’essere (nel suo concetto di Dasein e Sprache ), la parola non è mero strumento comunicativo, ma essenza che dischiude l’essere. Come logos , essa genera mondi, media tra il sensibile e l’intelligibile, e ritualizza l’esistenza umana contro il nulla. In questa luce, il linguaggio si rivela forza ontologica: non descrive il reale, ma lo plasma, lo custodisce e lo rinnova, attraversando culture e epoche in un eterno ritorno di presenza. II - Introduzione: La Parola come Rito La parola nasce come gesto che trasforma il reale. Prima di diventare mero discorso informativo, agisce come presenza attiva: accompagna, orienta e ricompone l’esistenza. Nelle culture antiche, non solo quelle mediterranee, ma anche africane, asiatiche e indigene il lingu...

(Redazione) - "Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico", la poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita - di Sergio Daniele Donati

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  La poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita (Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico) Nella cultura greca il mito non è un racconto arcaico da interpretare, ma una forma di pensiero che continua a operare anche quando la filosofia sembra aver preso il sopravvento. Come ricorda Jean‑Pierre Vernant: " il Mito non argomenta: mostra ". Mostrare significa dare figura a ciò che non può essere detto in forma concettuale, trasformare un limite in un gesto, una tensione in un corpo, un enigma in una scena.   Eco e Narciso appartengono a questo regime della visibilità pensante: non spiegano nulla, ma rendono visibile ciò che nella parola e nello sguardo resta incompiuto. In loro il mito non illustra un’idea: la fa accadere. E proprio perché accade, diventa materia per la poesia, che non si limita a raccogliere ciò che il mito espone, ma lo porta oltre, trasformando il limite in possibilità. Quando Ovidio , nel libro III delle Metamorf...

Eco e Narciso

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Eco e Narciso di John William Waterhouse (1903) Rifiutare il bisbiglio di labbra d'Oreade uccise il tuo amore, Narciso. Non fu immagine - la tua nella pozza - a trascinarti nell'abisso né la mancata corresponsione della purezza di un sentimento. Fu mancato ascolto di parole diafane,  pronunciate da bocche di sogno nella balbuzie. Nulla ci appartiene e ogni dono - un cuore di ninfa - è sacro,  anche se rifiutato.   Dicono tu sia morto assorbito  dal tuo stesso volto. Io non lo credo. Ti ha ucciso il suono del tuo nome ripetuto tre volte, nel vento. Ripetere tre volte il nome di chi ti rifiuta uccide l'amore, Eco.   La prima è tremula speranza, la seconda è rabbia cieca, la terza è Thanatos  nel cuore di entrambi. Non fu la maledizione  di Era a ucciderti, né i giochi bambini di Zeus. Ti tolse il soffio la tua incapacità  di non dire più. Due volte si chiama l'amore, Eco, solo due. La terza chiamata è sempre la Morte. Amore non muore  se non co...

La domanda al Minotauro

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  Foto di Noelle Oswald Incontrai il Minotauro allora,  tra fuliggini di pensiero e stralci di memoria. Senza via di fuga  nei tranelli della compassione incontrai allora il Minotauro. In assenza di timore allora incontrai il Minotauro. E posava triste sulle mie ali il suo sguardo bovino, incapace di un verbo scarlatto di liberazione. Incontrai allora il Minotauro e con gesto della mano  gli chiesi  il perchè della Luna. Un muggito di solitudine frantumò i mattoni del labirinto. Fu allora libero, il Minotauro, di bestemmiare, contro un cielo tiranno,  il suo ultimo respiro. _____ Video lettura di Lorenzo Pieri ______ Testo - inedito 2024 -  di Sergio Daniele Donati

Odisseo e la fune

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Che dire del vento che offusca le direzioni, o della bonaccia che lancia alta  l'angoscia d'un ritorno non più immaginabile? Se mi trovi legato  all'albero maestro non è per il canto delle sirene - è solletico alle mie orecchie il loro fingere il bello  in un giallo sorriso sdentato. Ho bisogno invece  di funi robuste che mi seghino le caviglie e di ritrovare nella caduta di gocce di sangue sul ponte il senso profondo d'una direzione perduta. Foto e testo - inedito 2022 di Sergio Daniele Donati ©

La leva d'Atlante

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Mente il mito. È senza sforzo la leva d'Atlante sul mondo, la piaga d'ortica sulla pelle di Giobbe, il chiodo sul palmo dell'ebreo crocifisso dall'illusione del nuovo. Avviene senza sforzo e di questa leggerezza si ride come ride e s'incanta il monte per il candore della valanga. In foto Giobbe di Marc Chagall (particolare) - dal web  Testo inedito (2022) di Sergio Daniele Donati ©  

( Redazione ) - Breve nota di lettura sulla silloge "Fra l'Olimpo e il Sud” di Doris Bellomusto (Poetica Edizioni, 2021)

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  Che il Mito, specie quello greco, sia talmente radicato nella nostra forma mentis è frase talmente ripetuta da perdere per i più il suo significato profondo.  E, d'altronde, siamo tutti così spesso intrisi di una idea fittizia di modernità che del nostro rapporto con il Mito ne facciamo locuzioni che nient'altro dimostrano che la nostra lontananza da una radice fondamentale del pensiero occidentale.  Il Mito viene in altre parole riletto in chiave moderna, o (odioso termine) rivisitato, come si visitano le vestigia di ciò non è più. Doris Bellomusto, autrice della silloge "Fra L'Olimpo è il Sud" (Poetica edizioni, 2021)  ci indica nel rapporto col Mito, un viaggio contrario, possibile e più autentico.  Quello di un Mito che non viene solo rivisitato ma di cui ci si riappropria completamente, verificandone poi i richiami e le pulsazioni nel nostro vivere moderno e quotidiano.  L'autrice riesce a svelare, in altre parole, quanto il Mito sia l'ossatura anco...