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I Nefilim (giganti) nel Midrash - Metafore Poetiche della Caduta e un confronto con l’Hybris Greca (di Sergio Daniele Donati)

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  Al cuore dell’enigma biblico che circonda i Nefilim ( נְפִילִים - giganti ) di cui a Genesi 6:4, si staglia anche una dimensione poetica che non è mera ornamentazione stilistica, bensì il veicolo stesso attraverso cui la tradizione ebraica trasforma un frammento mitico in un monito etico universale. Il medium poetico, come cercheremo di dimostrare, poi, assume un questo un ruolo centrale. Il verso biblico in questione, nella sua concisione lapidaria, si presenta come un relitto di epica primordiale, eppure la Torah lo inserisce in un contesto che ne sovverte il potenziale politeistico, orientandolo verso una riflessione sulla caduta morale dell’umanità. È qui che l’ermeneutica dei  midrashim (da midrash, מִדְרָשׁ )¹ interviene, non tanto come commento pedante, ma come prosecuzione creativa di quel linguaggio poetico, espandendo le metafore della “caduta” in un tessuto narrativo e simbolico che riecheggia, pur distinguendosi nettamente, dalle forme dell’hybris (ὕβρις)² greca...

(Redazione) - "Il varco luminoso di una figura in fuga" - breve nota critica su “La Chimera” di Dino Campana - di Sergio Daniele Donati

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L’analisi della poesia La Chimera di Dino Campana, collocata nella sezione “La Notte” dei Canti Orfici (1914), richiede un approccio integrato che coniughi rigore formale, ascolto percettivo e contestualizzazione storico-biografica. Il presente piccolo studio procede seguendo la struttura del testo, la qualità delle immagini, la progressione ritmica e la relazione tra apparizione e movimento, evitando opposizioni binarie, che non renderebbero onore al testo, e privilegiando la continuità tra percezione sensoriale, forma poetica ed esperienza esistenziale. Abituarsi infatti troppo spesso a sezionare ogni analisi critica, significa, almeno in parte, correre il rischio di perdere del testo proprio il suo centro (soprattutto di un testo simile): il suo essere necessariamente flusso, non insieme di componenti. Tale metodo si giustifica ancora di più la, si diceva sopra, con la specificità della scrittura campaniana, in cui ogni immagine emerge da una percezione iperesteticae a volte sin...

(Redazione) - Paul Celan e Mario Luzi: paralleli e divergenze - di Sergio Daniele Donati

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Foto di Sergio Daniele Donati La comparazione tra Paul Celan ( Czernowitz; 1920 – Parigi 1970) e Mario Luzi ( Firenze; 1914 – 2005) non si fonda su un dialogo diretto né su corrispondenze documentate, ma su un confronto ideale che nasce dalla comune appartenenza alla crisi novecentesca, in particolare sul piano del linguaggio poetico. Non si tratta dunque di un dialogo reale, bensì di una comunicazione implicita tra poetiche distanti e al contempo limitrofe, che trovano nella fragilità della parola e nella sua tensione verso l’oltre un terreno di convergenza inattesa. Paul Celan, ebreo rumeno di lingua tedesca, sopravvissuto alla persecuzione nazista e segnato dalla Shoah e dalla morte dei genitori, elabora una lirica che interroga il silenzio come condizione originaria del dire dopo Auschwitz.  In questo quadro si possono tracciare linee di approfondimento sulla relazione tra la crisi della parola poetica e l’assenza della parola divina di fronte alla catastrofe, come hanno in...

(Redazione) - Paul Klee: la parola come forma, la forma come campo di formazione - di Sergio Daniele Donati

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Ci sono artisti che sembrano nascere già immersi in un linguaggio, e altri che sembrano invece cercarlo, come se ogni gesto fosse un tentativo di raggiungere una forma ancora in viaggio. Paul Klee ¹ appartiene a questa seconda famiglia: la sua opera non si limita a produrre immagini, ma interroga continuamente il luogo da cui esse provengono. Per questo motivo la sua scrittura – poesie, diari, appunti teorici, lettere – non costituisce un margine, bensì un territorio sorgivo. È qui che la forma comincia a muoversi, a vibrare, a prendere consistenza.  È qui che la parola diventa un laboratorio della visione. La produzione letteraria di Klee si colloca dunque in una regione in cui la parola assume una funzione generativa, capace di anticipare la forma prima che questa trovi un corpo visivo. Nei testi poetici raccolti da Giorgio Manacorda la lingua si dispone come nucleo germinativo, come vibrazione che precede l’immagine. In un frammento, Klee annota: « La parola è un tratto che vi...