(Redazione) - Paul Klee: la parola come forma, la forma come campo di formazione - di Sergio Daniele Donati
Ci sono artisti che sembrano nascere già immersi in un linguaggio, e altri che sembrano invece cercarlo, come se ogni gesto fosse un tentativo di raggiungere una forma ancora in viaggio.
Paul Klee¹ appartiene a questa seconda famiglia: la sua opera non si limita a produrre immagini, ma interroga continuamente il luogo da cui esse provengono.
Per questo motivo la sua scrittura – poesie, diari, appunti teorici, lettere – non costituisce un margine, bensì un territorio sorgivo.
È qui che la forma comincia a muoversi, a vibrare, a prendere consistenza.
È qui che la parola diventa un laboratorio della visione.
La produzione letteraria di Klee si colloca dunque in una regione in cui la parola assume una funzione generativa, capace di anticipare la forma prima che questa trovi un corpo visivo.
Nei testi poetici raccolti da Giorgio Manacorda la lingua si dispone come nucleo germinativo, come vibrazione che precede l’immagine.
In un frammento, Klee annota: «La parola è un tratto che vibra»².
Questa definizione rivela la sua percezione del linguaggio come gesto, come movimento interno, come elemento che appartiene alla stessa famiglia della linea pittorica.
Dunque la poesia inaugura un processo, un principio di crescita che appartiene alla logica dei suoi acquerelli.
Nei Diaries of Paul Klee, 1898–1918 questa dinamica appare con particolare intensità.
Qui l’artista registra percezioni, intuizioni e frammenti che rivelano una sensibilità orientata verso gli stadi preliminari della forma.
La scrittura diaristica diventa un luogo di condensazione, un punto in cui l’immagine ancora non appare ma già si organizza come possibilità.
In una delle sue pagine più dense, Klee afferma di sentirsi collocato «tra i morti e i non nati»³.
Questa formula restituisce la sua percezione della creazione come condizione sospesa, orientata verso ciò che ancora non ha preso forma.
La critica più attenta, poi, ha mostrato come questo corpus possegga una struttura compositiva autonoma, capace di sostenere una lettura letteraria oltre che documentaria.
La scrittura diaristica si rivela così un vero laboratorio di pensiero.
Gli scritti teorici del Bauhaus⁴, raccolti nei due volumi dei Paul Klee Notebooks, approfondiscono questa percezione.
La linea è descritta come un’entità dotata di vita propria, capace di generare spazio e ritmo.
In un passaggio emblematico, Klee osserva: «La linea va a spasso»⁵.
Le attribuisce, dunque, un comportamento, un’intenzionalità, una dinamica interna.
Perciò, Herbert Read⁶ ha riconosciuto in questi testi una grammatica della creazione, una riflessione che attraversa i confini disciplinari e che considera la crescita come principio strutturale dell’immagine.
La linea inaugura un processo che coinvolge lo spazio e il tempo, come se la forma emergesse da una dinamica interna, simile a un organismo che si sviluppa secondo leggi proprie.
La corrispondenza con Kandinsky illumina, a questo punto, un dialogo continuo sulla natura spirituale del segno.
Kandinsky, in Über das Geistige in der Kunst, attribuisce alla forma una risonanza interiore, affermando che «ogni colore risuona»⁷.
Klee, nei Notebooks, sviluppa una prospettiva affine, in cui la linea si comporta come un principio dinamico, capace di attraversare l’opera e di animarla dall’interno.
Inoltre, in una lettera, Kandinsky parla della «forza che sale dal punto»⁸. Questa immagine trova un’eco nella concezione kleeiana della forma come impulso.
Per questo motivo la loro relazione epistolare suggerisce un terreno comune: la forma come vibrazione, come intensità che si manifesta prima di ogni definizione.
Dunque questa convergenza apre una pista di ricerca che merita approfondimento.
Un’altra direzione interpretativa riguarda, successivamente, il rapporto tra la poesia di Klee e la sensibilità rilkeana.
Rainer Maria Rilke⁹, nelle Elegie duinesi, descrive l’opera d’arte come un luogo in cui il visibile si intensifica e si carica di una presenza ulteriore.
L’immagine delle «api dell’invisibile»¹⁰ suggerisce una concezione della forma come processo di metamorfosi, come passaggio da uno stato percettivo a un altro.
Nei diari di Klee, la percezione di abitare una dimensione sospesa tra tempi e stati dell’essere risuona con questa sensibilità.
Perciò la poesia di Klee, con la sua attenzione ai momenti in cui la forma si prepara a emergere, può essere letta come una variante visiva della fenomenologia rilkeana della trasformazione.
Le poesie di Klee, spesso brevi e concentrate, si collocano in un territorio in cui la parola assume una funzione generativa.
In un testo essenziale, Klee scrive: «S’alza la forma / dal fondo del giorno»¹¹. La divisione dei versi mostra qui, evidentemente, come la parola funzioni come un movimento ascensionale.
In un altro frammento, il poeta annota: «La , pensa / prima del colore»¹².
Qui la poesia condensa una delle sue intuizioni teoriche più profonde.
Così avviene in alcuni casi, come nell’acquerello del 1918 che incorpora la poesia.
Dapprima innalzatosi dal grigiore della notte, il testo diventa immagine, e l’immagine diventa testo.
Per questo motivo la pagina poetica si trasforma in superficie pittorica, e la superficie pittorica accoglie la parola come elemento visivo.
Questa intersezione tra linguaggi non si presenta come un esperimento isolato, ma come un tratto costante della sua ricerca.
Gli studi critici confermano, infine, la centralità della scrittura nell’opera di Klee.
Marianne L. Teuber¹³ ha mostrato come la produzione letteraria dell’artista costituisca un’estensione della sua poetica visiva.
Will Grohmann¹⁴, poi, ha riconosciuto nella scrittura un luogo di elaborazione concettuale.
Di conseguenza le ricerche del Zentrum Paul Klee di Berna confermano l’ampiezza del corpus scrittorio, che comprende poesie, appunti, lettere, taccuini e materiali teorici.
La parola, in questo contesto, appare come parte integrante del suo processo creativo.
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A questo punto, l’insieme di questi testi permette forse di riconoscere nella scrittura di Klee una forma di pensiero che attraversa generi e linguaggi.
La poesia diventa un luogo in cui la forma si manifesta prima di diventare immagine.
I diari si configurano come un campo di formazione in cui la percezione si organizza, mentre gli scritti teorici delineano una fenomenologia della crescita.
Le lettere testimoniano un dialogo sulla natura spirituale del segno.
Perciò le intuizioni comparatistiche con Rilke e Kandinsky aprono due direzioni di ricerca capaci di ampliare la comprensione della sua opera.
Infine, questo percorso suggerisce che la scrittura di Klee non sia un territorio accessorio, ma un luogo in cui l’artista mette alla prova la propria visione del mondo.
Dunque il suo corpus letterario merita ulteriori indagini: un confronto sistematico con la lirica mitteleuropea, un’analisi più approfondita della sua prosa teorica, una mappatura delle sue immagini verbali in relazione ai cicli pittorici.
Per questo motivo il lavoro critico su Klee rimane aperto, come se la sua opera continuasse a generare nuove possibilità interpretative, nuovi punti di emergenza, nuove forme in attesa di essere viste.
Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati
NOTE E CENNI BIOGRAFICI
1. Paul Klee (1879–1940): pittore, grafico e scrittore svizzero-tedesco. Figura centrale dell’arte del Novecento, legato al Blaue Reiter e poi al Bauhaus, ha sviluppato una ricerca in cui pittura, scrittura e teoria formano un unico campo sperimentale.
2. Paul Klee, Diaries, cit., p. XXX.
3. Ivi, p. XXX.
4. Il Bauhaus: scuola d’arte, architettura e design fondata da Walter Gropius (1883–1969) a Weimar nel 1919. Klee vi insegnò dal 1921 al 1931.
5. Paul Klee, Paul Klee Notebooks. Vol. 1: The Thinking Eye, Lund Humphries, London, 1961, p. XXX.
6. Herbert Read (1893–1968): critico d’arte, poeta e teorico britannico, tra i principali interpreti dell’arte moderna.
7. Wassily Kandinsky, Über das Geistige in der Kunst, Piper, München, 1912, p. XXX.
8. Paul Klee – Wassily Kandinsky. Briefwechsel, Benteli Verlag, Bern, 1983, p. XXX.
9. Rainer Maria Rilke (1875–1926): poeta praghese di lingua tedesca, figura centrale della lirica europea del Novecento.
10. Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi, Elegia VIII, 1923.
11. Paul Klee, Poesie, a cura di Giorgio Manacorda, Einaudi, Torino, 1999, p. XXX.
12. Ivi, p. XXX.
13. Marianne L. Teuber (1937–2020): storica dell’arte e studiosa della percezione, autrice di studi fondamentali su Klee.
14. Will Grohmann (1887–1968): critico e storico dell’arte tedesco, tra i principali interpreti dell’arte moderna europea.


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