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Visualizzazione dei post da settembre, 2023

Dialoghi poetici coi Maestri - 62 - Michalis Ganàs

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Αὐτό τό ποίημα δέν σ᾽ ἀγαπάει γιατί σέ θέλει ἐκεῖνος πού τό γράφει. Αὐτό τό ποίημα συστρέφεται σαν λαβωμένο ἑρπετό στρέφεται ἐναντίον σου – φυλάξου. Ξέρει καλά πώς ἄν κερδίσεις θα χάσει αὐτό τό σκλάβο πού τό γράφει μαζί μέ τ' ἀποδημητικά του χέρια  xι ἀνάπηρο θα μείνει. Αὐτό τό ποίημα – φυλάξου  μοῦ ξέφυγε κι ἀδέσποτο γυρίζει – θέλει να σε σκοτώσει. Γιατί ξέρει πώς μόνον ἔτσι θά ἔχει ἀπογόνους  xαί xαλά στερνά xι ἄσπρες σελίδες  νά τίς βόσκει μαῦρο χέρι - τό χέρι μου - xαθώς θα συνεχίζω αὐτό τό ποίημα πού τότε θα σε προσxυνάει. Michalis Ganàs da "La Grecia, sai..." (Donzelli ed., 2004) - Traduzione in italiano tratta dallo stesso testo. Questa poesia non ti ama perché ti desidera chi la scrive. Questa poesia si attorciglia come serpe ferita ti si rivolta contro - stai attento. Sa bene che se vinci perderà questo schiavo che la scrive e le braccia che migrano e resterà mutilata. Questa poesia - stai attento mi è sfuggita e vaga randagia - vuole ucci

Poesie tratte da "L’amore e tutto il resto - Poesie 1996-2022" (Interlinea Ed., 2023) di Andrea Temporelli

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_____ LA SCIENZA DEGLI UMANI Tutto ritorna qui la prima volta oppure non esiste. Il bagnasciuga restituisce vergini le veneri e il sale smangia i nomi, li confonde. I legni per esempio d’Argonauti per la risacca della mareggiata tornarono a fiorire nel Polesine, tra il moto immoto delle acque e dei cieli. E sono pali e reti per la pesca, adesso, vele anonime da quando non possono mancare mai il bersaglio perché tutto è perfetto, non c’è scarto. La scienza degli umani è proprio questa, riciclare galassie e nebulose in nuvole d’insetti o licenziare i guerrieri silenti e disarmati. Tutto ritorna qui la prima volta, per la risacca della mareggiata. Non possono mancare mai il bersaglio i guerrieri silenti e disarmati. ____ FINO A CHE SIA LIMPIDO C’è un dettaglio importante in ogni storia e un passaggio segreto anche per lui da cui filtra la scena di età in età come uno sparo fino a rendere perfetta la vita (tanto che potrebbe, svoltato l’angolo serenamente anche morire):       l

Poesie di Anna Spissu tratte dalla raccolta inedita "La donna albero"

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  Io sono la selvatica. Ho rubato la pelliccia alla volpe il muso al cinghiale le zampe alla lepre e la voce alle mosche. Non sono straniera alla foresta. Ho un corpo per metà albero e per metà animale. Il cuore e il cervello sono umani, lo so, e devo rimediare: lo capisco quando si apre, mio malgrado, la cassaforte dei ricordi ed escono pezzi di vita come un’esplosione. Altre volte sono io che apro la combinazione muovo con delicatezza le dita faccio entrare un ramo una primula, un boccone di neve che restino dentro che combattano oppure mettano pace. ____ Il bosco si spalanca : esci dalla porta volti a destra oltrepassi l’abbeveratoio scavalchi un masso con un grappolo di piccole pietre spezzate dalla neve e dal sole e come navate fino all’azzurro e alle nubi subito si alzano i faggi abitati dalle gole degli uccelli, il sottobosco dilaga verde scuro copre la terra, nasconde le tane protegge le pietre, gli insetti, il silenzio i passi degli animali il tremore colorato dei fiori. Il di

Poesie di Monica Messa tratte dalla sua prossima raccolta ancora inedita

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  ____ TRATTA DALLA SEZIONE  "SAMIR" ______ Ai bordi della città diorama, Samir beve vino e ingoia bignè. Sulla barba ha dodici stelle di miglio perlato. Il fumido chiasso della stazione ti chiama. Il cieco canta. Le mosche banchettano su ciarpame e mani. Un pugno diretto un coltello mancino, cade la sigaretta. Samir sorride, non capisce, ha sangue fra le dita. Solo ricordi come fiorisce in fretta una ferita. ______ TRATTE DALLA SEZIONE "LA BAMBINA DI RAME E DI MIELE" ______ La bambina di rame e di miele appende foglie alle orecchie e si sente una regina. Ancora non sa che le vespe ricompensano i fichi con la vita. _____ "Pensa alle cose belle" Un bacio sulla fronte e la pioggia sulla grondaia. Piccola carpa koi, drago bianco volante. "Sono tutte belle le creature che dormono". Il caprifico spuntava dal muretto a secco. Cremore di tartaro e cocaina nella credenza in cucina. “Papà ti vuole bene” Lei è riso, granaio, mandorla. Lui balena ferita. Ne

(Redazione) - Dissolvenze - 23 - Antropologia dell’atterraggio

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A cura di Arianna Bonino Erik Bulatov, “Horizon” (1971-72) Ho capito che il famoso pezzo sul concetto di sacro nella storia dell'umanità dalle origini ad oggi, pezzo a cui lavoro mentalmente da almeno dieci anni – dieci anni in cui in effetti non ho trascurato (e in buona fede, forse) di rassicurarmi a più riprese che eravamo quasi a tiro –, è invece, alla fine, un'opera che va oltre la mia portata, e ineluttabilmente. Nel frattempo ho viaggiato molto, notando tutta una serie di ritualità apotropaiche dedicate alla delicatissima fase dei decolli e soprattutto degli atterraggi aerei: coroncine all'Ausiliatrice – sussurrate, con la mano ficcata in tasca dal momento dell'annuncio che “ siete pregati di riposizionare lo schienale in posizione verticale”–,  arpionaggio della mano del 12B – uno sconosciuto, ma che non commetterebbe mai il sacrilegio di respingere l'artigliata, artigliata che a sua volta scarica sul 12C, che, d'altronde, fa la stessa cosa sul bracciol

Le souffle ( il soffio)

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  Il y a un souffle,  un souffle chaud,  qui vient d'un désert que j'ai connu au temps  où mes ancêtres parlaient  le langage des pierres.   C’est un souffle  qui voyage de droite à gauche  le long du chemin étroit  qu’on appelle l’herméneutique.  C'est un souffle  qui sèche ma peau  et rend mes iris humides.   Non, ce ne sont pas des larmes, ce sont les paroles des morts. _____ Esiste un soffio, un soffio caldo, che viene da un deserto che conobbi al tempo in cui i miei avi parlavano la lingua delle pietre. È un soffio che viaggia da destra a sinistra lungo la via stretta che chiamano ermeneutica. È un vento che secca la mia pelle e rende umide le mie iridi. No, non sono lacrime, sono le parole dei morti. ____ Testo e traduzione dal francese di Sergio Daniele Donati  

Dialoghi poetici coi Maestri - 61 - Dino Campana

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IL CANTO DELLA TENEBRA La luce del crepuscolo si attenua: Inquieti spiriti sia dolce la tenebra Al cuore che non ama più! Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare, Sorgenti, sorgenti che sanno Sorgenti che sanno che spiriti stanno Che spiriti stanno a ascoltare...... Ascolta: la luce del crepuscolo attenua Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra: Ascolta: ti ha vinto la Sorte: Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte: Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte Più Più Più Intendi chi ancora ti culla: Intendi la dolce fanciulla Che dice all’orecchio: Più Più Ed ecco si leva e scompare Il vento: ecco torna dal mare Ed ecco sentiamo ansimare Il cuore che ci amò di più! Guardiamo: di già il paesaggio Degli alberi e l’acque è notturno Il fiume va via taciturno...... Pùm! mamma quell’omo lassù! Dino Campana Tratto da  Canti Orfici TENEBRA È lunga e tenuta quella nota che dall'indaco scolora nel nero/blu di Prussia di una notte senza stelle.  E non fermano l'indole mi

(Redazione) - Estratto da "Spunta per il viaggio verso ovest" (Arcipelago Itaca ed., 2022) di Claudio Dal Pozzo, con nota di Sergio Daniele Donati

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  Un viaggio, in fondo, è anche la versione archetipica della nostra relazione con la parola. O, almeno, ogni viaggio ci riporta al primo dei percorsi da noi compiuti, quello da una una lallazione scomposta verso il binomio significato/significante del nostro dire.  Ma il Mito pone spesso una direzione precisa ai nostri viaggi spirituali , come se una spinta interiore ci portasse a muoverci verso un luogo determinato, verso un'idea di altrove che noi, senz' accorgercene , situiamo ad Oriente .  È l'oriente la direzione immaginaria dei nostri sogni, il luogo che ci verrà indicato dalle voci che ci abitano .  Un viaggio verso occidente,  dunque, almeno nel nostro immaginario non può che configurarsi come un viaggio a ritroso, un ritorno verso la sorgente, di cosa poi non sempre è dato saperlo.  Quanto torniamo, senza immaginarlo, ritroviamo la parola-suono o, almeno, il suono che plasma la parola, prima dei suoi significati/significanti .  La splendida raccolta di Claudio D

(Redazione) - A proposito di "Plagiarsi addosso" di Gabriella Montanari (il Convivio editore, 2022) - Estratto con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Ogni poesia è in fondo imitazione inciampante del vuoto di definizione che tutti noi viviamo.  Ogni poesia è un tentativo di ridurre in parola un'essenza che è, per forza di cose, molto di più di ogni dire. Per questo, e lo si dice con semiseria ironia, ogni poesia è opera di plagio di sé stessi.   Plagiarsi addosso  è il titolo della raccolta poetica di Gabriella Montanari (il Convivio editore, 2022) di cui oggi  Le parole di Fedro  pubblica un breve estratto. Se sopra ho parlato di ironia sorridente è anche perché il titolo dell'opera, i cui contenuti profondi si muovono sempre secondo un filo di leggerezza mirabile, non può non richiamare alla memoria il testo di Woody Allen " Citarsi addosso" , apparso per la prima volta in traduzione italiana nel 1978. Anche in quel testo la destrutturazione del sé dell'autore era finalizzata ad una ricucitura degli strappi con il filo sacro dell'ironia.  Ed ironica, benché a tratti netta e senza appello, è la scrittura