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Visualizzazione dei post da luglio, 2024

(Redazione) - Genere In-verso - 11 - Oltre I racconti dell'ancella: romanzi e distopie al femminile.

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    di David La Mantia   Che cos'è il romanzo distopico di genere? Una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro o di un passato mai avvenuto, ma possibile sulla base di tendenze del presente. Lo sguardo è quasi sempre negativo, apocalittico, e spesso vengono presagite abitudini ed esperienze tali da rendere la vita indesiderabile o terrorizzante. Nella distopia di genere, emerge il dominio totale e completo delle femmine sui maschi e viceversa, in un ipotetico mondo caratterizzato da comportamenti sociali o politiche opprimenti, talora in conseguenza di scelte ambientali o tecnologiche pericolose ed estreme. Partirei dalle origini. Dall’opera di Ursula Le Guin e dalla Charlotte Perkins Gilman di Herland. Herland è un romanzo utopico del 1915 , scritto dalla femminista americana Charlotte Perkins Gilman. Il libro descrive una società isolata composta solo da donne, che partoriscono per partenogenesi, un tipo di riproduzione asessuata, figli senza uomini. N

Quartina innamorata (dal bosco)

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      Non chiedo più al bosco risposte; mi basta della pietra l'ostinata testimonianza. E poi? E poi il grande desiderio d'esser verde come il muschio delle mie dimenticanze.     _______ Foto dal web Testo - inedito 2024 - di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 01 - CON IACOPO SANNAZARO NELL’ARCADIA

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  di Gianni Antonio Palumbo Non vi paia curioso che si sia scelto di inaugurare un nuovo percorso con la storia di un altro viaggio. È così che, per raccontarvi, senza alcuna pretesa di esaustività, momenti della storia della letteratura italiana dell’Umanesimo-Rinascimento, abbiamo scelto di partire dall’ Arcadia di Iacopo Sannazaro. Un prosimetro, inscritto nel solco di una tradizione che vedeva nella Vita Nova dantesca e nell’ Ameto di Giovanni Boccaccio due tappe ineludibili. L’opera ci immerge nel mondo dall’aura sospesa di quella che geograficamente rappresentava una regione impervia della Grecia (in particolar modo del Peloponneso centrale), ma nell’immaginario poetico da Teocrito a Virgilio si trasformava in terra del canto e di sodalizi di pastori-poeti schermo all’identità di scrittori realmente esistenti. Come ha scritto Maria Corti, in questa costellazione l’autore “ nell’atto in cui diviene personaggio che dice io, pastore, si fa anello fra la realtà simbolica del gen

Poesie di Elisa Ruotolo estratte da "Corpo di Pane" (nottetempo ed., 2019) - con nota di sergio Daniele Donati

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FOTO DI MAURO ZORER Siamo lieti di potervi proporre un estratto dalla raccolta di Elisa Ruotolo Corpo di Pane" (nottetempo ed., 2019). Come potrete ben osservare, sono poesie in cui la poeta parte spesso da un dato di osservazione personale che prende nello svolgimento della composizione un pieno valore universale, a tal punto che il suo vissuto pare sovrapporsi - ed è questo tipico di una poesia alta  - a quello del lettore, il quale ultimo, pertanto, si trova quasi a percorrere un cammino nella propria stessa interiorità. Nella poesia finale, di quelle qui presentate, poi, la poeta affronta il tema del perdono percorrendo vie del tutto originali, oserei quasi dire uniche. Se ne riporta qui sotto il testo. Tu devi perdonarmi l’amore tutto l’amore scomposto tutta la fantasia che ho impiegato. Tu devi perdonare molto – anche il miracolo. La poeta parte da un ossimoro concettuale potentissimo, quello tra perdono e dovere, quasi a dirci che esiste un'etica secondo la quale

Da "Midbar" (di Raffaela Fazio - Raffaelli Editore, 2019) - 02 - Agar

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  “ Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre d’acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il bambino e la mandò via. Ella se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora depose il bambino sotto un cespuglio e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il bambino!». […] un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del bambino là dove si trova […]» Dio le aprì gli occhi ed ella vide un pozzo d’acqua ” (Gn 21,14 ss). Non sento più l’urto dell’acqua nell’otre né sotto il calcagno il cammino. Il passo è vinto dal deserto. Ti guardo, sei il pegno di tutto il dolore. Non sento più l’orgoglio che mi perse. Tu riposa all’ombra del cespuglio non gridare. Non sento più cos’è essere madre. Solo il dovere di far finire il giorno - finzione di una meta? No, più niente. Perché allora riaffi

(Redazione) - Muto Canto - 13 - Carla Lonzi. Di Archivi, di memoria che costruisce storia di corpi e soggettività in trasformazione.

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    di Anna Rita Merico   Prestiamo sempre maggiore attenzione al lavoro politico fatto da questa intellettuale italiana. Abbiamo a cuore le sorti dell’Archivio Carla Lonzi allocato presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. L’attuale direzione della Galleria ha comunicato di voler interrompere il comodato d’uso dello stesso. Sulla vicenda si stanno delineando molte posizioni volte a sostenere l’importanza di questo patrimonio storico e politico del femminismo italiano degli anni ’70 dello scorso secolo. Riteniamo utile sostenere questo lavoro di attenzione sulle sorti del Fondo per l’importanza che, come dice Annarosa Buttarelli, dobbiamo al pensiero di Carla Lonzi e a quella che è una filosofia della trasformazione . Carla Lonzi (Firenze 1931-Milano 1982)   Di giornate interminabili ti chiedi se siano trascorse e se a infiniti passi nel vuoto siano corrisposti infiniti secondi nel tempo e inquieta senza pulsazioni aggiri te stessa con occhi scorrenti su un

Si traveste (l'amore)

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Si traveste di desiderio e cade goccia a goccia su una polla cristallina di pura solitudine l'amore che non chiede risposta né avvertimento. E le sciarade e i giochi e le ritrosie coprono di sobrietà sorridente  l'éclat di un sentimento senza tempo né confine. _____ Testo - inedito 2024 - e foto di Sergio Daniele Donati  

Poesie inedite di Lucia Triolo - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  C'è una forte presa di coscienza nella scrittura di Lucia Triolo , in questi inediti che siamo onorati di poter pubblicare su Le parole di Fedro . Una coscienza, dicevo, la cui origine appare essere nella stessa interiorità della poeta ma alloa stesso tempo nello spazio di una domanda costante fatta di assenza o di non-essere, come la composizione che esordisce con il potente verso la donna che manca in me , dimostra. Testimone e capace trascrittrice di uno dei più grandi afflati della poesia di tutti i tempi, quello che perennemente ci riporta a ricordare il peso e la presenza di un'assenza, l'autrice in questi tre inediti ci conduce per mano nella percezione di una evanescenza certo dai tratti lievemente nostalgici ma, allo stesso tempo, fertili e creativi.  (e il fiume scorreva il suo flusso mischiava le acque), dice la poeta nella poesia d'esordio e chi vi scrive non può non pensare quanto questo dire sia connesso ad un rapporto profondo, come la poeta dimostra di

Poesie inedite di Cristina Martini - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Quando la "brevitas" si congiunge in armonia con la "delicatezza" del verso - e oserei dire anche degli intenti, il simbolo si fa argilla capace di dire tanto altro rispetto a ciò che più facilmente evoca nella mente del lettore.  Per questo non bisogna  farsi ingannare dal "gioco delicato del petalo" e rileggere più volte le poesie che sono di tal fatta, per cogliere un centro palpitante e vitale in esse, qualcosa che va oltra l'armonia  sonora e timbrica per lasciare  spazio ad un contenuto  ricco e profondo.  È questo sicuramente il caso  delle poesie inedite di Cristina Martini che oggi vi proponiamo inviandovi a evitare una frettolosa lettura ma a voler soggiornare su ogni verso con attenzione per cercare di disvelare quel gioco che si situa tra armonia, delicatezza, suono e significato. Un vero piacere poter dar voce a poesie simili sulla nostra pagina. Per la Redazione de Le parole di Fedro il caporedattore - Sergio Daniele Donati

"Un tempo infinito" - Amore, tempo e morte nella lirica di Angela Anconetani Lioveri - Nota di lettura di Manuel Omar Triscari

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     In questa breve nota di lettura mi soffermerò su tre parole chiave: amore, tempo e morte. Tre monadi che nell’opera sono intimamente connesse e interdipendenti. In “ Solo orizzonte ” di Angela Anconetani Lioveri (Controluna, Roma, 2024) il contatto fisico con il corpo dell’amore è infatti già ricordo nel momento stesso in cui avviene ma è forse l’unico strumento, accanto alla scrittura, che ha il soggetto erotico per ingannare (solo per un attimo) la morte.  Nei frammenti di contatto umano tra due corpi che si amano (o che si sono amati) l’animo innamorato, preso da una passione che diviene folle anelito di eterno, annulla nella mente il senso del tempo e la presenza della morte. I momenti dell’amore sono quindi fuori dal tempo e sono gli unici istanti in cui il soggetto psichico domina la realtà e vive concretamente il sogno, l’illusione e la sospensione dei rapporti con il regolare fluire dei giorni.  Tuttavia il tempo irrompe con prepotenza anche in questo spazio d’amore fenden

L'errore del poeta

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  Fu vero errore non considerare il limite di quella creazione, considerare quel pilastro saldo e quell'altare indenne da impurità. Fu colpa mia e resi la scrittura schiava e incapace di star nel giusto. Avrei dovuto ricordare allora la promessa di restare nel limo e non gettarmi nel sogno fallace di dimora tra stelle fredde e morte ormai capaci di parlare solo ai morti senza etica che dicono poeti. Solo chi scambia l'argilla blu della parola coi suoi acufeni dimentica l'argine per dirsi altro, e io rido del mio stesso errore. ______ Testo - inedito 2024 - di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Parola eretica - 05 - "Realismo intensivo", la poesia di Gianfranco Isetta

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  di Gabriela Fantato Ho il mento rivolto all’insù seguiranno gli occhi che si levano sempre come appigli posticci appoggiati sul viso e, per vincere il vuoto, stupiti da un barlume di luci accese, indizi per rintracciare un barco. L’arcobaleno forse La poesia nasce dall’immaginazione? Oppure dai ricordi, dalle esperienze di vita, dal contatto con la realtà? Difficile dirlo, probabilmente in ogni testo si intrecciano questi elementi, ma personalmente ritengo che dall’esperienza, quindi, dall’incontro che ha anche scontro con il mondo scaturisca la migliore poesia, nutrita da una forte capacità intuitiva e rielaborativa, come nel caso di Gianfranco Isetta, come si vede in tutto il suo lavoro poetico, ma in particolare nell’ultimo libro, L’acerbo dei ricordi (La Vita Felice, 2023) che è un’ opera che riconferma come la parola poetica di questo autore scaturisca dall’ intreccio tra i dati forniti dai sensi, l’intuizione improvvisa e il lavorìo di costruzione per dare forma alla parola.