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Visualizzazione dei post da Giugno, 2022

Odisseo

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Non posare la tua mano  sulla mia spalla. Io sono un vento che porta via; sono il buco nel secchio che raccoglie i tuoi sospiri. Non posare la tua mano sulla mia spalla; ho lo sguardo fisso sulla battaglia persa della memoria; io sono il vento che mi porta via  e mi canta, con voce di sirena,  l'illusione del ritorno. Non posare la tua mano  sulla mia spalla; completa la tua tela di ragno, tacita il richiamo a tornare dall'abisso - il tuo abisso e chiudi le tue orecchie al sussurro dell'inganno che ti dice - che mi dice - impossibile a morire. Sergio Daniele Donati - inedito 2022

(Redazione) - Inediti di Lara Pagani (a cura e con note introduttive di Paola Deplano)

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Ecco la scrittura, la poesia di Lara Pagani: semplice, senza essere piatta; complessa, senza essere astrusa; originale, senza la ricerca dell’effetto a tutti i costi; femminile, senza perdere di vista ciò che accomuna gli esseri umani. (Paola Deplano) ______ Réglisse Al mondo esistono diverse maniere di mangiare le dolci rotelle nere, di quelle alla chimica liquirizia: c'è chi le addenta, chi le spezza, chi le allunga a non finire più. C'è poi chi le divora in fretta, per correre con la mano giù a cercare quella dopo (se è rimasta), e il piacere dell'istante se lo guasta frugando al fondo del sacchetto. Poi ci sei tu, che di tutto il resto del mondo non hai nulla: e mentre seduti fissiamo il vuoto la srotoli come un tappeto scuro sulla lingua, calmo e assorto. In attesa della fine imminente ti guardo e mi frulla contorto un solo pensiero per la testa: siamo entrambi strani, la tua perizia è non celarlo, pensarlo normale. Voce del verbo Fammi sirena prega

Testimonianza

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Foto di Sergio Daniele Donati Mi plasmava allora l'anima  un suono che veniva di lontano,  una marcia che m'annunciava - ancora neonato -  il legame nunziale della parola. Era un suono barbaro che portava odori di mughetto e promesse, e descriveva con seduzione  la sorgente del mio futuro  vagare a spirale  attorno all'altrui silenzio. Così si plasmava la mia anima e, tra l'abbaglio d'un vincolo eterno e il brusio dell'assenza, si formava allora la mia voce, la rete di salvataggio d'un funambolo  immerso nel sogno d'una unione impossibile. Non chiedermi dunque di parlare; ti taglieresti i palmi col fil di ferro arrugginito della rinuncia  al tuffo nel fiume silenzioso dell'oblio.  Sergio Daniele Donati - inedito 2022

L'antico sogno (benedizione)

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העתיק הולך לאט  לאדמה האדומה  של זיכרון עתידי  אני מברך את חלומך להישמר מהנשימה העתיקה של העתיד L'Antico procede lento verso la terra rossa della memoria del futuro. Io benedico il tuo sogno perché sia protetto dal soffio antico del futuro Testo ebraico (inedito 2022), traduzione e foto di Sergio Daniele Donati

(Redazione) Nota di lettura sulla silloge "Il sentiero del polline" di Guglielmo Aprile (Kanaga ed.)

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  Il sentiero del polline (Kanaga ed) è la nuova raccolta poetica di Guglielmo Aprile, poeta che si pregia già della pubblicazione di diverse altre raccolte di valore.  La scrittura dell'autore in questa si caratterizza per un marcato richiamo alla relazione tra l'elemento naturale e una spiritualità umana e non necessariamente teistica che si sente pulsare all'interno dell'intera raccolta, quasi che l'elemento naturale divenga simbolo di una traccia umana evidente.  Non a caso il titolo stesso della silloge si richiama ad una espressione della spiritualità nativo-americana, che tutti noi sappiamo caratterizzarsi per il valore, simbolico, di vita e di percorso che viene dato alla Natura.  Così ad esempio  in Stella nomade   leggiamo: Voglio sentire solo le foglie secche che crepitano  docili ai miei passi  mentre accarezzano il suolo lievi, fedeli al vento,  e i concerti dei passeri  lontano dalla gente  e dalle sue parole, sul viso nient'altro che il tiepido ab

(Redazione) - Dissolvenze 08 - Sul campo si chinò la sera/ai prigionieri le stelle accese

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A cura di Arianna Bonino Non so quando di qualcuno si possa iniziare a dire che è “un poeta”. Anche perché dare una definizione di poesia è per me impossibile. Ma so che Josef Čapek poeta lo è e ha incominciato ad esserlo molto prima di scrivere poesie. Dalla mia, ho Vítězslav Nezval e Jaroslav Seifert, che lo dissero poeta in virtù della sensibilità rivelata dal suo primo scritto “Le arti più modeste” (“Nejskromnější uměni”, 1920), una raccolta non di poesie, ma di brevi saggi dedicati al sopravvivere, nelle periferie, delle forme d’arti minori, ai piccoli artigiani e alla sapienza speciale dei loro mestieri destinati all’estinzione, ma allora non ancora fagocitati dalla massificazione della produzione industriale. Forse l’intento di Josef Čapek non era quello di fare poesia descrivendo l’arte del “pittore d’insegne” che “è assolutamente convinto della piena esistenza delle cose che rappresenta” o del tappezziere che crea sofà dalle svariate personalità date dalle diverse fantasie dei

Tre inediti di Antonio Laneve

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IGIENE INFIMA Anime pelose ne abbiamo ovunque e sono prodighe di pulizie anestetiche fino ad avvenuto asportare capacità selettive dal tessuto neuronale. Macchie di sovrascrittura sembrano immuni al carteggio verso nuove letterature, di fatto restano impronte come loghi d'igiene infima per biancheria cerebrale. IL BIO DENARO Affari spenti ormai quelli di nuvole grigie tradotte dai liquami fossili, altri vangeli giungono con l'inchiostro verde prestato da nature vive ancora in grado di sostenere utopie. A saperlo prima bastava spostare lo sguardo sull'asse planetario per gonfiare i profitti creando giusta biosfera a fedeli consumatori. SULLA CROSTA DELL'ONDA L'equilibrio nel gelo d'un dialogo spezzato lascia feritoie e detriti lungo il corso degli anni. Da sempre l'oceano conserva oscurità dove far nascere onde come sfida alle scogliere. Graffio un po' di tempo dal mio freddo passato ma ho bisogno di corallo per impedire alle maree di scordare

Due poeti allo specchio (David La Mantia e Sergio Daniele Donati)

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  Abbiamo perso, amico mio. Perso speranze acute, ceduto il sangue da condividere, accettato come servi risposte cieche, inesatte, sporche del dolore di secoli. A che serve ora riconoscere nelle parole, nella cute, nei petali, nel vento la banalità del nostro esistere? Ormai i fiori sono caduti a terra ed è tempo di silenzi, amico mio David La Mantia - inedito 2022 Ho ascoltato, amico mio, la voce  degli inascoltati in notti senza stelle, e rivisto mille volte lo sguardo perso di mio padre a sentir parlar germanico. Ho sentito sulla mia pelle il bruciore d'un tatuaggio non voluto e percepito sul mio braccio numeri scomposti raschiar via ruvidi il mio nome. È vero, David, abbiamo perso e mi sono perso almeno sei milioni di volte assieme a quegli sguardi inorriditi dai fumi della Storia. Là è caduto senza far rumore e delicato,  il petalo della speranza.  E chissà quali sentieri sotterranei gli hanno permesso di concimare di Silenzio, una parola nuova che trasuda - goccia a goccia e

Troppo facile

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  Sarebbe troppo facile  legare le parole a una catena d'acciaio  brunito e ben oliato; farle filare in sequenza, in ordine composto, incoscienti della loro potenza come pezzi di domino, in sequenza. Per questo la parola ha bisogno dell'incontro, della canna fumante del lemma altrui, del suono gutturale di lingue sconosciute, del clangore di ferro del confronto; e di un maestro burbero - lo chiamano Silenzio - pronto a colpire il dorso di un dire pigro con la canna di bambù  che porta il nome del premio - il risveglio - e della pena - il mancato ascolto. Immagine tratta da un quadro di  Marc Chagall (particolare) Testo (inedito 2022) di Sergio Daniele Donati

Tre inediti di Adriana Rinaldi

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Lentamente passa Un sospiro lieve ed é autunno. Indosso gli abiti della caducità provo a scrutarla. I miei passi scrocchiano il fogliame nuova e antica generazione di passaggi agili e grevi. Lenta, lenta la melodia. Tiepido il sole ombreggia soffice tra i rami io sonnecchio meraviglie baldanzoso regalo di alcuni attimi. Il sollievo All' alba di un tramonto nasce la speranza. Sollievo di anime che giacciono sporcate dalla materia. Nel loro canto flebile dimora l'essenza dell'eterno la presenza di una realtà intangibile diffusa come alito ottemperante. La grazia sparge ovunque la messe all' umanità spetta raccoglierla. Senza titolo Sei il foglio bianco di un nuovo giorno. Quello su cui scrivo parole in festa. Mi abbandono al tuo pieno di senso. _________ Dice di sé l'autrice: s ono Adriana Rinaldi nata a Bergamo il 21 ottobre 1966.  Laureata in Scienze Religiose alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, insegno religione nella  scuola primaria dal settem

Inediti di Maria Gabriella Cianciulli

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Librarsi nell’abisso e nulla su cui poggiare un nome solo il vuoto da risalire Se ti chiamassi poesia? Saresti il mio nome L’estate L’estate che mi corre innanzi ha il volto consumato dall’affanno e quando sfuma nel graffio del meriggio lascia al vento l’odore del pianto Il sapore del sale solca la maschera si lascia cristallizzare sui piedi del Cristo e già una perla origlia da lontano Dolce è l’affanno della *buona battaglia* cantarne le stille la perla crebbe nella conchiglia lo stupore e ascoltai la luce Formiche Formiche in filari scoordinati nel groviglio di cori gesticolanti sotto il cielo cadente Non ha palpito la sera né coperte per i sogni la notte assale filari di suoni tu Incontrarti Incontrarti questo volevo in questo incanto il respiro si fa corto il battito sanguina stralci di fuoco appesi all’infinito, nuova Itaca la mia Itaca consegni nelle mani della bambina ti cercava, una vecchia storia che il mare conosce e rigurgita Sazio è il mare di solchi tracciati e taciti in

I volti dei poeti

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  Troppo sottile, la parola poetica s'appoggia a fili fini, tele di ragno per la mosca senziente che legge e s'invischia sempre più nell'illusione della comprensione. Se dei poeti ammirassimo i volti, la pericope delle rughe, l'ossimoro dei denti, l'iperbole dello sguardo la loro parola prenderebbe peso e ci troveremmo, leggendo, a volare il volo dell'airone - non quello del moscone. Immagine e testo  (inedito 2022) di Sergio Daniele Donati

(Redazione) Riflessioni, non recensioni - 08 Riflessione su “Lontano dall’albero” (Vicino al cuore e presenti nell’esperire)

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A cura di Stefania Lombardi Questa rubrica si chiama “Riflessioni, non recensioni” perché, solitamente, le recensioni dovrebbero essere sprovviste di “spoiler” e dare indicazioni a chi non conosce l’argomento trattato. Per questo mi sono quasi sempre occupata di film o serie abbastanza “datati”, dandone come per acquisita una certa conoscenza e poter riflettere assieme su alcuni punti, per me di rilievo. Questa volta faccio un’eccezione e introduco un corto Disney relativamente recente: “Lontano dall’albero”. Qui non c’è pericolo di “spoiler” perché è tutto affidato all'espressività e alla suggestione delle immagini e non a come andrà a finire la storia. Pertanto, si può parlare della storia senza rovinare nulla. Chi deciderà di dedicare il proprio tempo alla visione di questo cortometraggio di 7 minuti lo farà per altri motivi: quelli legati alle immagini e alle relative emozioni che ci rimandano. “Lontano dall’albero” è un corto Disney molto particolare e non solo perché introduc

Figlio del vento

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Pesa la penna, figlio del vento, e tendi il filo delle intenzioni. Dietro il tronco di quell'albero striscia i piedi il celato, per farsi inseguire nell'eterno gioco a rimpiattino con le gole, arse di pace, dell'uomo. Posa la penna, figlio del vento; il tempo della scrittura  marca un tempo troppo stretto, e i tuoi tratti tremuli tolgono respiro alla legge sovrana dell'evanescenza. Ascolta; mi è stato chiesto  di sussurrarti piano la formula  che unica libera la parola da ogni incaglio: è nel monotono della cicala, è nel monotono del grillo; non in quello dell'assiolo che la notte ti conduce  a incontrar la regina dell'Altrove. Testo (inedito 2022) e foto di Sergio Daniele Donati

Benedizione del Sogno

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ברכת החלום   האישה חלמה  שורשי הכוכבים  דבר האדם היה עדין  החלום היה המגן  וכל השאר דממה La benedizione del sogno La donna sognava  le radici delle stelle. Fu delicata la parola dell'uomo; il sogno fu lo scudo e tutto il resto Silenzio. Testo (inedito 2022) traduzione e foto di Sergio Daniele Donati

Materica

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Da quando m'hai chiesto di che materia è fatta la Parola, sogno argille sacre e il suono sottile del nascondimento. Elaboro nel sogno la risposta alla tua domanda e di notte ascolto il canto silenzioso degli inchiostri e dei pennini. Parola è aria ma è ancora assente ai miei lobi quel vento che plana  sulle acque dei miei intenti. Parola è granito ma manca ancora alla mia penna la potenza del rivolo sotterraneo che sgorga dalle sue crepe e disseta le domande di una gola giovanile. Parola è nero di seppia su una pergamena antica, ma attendo ancora  il suono dell'Antico farsi strada nei miei midolli. Per questo sorrido e non rispondo e tu attendi, reso sapiente dalla resa al Silenzio. Verrà il tempo della luce su ogni tua domanda sulla Parola. Sino ad allora sia il nostro sogno comune  a guidarci lontano, là dove i peli d'una barba canuta e i codini corvini d'una mente adolescente cantano, ridendo assieme, il canto dell'attesa.  Testo (inedito 2022) e foto

Stanze del Maestro

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  Imparai col tempo che il sorriso del mio Maestro abbracciava il taglio della sua stessa spada. Separava,  con la delicatezza del petalo terre fertili da sabbie mobili dal mio sterno resistente E ricomponeva con la pazienza dell'amanuense  le tessere del mio puzzle scisso,  incurante della fuoriuscita di magma e vento; dalle mie ossa. La prima volta che incrociammo le spade, la mia cadde; la raccolse lui e il mio pianto. Erano gocce fertili e mani esperte; spezzavano idoli  e costruivano lente un altare al principio della rinascita. Foto e testi di Sergio Daniele Donati (inediti 2022)

(Redazione) Specchi e labirinti - 08 Girando intorno a Mario Praz (Mario Praz num. 2)

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  A cura di Paola Deplano L’uscita di questo mese della rubrica “Specchi e labirinti”- una sorta di “rubrica nella rubrica” - è dedicata all’incontro con un altro elzeviro di Mario Praz, seguito dalla recensione di un recente saggio sulla sua figura. La terza tappa di questo viaggio sarà pubblicata tra qualche mese. IL FLAGELLO DEI BIBLIOFILI di Mario Praz Se dicessi che il libraio era grasso, chi mi crederebbe? Gli uomini grassi, gli uomini dalla faccia lucida, dormono bene la notte e non vanno escogitando tranelli pel prossimo. Infatti costui era magro, adunco, e, dietro le lenti, socchiudeva quel genere d’occhi verdognoli in cui tutti son d’accordo nel riconoscere un indizio di crudeltà. In breve, fate conto che Cassio, invece di pugnalare Giulio Cesare, avesse messo su bottega di libri e cercato di soddisfare le sue brame lupesche nell’ambito del suo nuovo mestiere, e avrete il mio uomo. Fin quando Cassio – chiamiamolo così – si limitò ad espettare i clienti casuali, trovò ben scar