(Redazione) - Dieci aforismi di Maria Pia Latorre - nota di lettura di Sergio Daniele Donati
Questi aforismi di Maria Pia Latorre (con l’apertura di Zambrano che funziona quasi come una chiave d’accesso) costruiscono un piccolo sistema filosofico compatto, dove ogni frase sembra isolata ma in realtà vibra in risonanza con le altre. Il loro centro non è un tema unico, ma una tensione: quella tra il limite e l’eccedenza, tra ciò che siamo e ciò che ci sfugge, tra il tempo che ci attraversa e il tempo che cerchiamo di trattenere. C’è innanzitutto un’idea forte: nessuna cosa basta a se stessa. L’amore non basta, perché “ ci consuma ” e proprio consumandoci ci aderisce; la vita non basta, perché è “ una riduzione dell’eternità ”; la felicità non basta, perché è “un dolore travestito da miraggio”. È come se ogni esperienza umana fosse una forma di sottrazione: ciò che viviamo è sempre la versione ridotta, contratta, di qualcosa che non riusciamo a possedere interamente. Ma questa sottrazione non è negativa: è la condizione stessa che ci permette di percepire, desiderare...