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(Redazione) - "Il piccolo prodigio" - a proposito di "D’amore, chiodi e silenzi" (Puntoacapo Editrice, 2025) di Michele Carniel - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  D’amore, chiodi e silenzi (Puntoacapo Editrice, 2025) di Michele Carniel è senza dubbio una delle raccolte più intense, necessarie e commoventi apparse in Italia negli ultimi anni. E, dicendolo, sono ben cosciente di uscire dai crismi accademici di una recensione asettica per entrare in “giudizio epiteliale e personale” che però non è, a mio avviso, privo di valore perché richiama ad un rapporto, forse più diritto (e diretto), con la poesia che proprio la lettura di questa raccolta mi ha ri-donato. Michele Carniel, classe 1978, san donatese (del Piave) doc, già autore di prove notevoli come Tra il Piave e la luna e La strategia del respiro , qui raggiunge una maturità poetica impressionante, consegna ndo al lettore, quasi fosse un testamento, un libro compatto, viscerale, quasi insostenibile per la sua bellezza dolente, eppure impossibile da abbandonare. Il titolo stesso – tre parole semplici, tre lame – racchiude il cuore pulsante dell’intera silloge: l’amore come ferita ...

(Redazione) - “La materia inquieta del verso” - a proposito di "Dissolvenze e sussurri" (La Valle del Tempo, 2025) di Antonio Spagnuolo - nota critica di Sergio Daniele Donati

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La poesia di Antonio Spagnuolo richiede una lettura ravvicinata, interna, e non solo per la lunga militanza poetica e per il peso indiscutibile dell’autore nel panorama contemporaneo. Ciò avviene soprattutto  perché a livello di tessitura poetica la sua scrittura si presenta come una materia mobile (e nobile), densa, attraversata da vibrazioni che trasformano ogni immagine in un processo. Con Dissolvenze e sussurri (La Valle del Tempo, 2025) il poeta costruisce un organismo espressivo in cui colore, corpo e memoria agiscono come forze dinamiche, capaci di generare continui slittamenti sinestetici percettivi. Il verso si muove, stratifica, apre varchi, e la parola diventa un luogo di trasformazione; pertanto, la lettura deve seguire la logica interna di queste metamorfosi, anzi forse dell’idea di metamorfosi stessa. Fin dalle prime pagine, la direzione del libro si chiarisce attraverso l’immagine di cui al verso « Affonda nel cobalto ogni idea » in Bluesky/word (p. 9), dove il co...

(Redazione) - "Screenshots come reliquie" - a proposito di "Lui" (Connessioni Ed., 2025) di Viviana Viviani - nota critica di Sergio Daniele Donati

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C’è un’intimità che nasce solo negli spazi stretti: tra un messaggio e l’altro, tra un accesso e un silenzio, tra una foto inviata e una trattenuta.  Lui (Connessioni Ed., collana “Scavi Urbani” - diretta da Matteo Fais ) di Viviana Viviani vive esattamente lì, in quella zona di confine dove la parola digitale diventa carne e la carne diventa attesa.  Il libro procede per frammenti numerati, ma non per fratture: ogni numero è quindi un battito, un impulso, un piccolo cedimento.  La protagonista parla come si parla quando si è soli davanti a uno schermo che sembra ascoltare più di chiunque altro.  Viviana Viviani ha una capacità rara: rendere poetico ciò che normalmente consideriamo banale.  Un profilo vuoto diventa una stanza illuminata, un meme sull’ansia diventa un presagio, un cuore blu inviato al mattino cambia la temperatura del giorno.  La lingua è in questa raccolta volutamente semplice, in rifiuto di ogni forma di lirismo posticcio, ma si tratta ...

(Redazione) - Amerinda - 06 - La guerra? Non finisce mai (Poesia argentina e Malvinas: Un’antologia 1833 – 2022 - Parte Seconda)

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  di Antonio Nazzaro A mo’ di prefazione Da quando il soffio dei venti di guerra si è fatto urlo, chi scrive queste poche righe, si è ritrovato a scoprirsi pacifista. Forse per l’incapacità davanti all’orrore di prendere partito. Questo non significa stare dalla parte sbagliata — come accadde per l’Italia e gli italiani fascisti — ma semplicemente vedere la guerra come un delitto di lesa umanità. Questa seconda parte di questo viaggio nella guerra delle Malvinas passa per la voce di tre poetesse. Diverse scelte poetiche, diverse visioni e canti eppure unite dalla speranza disperata e da una guerra che non finisce. Non termina dopo l’ultimo sparo, ma continua ad uccidere e quasi per assurdo a dare una speranza di un’altra vita. La poesia di Prilutzky Farny si immerge nel mito — come altri testi dell'antologia —non nasconde un forte senso nazionalista. Tuttavia le sue amazzoni non sono donne prigioniere, secondo i topos del XIX secolo, ma di donne che si liberano degli uomini. C'...

(Redazione) - “Frammenti di Obsolescenza” - per un'esplorazione critica di “Oggetti a valvole” (Edizioni Ensemble, 2025) di Enzo Cannizzo - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Nella raccolta Oggetti a valvole  (Edizioni Ensemble, 2025) , Enzo Cannizzo si impone un’ennesima volta come una voce singolare nella poesia italiana contemporanea, capace di intrecciare il relitto tecnologico con il paesaggio siciliano, e le memorie antiche che esso veicola, in un tessuto linguistico che evoca un mondo in disfacimento; un mondo dove l'obsolescenza non è mera/ o fine ma promessa di muta rigenerativa. Che poi questa promessa venga assolta e mantenuta è cosa che la raccolta appare lasciare nel dubbio del lettore e, forse, proprio in questo risiede la sua ricchezza. L'opera si apre con un frammento fulminante di Miguel Ángel Cuevas che introduce un uomo ridotto a “tetro ingranaggio – esuviale rottame entro fondali a trancia” , un'immagine che pre-figura il colubro come simbolo di trasformazione ingannevole, con il suo “rubino in luogo degli occhi” che incanta e popola sogni di “scirocco e carestia” .¹ Già q uesto preludio stabilisce un tono quasi post...