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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

(Redazione) - "Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico", la poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita - di Sergio Daniele Donati

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  La poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita (Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico) Nella cultura greca il mito non è un racconto arcaico da interpretare, ma una forma di pensiero che continua a operare anche quando la filosofia sembra aver preso il sopravvento. Come ricorda Jean‑Pierre Vernant , il mito non argomenta: mostra. Mostrare significa dare figura a ciò che non può essere detto in forma concettuale, trasformare un limite in un gesto, una tensione in un corpo, un enigma in una scena.   Eco e Narciso appartengono a questo regime della visibilità pensante: non spiegano nulla, ma rendono visibile ciò che nella parola e nello sguardo resta incompiuto. In loro il mito non illustra un’idea: la fa accadere. E proprio perché accade, diventa materia per la poesia, che non si limita a raccogliere ciò che il mito espone, ma lo porta oltre, trasformando il limite in possibilità. Quando Ovidio , nel libro III delle Metamorfosi ...

(Redazione) - "Cartografia dell'estraneo" - a proposito della raccolta di Antonella Sica "Corpi estranei" (Arcipelago Itaca, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Antonella Sica , con Corpi estranei (Arcipelago Itaca ed, 2025), costruisce un libro che attraversa la materia dell’esperienza con una precisione che non concede riparo.  La poesia nella raccolta diventa un luogo di esposizione, un territorio in cui il vissuto si deposita senza attenuarsi.  L’estraneità evocata dal titolo non è un concetto astratto: è una condizione che si manifesta nei corpi, nelle stanze, nei gesti più minuti.  È dunque una distanza che nasce dal familiare, da ciò che dovrebbe offrire continuità e invece vibra di una tensione che non trova soluzione o, se la trova, la tiene in parte celata. La raccolta si apre con una delle immagini più nette dell’intero libro: “madre impastata nel corpo / madre / che sei andata via / come si spegne la luce” (p. 13).  L’anafora non costruisce qui un lamento, ma un gesto di scavo, una insistenza.  Ogni ripetizione avvicina e allontana la figura materna, come se la parola tentasse di trattenere un corp...

Il passo del traduttore

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  Eppure esiste un passo — un passo incerto —  tra espressione e critica, tra testo e traduzione. E la sosta sotto al varco ha il ritmo ancestrale di uno stupore bambino. [Là dove scoppiano bolle di sapone  le iridi si tingono degli alfabeti del silenzio] ____ Testo - inedito 2026 - di Sergio Daniele Donati

Due poeti allo specchio (Luca Pizzolitto e Sergio Daniele Donati)

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  ______ Tace il corvo nella veste di fuoco tace nel gorgo la p arola caduta il numero esatto dei sospiri qui dove anche la notte cerca riparo e la pioggia è un lascito sottile ti avvicini alla riva destra del fiume – la mano che spezza il pane l’alfabeto dell’ombra le bianche spoglie dell’abbandono nel silenzio è scesa la neve, ha coperto di niente ogni cosa. ( Luca Pizzolitto – inedito gennaio 2026) ______ Che dire del pianto monofonico dell’assiolo, del canto e del rimorso di una voce rimasta troppo a lungo in compagnia di sé stessa? [a ricordare schegge di futuro] Guardavo indietro, e a terra pelli di biscia si coprivano di un silenzio liquefatto e lettere d’argilla antica – grigio-collisione – balbettavano il salmo di una rinascita lenta. (Sergio Daniele Donati – inedito gennaio 2026) ______ La prima stanza è un letto di foglie tra i rovi, la seconda è un viso di madre il mattino d’aprile le ore di assenza l’eterno senza approdo c’è fuoco nel pane spezzato nel gioco indifes...

Poesie inedite di Nunzio Buono - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Nelle poesie inedite di Nunzio Buono che oggi abbiamo l'onore di presentarvi, il poeta costruisce un territorio interiore che si apre e si richiude come un portale, un luogo in cui il gesto del dire coincide con l'idea di attraversamento . La sua scrittura procede per slittamenti, per immagini che si inclinano e si ricompongono, come se ogni verso cercasse una postura possibile dentro un equilibrio fragile. L’esperienza del quotidiano diventa un punto di osservazione che non si limita a registrare: si trasforma in un movimento che tenta di raggiungere ciò che sfugge, ciò che resta in sospensione.  Nunzio Buono lavora sulla soglia, su quel punto in cui il corpo incontra la luce, la casa si fa nebbia, la città si apre come un esilio che non respinge ma accoglie una forma diversa di presenza. La sua lingua non cerca effetti, preferisce un andamento che si affida alla precisione delle immagini, alla loro capacità di suggerire senza chiudere. C’è un’attenzione costante al gesto mi...

(Redazione) - Poesie inedite di Annalisa Barletta - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Le poesie di Annalisa Barletta si muovono in una zona di confine tra confessione e visione, tra corpo e astrazione, tra memoria e desiderio. La sua lingua è tesa, spesso ellittica, nutrita di immagini che non cercano la metafora come ornamento, ma come forma necessaria del pensiero. Ogni testo sembra nascere da un’urgenza intima, ma si apre subito a una dimensione più ampia, quasi archetipica, dove il privato diventa figura, gesto, destino. Di seguito, una lettura  di ciascuna poesia. 1. Non dirsi niente Questa poesia inaugura subito il tono dell’intera raccolta: un dettato breve, spezzato, che procede per sottrazione. Il titolo — Non dirsi niente — è già un programma poetico: il silenzio come condizione del gesto, come luogo in cui la parola può finalmente accadere. L’incipit, «svellere il gesto», introduce un movimento di strappo, di sradicamento: il gesto non è compiuto, ma tolto, come se la poesia nascesse da ciò che manca. L’immagine della «foglia / che nidifica l’ombra» è un...