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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

Lux Aeterna #3

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  Ascoltando Lux Aeterna di Györghy Ligeti C'è una crepa nel ghiaccio; prima  di ogni cosa un solco tenace.  Il suono gutturale di un sordo comando: vibrino le membrane                   [L a tenuta fonica                    è una maschera di silenzio                    prolungato verso l'eternità                              Per favore sostieni                    il mio nascondimento                    dentro il seme] Ti sia tolto il nome e ridata l'argilla. Non ho mescolato polvere e respiro dalla penombra di un gesto, ma da dietro le palpebre di un mondo ancora da creare. Testo - inedito 2026 - di Sergio Daniele Donati L...

"Che cos’è la poesia?" - nota critica di Mariagrazia Zogno

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Che cos’è la poesia? A questa domanda, che anch'io modestamente mi pongo, poeti, letterati e artisti in genere, da sempre, hanno tentato una risposta su chi sia la Musa o quanto meno di provare a dire cosa non sia. Il significato primitivo del termine " poesia "  in greco antico corrisponde a " creazione "  e questo si potrebbe già considerare  un indizio di quale sia lo straordinario mistero della sua origine. Premesso che,  a questo quesito, si sono trovate solamente delle approssimazioni  ad una risposta, possiamo tuttavia affermare  che,  ogni volta che si entra in questa ricerca,  si ha comunque  l'impressione di un avvicinamento, un lampo di conoscenza  ci attraversa, anche se  poi si  torna di nuovo soli come dopo un fugace incontro tra due amanti. Chi scrive poesia sa che lo fa sempre in suo nome  e nel tentativo di arrivare a pronunciare quel nome, di poter vedere scaturire dai  ...

Due poeti allo specchio (Ilaria Palomba e Sergio Daniele Donati) - "Dialogo dell'Abbandono"

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  L’ABBANDONO L’abbandono, messa bianca, una stella nella forza minima dei giardini al mattino, il canto di due colombi nel crocicchio antistante il primo bar. Di noi cosa diranno? Di te, resta l’incanto, le labbra stanche di un mucchio di fotografie lasciate cadere ai bordi di una stanza senza occhi. (Ilaria Palomba) Ogni atto di scrittura crea parole orfane; lemmi non eletti al rango di diamante del foglio bianco. Pelli di biscia, come sempre, concimano il muschio e il passo cauto dello sciamano scivola nel silenzio. (Sergio Daniele Donati) Sembrava un luogo comune, che i morti avessero nove vite ulteriori erano, tutti quanti, sulle scale corrusche della discesa infera venivano a sedurci gli altipiani dove gli spiriti migrano e sanno di non poterci più stringere in carne, eravamo sbiaditi con le ombre. (Ilaria Palomba) Comune ad ogni luogo è la scansione goccia a goccia dei tempi dell’evanescenza. Conosco i tuoi timbri e i tuoi cembali e ne resto incantato. (Sergio Daniele Dona...

I Nefilim (giganti) nel Midrash - Metafore Poetiche della Caduta e un confronto con l’Hybris Greca (di Sergio Daniele Donati)

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  Al cuore dell’enigma biblico che circonda i Nefilim ( נְפִילִים - giganti ) di cui a Genesi 6:4, si staglia anche una dimensione poetica che non è mera ornamentazione stilistica, bensì il veicolo stesso attraverso cui la tradizione ebraica trasforma un frammento mitico in un monito etico universale. Il medium poetico, come cercheremo di dimostrare, poi, assume un questo un ruolo centrale. Il verso biblico in questione, nella sua concisione lapidaria, si presenta come un relitto di epica primordiale, eppure la Torah lo inserisce in un contesto che ne sovverte il potenziale politeistico, orientandolo verso una riflessione sulla caduta morale dell’umanità. È qui che l’ermeneutica dei  midrashim (da midrash, מִדְרָשׁ )¹ interviene, non tanto come commento pedante, ma come prosecuzione creativa di quel linguaggio poetico, espandendo le metafore della “caduta” in un tessuto narrativo e simbolico che riecheggia, pur distinguendosi nettamente, dalle forme dell’hybris (ὕβρις)² greca...

Il sogno della stalattite

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  Se al risveglio avessi rispettato   il monito sordo della stalattite   e ascoltato colare la goccia   di una nostalgia salina,   ora non affiderei alla parola   il tentativo sterile   di tacitare l’urlo di chi sa   che tutto si può cercare   meno il tempo   che non si è vissuto. _____ Testo - inedito 2026 -  di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - “La densità del reale” - nei dintorni di “Pietre e miraggi” (Pequod, 2025) di Luigi Palazzo - estratto con nota critica di Sergio Daniele Donati

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Luigi Palazzo , poeta salentino nato nel contesto di una tradizione letteraria meridionale emerge con Pietre e miraggi (peQuod, 2025 ) come una figura liminale, sospesa tra il radicamento tellurico del Sud e l'erranza esistenziale del ritorno. I l volume si articola in due sezioni: Polvere e campane (pp. 11-27) e Andante ritorno (pp. 29-48), precedute da una dedica materna (" A mia madre / che vince sull’assenza ", p. 7) e da un epigrafe di Giuseppe Alessandro Rizzo (" Come ogni altro luogo del resto, / ogni posto diventa il ritorno per qualcuno, / non più vuoto di ricordi ", p. 9). Con un totale di circa quaranta testi, prevalentemente in verso libero, Palazzo orchestra un discorso poetico che intreccia l'archeologia del paesaggio pugliese con l'introspezione lirica, dove il " miraggio " simboleggia l'illusione effimera del progresso e la " pietra " l'inesorabile peso della storia. Notevole esito, per chi si accinge ad u...