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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

(Redazione) - "Screenshots come reliquie" - a proposito di "Lui" (Connessioni Ed., 2025) di Viviana Viviani - nota critica di Sergio Daniele Donati

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C’è un’intimità che nasce solo negli spazi stretti: tra un messaggio e l’altro, tra un accesso e un silenzio, tra una foto inviata e una trattenuta.  Lui (Connessioni Ed., collana “Scavi Urbani” - diretta da Matteo Fais ) di Viviana Viviani vive esattamente lì, in quella zona di confine dove la parola digitale diventa carne e la carne diventa attesa.  Il libro procede per frammenti numerati, ma non per fratture: ogni numero è quindi un battito, un impulso, un piccolo cedimento.  La protagonista parla come si parla quando si è soli davanti a uno schermo che sembra ascoltare più di chiunque altro.  Viviana Viviani ha una capacità rara: rendere poetico ciò che normalmente consideriamo banale.  Un profilo vuoto diventa una stanza illuminata, un meme sull’ansia diventa un presagio, un cuore blu inviato al mattino cambia la temperatura del giorno.  La lingua è in questa raccolta volutamente semplice, in rifiuto di ogni forma di lirismo posticcio, ma si tratta ...

(Redazione) - Amerinda - 06 - La guerra? Non finisce mai (Poesia argentina e Malvinas: Un’antologia 1833 – 2022 - Parte Seconda)

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  di Antonio Nazzaro A mo’ di prefazione Da quando il soffio dei venti di guerra si è fatto urlo, chi scrive queste poche righe, si è ritrovato a scoprirsi pacifista. Forse per l’incapacità davanti all’orrore di prendere partito. Questo non significa stare dalla parte sbagliata — come accadde per l’Italia e gli italiani fascisti — ma semplicemente vedere la guerra come un delitto di lesa umanità. Questa seconda parte di questo viaggio nella guerra delle Malvinas passa per la voce di tre poetesse. Diverse scelte poetiche, diverse visioni e canti eppure unite dalla speranza disperata e da una guerra che non finisce. Non termina dopo l’ultimo sparo, ma continua ad uccidere e quasi per assurdo a dare una speranza di un’altra vita. La poesia di Prilutzky Farny si immerge nel mito — come altri testi dell'antologia —non nasconde un forte senso nazionalista. Tuttavia le sue amazzoni non sono donne prigioniere, secondo i topos del XIX secolo, ma di donne che si liberano degli uomini. C'...

(Redazione) - “Frammenti di Obsolescenza” - per un'esplorazione critica di “Oggetti a valvole” (Edizioni Ensemble, 2025) di Enzo Cannizzo - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Nella raccolta Oggetti a valvole  (Edizioni Ensemble, 2025) , Enzo Cannizzo si impone un’ennesima volta come una voce singolare nella poesia italiana contemporanea, capace di intrecciare il relitto tecnologico con il paesaggio siciliano, e le memorie antiche che esso veicola, in un tessuto linguistico che evoca un mondo in disfacimento; un mondo dove l'obsolescenza non è mera/ o fine ma promessa di muta rigenerativa. Che poi questa promessa venga assolta e mantenuta è cosa che la raccolta appare lasciare nel dubbio del lettore e, forse, proprio in questo risiede la sua ricchezza. L'opera si apre con un frammento fulminante di Miguel Ángel Cuevas che introduce un uomo ridotto a “tetro ingranaggio – esuviale rottame entro fondali a trancia” , un'immagine che pre-figura il colubro come simbolo di trasformazione ingannevole, con il suo “rubino in luogo degli occhi” che incanta e popola sogni di “scirocco e carestia” .¹ Già q uesto preludio stabilisce un tono quasi post...

(Redazione) - A proposito di "La stella che brilla nel mare" (Ed. Progetto Cultura, Roma, 2025) di Marco Colletti - nota di lettura di Carlo Di Legge

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  Può sembrare lavoro breve, quest’ultimo libro di Marco Colletti, per via delle dimensioni ridotte del volume. In realtà il libro è inserito in una collana di testi così progettati dalla curatrice Cinzia Marulli, scritti appositamente, e diventa impegnativo e godibile per il lettore non appena lo si apre, perché le pagine di versi (5-31) sono popolate di componimenti densi, sebbene mai più lunghi di una sola pagina, a volte accompagnati da commento dell’autore. Ciò vale almeno a spiegare con maggiore precisione a cosa i versi si riferiscano, perché spesso l’immagine/concetto usa ta non è affatto alla portata dei non specialisti e spesso si tratta di immagine scientifica, come si vedrà. Ciò non vuol dire che il valore analogico e metaforico della poesia non sia salvo, perché s’intende che il verso sta dicendo altro dal suo significato letterale, ed è l’ “altro” che preme all’autore, sia pur detto tramite l’immagine ma da intendere al di là dell’immagine considerata in senso stretto...

Uno sguardo più lento

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  Ho bisogno di uno sguardo, di uno sguardo più lento, del rancore del mare, del suo silenzio.  Ho bisogno di una lapide senza simbolo, senza nome, di una lingua convessa, di un senso che spezza. Uno sguardo più lento che scandisca i contorni e ignori il centro: di questo ho bisogno; ma fuori c'è nebbia e, forse, non torno. ____ Testo - inedito 2025 - di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Paul Klee: la parola come forma, la forma come campo di formazione - di Sergio Daniele Donati

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Ci sono artisti che sembrano nascere già immersi in un linguaggio, e altri che sembrano invece cercarlo, come se ogni gesto fosse un tentativo di raggiungere una forma ancora in viaggio. Paul Klee ¹ appartiene a questa seconda famiglia: la sua opera non si limita a produrre immagini, ma interroga continuamente il luogo da cui esse provengono. Per questo motivo la sua scrittura – poesie, diari, appunti teorici, lettere – non costituisce un margine, bensì un territorio sorgivo. È qui che la forma comincia a muoversi, a vibrare, a prendere consistenza.  È qui che la parola diventa un laboratorio della visione. La produzione letteraria di Klee si colloca dunque in una regione in cui la parola assume una funzione generativa, capace di anticipare la forma prima che questa trovi un corpo visivo. Nei testi poetici raccolti da Giorgio Manacorda la lingua si dispone come nucleo germinativo, come vibrazione che precede l’immagine. In un frammento, Klee annota: « La parola è un tratto che vi...