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(Redazione) - Poesie inedite di Annalisa Barletta - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Le poesie di Annalisa Barletta si muovono in una zona di confine tra confessione e visione, tra corpo e astrazione, tra memoria e desiderio. La sua lingua è tesa, spesso ellittica, nutrita di immagini che non cercano la metafora come ornamento, ma come forma necessaria del pensiero. Ogni testo sembra nascere da un’urgenza intima, ma si apre subito a una dimensione più ampia, quasi archetipica, dove il privato diventa figura, gesto, destino. Di seguito, una lettura  di ciascuna poesia. 1. Non dirsi niente Questa poesia inaugura subito il tono dell’intera raccolta: un dettato breve, spezzato, che procede per sottrazione. Il titolo — Non dirsi niente — è già un programma poetico: il silenzio come condizione del gesto, come luogo in cui la parola può finalmente accadere. L’incipit, «svellere il gesto», introduce un movimento di strappo, di sradicamento: il gesto non è compiuto, ma tolto, come se la poesia nascesse da ciò che manca. L’immagine della «foglia / che nidifica l’ombra» è un...

Allora, forse...

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  Prenditi il tempo per dire  del cobalto tiranno  e dei contorni dell'indicibile. Poi mescola sulla tavolozza della parola mai nata ambre fossili d'incertezza e la mistica presenza di un indaco, maestro taciturno. Poi attendi e, se la parola sorge, abbandonala alla via umida e uterina del muschio. Allora, forse,  potrai dirti poeta. _____ Testo, inedito 2025, di Sergio Daniele Donati

Nota sottile

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  Stava lì,  fragile promessa, nota sottile.  Stava lì, senza emettere suono, la voce del figlio. Incapace di dirsi, stava li, immobile, nella notte senza stelle.  _____ Testo inedito (2025) di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Speciale "Mediterraneo" - Il Mediterraneo come soglia anche ebraica: Amichai, Someck e i Salmi - di Sergio Daniele Donati

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Foto di  Sara Groblechner  su  Unsplash Tra “Mayim”, “Shamayim”, “Ghematria” e la lettera מ (M-E-M) Il Mediterraneo , nella tradizione ebraica e nella poesia israeliana contemporanea, non si configura semplicemente come spazio geografico, bensì come luogo simbolico e teologico.  Esso rappresenta una sorta di soglia : tra acqua e cielo, tra caos e ordine, tra corporeità e trascendenza, tra elevazione ed abisso. In questo breve studio cerchiamo di analizzare tre prospettive tra loro complementari: la poesia di Yehuda Amichai, la scrittura di Ronny Someck, e la voce liturgica e poetica dei Salmi (Tehillim). Attraverso l’analisi linguistica , etimologica e ghematrica 1 delle parole mayim (acqua/acque) e shamayim (cielo/cieli), si intende qui restituire poi, almeno per cenni, la densità semantica e simbolica del Mediterraneo come figura liminale anche, ma non solo, nella cultura ebraica. 1. Etimologia di “ Mayim ” e “ Shamayim ” La parola mayim ( מַיִם ), “acque”, è m...