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Visualizzazione dei post da Maggio, 2022

Dialoghi poetici coi Maestri - 39. Patrizia Valduga

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Anima, perduta anima, cara, io non so come chiederti perdono, perché la mente è muta e tanto chiara e vede tanto chiaro cosa sono, che non sa più parole, anima cara, la mente che non merita perdono, e sto muta sull’orlo della vita per darla a te, per mantenerti in vita. Patrizia Valduga  Da Requiem (Einaudi, 1994) Se fossi petalo mi coricherei ai tuoi piedi o mi farei muschio verde per rendere più morbido l'atto che strappa lembi di tessuti pregiati: la richiesta di perdono.  E se fossi poeta scioglierei la parole che ora s'incagliano tra gola e sterno; perché perdono è parola che rende la mente schiava del desiderio d'uscir da sé stessa. Ma non ho ancora - e tu sai quanto la cerchi - la delicatezza del petalo né le lire e le cetre del rapsodo o dell'aedo - e queste forse le cerco meno - allora ti ascolto e mi siedo  su quel muto muro a secco,  assieme a te, ad ascoltare  il canto lieve di un addio. Sergio Daniele Donati Inedito 2022

Redazione) Specchi e labirinti - 07 Nota di Lettura a "Il Mito Ritrovato. La poesia di Umberto Piersanti"

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  A cura di Paola Deplano Non so quanto questo sia stato intenzionale, ma la copertina disegnata da Marco Grioli per il saggio di Ezio Settembri di cui stiamo scrivendo sembra darci indizi in codice su l’oggetto di questo lavoro, vale a dire Umberto Piersanti , poeta non solo di alberi e vicende ma anche d’ostinato amore per i colori, specialmente dei toni del giallo e dell’arancio, (i colori dell’amato favagello, fiore-simbolo della sua poesia): IL FAVAGELLO è d’un giallo squillante, nessun fiore l’uguaglia anche se prendi l’anno intero copre a febbraio i greppi verdissima è la foglia umida sempre un poco e immacolata quando la neve cade che ritarda il favagello resta sotto intatto se sta sotto la neve tra giorni sani e viene una ragazza che lo coglie dinnanzi alla specchiera, in un bicchiere col gambo dentro l’acqua poi lo mette sale nel vetro l’uomo, sale le scale bussa alla porta e aspetta se lei apre (da I luoghi persi di Umberto Piersanti) Anche il titolo Il mito ritrovato. L

Volevo soltanto

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All'infanzia di mamma Volevo solo ridarti il sorriso e ridurti lo strazio; per un istante esitante ti ho teso una mano forse troppo vissuta e piccola per contenere  - chissà cosa poi, se non le mie stesse lallazioni scomposte. Le intenzioni, quelle più pure, contengono il limite  di un'inconsapevolezza infantile, mamma.  E si torna bimbi  per strapparti un sorriso mentre ricordi un'infanzia in cui la fuga e il nascondiglio non erano per giocare a rimpiattino e la tana era un luogo oscuro da cui in troppi non sono mai tornati

Tav ת

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La chiave che chiude un ciclo  non è la stessa  che apre il nuovo;  anche se la porta d'entrata  è la medesima. La ceralacca va spezzata  per aprire la lettera  e ogni sigillo è il segno  d'una possibile elevazione. Infine - e non va mai dimenticato -  le dita d'un bambino  contengono la stessa saggezza dei calli dell'anziano. Ed è ininterrotto il canto della trasmissione

Dialoghi poetici coi Maestri - 38. Mariangela Gualtieri

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Adesso fa notte – fa preghiera Apre le serrature del silenzio fa apparire la mappa siderale e ci inginocchia per quello spazio immenso fra qui e l'orlo del cominciamento quando le spine dorsali stanno tutte tese (Mariangela Gualtieri - da “Senza polvere, senza peso”, Einaudi editore) Un vento - un vento divino, planava sulle acque, prima dell'inizio degli inizi. Svolazzava con ali di farfalla su caos e abisso. Fu - dicono - un urlo a strappare i lembi del nulla e a riempire di luce, - una luce divina - ogni possibile esistenza. La notte mi guardo il palmo della mano. Non c'è olio sacro tra i suoi solchi, ma so di poter trovar rifugio nello spazio vuoto tra le lettere. (Sergio Daniele Donati - inedito 2022)

La chiamata (meditazione)

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Chiudi gli occhi, non è necessario dar nome a tutto; non è necessario dar nome al Tutto. Ascolta! C'è una nenia nel tuo sterno un canto che nessuna ansia è capace di interrompere. Il primo ritmo è nel respiro - quello del cuore per ora  non lo ascoltare, sa portare anche il dolore. Ascolta! La nenia si amplifica se cominci a salmodiare, tra lingua e palato, con voce sottile, richiami di sostegno, sottovoce.  Ascolta, l'anima vegetale dei tuoi polpastrelli; uniscili tra loro, unisciti a loro. Ti parlano di radici, humus e cortecce.  Quello è il luogo ove la nenia del sostegno  ha origine.  Chiama il verde nei tuoi occhi, chiusi.  Lo senti il rampicante della speranza farsi strada tra i tuoi vasi sanguigni? Ora sì, puoi parlare alle linfe  del tuo cuore e dir loro che la solitudine è solo macchia grigia  in un universo di intrecci verdi in cui il tuo nome è benedetto, nonostante i tuoi limiti, in cui il tuo nome è benedetto dai tuoi limiti. Ascolta più a fondo,  la ne

Due poesie di Denata Ndreca in occasione della Festa della Mamma

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  1 Sublime È lì che sono piegate le notti insonni, le lenzuola bianche ricamate della nonna, il profumo invadente della lavanda viola, l’odore inconfondibile del tabacco conservato nella busta di carta marrone, le unghie ingiallite, il tic-toc di un vecchio bastone. È lì che posano i sogni di una gioventù lontana, il corredo dentro il bauletto, la camicia da notte che aspetta la sua prima volta. È lì, è lì che sono piegate le giornate stese sotto il caldo sole di un’estate che lascia il posto all’inverno. È lì piegato, l’immagine di quel ventre gonfio di te, di te quando eri piccolo. È lì che sono piegate le tue gioie, i tuoi dolori, la tua – sua paura, i tuoi – suoi amori. Lì, nelle rughe del volto sublime  di tua madre. 2 Fiore bianco Stanche le mie mani stringono vuoto. Ora, grigia è di già la mia fronte. Tu sempre fresca – madre – fiore bianco nato nella valle del mio monte. NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE Denata Ndreca – Scutari 1976. Poeta, scrittrice, giornalista albanese, interprete, p

Concludendo (divertissement)

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Foto di Sergio Daniele Donati Concludendo, e a me il gerundio non piace, in conclusione, dicevo - a dire il vero non amo nemmeno le locuzioni abusate - insomma per dirla chiara: il poeta non esiste, la poesia sola esiste. Sergio Daniele Donati - inedito 2022

Timidezze adolescenti

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Foto di Sergio Daniele Donati Lo sguardo adolescente s'abbassa alla prime fiammelle, e il piede introverso segnala un brulichio di pensieri; parole che non vengono dette perché mai son state dette e restano disunite tra lo sterno e la gola. Oppure lo sguardo si fa diretto e arrogante a mostrar uomo chi uomo ancora non è; ma la parola resta non detta, perché mai detta prima. Così si mantiene l'equilibrio d'un adolescente timido; tra un fiume sotterraneo di parole inespresse e un corpo incapace di drizzare la schiena. La prima parola d'un adolescente timido esca dal palmo della mano come un olio sacro e libera le vertebre dal carico di eoni di silenzi. Chi assiste a questa trasformazione taccia. La prima parola è la parola che libera, qualunque essa sia. E libera soprattutto chi l'ascolta. Sergio Daniele Donati - inedito 2022

Lo spiraglio (SHIN)

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  Foto di Sergio Daniele Donati Non basta l'abbaglio, la scintilla, occorre uno spiraglio, un fuoco trigemino sostenuto da un braciere antico perchè la palpebra si alzi infine ad accettar il Vero.  Prima del sigillo la visione completa di sè, senza incagli, nuda. Shin è la prima carezza ricevuta da una mano paterna; il primo sorriso di madre  per i rigurgiti del suo neonato.  Ci vogliono tre fuochi per dirsi completi, tre fiamme, tre crepitii su frequenze diverse, che compongono l'armonia  del sigillo che verrà a chiusura di un ciclo di consapevole cammino.

Albert Camus - Assurdo e Rivolta: nota di lettura della Dott. Cecilia Cohen Hemsi Nizza

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Assurdo e Rivolta Sono questi i due poli attorno ai quali si sviluppa l’opera dello scrittore. L’assurdo è la presa di coscienza da parte dell’uomo della vacuità della sua esistenza, dell’inutilità delle sue azioni. Questo non senso viene trattato nel saggio Il mito di Sisifo di cui Lo Straniero costituisce la perfetta trasposizione romanzesca. Sono l’occupazione nazista e la Resistenza a fargli scoprire un valore positivo, la Rivolta alla quale “la natura umana dà un senso e i suoi limiti” . A essa si ispirano le opere dell’immediato dopoguerra, La Peste (1947) e L’uomo in rivolta (1951), peraltro all’origine della rottura con Jean Paul Sartre e gli ambienti intellettuali francesi. Per Camus, la rivolta è una protesta, un rifiuto, un appello dell’uomo contro gli eccessi del suo tempo. Vivere è far vivere l’Assurdo. Farlo vivere è prima di tutto guardarlo. Una delle sole posizioni filosofiche coerenti è proprio la Rivolta, cioè il rimettere in discussione a ogni istante

Tre inediti di Imperatrice Bruno

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  * Ora non resta che agitarci agitare, rimare- quasi- le nostre bocche aperte al freddo che ci piange. Non mi resti che tu lontano, mio, e una città di ghiaccio che prude nel corpo tuo, mio oh mio, eppure tu mi resti. * Distante è il navigare dei suoi occhi. Fugge il ghepardo, sfugge il grido alla preda. Il collo gonfio di fame stringe il respiro tollerante, d'essere uomo o donna la cima è smussata. Non c'è legge nell'arena sinuosa, nel mare che mi nega. Animale sono al suo corpo e al suo richiamo, i suoi occhi distanti il pugnale che mi sgozza e mi ostina. * I miei seni sono in piedi nella notte, nella piazza desolata che ci stringe; torri che fanno guardia tendono il collo, il mento, al presagio del tuo arrivo. Cercano la mano lenta, l'arma: l'acqua di luna che ti scherma gli occhi. Alla fine della strada che te a me conduce brilla - in petto, soldato- un lungo faro chiaro. NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE Imperatrice Bruno , poetessa campana classe 2001. Studentessa di ec

Il canto della balena

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L'orizzonte s'allontana se lo sguardo vi si appoggia, Oltre la curva del mare, là, dove lo sguardo non può ch'esser sostituito dall'intuizione, emerge sempre il mostro-amico delle nostre potenzialità. Allora chiudi gli occhi  e ascolta la risacca, non c'è orizzonte che non contempli  il ritorno e il dono, la conchiglia che suona le melodie di Poseidone. Un ritorno a spirale alle danze blu delle meduse e al canto arcano della balena.   Foto di Noelle Ozwald Sergio Daniele Donati - inedito 2022

Un sogno

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Apriva le braccia come ali e mi indicava un cielo indifferente. Mi toccavo i peli della barba chè è troppo facile  dimenticarsi del corpo di fronte al simbolo. Fu allora che compresi  che attendeva solo  un mio abbraccio. Foto di Noelle Oszwald  Rielaborazione grafica di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 07 - Per una lettura de "Ogni persona ha un nome" di Zelda Schneersohn Mishkovsky

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  A cura di Sergio Daniele Donati Zelda Schneersohn Mishkovsky, in ebraico: זלדה שניאורסון-מישקובסקי‎, più famosa come Zelda (Dnipropetrovs'k, 20 giugno1914– Gerusalemme, 30 aprile 1984), è una poetessa israeliana di origini est-europee. (per notizie sulla sua biografia si rimanda a questo  link ) La sua poesia è densa della religiosità tipica dell'ebraismo Ashkenazita e di richiami ad una modernità che non rinnega le radici del passato. Leggendone i tratti non è difficile riscontrare tracce di un certo misticismo ebraico che però non si traduce mai in simbolo di difficile comprensione; anzi, diviene forma di dialogo col lettore, capace di svelare ciò che il lettore stesso, nelle sue profondità già conosce. Nella sua poesia « Ogni persona ha un nome », di cui si riporta sotto il testo, nella mirabile traduzione di Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano , questo appare evidente. Ogni persona ha un nome (di Zelda Schneersohn Mishkovsky) Ogni persona ha un nome datole dal Signore da