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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2021

Dialoghi poetici coi Maestri 25. - Cees Nooteboom

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Cees Nooteboom - Immagine di repertorio Di tutti i ritmi trovò giorno e notte il più bello. Uno, due, e grazie a Dio niente tre. Venne solo dopo, quando tutto fu finito, una cifra oscura travestita da zero. Come nasce un'opera d'arte? Quando comincia un mottetto, una poesia, una luce che appare senza fonte? Chi pensa un primo verso prima di pensare? Oppure: come da una palude di riflessi, una lotta nel fango tra un allora e un immaginario ora, sorge quell'unico, visibile istante in cui il tempo non misura quel che svanisce (Cees Nooteboom- tratto da L'occhio del monaco Einaudi, Torino, 2019) _____ Due Il due scolora e opera una scelta tra il passo di ritorno e l'inciampo nell'ignoto. Percorre entrambe le vie  lo sguardo del poeta quando attende un fremito del polpastrello per dire del tempo trascorso a sublimare -in parola-  la propria tacitazione. (Sergio Daniele Donati - Inedito 2021)

La nascita della fiaba

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  Foto di Sergio Daniele Donati Un passo folle; dello squilibrio del mondo ride un abisso di lava. La resina corteggia cortecce di betulla graffiate dall'orso. Nasce così la fiaba che il mio orecchio -mai bambino- comincia ora a imparare. Sergio Daniele Donati - Inedito ottobre 2021

Ghimel

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"Ghimel" di Sergio Daniele Donati Un passo incerto, oltre la soglia del pensiero, manifestava l'universo di parole che non sapevamo ancora articolare. Prima era Silenzio, e un focolare tiepido accoglieva i nostri vagiti; come resine sui muri. Fu quando il nostro respiro divenne consapevole -e non più condiviso- che attraversammo il deserto. Certo, fu un addio ma ci sosteneva la stessa sabbia; la stessa consapevolezza dell'impossibilità del ritorno alle resine,  ormai divenute ambra, d'una casa in rovina.

Un video per riflettere sulle lettere ebraiche

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"SCRIVERE"  DI SERGIO DANIELE DONATI L'anno scorso il nostro gruppo di studio sullo Alef - Bet ha elaborato, nel corso di un semestre circa, un profondo lavoro sul significato simbolico di ciascuna lettera e dello alfabeto ebraico nel suo insieme.  È stato un lavoro ricco e entusiasmante per tutti noi.  Ogni partecipante ha prodotto disegni, pensieri ed immagini per me sempre molto toccanti. E mi hanno fatto dono di questo video in cui sentirete le loro voci leggere la mia prima elaborazione poetica sullo Alef - Bet stesso.  È con vera commozione che ve lo propongo, sperando di farvi cosa gradita.  Sergio Daniele DONATI  

S'attarda

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"Evanescenza" di Sergio Daniele Donati Cerco tracce e segni d'un passaggio felino su terreni accidentati, senza nulla sapere di ciò che muove le stelle. Non chiedermi consapevolezze  antiche, ti prego.  Mi contento di tradurre in lingua arcana il suono dell'assenza perché risulti utile  a chi ancora ha la forza di cercar gemme nell'umidità della nebbia. È ora che mi ritiri dalla tirannia della parola e che accetti la corda d'un pensiero che s'attarda su cristalli di sale. Tu non piangere, ti prego, l'evanescenza della mia voce.  Era scritto nel primo respiro, prima che fosse per me luce, il giorno del mio silenzio. (Sergio Daniele Donati  -  Inedito ottobre 2021)

Piumami (es ist ein Traum)

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Ho sognato, mamma - ti prego tu ricorda il mio nome e questa parola che rimbalza-.  Nel sogno cantavo  dietro a lacrime attese, sotto a portici piovosi. Il pianto componeva in canto melodie divine. Là ho poi sognato  di sognare il tuo volto  velato da maschere distratte. A loro mi rivolgevo  mentre andavi lontano e chiedevo: "Piumami, piumami ancora".   Ecco la parola che rimbalza: piumami. E non si ferma il pianto.  Il canto sì; è tornato  come pioggia a terra  e tengo le labbra strette per non dimenticare che scossa dia il suono  d'un tessuto che strappa.

Bet

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Porto sulle spalle una domanda che china la testa. Mi dici di andare per tornare diverso; ma la tua voce si perde nel mondo incontaminato dai miei passi. Tu vuoi che io crei lontano dai tuoi infissi. Mi giro, li guardo e ne rimpiango gli spifferi. Erano la lingua dei tuoi silenzi, il canto prenatale d'un grembo accudente. Porto sulle spalle una domanda che china la testa per varcare la tua soglia, che odora d'antico e tace del vento che mi spinge lontano.

Dialoghi poetici coi Maestri 24. - Franz Schubert

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Franz Schubert - Ritratto  Incompiuta Morsi di dubbio; timori -e speranze- d'un ritorno all'inverno delle nebbie stavano là;  nel midollo, nelle arterie. Progetti di scrittura, segni d'abbandono, parole senza seguito; la vita era sogno, allora. Sogno, stasi; e paura. E non c'era mano, padre, sulla mia nuca. "Io me ne andrò, non farò più ritorno; mi dissolverò, come vuoi tu". La penna urlava  grida di sopravvivenza.  Andavo solo in quella palude d'ombra  e il foglio si riempiva di parole scollate,  unte di rabbia. Iniziò allora il mio viaggio; e se ora torno, padre, è per chiederti conto della tua assenza, non per aprire il palmo e mostrarti le gemme raccolte sotto il fango.

Le chiamate (Oblivion)

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"Dreaming" di Sergio Daniele Donati Ho fatto un sogno - in un sogno  non so mai se sia il passato  che bussa o il futuro che langue - e non c'eri, tu. C'erano le voci; quelle che, prima di te, mi indicavano chiaro  il cammino. Le sentivo lontane, evanescenti, né sapevo più decifrare il loro messaggio. Nel sogno scrivevo con dei gessetti  sull'asfalto. Erano lettere sconosciute, simboli arcani. Poi la bimba, comparsa dal nulla, mi guardava. "Sei tornato?", mi chiedeva, "resti?". Io non so perché piangessi mentre le dicevo che le briciole che avevo sparso  nel bosco per ritrovare  il cammino del ritorno le aveva portate via il vento.  La bimba mi guardava, nel mio  oltre me stesso, poi si sedeva tra i gessetti. "Sei tornato," diceva, "resti". Forse ti ho mentito, nel sogno c'eri. Eri nelle briciole; eri il luogo dove ho perso voci e cammino. _________ Las llamadas Hize un sueño -en un sueño nunca sé si sea el p

Alef

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Alef di Sergio Daniele Donati Ho compreso che mi guardi e taci, e attendi il mio primo vagito per passare la tua mano di madre sul mio volto. Ho compreso che il tuo silenzio, è spazio lasciato al vento messaggero, per comunicare il nuovo mondo. Là avrò posto e il mio nome, che ancora non pronunci, navigherà nel flusso di chi mi ha preceduto. Alef, madre eterna, con occhi di giada e sorriso evanescente.

Il femminile

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Ho sbagliato milioni di volte pennini, carte e inchiostri e la chiave appena intuita di quel codice arcano è sfumata in lemmi prigionieri.

Il Canto della Moabita

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  Esce per Ensemble ed.  " Il canto della Moabita" ,  la prima silloge poetica di Sergio Daniele Donati. Un percorso poetico tra sogno, silenzio e parola. Sinossi della silloge

De profundis

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Alla balbuzie di mia madre Là, nello spazio tra due lettere, sorge un'anima bambina. Chiama il silenzio, mi dà la mano; e mi porta lontano. M'accompagna sempre, ride della mia balbuzie e gratta cortecce di alberi ne succhia le resine, e ride, ancora. “Dopo ogni lettera elabora, prima di ogni lettera sogna”, dice l'uomo che posa la sua miopia sul foglio. Dopo ogni lettera la bimba sospira e prima d'ogni lettera, sì, sogna il sogno  d'un popolo celato nei boschi, d'autunno. Nello spazio tra due lettere sorge un'anima bambina e io resto incantato, senza nome, le pupille sui suoi gessetti colorati, e piango perché non esiste più dolce nostalgia di quella che dona un dito fanciullo sui tasti d'avorio d'un piano.

Scandalo

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Testa di fanciullo (Museo archeologico di Atene) Scandalo è parlar piano e dar spazio, tra le lettere, alla saetta del silenzio; è la clemenza per l'amaro che la parola impasta  su una lingua rassegnata. Scandalo è il tacere del poeta; la sua cecità eletta amplifica l'ascolto del cigolio d'una altalena avvolta dalle nebbie d'un infanzia negata.

Tango in terzine (un 4/4 mascherato - Oblivion)

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" Evanescenza" - foto di Sergio Daniele Donati Alzo piano il velo perché le aderenze non strappino tessuti appena cicatrizzati; odorano di muschio e ginepro le tracce ancora biancastre del tuo passaggio, sulla mia pelle; sapeva invece d'eucalipto lo sguardo felino, il tuo, e quel batter di ciglia. Da buon ebreo mi dondolo, sai, quando il ricordo si fa battente  e la memoria ripercorre un intrecciarsi di gambe, un mescolio di fiati - appannavano i vetri d'una stanza, troppo stretta per contener quel grido -. Mi dondolo e spero che la nenia plachi la furia  del nostro mancato ascolto. Da buon ebreo resto a guardia d'un imperativo sovrano che tacita la rivolta  e mi spezza e rende umile il mio humus - funghi gialli su terreno umido -. È stato ciò che è stato e dentro ognuno di noi una voce distinta canta lo stesso canto - in lingue lontane - e chiude palpebre senza peso. La senti lì, ancora viva, trasformata in ricordo quell' antiqua fabula ?  Due solitudini s

Like a bird without a feather - סֶלָה

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R. L. Burnside La mia penna è figlia del freddo e cade ai primi calori estivi; è allora che mi rivolgo alla mia voce nera che dice yeah come il salmista dice סֶלָה   _______ Selah (ebraico: סֶלָה, anche traslitterato come selāh) è una parola utilizzata 74 volte nella Bibbia ebraica e 71 volte nei Salmi. Termine molto difficile da tradurre, il suo significato è intuibile con locuzioni tipo "pausa, e pensa a questo" o "fermati e ascolta".

Conosco il Tango (Oblivion)

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"Infanzie" di Sergio Daniele Donati Conosco il tango, ma non lo ballo, da sempre mi abita una regola - non so da chi imposta - che m'impedisce di star al centro delle altrui praterie. Osservo di lato passi stranieri sulla sabbia della mia evanescenza, questo sì; danze che parlano una lingua che non m'appartiene e fa vibrare le mie scintille. Mi sono riavvicinato poi ai miei alfabeti bislacchi quando la chiamata s'è fatta troppo insistente per essere ignorata. Io da sempre vado lontano, fuggo, e cerco sottoterra un'infanzia mai vissuta. Là tra lombrichi e gemme ho imparato a scavare a mani nude, troppo tardi per essere bambino troppo presto per esser uomo. Per questo fuggo; ciò che manca al cominciamento canta per sempre l'inno dell'assenza e separa e divide e riempie di liquidi collosi le vibrisse d'un uomo-gatto innamorato della luna. Ma forse uso simboli strani per le tue orecchie di cristallo, troppo fragili per sopportare il suono d'una v

Due poeti allo specchio (Arianna Bonino e Sergio Daniele Donati)

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Max Dupain: "nude in sunlight" (1937) Meridiana iconantidiptica (di Arianna Bonino - Inedito 2021) Se tu decidessi di collocare un sistema di prismi davanti all’obiettivo di un piccolo cannocchiale fissato su un cilindro di pietra e se il Sole in quel momento non si trovasse sull’asse ottico del cannocchiale, i prismi produrrebbero uno sdoppiamento dell’immagine solare e il tuo occhio scorgerebbe le immagini simmetricamente disposte rispetto al centro del campo di vista. Ma se il Sole si approssimasse al centro del campo di vista, le due immagini si avvicinerebbero. E se tu attendessi l’arrivo del Sole sull’asse ottico del piccolo cannocchiale, le due immagini finirebbero per coincidere. E se tu avessi avuto cura di porre l’asse del piccolo cannocchiale sul piano meridiano, le immagini coincidendo determinerebbero esattamente il mezzogiorno vero del luogo di osservazione con un’approssimazione compresa tra cinque e dieci secondi. Se il tuo piccolo cannocchiale fosse correttam

Dialoghi poetici coi Maestri 23. - Patrízia Cavalli

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Patrizia Cavalli - Foto di repertorio Addosso al viso mi cadono le notti  e anche i giorni mi cadono sul viso. Io li vedo come si accavallano formando geografie disordinate: il loro peso non è sempre uguale, a volte cadono dall’alto e fanno buche, altre volte si appoggiano soltanto lasciando un ricordo un po’ in penombra. Geometra perito io li misuro li conto e li divido in anni e stagioni, in mesi e settimane. Ma veramente aspetto in segretezza di distrarmi nella confusione perdere i calcoli, uscire di prigione ricevere la grazia di una nuova faccia. Patrizia Cavalli - tratto da Poesie (1974-1992), Einaudi, Torino, 1992 _______ Mi capita a volte di contare i passi verso una meta  che perde a ogni istante contorni, cadenze e tempi. L'errore non è nel calcolo, o nel tentativo di misurare  uno spazio infinito. Cerchiamo d'altronde ordine da sempre e tracciamo linee immaginarie  nel cielo per orientarci la notte e far approdare  le nostre navi in porti di sogno. È questo l'Uom

Sequenze

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Foto di Noelle Ozwald A ben guardare sono sequenze  aritmetiche,  giochi di proporzioni auree,   a regolare il volo planato degli uccelli del presagio e i vortici delle nostre emozioni. Non annega il matematico nei gorghi del sentire; ne percorre la spirale  fino al punto in cui il ritorno  è movimento ineluttabile. Sì, anche lo strappo e l'abbandono hanno una loro geometria che il poeta non nega nelle sue metriche giambiche.  Sa che esiste un noi capace di avvolgere ogni nostro solipsismo, e che, se qualcosa ci trafigge - nell'ora in cui lo sguardo si volge alla nostalgia color pruno d'un perduto stupore - è una lama d'ambra, un globo che protegge il fossile della nostra completezza.  (Sergio Daniele Donati - Inedito 2021)

Val d'Ayas (Francesca)

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Antagnod - Val d'Ayas L'incontro con la bellezza - ricordo radente - fu un batter di ciglia su un crinale adolescente. La Valle odorava di fine estate e io non ero più solo; m'accompagnavano l'intuizione puerile del ginepro e lo sguardo adulto del falco.  Francesca era lì, luce di smeraldo grezzo sul mio profilo mediorientale. Fu allora che smisi di rimpiangere un'infanzia troppo segnata; - troppo sognata - e cominciai a percorrere  la lenta via che drizza la schiena e fa combaciare l'orizzonte  dei nostri abbracci  con la clemenza per gli inciampi  del mondo.