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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sergio Daniele Donati

"Poesia come vita, morte, metamorfosi" - a proposito di "Un astro piccolo piccolo" di Cinzia Coppola (Delta ed., 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Con Un astro piccolo piccolo (Delta ed., 2025), Cinzia Coppola ci consegna una poetica fondata su un’idea dinamica, un territorio in cui vita e morte non si oppongono ma si compenetrano, generando un campo di tensione che, a ben vedere, attraversa l’intera raccolta. La vita, non solo poetica, è presentata nella raccolta, difatti, come un processo di trasformazione continua, un movimento che non procede per linearità ma per scarti, deviazioni, ritorni inattesi. L’identità non è mai per al poeta, dunque, un blocco compatto: si espande, si restringe, si dissolve e si ricompone, come se la soggettività fosse costantemente esposta a un flusso che la supera e la ridisegna. La morte, in questo quadro, non può essere solo un evento conclusivo, ma diviene una condizione che accompagna l’esistenza fin dal suo inizio, un’ombra che non paralizza ma rende più acuto il gesto del vivere. La metamorfosi diventa così il dispositivo centrale della raccolta: il soggetto si identifica con elementi ...

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 53 - "Espressionismo viennese tra pennello e parola": Oskar Kokoschka, il pittore che dialogava con i poeti

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  di Sergio Daniele Donati Una premessa Oskar Kokoschka (Pöchlarn, 1886 – Villeneuve, 1980) incarna una delle figure più complesse e rappresentative dell’Espressionismo viennese, un movimento culturale che, tra il primo e il secondo decennio del Novecento, ha profondamente rinnovato i rapporti tra arti visive, letteratura e teatro in un contesto mitteleuropeo segnato da crisi identitarie, sessuali, sociali e politiche. Pittore, poeta, drammaturgo e incisore, Kokoschka non si limita a esercitare parallelamente pittura e scrittura: le due espressioni si intrecciano in una sinestesia artistica che rielabora in chiave soggettiva e psicologica il concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk, trasformandolo in un organismo unitario dominato da una tensione febbrile e visionaria. Fin dagli anni formativi, la sua produzione si caratterizza per un dialogo incessante tra immagine e parola: i dipinti assumono un ritmo frammentario e quasi prosodico, mentre le poesie si strutturano attraverso immag...

(Redazione) - A proposito di "Sono il poeta" (Il Convivio Editore, 2025) di Luca Alvino - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La raccolta Sono il poeta (Il Convivio Editore, 2025) di Luca Alvino, di cui oggi parleremo, si presenta come un organismo compatto, costruito attraverso una lunga sequenza di sonetti che fanno ovviamente della regolarità metrica un principio di coesione e, allo stesso tempo, un campo di risonanze interiori. La scelta di una forma “chiusa” diventa per chi la legge nella raccolta un luogo di concentrazione pura , un perimetro entro il quale la voce poetica si dispone con disciplina, lasciando che la misura del verso accolga e ne organizzi la vibrazione emotiva. Fin dal testo d’apertura, l’ i o si definisce attraverso immagini che si espandono in molte direzioni, come in « Sono il cielo quando è blu cobalto, / il giubilo che non hai mai avuto »¹, dove la metamorfosi non cerca un’identità univoca ma una gamma di stati, una pluralità di possibilità che la poesia accoglie e trasforma. Anche in questo moto espansivo il contraltare della forma “chiusa” ha un senso profondo, poiché, la...

Lux Aeterna #3

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  Ascoltando Lux Aeterna di Györghy Ligeti C'è una crepa nel ghiaccio; prima  di ogni cosa un solco tenace.  Il suono gutturale di un sordo comando: vibrino le membrane                   [L a tenuta fonica                    è una maschera di silenzio                    prolungato verso l'eternità                              Per favore sostieni                    il mio nascondimento                    dentro il seme] Ti sia tolto il nome e ridata l'argilla. Non ho mescolato polvere e respiro dalla penombra di un gesto, ma da dietro le palpebre di un mondo ancora da creare. Testo - inedito 2026 - di Sergio Daniele Donati L...

(Redazione) - A proposito di Dove ancora non siamo nati (puntoacapo, 2024) di Danila Di Croce - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono raccolte che trattengo a lungo per me, prima di percepire di poterne parlare. E sono raccolte le cui linee espressive hanno sempre grandi risonanze nella mia anima di lettore.  Le tengo per me per una sorta di sobrietà che sorge quando i miei occhi incontrano scritture che secondo me non meritano altro che di essere lette e rilette senza sovrapposizioni tra chi le ha scritte e chi, con inciampi e balbuzie, cerca come me di commentarle. È certo questo il caso di  Dove ancora non siamo nati (puntoacapo editore, 2024) che rappresenta a nostro avviso per Danila Di Croce il culmine di una ricerca poetica che eleva la veglia a metodo conoscitivo supremo, misura la distanza come criterio formale essenziale e trasforma la parola in strumento di cura, rigenerazione e svelamento. La silloge si configura come un laboratorio alchemico vivente: lessico, scansione metrica e timbro vocale cooperano in sinergia per costruire una grammatica della nascita e dell’emersione dal p...