(Redazione) - Attorno a Henri Michaux: note a margine (sui contorni di un'epoca) - di Sergio Daniele Donati
Introduzione. Per una fenomenologia dell’oltre: poesia, visione, corpo Nel corso del Novecento europeo, la poesia e le arti visive hanno progressivamente abbandonato la funzione rappresentativa per assumere un ruolo epistemico: non più strumenti per descrivere il mondo, ma dispositivi per attraversarlo, deformarlo, superarlo. Tale mutamento non riguarda soltanto le forme, ma investe la concezione stessa dell’opera, che cessa di essere un oggetto e diventa un’esperienza, un processo, un campo di forze. In questa prospettiva, le poetiche di René Daumal, Tristan Tzara, Paul Klee, Oskar Kokoschka e Henri Michaux (poeta, scrittore, pittore fondamentale per la comprensione della sua eopoca) delineano una costellazione coerente, benché non dichiarata, che lega la parola al gesto, il segno alla percezione, il corpo alla visione. Ciò che accomuna questi autori non è assolutamente un manifesto comune, né un programma estetico unitario, ma una tensione verso l’invisibile, verso ciò che eccede la ...