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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sergio Daniele Donati

Diluire

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È ora di diluire il senso, di stemperare il sogno e di lasciare che striature di colori sacri al ricordo rendano impuro il passo ed elevino la zoppia a nuova significazione. Non siamo fatti per il balzo da incoscienza a incoscienza, ma per il passo cauto su pietraie sdrucciole, in cui accentare il linguaggio è solo il gioco infantile di chi trova consolazione alle pendici del monte  inaccessibile e afono dell'intuizione del vero. ______ Testo inedito 2026 di Sergio Daniele Donati

Scritture - in dialogo con Glenn Gould

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  scrittura esile/scrittura esule E forse sai anche tu, Glenn, che la follia risiede nei polpastrelli delle dita o in quella docile  sensazione di freddo di chi impugna una penna, come arma contro il disordine che è regola del mondo. Il rigore, Glenn; il rigore è un mantra di cui dimentichiamo sempre qualche sillaba; ne recitiamo frammenti  incompleti e orfani, come se ripetere all'infinito "io non ricordo più" potesse provocare in noi il miracolo della memoria. E le tue note, Glenn,  le tue note,  e le mie parole sono fiocchi di neve al sole.  Lo sai bene tu;  lo so bene io, che canto da sempre l'assenza del canto, la voce roca, la balbuzie cristallina di un rigurgito neonato. Abbiamo entrambi, Glenn, abbiamo entrambi cucito l'abito di un rigore teutonico sulla follia dei nostri  reflussi acidi,  e placcato d'oro l'incapacità di dirsi oltre l'oltre,  al di là dell' aldilà. Eppure, Glenn,  al di là dell' aldilà esiste sola e inconta...

Il monito

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Ph. di Sergio Daniele Donati - Autoritratto Ho nascosto tra le steppe di un sorriso il caucasico richiamo del ritorno alla fonte.           Là, dove lo sguardo           finge di perdersi            in un orizzonte di granito           è la pelle a testimoniare           la devozione al vento.      [ I fuochi la sera  crepitano      di desideri indicibili,      celati dietro l'assenza      di un dio senza nome. ] Abbiamo tutti bisogno a volte del fischio della poiana, del volo senza suono del gufo, e di una carezza invisibile sulle nostre nuche bambine.           Ma attento a non intraprendere           la via sacra e cieca del lombrico           se non sei facile alla rinuncia, ...

(Redazione) - Poesie di Fornaretto Vieri tratte da "A carbon bianco" (Betti ed., 2025) - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La poesia di Fornaretto Vieri si muove con una naturalezza complessa tra il quotidiano e il metafisico, tra la precisione del dettaglio e l’apertura vertiginosa del pensiero. È una scrittura che non teme la densità, ma la dosa con un senso innato del ritmo e dell’immagine, così che anche i passaggi più concettuali restano sempre incarnati, sempre aderenti alla materia del mondo. Nei versi di A carbon bianco la realtà non è mai semplice scenario: è un campo di forze, un luogo in cui l’esperienza sensibile si fa continuamente domanda, indizio, soglia. In Cucinando l’atto domestico diventa un laboratorio percettivo. I “f umi picareschi del tegame ” e la cipolla che “ scompagina / le geometrie dei veli ” non sono soltanto immagini culinarie: sono figure di un pensiero che si apre, che si lascia disturbare, che avverte “ qualcosa dentro ” capace di “ accendere il fuoco dell’indagine ”.  L’esitazione finale, quel “ né sai se proseguire o voltar pagina… ”, è la cifra di una poetic...

(Redazione) - 55 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Hans Arp, poeta dell’organico: affinità elettive, distanze radicali e risonanze nell’avanguardia novecentesca

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  di Sergio Daniele Donati   Hans Arp - immagine da  Wikipedia Hans Arp – o Jean Arp, nella sua firma francofona – non è un poeta tra gli altri dell’avanguardia, ma un caso esemplare di continuità tra parola e forma vivente. Nato nel 1886 a Strasburgo, crocevia di lingue e culture in una terra contesa, egli incarna la frattura del primo Novecento non come lacerazione nichilista, bensì come germinazione di un disordine fertile, di un “caso” che non distrugge ma ricompone in forme biomorfe, gonfie di respiro naturale.  La sua poesia, scritta indifferentemente in tedesco e francese, si configura come un’estensione verbale della sua scultura e del suo collage: immagini concrete che si dilatano, si contraggono, putrefanno e rigenerano, rifiutando ogni gerarchia tra segno linguistico e segno plastico.  Non si limita a negare la ragione borghese – come il Dadaismo più incendiario – ma la riconduce a uno stato di innocenza primordiale, a un panteismo ironico in cui “le ...

L'angelo stanco

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  Quadro di Vladimir Lubarov Poesia ispirata a un quadro di Vladimir Lubarov Portava un angelo sulle spalle; un angelo stanco di stare a guardia dell'indicibile. Portava un angelo sulle spalle; e con lo sguardo sfiorava delicato una terra gelata e senza suono. Tutto era silenzio; tutto era silenzio eccetto il battito; tutto era silenzio eccetto il battito del cuore di un angelo stanco. ________ Testo  - inedito 2026 -  di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - A proposito di Terra nullius (Anterem ed., 2026) di Doris Emilia Bragagnini - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Terra nullius (Anterem ed., 2026) di Doris Emilia Bragagnini si presenta come un territorio poetico da attraversare più che da descrivere, una geografia interiore che non si lascia cartografare, nel perimetrare, ma che si rivela per stratificazioni, per gocciolii, per affioramenti intermittenti. Siamo più vicini al piano poetico dell’intuizione che della illuminazione totale dell’oggetto, quindi. La definizione che accompagna il volume — « Terra nullius: la terra di nessuno. La terra dell'assenza e del vuoto. Dell'inconscio e dell'abbandono. E della libertà. » — non costituisce un semplice apparato paratestuale, ma diviene per il lettore, a ben vedere, una dichiarazione di poetica che indica che il vuoto non è privazione, bensì condizione generativa. Ci dice anche – e soprattutto – che l’assenza non è mancanza, ma spazio di possibilità; che la parola, per nascere, deve attraversare il silenzio. La bella nota critica di Laura Caccia che chiude il libro conferma questa tr...

(Redazione) - Poesie inedite di Marco Candela - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Sei testi inediti, brevi e intensi, firmati da Marco Candela. Non formano una raccolta organica, ma un blocco compatto di voce poetica matura, originale e profondamente coinvolgente. Il centro di gravità è uno solo: la cura di sé come atto quotidiano, luminoso e necessario, capace di trasformare la vita di tutti i giorni in poesia viva, autentica e irresistibile. In E lettroshockterapia il tono è cinico e lucidissimo, ma anche straordinariamente efficace: la sala d’attesa, il paziente che si autodiagnostica, il farmacista che “spaccia” il principio attivo. In pochi versi Candela smonta con maestria l’intero meccanismo della psichiatria contemporanea e lo rende insieme tragico, grottesco e memorabile. Una vera botta di poesia. La luna e i gusci vuoti cambia registro con eleganza e leggerezza: la luna che esce dall’uovo come pulcino o come frittata è un’immagine gustosa, fresca, piena di ironia tenera. Sembra un gioco, eppure nasconde una frecciata dolcissima sulla poesia stess...

(Redazione) - “Approdi” - nota critica a L’Atalante di Stefano Raimondi (Valigerosse Editore, 2024) di Sergio Daniele Donati

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L’Atalante di Stefano Raimondi, edito da Valigerosse nel 2024, chiude con la maturità di un approdo necessario la Trilogia dell’abbandono , avviata vent’anni prima e proseguita attraverso Per restare fedeli e Il cane di Giacometti. Il titolo, tratto dal film di Jean Vigo del 1934, non rappresenta mera citazione ornamentale ma vera e propria bussola lirica: la chiatta sulla Senna, il bacio subacqueo che rivela l’amato, il ritorno promesso eppure sempre differito diventano la grammatica stessa della raccolta. L’acqua non è sfondo né metafora accessoria; è sostanza, respiro trattenuto, perdono fisico, promessa stretta come salvagente contro la deriva del silenzio. Fin dal prologo – Anche le parole aprono i loro cerchi per tenere – si annuncia il gesto centrale del libro: le parole non descrivono, tengono , resistono, si fanno corpo contro l’affanno. Da qui si dipana un discorso che trasforma l’abbandono della trilogia in immersione feconda, in fiducia verso i fondali della vita. Il le...