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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sergio Daniele Donati

(Redazione) - "Il nero alchemico" - a proposito di "Maniere nere" di Isabella Leardini (Mondadori ed., collana Lo Specchio, 2025) - Nota critica di Sergio Daniele Donati

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Maniere nere (Mondadori ed., collana Lo Specchio, 2025) di Isabella Leardini si configura come uno dei libri più intensi e coesi dell'attuale creazione poetica contemporanea: un organismo compatto, quasi un lungo poema in sezioni, che ruota intorno a un unico nucleo ossessivo – la presenza spettrale, eppure pienamente vitale, di ciò che non ha potuto realizzarsi nella vita. Il titolo stesso è un ossimoro perfetto: “maniere” come gesti rituali, educati, quasi cortesi del lutto; “nere” come sostanza alchemica, abisso marino, materia oscura in cui si dissolve e si conserva ogni forma perduta. L’epigrafe di Margherita Guidacci – «I l mio cuore appartiene / a coloro che lo divoreranno, / e so che stanno venendo » – funziona da vera e propria soglia iniziatica: il soggetto lirico si consegna consapevolmente a una devorazione che è al tempo stesso atto d’amore e riconoscimento dell’alterità assoluta dei morti. La prima sequenza, imperniata sull’ albero dei morti bambini , costituisce il...

(Redazione) - La precisione chirurgica del dettaglio e la ripetizione come forma: Hannah Sullivan tra modernismo, contemporaneità e traduzione in Tre poesie (Crocetti ed. , 2026) - nota critica di Sergio Daniele Editore

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  Hannah Sullivan esordisce nel 2018 con Three Poems , un volume che le vale il T.S. Eliot Prize nel 2019 e che si impone come uno degli esiti più significativi della poesia anglosassone contemporanea per la capacità di trasformare l’esperienza ordinaria in un’indagine spietata eppure compassionevole sul corpo, sul tempo e sulla ripetizione. Il libro si articola in tre lunghi poemetti che funzionano come un verse memoir ibrido, a metà tra confessione lirica e saggio poetico, in cui la giovinezza newyorkese di You, very young in New York (p. 18 originale inglese / p. 19 traduzione italiana), la meditazione filosofica sulla ripetizione di Repeat until time. The Eraclitus poem (p. 54 / p. 55) e l’elegia sulla morte del padre e sulla nascita del figlio di The sandpit after rain (p. 110 / p. 111) tracciano un arco coerente che rinnova la tradizione modernista – da Eliot a Whitman, da Larkin a Shelley, da Pound a Auden – senza mai rinunciare alla fisicità del corpo femminile osserva...

"Il corpo della parola" - metamorfosi linguistica e nichilismo terapeutico nell’autoantologia di Gio Ferri "Poesie Scelte" (1964-2014) (Anterem, 2024) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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L’autoantologia Poesie scelte (1964-2014) di Gio Ferri , pubblicata da Anterem nel 2024 come ventisettesimo volume della collana Itinera, non costituisce una mera retrospettiva cronologica, bensì la rappresentazione di un unico organismo linguistico in metamorfosi continua: dalla parola militante come strumento di riscatto sociale alla contrazione nichilista del corpo poetico protesico, passando per la putrefazione solipsistica e la fecondazione cosmica. Tale traiettoria rivela Ferri come uno degli eredi più radicali dell’avanguardia italiana, capace di spingere oltre i limiti formali del Gruppo 63 una ricerca biologica e cosmologica della lingua, in cui metrica, lessico e sonorità non fungono da ornamenti stilistici ma da dispositivi epistemologici di rivolta contro la mercificazione del linguaggio e contro la morte della poesia stessa. La coerenza di questo percorso non è data da una progressione lineare, bensì da una dialettica interna che trasforma ogni fase in nutrimento della s...

"Un corpo mitico da abitare" - a proposito di "Gli Atleti" (Interno Libri, 2024) di Vanni Schiavoni - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  ph. di Daniele Ferroni Gli Atleti , Interno Libri 2024 (prefazione di Valerio Grutt) di Vanni Schiavoni, chiude con potenza la Trilogia delle radici (2006-2024): dal territorio salentino di Salentitudine , al sangue familiare di Guscio di noce . Il tema centrale in questa raccolta non è più indagine privata: è immersione corale nel mito che diventa carne, bronzo, spada. Grutt lo definisce «libro bianco, di marmo e di sale», mediterraneo, antico e futuro, scritto con «intimo furore epico e abilità metrica». Ogni verso è, infatti, scolpito, monumentale eppure in movimento perpetuo, come onde che riportano a galla tesori sommersi. La struttura è una quadriga perfetta: Prologo (primavera 1999, tra regnanti spodestati e orizzonti provvisori), quattro ritratti poetici – L’atleta di Lussino (Apoxyómenos di Lisippo), Il fabbricante di Sicione (Lisippo stesso), Il prodigio di Pella (Alessandro Magno), Il campione di Taranto – e Commiato . Non una raccolta, quindi, ma un’unica navigaz...