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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sergio Daniele Donati

Il mio salmo

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  Ricami e cuci  nell'ordito folle dei miei pensieri isole di silenzio ove naufraga non detta e fragile una piccola preghiera. _____ Testo - inedito 2026 - e foto di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - L’infinito al negativo Keats e Leopardi: due traiettorie opposte verso l’assoluto (una nota critica...e un dialogo a tre) - di Sergio Daniele Donati

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Nel breve volgere di mesi, tra il 1818 e il 1819, due giovani poeti segnati dalla malattia e dalla consapevolezza precoce della morte scrivono due testi brevi che rappresentano forse il culmine della riflessione romantica sull’infinito. John Keats compone il sonetto When I have fears that I may cease to be mentre il fratello Tom muore di tubercolosi – la stessa malattia che lo strapperà alla vita a soli venticinque anni nel 1821. Giacomo Leopardi, chiuso nella biblioteca paterna di Recanati, scrive L’infinito , idillio che nasce da un’esperienza reale di contemplazione su un colle limitato da una siepe. Entrambi i testi nascono dalla medesima urgenza esistenziale: il confronto drammatico tra il desiderio umano di assoluto e la finitezza corporea e temporale. Eppure, proprio da questa prossimità emerge una divergenza radicale che costituisce il cuore di questo confronto: mentre Leopardi utilizza il limite fisico come varco per conquistare un infinito fecondo e consolatorio, Keats proi...

(Redazione) - A proposito di "L'altra ora" (Il Convivio Editore, 2025) di Francesco Balasso - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Nella raccolta L'altra ora (Il Convivio Editore, 2025), Francesco Balasso costruisce un paesaggio poetico di notevole intensità e maturità, un lavoro che cattura con lucidità e grazia l'esperienza del tempo interiore, della memoria frammentaria e della vita urbana contemporanea. Radicata in uno sguardo veneto-metropolitano che trova eco nell'epigrafe di Paola Silvia Dolci (p. 7), la raccolta si articola in un flusso organico di immagini e riflessioni, suddiviso in sezioni – "Scenografie" (p. 9), "Antico, Più Antico, Primordiale" (p. 29), "Mezzanotte e cinque" (p. 49) e "Genetica della felicità" (p. 63) – che funzionano come movimenti di un unico discorso lirico.  Il verso libero, ritmato da inflessioni jazz e cinematografiche, trasforma il quotidiano in rivelazione, senza mai cadere nella retorica: asfalto, parcheggi, manifesti, lune park diventano simboli di una condizione umana insieme precaria e ostinatamente luminosa. Con un li...

ברכה - Benedizione

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  יבורכו העצם השבורה הסדק והבקיעה קדוש וקדום לבריאה הראשונה הרצון לתיקון ועתיקה ואיטית ההכרה של אבן הירקן שהרצון לבדו אינו מספיק לא די [Traslitterazione:Yevorchu ha-etzem ha-shevura/Ha-sedek ve-ha-beki'a/ Kadosh ve-kadum/La-bri'a ha-rishonah/Ha-ratzon le-tikun /Ve-atikah ve-itit/Ha-hakara shel even ha-yarkan/She-ha-ratzon levado eino maspik/Lo dai] Traduzione in italiano Benedetti siano l'osso rotto,  la crepa e la fessurazione. È sacro e antecedente alla prima creazione il desiderio di riparazione ; e antica e lenta la consapevolezza di giada che il desiderio non basta. ______ Testo e traduzione in italiano  di Sergio Daniele Donati NdA:  La versione ebraica include una chiusa doppia : "שהרצון לבדו אינו מספיק" seguita da "לא די".  Sono quasi locuzioni sinonimiche ma qual quasi nella tradizione ha un peso. Questo secondo verso, non presente nella traduzione in italiano, richiama e rovescia il Dayenu della tradizione pasquale ebraica — dove si dice ...

"IL SASSOLINO, LA BAMBINA E IO" - microracconto di Sergio Daniele Donati

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Dicono che sia troppo tardi, o troppo presto, per parlare di poesia e che tu, m usa ritrosa , ti sia allontanata dagli affanni di questo mondo, di questo tempo che divora ogni fragilità. Ma ieri camminavo per gli asfalti di un una Milano che in questa stagione langue e ho sentito il riverbero del tuo canto in uno sguardo di bambina. Aveva segnato – cosa di altri tempi – col gesso sul marciapiede quindici numeri e, lanciato il sassolino, saltava da un numero all’altro con una sequenza precisa. Poi, arrivata in fondo, si era girata verso di me con sguardo di sfida. A me, capisci?, che passavo di lì con finta aria distratta ma, in realtà, stavo annusando il mio ingresso nella fase finale di questo attraversamento che chiamano vita. “ Ragazza, tu non sai chi stai sfidando”, le ho detto con un sorriso, e con gesto da tanguero esperto ho lanciato il mio basco sul "13" che ho poi raggiunto con acrobazie estreme e, forse, inarrivabili, per un uomo de panza come me. “ Conosci il seg...

(Redazione) - "Un referto che esige fatica e restituisce enigma" - a proposito “Referti” di Fabrizio Bregoli, (Società Editrice Fiorentina, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Il libro in oggetto si presenta come un trattato travestito da poesia o, al contrario, come poesia travestita da trattato, in altre parole come un dispositivo epistemologico che trasforma ogni lettura in un impegno attivo. Già il prologo fissa subito il tono generale dell’opera: la parola deve espungere, sgrassare, sabotare per arrivare alla “cruda formula”, alla fabbrica ostinata della resa. Il lettore entra così in un laboratorio dove la poesia coincide con il metodo scientifico più rigoroso, e ogni verso diventa referto di un’indagine che non concede scorciatoie, né permette voli pindarici eccessivi nell’immaginario. Al centro dell’opera, poi, pulsa un’ironia latente, sottile eppure costante che potremmo definire come vera e propria ossatura della raccolta . Fabrizio Bregoli mobilita il lessico più esatto della matematica, della fisica e dell’ingegneria proprio per mettere in scena la presunzione della conoscenza. I numeri primi diventano creature nobili e spietate, il crive...

(Redazione) - René Daumal e la parola come trasformazione - Filosofia, antropologia e risonanze - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Perché tornare a René Daumal oggi René Daumal è una figura che la storia letteraria ha relegato ai margini, non tanto per insufficienza dell’opera sua, ma per la sua radicale inclassificabilità . La critica del secondo Novecento, dominata da paradigmi strutturalisti, semiotici e sociologici, certo di fondamentale importanza, non aveva forse – o fingeva di non avere - gli strumenti ermeneutici ed interpretativi per accoglierlo: troppo filosofico per essere letto come semplice poeta, troppo mistico per essere incluso nelle genealogie dell’avanguardia, troppo rigoroso per essere assimilato all’esoterismo minore, troppo discontinuo per essere canonizzato. In altre parole: troppo altrove per essere mai del tutto accolto nel presente critico della sua epoca, senza riserve. La sua opera è rimasta quindi in parte sospesa in una zona liminale, come se la sua stessa ricerca — una ricerca che potremmo definire senza tema di smentita sulla soglia della coscienza — avesse contagiato la sua s...