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La discesa sacra (un Salmo balbuziente)

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La stanza azzurra devastata dall'uragano; non resta che qualche goccia d'olio sacro e un simulacro di speranza da tramutare in canto. Le senti anche tu le voci roche e sfatte ripetere il mantra  della fiducia nel celato  e nel passaggio stretto  a una pelle nuova? È un canto corale che ripete senza sosta e centellina resine e cortecce d'eucalipto per le ossidiane dei figli. A terra l'epitelio di biscia, concime del passato su una terra senza soffio. Si dice che poi aleggi ancora un vento divino sui volti delle acque salate dei nostri occhi, e che di lontano il corno che chiamano Shofar laceri tempi e spazi - ancora una volta - per rendere possibile la distanza dall'Altro che chiamano amore. Ho peccato, Moabita, davanti al pozzo io ho peccato. Possa la tua voce ancora una volta risollevarmi il mento alle stelle e dirigere il mio sguardo là, nel flusso indaco senza fine né cominciamento delle generazioni. Toglimi il petrolio dagli occhi e chiama ancora una vol

Stanze della Moabita (in quattro versi)

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T'allontani sempre più dalla mia tristezza e prendi il nome ch'io avevo prima della nascita Intanto io cedo alla natura, indifferente, essenze minerali e spazi siderali Si divarica la distanza tra limbo e paradiso e restiamo legati dal solo filo del ricordo Là ove prima esisteva un noi fertile cresce solitario l'albero della testimonianza E non c'è fine, né inizio alla luce del sole che degrada. Solo l'antichità d'un silenzio che prepara nuova speranza Coglieranno i frutti d'un cammino dimenticato la poiana del deserto e la Moabita, davanti al pozzo. Eleverà lei, come sempre, il suo canto d'unione che rende lo straniero prossimo alla trasformazione. ____ Foto e testo di Sergio Daniele Donati