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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

Il silenzio del ritorno

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  Era un lampo senza tuoni,   un’icona senza suoni,   una metafora senza senso,   il tuo dio senza creato;   e tu guardavi ebete   nell’ora dell’oblio,   del tuo passo di ritorno. ____ Testo, inedito 2026,  di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - Una costante follia - 04 - I rimasti

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  di Anna Polin Restare non significa conservare tutto, ma reinventare un luogo. Vito Teti Dentro ai muri di casa sono appese tanka tibetane e oggetti di chiara provenienza asiatica, ma fuori, a due passi dall'entrata, c'è il negozio di Antonia, l'unico del paese.  È una bottega di alimentari.  La schiacciata è buona e si può prendere anche il caffè. Si va da Antonia per il pane, ma spesso ci si ferma a parlare.  A fianco c'è spesso un gatto dal nome improbabile: si chiama Killer, ma è molto poco assassino. Resta ore davanti alla porta di casa sperando che qualcuno gli apra.  È un randagio obbligato, un casalingo negato. Nei paesi delle aree interne i corrieri si comportano in modo imprevedibile.  Telefonano chiedendoti di scendere agli incroci per recuperare un pacco, trattano come commercianti per lasciare la merce in posti comodi, oppure la consegnano nella casa sbagliata.  Poi succede che, mentre cammini, qualcuno che non hai ancora conosciuto ti c...

Liste

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Liste di coscrizione eterne, chiamate empie  a doveri inconsistenti. "Uccidi il servo della parola", urlava il sergente. [DIETRO AL SIPARIO Silenzio nel campo da me stesso limitato, lobi senz'accesso a un mugugno sgraziato] Chi conosce la lingua del sogno resiste al risveglio a ogni attività di traduzione e il cielo resta un testimone reticente della morte del desiderio. _______ Testo (inedito 2026) di Sergio Daniele Donati 

A volo d'aquila

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  Sembra indifferenza gelida quel volo solitario nell'etere della consapevolezza.  La penna dell'aquila da sotto riflette memorie antracite ma l'aria sul suo becco profuma di muta eternità. _______ Testo, inedito 2026,  di Sergio Daniele Donati 

Silenzi al silenzio

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  Un effetto d'inchiostro  diluito in acqua  l'impatto della mia coscienza  con l'altrui parola. Aggiungevo silenzi al silenzio  per non dover dire del grumo terrigno  della mia balbuzie, e sul mondo - il mio - calava un velo di pietà  e consolazione urticante. __________ Testo inedito (2026) di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 57 - Il deserto che parla: genealogia della parola nel deserto. Neher, Jabès e la radice che li precede (Midbar / Davar / Dever — ד־ב־ר)

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  di Sergio Daniele Donati La radice ebraica ד־ב־ר ( dalet–bet–resh ) – se ne è già parlato su queste pagine – costituisce uno dei nuclei semantici più complessi e stratificati dell’intero lessico biblico. Non solo, questo discorso, che ha radici millenarie, non interessa solo l’ermeneutica e l’esegesi biblica, ma è in grado di illuminare ogni discorso attorno alla parola, specie se poetica, in relazione al silenzio. Essa genera, con una coerenza che non è quindi mai puramente fonetica o meramente inerente i radicali. Tre termini che sembrano divergere e invece si richiamano, se seguiamo una particolare linea interpretativa, derivano da quella radice: davar (דבר), parola, cosa, costrutto evento; midbar (מדבר), deserto; dever (דבר), peste, flagello, piaga. La filologia qui non ci consegna, badate bene, una semplice famiglia di vocaboli, ma una vera e propria costellazione ontologica, in cui il dire/fare/costruire, il luogo (del silenzio, un non-spazio desertico) e la ferita, o la...