(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 58 - Edmond Jabès e Paul Celan: un breve saggio meditativo sulla parola ferita
di Sergio Daniele Donati Ci sono autori che non si leggono, semmai si attraversano. Edmond Jabès e Paul Celan appartengono a questa categoria di voci che non cercano solo un lettore, ma un testimone. Le loro opere non chiedono interpretazione, ma una forte presenza. Sono due poeti che hanno camminato lungo il bordo della parola dopo che la storia ne aveva spezzato l’asse, e che hanno tentato di restituirle un luogo, un respiro, una possibilità. Meditare su Jabès e Celan significa sostare nel punto in cui la lingua non è più strumento, ma ferita, domanda. Significa ascoltare ciò che resta quando la parola non può più dire tutto ciò che dovrebbe. 1. Due origini, un’unica frattura Celan nasce nel cuore dell’Europa orientale, in una terra di lingue sovrapposte, dove il tedesco è insieme casa e minaccia. Jabès nasce nel Cairo, in una comunità ebraica che vive la propria identità come diaspora permanente. Due luoghi lontani, due storie diverse, ma un’unica frattura: la Shoa...