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Visualizzazione dei post da gennaio, 2022

L'abbandono ben temperato (Notturna)

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Su musiche di J. S. Bach "Il clavicembalo ben temperato" Esec. Scistoslav Richter (1969) Lo spostamento delle galassie e la loro forma a spirale son governate da leggi per me arcane. So però che per allontanarsi tra loro  impiegano milioni di anni. L'abbandono non si crea mai in un baleno e il pieno  non si colma di vuoto in un istante. Tutto qua.  Mi chiedi ora di accettare  in un battito di ciglia  la fine, e par che ignori  i secoli impiegati dalle mie palpebre per alzarsi  e poter accogliere  tra le mie ossidiane il progetto d'un amore. Tutto qua; già, tutto qua.

Fuochi Fatui (a Man Ray)

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Dillo piano Aspetta; dillo più piano, che sia un sussurro il tuo parlare della fine. Surreale Nulla è più surreale del guscio vuoto della lumaca nel bosco. Fuga (dal Kyrie del Requiem di Mozart) L'unica fuga in cui  si prevede un ritorno è quella che cantano gli assenti. Cigno Non ti chiedo, mio cigno, le ragioni del tuo collo. Perché mi domandi allora quelle della mia scrittura? Alza la mano Alza la mano il profeta a tacitare del mondo il brusio, incosciente del futuro. Maschere La maschera che indossi  cade la sera; così i miei sogni, alle luci dell'aurora. __ Tutte le poesie sono inediti del 2022 di  Sergio Daniele Donati Tutte le foto sono di Man Ray.

Il ritorno

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Portone della Abazia di Chiaravalle - particolare Tornare,  con lo sguardo basso ma non diminuito, uno sguardo che cerca a terra semi di rinascita; uno sguardo bambino  - e dove sarà mai finita quella biglia, quella di ceramica, la preferita, regalo di papà. Tornare come l'onda  depositando conchiglie su spiagge deserte, dove il paguro  mostra la sua buffa tenacia al mare, indifferente. Tornare allievo col rammarico di chi troppo a lungo  è stato strappato al mondo dal sogno di poter insegnare qualcosa;  al mondo. Tornare a guardare il proprio figlio e scorgere in quei baffetti e in una voce che cambia il suo futuro di uomo saggio che non dimentica ancora  vagiti neonati. Eterno non è il ritorno.  Eterno è il canto; la stella che muore lasciando a chi  ne osserva di lontano per milioni di anni l'illusione della luce.  Il ritorno è un lampo preparato da eoni di mancato ascolto. Bisogna saper andar via, aver abbandonato armenti e amore e casa paterna per poter tornare

Dialoghi poetici coi Maestri - 30. Paul Éluard

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Liberté ô vertige et tranquilles pieds nus Liberté plus légère plus simple Que le printemps sublime aux limpides pudeurs. __ Libertà o vertigine e quieti piè nudi Libertà più leggera più semplice Dell'aprile sublime di limpidi pudori (Paul Éluard - da Les Mains Libre  In "Paul Éluard - Poesie" La vita felice edizioni Traduzione di Franco Fortini) ___ Ils sont si vagues  et sans un regard  nos accents  sur le poids de la terre noire ;  beaucoup plus délicat, Paul,  et sublime  c'est savoir se pencher  sur les accents opposés  de la légèreté du papillon  de la liberté. ___ Sono così vaghi e senza sguardo i nostri accenti sul peso della nera terra; ben più delicato, Paul, e sublime  è sapersi inclinare su gli opposti accenti della leggerezza della farfalla  della libertà. (Sergio Daniele Donati - Inedito 2022 -  Traduzione dal francese dello stesso autore)

(Redazione) - Dissolvenze - 03 Al buio (su Evgen Bavčar)

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A cura di Arianna Bonino Goodbye If you are still alive when you read this, close your eyes. I am under their lids, growing black. Bill Knott AL BUIO ­­­­­­­­Ogni giorno, per almeno un’ora al giorno, sono cieca. Non parlo del sonno, lì ci sono i sogni e non hanno a che fare con questa storia. O forse sì, vedremo… Per un’ora al giorno sono cieca. È un tempo che si consuma in piccoli frammenti, per essere precisi, dodicimila, ogni giorno. In quei quattromila secondi sparpagliati nelle ore, chiudo gli occhi. È una cosa naturale, necessaria. Serve per i miei occhi, per bagnarli, per detergerli, per proteggerli dall’eccesso di luce. Ma anche il mio cervello ne gode, sospendendo la raccolta incessante d’immagini che si scaraventano continuamente nello sguardo che guarda e che generano pensieri, reazioni, memoria da archiviare. Sono dodicimila istantanee mancate, a pensarci bene. Dodicimila perdite di vista. Non posso sapere cosa accada realmente là fuori per quell’ora al giorno, in quei dodi

Tre poeti allo specchio (di Sergio Daniele Donati, Davide Zizza e Felicia Buonomo)

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Lettera dopo il nuovo anno Marina, la neve è invisibile, e noi siamo ubriachi, rintanati in cupole, sognando l’Hagia Sofia – la liberazione. Ti penso, per queste distanze assuefatte a vecchie memorie sfondate e mitiche – ma il tempo ha denti da luccio che feriscono solo a guardarli, e addirittura a pensarli. Mangerò terra per sentirmi ancora; ti giunga il mio bacio da questa silenziosa tormenta. Davide Zizza ____ Osip, vorrei dirti delle chiacchiere nella sala d'aspetto – un margine di insofferenza da cui cado. Sbucciano la pazienza e la esplodono – Quando ti penso ho la misura del sempre. Ripercorro la disperazione della perdita di me – che in te si trova nella dimensione della mancanza. Troverai una me che gattona in una stanza buia e poi l'età adulta del trauma. Ho scovato una sala d'aspetto di un medico che non mi salverà. Il pronto soccorso della mia tristezza continua ad accogliere. Ma lo so, caro amore, che la ferita non è appartenenza e vicinanza di noi. La sutura:

Parole (per evitare il sogno)

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Testa di uomo - Museo archeologico di Atene Foto di Sergio Daniele Donati Atto Primo Tempo: ossessivo compulsivo E svegliarsi da un sonno profondo, alle 4.50 del mattino, con la calma consapevolezza che tutto ciò che in tre anni si è detto e scritto e immaginato, o anche solo pensato - con un un pensiero lento e testardo; da montanaro - per evitare quel sogno, sia stato ormai e davvero detto o scritto o immaginato, o anche solo pensato - con un pensiero lento e testardo; da montanaro. Milioni di parole dette, scritte, immaginate o pensate, lentamente, come un montanaro.  E ti accendi un'immaginaria sigaretta - sono ormai tre mesi che non fumi - e ne aspiri piano il fumo fatto di niente e ripercorri nella mente quel sogno e tutte le cose che, testardo e lento come un montanaro, hai detto e scritto e immaginato, o anche solo pensato; per non farlo.  E ti dici che poi è così semplice, di un'allarmante e banale semplicità, accettare che spesso si usa la parola per evitare il sogno

Het (terzo ciclo)

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  Dipinto di Vladimir Lubarov Mi commuove la tenacia del sogno, il suo volo radente che spezza ragnatele e smuove polveri da una realtà perdente e incapace di costruire da sola il futuro. Mi commuove l'ostinazione del bimbo quando urla "è mio" di ciò che, se non gli appartiene, è per una deviazione del senso. Spiega tu a quel bimbo - mentre io mi commuovo - che il dono di suo padre appartiene a ogni figlio e sostieni, se ci riesci, l'etichetta di follia che il suo sguardo, senza parola, pone sui tuoi volti. Mi commuove la cocciutaggine del vecchio, a pochi giorni dalla sua morte, mentre mi sussurra all'orecchio le formule che trasformano ciò che la vita gli ha negato in insegnamento per chi resta. Tutto questo mi commuove e mi gela la parola mentre osservo la forza bruta del sogno farsi strada tra denti ingialliti e menti inesperte. In cielo l'ottava lettera, la Heth, ride delle mie lacrime commosse e avvolge di suoni di lira le mani di un uomo innamorato dell

La geometria della fine dell'amore

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Foto di Sergio Daniele Donati Speravo di potertelo dire un giorno quanto mi costi tacere. Ma per farlo avrei dovuto parlare; e questo ha un costo molto più alto, se lo si vuole chiamare amore. E so bene che ti irrita il mio discorrere di sentimenti secondo istogrammi  o diagrammi a torta.  Eppure non t'irritava affatto quando dell'amore eterno, nel silenzio della notte, tracciavo le geometrie secondo linee  che nemmeno Euclide avrebbe mai immaginato. Ora non trovi quelle stesse linee - e poligoni e piani - idonee a descrivere  la fine dell'eterno.  Non so chi abbia messo in testa al Mondo che per parlar  dell'amore che muore si debba mostrare  il calore delle viscere - è dalla distruzione del Tempio che non è permesso sacrificio. Né capisco come il Mondo possa essere così cieco da non saper vedere, in chi traccia diagrammi e descrive la formula della fine della speranza, il desiderio che nasca  un matematico pazzo a dimostrarne l'errore.

Sei milioni di Nomi

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  "Mani" di Sergio Daniele Donati Ascoltando il Concerto n.1 per piano e orchestra  di F. Chopin - Esec. M.  Argherich Guardami figlio mentre bisbiglio nomi strani e il rubinetto in cucina perde e il gatto che tanto ami si struscia ai miei piedi. Guardami e ascolta anche se un velo  copre i miei volti e si spezza la mia voce  in sei milioni  di cristalli puri, sul pavimento. E, se nel sonno  mi gratto il braccio, tu benedici la mia nuca; sì tu, - luce azzurra, lampo boreale - dammi la forza di ricordare il fumo della storia e sussurrare piano  sei milioni di Nomi e di volti scarni segnati dalla morte e portatori del dono di procreare il futuro. Guarda figlio tuo padre farsi vecchio sotto il peso dell'indicibile e delle ustioni di un numero tatuato sul suo braccio e invisibile.  Il mondo non sa, il mondo dimentica, figlio mio, ma io mi dondolo, mi dondolo e sussurro nome dopo nome  e canto loro nenie e benedizioni antiche; molto più antiche dei fumi  e dei treni e delle gr

Un corpo a corpo tra Marcel e Gilberte nella Recherche (di Tiziano Mario Pellicanò)

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La lotta con l’Angelo La sensualità sadica della Pisana in Ippolito Nievo è una punta estrema nella letteratura dell’Ottocento. Il romanzo classico si piega e ingloba al suo interno forme che rasentano la contemporaneità. Un esempio di come un prodotto letterario classificabile come ‘alto’ e concepito sfruttando e utilizzando risorse essenzialmente classiche, sia, in realtà, un concentrato di tematiche spiazzanti . Il rapporto con il cugino Carlo ha tutti i caratteri di una relazione con forti addentellati erotici se non sadici. A Novecento iniziato e alle porte della Contemporaneità, troveremo qualcosa di simile, nella Recherche. Ma in Proust masochismo e crudeltà assumeranno altre valenze e connotati. Due episodi sono paradigmatici in questo senso: l’atto sacrilego di Montjouvain compiuto da due giovani amanti alla presenza del simulacro del padre assente e l’episodio della lotta tra il Narratore e Gilberte per una lettera. Il bisticcio tra l’Autore-Marcel e Gilberte ha il sapore di

La promessa

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Foto di Sergio Daniele Donati Mi chiedi di ritirare la mia più antica promessa e di lasciare un nuovo segno su ardesie umide e opache. Ma la mia pietra è l'ossidiana  e non so ritirare  la parola scritta col coltello sulla corteccia dell'ulivo antico; né conosco le formule per diluire l'indaco e l'azzurro del cielo. Certe promesse non appartengono alla bocca che le pronuncia, né alla mano sbucciata  che le scalpella sulla pietra.  Certe promesse appartengono  al fiore di ciliegio che quando cade  irrora una terra bruna  di promesse rosa di ritorno. Mi chiedi di ritirare la mia promessa e di cancellare un nome - l'unico che conosco capace di trasformare  in ebano pregiato  alberi maestri  di navi naufraghe - e di tornare a essere Nessuno, proprio ora che lento si apre sul mondo il mio terzo occhio.

Biglie

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  Foto di Sergio Daniele Donati Giocavo a biglie da piccolo; si scontravano prive d'intenzione, e cozzavano tra loro ridendo  senza giudizio alcuno. Giocavo con le parole da piccolo; ne avevo sempre in tasca. Ilari e piene di spinta, impedivano ad altri detti di mettere radici, pericolose  per una mente bambina. Cozzi di biglie, tarantelle di parole, - invisibili reti di salvataggio per un piede funambolo non ancora adulto - m'alzarono lo sguardo alle stelle, là dove altre biglie  - e parole ben più antiche - m'insegnarono... insomma quel bambino  qualcuno doveva ben salvarlo.

(Redazione) Riflessioni, non recensioni - 03 Su "Excalibur", 1981

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A cura di Stefania Lombardi Anno: 1981. Regia di John Boorman. Con Nicholas Clay, Helen Mirren, Nigel Terry, Nicol Williamson, Liam Neeson, Corin Redgrave. Piccola nota di colore: ci sono Patrick Stewart e Gabriel Byrne prima che diventassero noti Parte personale/emotiva Sono particolarmente legata a questo film che vidi a scuola, da bambina, in una delle meravigliose ore di laboratorio congiunto in cui si univano due o più classi nelle attività: segnale dell’intensa e proficua collaborazione tra le docenti. Ne rimasi folgorata. Innanzitutto, per la fotografia e le atmosfere. Poi anche per le musiche; e mi resi conto di amare i Carmina Burana. Ricordo che cercai i libri da cui la storia fu tratta, non pensavo ad altro. Anche da adulta, nonostante i molti film visti, resto dell’idea che sia uno dei migliori film mai prodotti sul tema. In questo film storia e leggenda si fondono assieme in un tutt’uno vivendo di simboli, di archetipi, di universale. Tutta un’altra dimensione, ovvero: la

Due poeti allo specchio (Federica Gallotta e Sergio Daniele Donati)

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Sergio Daniele Donati - Autoscatto Mi scruta di lontano l’occhio ebete del Ciclope e non ho un nome evanescente da offrire alla sua storia. Per questo mi lascia libero tra flutti e pensieri e mi esorta - il Ciclope - a unire le nostre miopie monoculari per un abbraccio al mondo. (Sergio Daniele Donati - Inedito 2022) Federica Gallotta - Foto di Officina Visiva Nessuno ho detto: è stato nessuno fosse stato Qualcuno o almeno ci fosse stato qualcuno a testimone. Ma il dolore è un fatto privato, ho provato il caldo del sangue io solo. E dall’occhio al naso al labbro e mi sono anche assaggiato. Rinnegare il nome, il nome saputo dal padre: ora serve a più poco. Ha un volto che io non vedo. La voce, la ricordo. (Federica Gallotta - Inedito 2022) ____ Brevi note bio-bibliografiche Federica Gallotta è nata il 13 luglio 1990 a Tarquinia, in provincia di Viterbo, e vive nel capoluogo, dove nel 2017 si è laureata in Filologia Moderna all'Università degli Studi della Tuscia. Sempre nel 201

Chagall

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Io non ho verità né parole per il mondo più vere - e blu - dei blu di Chagall. E non ho speranze, da donare al mondo, tracce di sacro  più sacre dei tratti - sacri -  del pennello di Chagall. Tutto ciò che mi abita, ciò che non è stato  da me detto, la parola impossibile  - per me - a dirsi, il sogno che ogni notte  sogno tra i sogni è su una tela lontana; sognata prima di me dal sognante sguardo  di Chagall.

Farsi campo (rivisitando Lacan)

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Possiamo porre solo le domande di cui conosciamo già la risposta , ¹ eppur ci piace percepirci immersi in un tiepido dubbio, perché del socratico detto dimentichiamo ogni istante che la chiave è contenuta nelle prime due parole.  La morte e il dubbio  sono sempre atti di fede: senza fede nella morte  chi mai potrebbe sopportare la vita che vive? ² ____ ¹ affermazione di Jaques Lacan in una conferenza del 1972 alla Sorbonne. Ovviamente la stessa andrebbe rivista nel contesto dell'intero pensiero esposto dal grande pensatore in quella circostanza. ² sempre di Jaques Lacan alla medesima conferenza

Due poeti allo specchio (Agnese Coppola e Sergio Daniele Donati)

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Ho immaginato con te la danza verso un nostro comune Mito; là avremmo potuto davvero ascoltare il rapsodo o parlare di Proserpina,  o d'un vello d’oro. Ho anche pensato di trascinarti ridendo nei deserti dei miei padri ad ascoltare la lira d’un re ancora bambino e vederlo poi scagliare pietre sulla fronte del gigante. Ma poi mi sono ricordato che ci zittisce entrambi la stasi d’uno stendino e che non c’è fil di lino più tenace, tra scritture diverse, dei tratti incerti della quiete. Allora perdonami, Agnese, se con te scelgo di condividere un dialogo fatto d’un esitante e sottile silenzio, e se, per te, immergo le mie mani vissute nella sorgente silenziosa d'ogni parola. (Sergio Daniele Donati - Inedito 2022) Lascio il mito al labirinto del Minotauro e al filo teso di Arianna tra storia e amore. Mi sono incatenata alla rupe la poesia è un ' aquila che divora, nella notte cemento di silenzi mi sazia la sete di Alejandra. È lì che il silenzio ingravida occhi di ve

Da Posthelthwaite al principe Alberico: Oscar Wilde visto da Vernon Lee (di Elisa Bizzotto)

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( Tratto da Violet del Palmerino. Aspetti della cultura cosmopolita nel salotto di Vernon Lee: 1889-1935 , a cura di Serena Cenni, Sophie Geoffroy e Elisa Bizzotto, Firenze: Consiglio Regionale della Toscana, 2014, pp. 153-174 ). Fu in occasione di un party a Londra, nella casa di famiglia della poetessa Mary Robinson, amica e poi compagna di Vernon Lee, che la scrittrice incontrò per la prima volta Oscar Wilde, nel giugno 1881. Il salotto dei Robinson era frequentato dall’avanguardia artistica e intellettuale dell’epoca, il cosiddetto Victorian Bloomsbury Group, che annoverava importanti figure del Preraffaellitismo e dell’Estetismo come Ford Madox Brown, sua figlia Lucy con il marito William Michael Rossetti, William Sharp, William Allingham, Theodore Watts-Dunton, Edmund Gosse. Lee, reduce dall’esordio letterario dell’anno precedente con Studies of the Eighteenth Century in Italy, opera pionieristica su musica e teatro italiani del rococò e del neoclassico, fece dunque il proprio de