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(Redazione) - Salvatore Toma: un beffardo Rimbaud del profondo Sud - a cura di Dario Stanca

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  Dario Stanca " Viviamo in un’epoca in cui il valore degli autori è inversamente proporzionale ai colpi di grancassa che si suonano in loro onore. Il meglio resta nascosto ". Così scriveva, con l’irriverenza che gli era propria, un grande outsider della cultura italiana, Anacleto Verrecchia . Troppo spesso poeti e scrittori non sono altro che invenzioni di editori callidi e opportunisti: effimeri progetti editoriali volti unicamente a soddisfare il facile gusto di una platea incompetente. Così, sommersa dall’infestante sterpaglia letteraria, rischiava di rimanere anche l’opera poetica del salentino Salvatore Toma (Maglie, 11 maggio 1951 - Maglie, 17 marzo 1987). Il fuoco della poesia, non disgiunto da una forte avversione alla cultura “ istituzionalizzata ”, era divampato in lui assai presto. Mediocre alunno presso il ginnasio-liceo “Francesca Capece” di Maglie, per due anni di fila si rifiuterà di presentarsi all’esame di ammissione al liceo, prima di interrompere, seppur

Due poeti allo specchio (Dario Stanca e Sergio Daniele Donati)

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Finestra che sul mare ti spalanchi, e sull’agave spinosa, sull’estate imbevuta di brezza (che ormai nessuno invoca), non mostri che il corso del tempo feroce. Turbina già il vento tra le cose, e sul cuore che rimane senza voce. Dario Stanca - inedito 2024 _____ NOTA BIOBIBLOGRAFICA Dario Stanca (1973) si laurea presso l’Università del Salento, in Filosofia, con una tesi su Carlo Michelstaedter. Ha curato il volume Anacleto Verrecchia , Meglio un demonio che un cretino  (El Doctor Sax, 2023). Per la poesia, ha scritto la prefazione al volume di Giorgio Gramolini,  Vita breve. Appassionato lettore di aforismi, ha firmato la postfazione di  Per un piccolo ordine di grandezza,  dell’aforista Amedeo Ansaldi. Li ho visti, sai, i fuochi di lontano e ho udito pure io il rombo sordo  di frantumi di ossa.  Ho udito franare  - nome dopo nome -  i coriandoli delle mie certezze bambine. Fu allora che anch'io spalancai la mia finestra - dirsi padri è il sogno di chi non ha avuto un'infanzia

(Redazione) - Inediti di Dario Stanca con Nota di lettura di Annalisa Mercurio

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A cura di Annalisa Mercurio È un piacere ospitare i versi di Dario Stanca. Il poeta, nella parola vive, moltiplica emozioni, chiede rifugio.  Lavora sulla delicatezza del dolore, sulla potenza dello scorrere del tempo   “e i giorni scendono / come mannaie /nell’inverno / che avanza” ,   eppure quello che lo contraddistingue, è uno sguardo che si muove in maniera circolare, senza cambi di rotta repentini, tra mondi separati da un velo sottile. La sua poesia è avvolta da un profumo amaro eppure, la vita persiste e va oltre la morte, “Morire non è dimenticare” il passato si fa presente, ci porta nei luoghi d’infanzia, e poi è ancora capace di riaprirci lo sguardo sul qui e ora. Ho da sempre l’impressione che Dario Stanca abbia la capacità di immergere le emozioni in una soluzione intangibile, dalla quale escono trasformate in Natura:   “Non passano più stranieri / i giorni, / non divorano / il cuore-cocciniglia.” I suoi versi spesso, hanno il riverbero di una goccia che cade su un lavabo