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Visualizzazione dei post da marzo, 2023

(Redazione) - A proposito di Sull’improvviso di Alfredo Rienzi (Arcipelago Itaca ed., 2021) - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Dice il poeta Alfredo Rienzi nella nota introduttiva alla sua raccolta poetica Sull'improvviso (Arcipelago Itaca ed., 2021) , della quale qui presentiamo un estratto: La vita è movimento e cambiamento: concetto banale ed elementare. Gli estremi del mutamento hanno, mutuando termini medici, la gradualità della lisi e la repentinità della crisi . Discesa e caduta. Sull’improvviso raccoglie una serie di testi e frammenti – vissuti, immaginati, proiettati – del cambiamento per crisi, fulmineo, talora drammatico, imprevedibile o imprevisto, esplorato prevalentemente in minus , per catabasi. L’accadimento improvviso e imprevedibile proietta il protagonista o lo spettatore al bivio tra la follia o l’accettazione. Tutt’altro che una resa, quest’ultima urla il suo tentativo di comprensione del lampo dell’evento, la ricerca disperante perché in apparenza vana, di un senso, che non può collocarsi che in territori esterni o complementari alla ragione. La poesia, quando, come in questa raccolta

(Redazione) Un inedito e un estratto di Antonio Spagnuolo da LETTERA in VERSI Newsletter di poesia di BombaCarta n. 72

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Poter accogliere delle poesie di  Antonio Spagnuolo é per LE PAROLE DI FEDRO un grandissimo onore ed anche onere, considerato il peso che l'autore oramai da decenni ha nel panorama poetico italiano. Che poi lo stesso poeta ci conceda un suo inedito ci lascia senza parole per la ricchezza del dono.  Siamo evidentemente di fronte ad una poesia colta ma allo stesso tempo immediata in cui non si può non cogliere, come sopra accennavamo, tutto l'importanza  dell'esperienza poetica dell'autore.  Antonio Spagnuolo ci concede inoltre di pubblicare un estratto di quanto comparso nella rivista  LETTERA in VERSI - Newsletter di poesia di BombaCarta n. 72 , alla cui lettura approfondita si rimanda senza esitazione perché in essa potrete trovare opere giovanili dell'autore così come opere della sua piena maturità e degli inediti. Lasciamo dunque alle parole del Maestro, in questi estratti, il compito di dare anche a voi lettori il brivido che ci ha colto nel poter percorrere i t

(Redazione) - Estratto dalla silloge di Davide Cortese "Zebù bambino" (Terra d’ulivi edizioni) - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Davide Cortese  - Ph. di Antonio Strafella Ve lo ricordate il poster degli anni '70 di opposizione al conflitto in Vietnam in cui era raffigurato un soldato colpito alla schiena con una grande scritta Why? Penso sia stato il poster più appeso sui muri delle stanze dei ragazzi di quella generazione e, ancora oggi, a rivederlo non si può non provare un piccolo brivido di memoria .  Ecco lo stesso piccolo brivido l'ho provato leggendo, con un gran sorriso, la silloge di Davide Cortese (Terra d’ulivi edizioni) dal titolo  Zebù bambino . Solo che al monito del poster si univa una parola molto pregnante.  Leggere, e farlo a fondo come la Redazione de LE PAROLE DI FEDRO fa sempre, la silloge di Davide Cortese , è un continuo esclamare tra sé e sé WHY NOT? - WHY NOT?  - WHY NOT? L'opera, in cui l'ironia è il collante principale, ma non certo l'unico, é una unica gigantesca esclamazione di stupore, un dire e dirsi, perché no? perché non ci si è pensato prima? Questo emerge g

LA TARANTOLA (UN RACCONTO DI LUANA MINATO - già apparso nell’antologia “Schegge e frammenti”, Terra d’ulivi edizioni, 2019)

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Il racconto La Tarantola  che qui si presenta  è già stato pubblicato nell’antologia “Schegge e frammenti”,  Terra d’ulivi edizioni , 2019,   curata da Elio Scarciglia LA TARANTOLA Mattia Contini non amava i ragni e non li amava per un timore irrazionale, una paura infantile che riusciva a esorcizzare soltanto quando ne catturava uno e lo vedeva imbalsamato.  Lo prendeva cautamente con un piccolo retino, facendo attenzione a lasciarlo intatto, poi lo rovesciava in un vasetto di vetro ben sigillato e quando era sicuro che l'animale fosse morto, lo ”imbalsamava“ con un metodo che aveva appreso consultando i forum entomologi.  Solo in questo modo riusciva a tranquillizzarsi e a scacciare quell'idea assurda che gli veniva tutte le volte che ne vedeva uno, cioè di immaginare di essere lui la preda invischiata nei fili insidiosi della ragnatela e finire divorato nelle fauci di una aracnide a otto zampe.  Con gli anni aveva collezionato diversi esemplari di Araneae ma questa sua oss

Tre inediti di Antonella Vairano

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Chiedi a questo convoglio  come fa a portare un odore  quando non c'è più ma sopra a tutto non chiedere di farlo sparire Continua a muoversi su rotaie  sbalzate unisce le due rive  senza volersi fermare  giorno e notte  passa per poi tornare improvviso  colpo di coda  di carrozze di un lungo tempo tese in una partitura quasi sussurrata in una benedizione che tu non puoi benedire Ci sono voci di cui tremano le cose che parlano per ultime ora o più tardi Nelle retrovie io non sono io, né posso avere casa. ______ Questa notte  e tutte le notti, è la notte delle mie sorelle. Le conosco tutte,  una per una ogni verso scritto  il corpo cattivo e il gran tramonto  Siamo figlie della notte, siamo figlie della lupa  che ci fa paura  e non ci fa paura e nel buio e nella notte  giriamo attente  occupandoci di annusarla con l'ansia dei cani  alle catene cercando casa. Noi che viviamo sul filo del rasoio  dove l'amato fratello Boris  ha lasciato l'anima dormire noi vi preghiamo...

Due poeti allo specchio (Emanuela Sica e Sergio Daniele Donati)

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Inganna l’indaco smargina luce nei tuoi occhi pianta voli e ritorni nei miei. All’ombra preziosa della meridiana so ancora meditare le parole da non dire. Nel palmo ho un giardino di ninfee segreto dove cantano cicale e danzano libellule. È stata quella nube piena martire dell’inverno a piantare radici dove c’era gelo desideri dispersi che chiedevano asilo. Di te ho respiri d’erba secca che brucia ogni solstizio di primavera. Scintille di poesia sulla lingua veloci richiami per quella bimba capelli d’angelo a ondeggiare tra storia e riflesso. Volevo solo chiamarti nell’ugola ancora una volta…papà sentire la risacca della tua voce che non contempli distruzione alta marea che trapassa dal muro della vita alle stelle. (EMANUELA SICA - INEDITO 2023)          Si corteggiano tra loro gli zefiri         e portano nel nome il richiamo         al nobile blu in cui si sperde         ogni sguardo, quando si vela        d'una nostalgica armonia. Tu chiami dall'ugola un ricordo e la mia pal

Il quarto Alef-Bet - 17-18 Ayin/Pe e Pe/Tzade

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Ciò che l'occhio vede a ogni alba fa cadere  l'unico dente che resiste  alla benedizione del creato. Ogni stupore è dire balbuziente e bambino e - per questo - sacro . Io non so se credo in D.o ma son certo di credere  nella bellezza profonda  che è il fondamento della giustizia della sua opera. E poi ne intuisco l'ombra dietro la calma e il silenzio d'una corteccia, dietro quiete d'uno stendino afono. Il creato parla facendo silenzio noi ne neghiamo la bellezza  nel brusio di fondo dei nostri paradossi. Non so se lo credo, dicevo, ma piango la sua assenza assieme ad Amichai e so, come come il poeta dal volto di mappa antica, che mentre ripara il mondo Egli ride e canta, ignaro d'essere ascoltato da orecchie desiderose d'un ultimo abbraccio. Testo - inedito 2023 - e foto di Sergio Daniele Donati (1) ci si riferisce alla magnifica poesia  di Yehuda Amichai "Dio è coricato" che potrete leggere   Qui

(Redazione) - Dissolvenze - 17 - Mostri a colazione

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di Arianna Bonino Il regno di Eli sulla costa del Malabar nella miniatura del codice 2810 della Bibliothèque Nationale di Parigi, noto come "Livre des Mereveilles " Marco Polo era un bugiardo. Un impostore. Se fossi stata sua contemporanea e avessi avuto la fortuna di leggere o farmi leggere le memorie dei suoi incredibili (appunto) viaggi, non escludo affatto che avrei potuto dubitare anch'io - e fortemente - della veridicità di quei racconti. Non stupisce per nulla che, stando a quanto riferisce Jacopo da Acqui, più d'uno abbia invitato Polo a fare editing dei suoi testi, sollecitandolo ad espungere quanto non fosse strettamente rispondente al vero. Dev'esser stato frustrante per Polo non esser creduto. E pensare che, come lui stesso andava dicendo, era riuscito a descrivere meno delle metà delle meraviglie e stranezze viste e incontrate davvero. Diversa sorte ebbero invece i racconti di frate Odorico e le storie di sir John Mandeville, frutto evidentissimo di

Due sillogi allo specchio (Gianpaolo G. Mastropasqua e Sergio Daniele Donati)

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  La galassia Chiara Cosa tu sia non so, non riesco a vedermi eri lì, come un vento improvviso dormivi, come un'onda che tace una parola che non sa il suo nome sei venuta al buio, anche tu. Domani saremo bambini, dovrai cercarmi tra le tua bambole, come allora quando ancora non esistevi. Vedrai giocheremo con Dio, sorriderai ed io non saprò mai -  quanti anni hai? Tratto dal primo libro di  Gianpaolo Mastropasqua "Silenzio con variazioni" - 2005  si trova ora anche in Silenzio Maggiore - Poesiaconcerto (1999-2005) S'aprirono varchi S'aprirono varchi e s'ingrossò il solco. Furono divaricati spazi e silenzi, e divise acque da acque. Nel mezzo una parola ponte tra cigno e falco. Si seppe allora che creare è tacere, e tacere è tendere; che il volino non dà suono, in assenza d'archetto.  Tratto dalla silloge di Sergio Daniele Donati Il canto della Moabita (Ensemble ed., 2021) _______ NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE Gianpaolo G. Mastropasqua è nato a Bari nel 1979. È