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Un folle

Autoritratto di Sergio Daniele Donati
Lo sai,
se non sento la chiamata 
- l'appello del fuoco all'aria -
se non attraversano
la mia mente disunita 
voci roche dell' Altrove,
se al mattino si sfilacciano
troppo lesti 
i legami col sogno
io non scrivo.
Sono schiavo d'un richiamo
e la mia penna 
traduce sempre i suoni gutturali
d'una voce femminea. 
Le parole sono scintille
e il mio cuore - sterpaglia -
prende fuoco, spesso fatuo,
ma non divampa.
Mi accende invece 
la capacità di tacere del mondo,
il canto lento di chi dimentica
in ogni istante il suo nome.
È inchiostro al mio pennino
la culla e il vagito,
l'inciampo e la balbuzie,
lo strozzo e la ritrosia. 
Scrivere è atto di testimonianza
senza autore,
scrivere è atto di sopravvivenza
a se stessi;
è urlo taciuto,
e lo sguardo smarrito
del primo insuccesso giovanile.

C'era un uomo oggi,
un folle, sull'autobus.
Lo sguardo sbarrato
su un futuro inenarrabile,
tracciava linee 
con le dita nell'aria,
come scrivesse una lettera 
a un amore ectoplasmatico;
- un'assenza vicina -
senza proferire parola.

Quanta delicatezza
in quel gesto 
dissolto nell'aria,
quanto goffo è il mio calcare
la penna sul foglio
per dire al mondo
di non ascoltarmi.



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Commenti

  1. Quanto mi rappresentano questi versi sublimi e intensi... grazie ❤️❤️🙏

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