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Maschere (Oblivion)

 

Foto di Man Ray
Indossiamo maschere
- ormai non è un segreto -
e ci innamora d'un volto
l'espressione mai presa
più che la smorfia del desiderio.
Tu questo lo sapevi
e conoscevi la mia fascinazione
per i suoni nascosti.
Per questo indossavi costumi
a me sgraditi;
mi ricordarvi di guardare
in quell'oltre-mondo
che era la tua presenza.
Chiedevi d'essere compresa,
bimba ferita,
dietro ai tuoi trucchi
di prestidigitazione.
Sbagliavi; era evanescente
ciò che cercavi di celare
- un fumo bianco -
non la tua maschera;
e ciò che nascondevi
portava gli stessi profumi
delle mie più pericolose assenze.
Fu allora
- una coscienza bambina
che urlava forte la sua esistenza -
che decisi d'opporre alle tue maschere
la parola che scardina.
Fu un bimbo mai amato
a dirti “ti amo”;
e un adulto triste
e troppo cosciente della fine
delle cose - prima del loro inizio -
ad abbassare lo sguardo a terra
quando mi negasti
- non la possibilità d'esser corrisposto;
è questo il gioco pericoloso dell'amore -
la verità della mia voce; tremante.
L'amore non muore se non corrisposto;
cala una nebbia di panna
sull'amore non creduto.
Indossiamo maschere, è vero
e a volte ci innamora il gioco
e la parola non sempre ci guida
e ne neghiamo allora il valore
anche per chi la pronuncia.
Poi, sì, ci dicono
della possibilità del ritorno a sé;
ma della fatica dell'onda
a mantenersi alta e distinta
chi mai ne parla?



 


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