(Redazione) - Tra il detto e il non detto - saggio critico di Sergio Daniele Donati
Il telefono resta muto per un’intera sera. Nessuno ci ha chiesto niente, eppure ci mettiamo subito al lavoro: ricostruiamo l’ultima conversazione, pesiamo un aggettivo, richiamiamo alla memoria un tono di voce che sul momento ci era parso innocuo. In un’ora abbiamo già un verdetto. Lo abbiamo ricavato da una cosa sola, l’assenza di una parola, e lo teniamo per buono con la sicurezza che si ha quando si è poco informati. La logica ha un nome antico per questa mossa, argumentum e silentio , e una reputazione modesta: è l’inferenza che prende il tacere per una prova. Mario Ajazzi Mancini l’ha ripresa a proposito di Celan, e il suo interesse sta in ciò che in poesia può accadere al silenzio, che diventa il luogo in cui una parola viene conquistata o perduta. [1] La vita ordinaria pratica la stessa inferenza ogni giorno con scrupoli molto minori. Questo saggio vuole capire perché ci riguardi più di quanto sembri. Il silenzio dell’altro ci spinge a interpretare, e segna insieme il punto...