(Redazione) - Dissolvenze - 59 - Un sorriso

di Arianna Bonino
La guerra è un male, inquantoché produce
un numero di malvagi più grande di quelli che distrugge.
Immanuel Kant
(Per la pace Perpetua)
Alla
fine degli anni '30, di fronte alla minaccia incombente
dell'invasione nazista, i grandi musei d'Europa iniziarono a
predisporre piani segreti di evacuazione.
Jacques
Jaujard, allora direttore dei Musei Nazionali francesi, comprese
prima di molti altri la gravità della situazione e organizzò con
largo anticipo una titanica operazione di salvataggio per sottrarre i
capolavori dell'umanità al saccheggio e ai bombardamenti imminenti.
Mancavano
sei giorni allo scoppio della seconda guerra mondiale quando Jaujard,
all'epoca curatore anche del Louvre, mise in pratica una felice
intuizione: interdisse ai visitatori l'ingresso al museo, con la
scusa di lavori urgenti, come si poteva leggere sul cartello fatto
affiggere all'ingresso. E in effetti di lavori si trattava e senza
dubbio urgenti, dato che era il 25 agosto 1939 e di lì a pochi
giorni non ci sarebbe stato più tempo. La squadra impiegata per
quell'operazione segreta annoverava tra le sue fila decine di
studenti, professori, addetti alla sorveglianza, impiegati, custodi e
uscieri che rimossero dalle pareti, imballarono e permisero di
mettere in salvo oltre 3.690 opere d'arte, debitamente protette in
1.862 candide casse che, trasportate nei 203 veicoli impiegati per
l'operazione, trasferirono quell'immenso patrimonio artistico e
culturale nei castelli della Loira, ma anche in sperduti villaggi ben
lontani dalle zone che Hitler aveva previsto di bombardare.
L'ultima
opera a varcare la soglia del Louvre per essere sottratta allo
scempio fu la Nike di Samotracia: era il 1° settembre 1939 e nello
stesso istante in cui la Vittoria Alata veniva messa in salvo, Hitler
invadeva la Polonia.
La
Gioconda, giunta in Francia con Leonardo nel 1516, fu tra le opere
che ebbero lo stesso destino grazie all'intraprendenza e alla
prontezza di Jaujard.
La
cassa dove fu riposta la Gioconda fu segnata con tre cerchi di colore
rosso e, per sicurezza, nel corso della guerra fu spostata più
volte: da Chambord a Louvigny, poi da Louvigny all’Abbaye de
Loc-Dieu e in seguito da qui al Museo di Montauban, per poi approdare
sopra Tolosa, nel castello di Montal.
Durante
gli spostamenti, la Gioconda non fu mai liberata dall'involto di
carta che l'avvolgeva, che quindi la custodì e la protesse per oltre
cinque anni, fino al momento in cui, terminata la guerra, tornò
finalmente al Louvre.
La
guerra compie il suo crimine più profondo proprio nel sospendere la
normalità della vita, quando toglie ai giorni la natura del tempo,
acuisce l’udito, che si fa come di cane, e anche il volto perde
l’umana forma. La guerra riduce i tratti, maschera ciascuno con lo
stesso volto agghiacciato di un terrore senza lacrime e senza sguardo
vero. La bocca non pronuncia, non canta, non sorride più.
Anche
il sorriso di lei, avvolto nella carta, celato, invisibile, anche
quel varco d’interminabile vertigine si fermò nell’ombra,
silenzioso.
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| Mona Lisa riportata nella sua casa al Louvre (link qui) |
E non so dirvi, perché non è possibile, come immagino sia stato il momento in cui quel velo veniva finalmente strappato per liberare dal buio quella bocca, quegli occhi, quello sguardo infinito e così anche i nostri che tornavano a esistere, a sorridere senza fine.
C’eravamo
anche noi, noi che abbiamo creduto di tornare umani in un tiepido
giorno d’ottobre, ormai più di ottant’anni fa.

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