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(Redazione) - Su "Imboscati" (Oligo ed., 2026) di Davide Brullo e Alessandro Dehò - nota critica di Rossella Pretto

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Sarà mistero cum gaudio o trauma ritrovarsi esistenti? Esistenti con l'aggravante dei generanti, la chance compiuta o rifiutata: questo sì uno scandalo - e lo senti nel sangue, la senti la colpa di portare alla luce, imperfetti, copie di copie alla Warhol. Non ne hai voluto sapere niente, non l'avresti tollerato, e in fondo te ne dispiace - non per te, ma per la durata che manca alla tua gente, dispersa e terminale. Ma va bene; a tutto - forse- c'è fine. E siamo qui, sul bordo della fossa, a domandare - che sia donata a noi la pace, e: ce ne scampi e liberi! Qui sul bordo o margine di un foglio, tra consumazione e consunzione (pasto e inedia), tra figliare e defogliare. E ci sia foglia come bosco per imparare a dirsi pianta, sasso o cardo. È questo che ti chiedi: che tipo di lotta sia, e perché lotta, estrema e tramortente. Dicono la notte oscura, il monte Carmelo, l'attraversamento dei regni o la povertà. E chi dice che no, la devi amare tutta questa vita a perdere, tu...

(Redazione) - Su "Christopher" (Interlinea ed., 2025) di Matteo Bianchi - nota critica di Rossella Pretto

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Matteo Bianchi, Foto-di-Alessandro-Canzian Si dovrebbe avere ali di farfalla, alla Blanche Dubois, per creare un’ora d’incanto e riuscire a pagarsi il rifugio di una notte. Con lo stesso disperato bisogno, si dovrebbe reggere lo strazio di quanto si perde per resistere a una vita ingorda (o accanita ) che espone inesorabilmente chi si consegna - il faro che illumina per un breve istante e poi ti lascia il tempo di un rimpianto, la dissipazione dell’esserci. In passato, i teatrini / del cuore non scritturavano ombre / ma angeli e demoni in carne e ossa / e da tutte le parti, nella fossa / di chi rammenta, nelle quinte ingombre // di macerie, nei cessi, nel foyer / annerito dagli incendi ferveva / l’incauta vita , direbbe Giovanni Raboni.  E Christopher risponde: Once perky red, the wall outside the “Chez Madame Arthur” theatre, now houses dead flies and faded photos behind cracked glass . Le sue farfalle sono morte, le foto sbiadite dietro vetri infranti. Si deve starci, in Kronos d...

(Redazione) - Dissolvenze - 54 - Discreto e continuo

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  di Arianna Bonino Ph. di Arianna Bonino Discreto e continuo La pagina inferiore della foglia dall’ultimo esemplare di una pioggia attinta la trattiene con lo stoma che succhia quell’umore bocca a bocca. Non pongono distanza sufficiente il verde e il vetro d’acqua tra di loro che possa consentire a quella lente di scorgersi e distinguersi dal coro: si fondono, sconfondono i confini, la lacrima credendosi già pianta. Ma l’altra per un attimo si specchia vedendosi riflessa e assai diversa. Precipita la goccia da quel tetto di faccia spaventata da se stessa ritratta dentro l’umida visione e muore, prima ancora d’esser persa.

(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 23 - Senso quantico: il problema ontologico

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  di Giansalvo Pio Fortunato La prospettiva avvincente di una riflessione analitica e fenomenica attorno all’atto poetico si fonda su una duplice linea di intendimento: strutturale ed operazionale . Laddove, infatti, una certa analisi più rigorosamente strutturale si istituisce attorno al verso come enunciato particolare e cerca di declinarlo negli elementi sostanziali di senso e riferimento, la necessaria integrazione di prospettiva verte sull’essenzialità di questo momento di linguaggio, ritrovando la centralità dell’attività poetica nell’individuo: come, quindi, il poeta è in poesia e cos’è per il poeta l’essere in poesia. Laddove, invece, una certa analisi più rigorosamente operazionale si istituisce attorno all’introspezione poetica ed al complesso mare magnum dell’interiorità solo meramente percettiva ed intuitiva, la necessaria integrazione di prospettiva è mossa dallo zoccolo duro del fenomeno di linguaggio, da quel senso e riferimento che scheletrizza e rende ordinario l’a...

Dialogando

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  Dialogando; dialogando da solo sotto coltri brune di silenzio impuro — ti prego, ascolta  e dimentica —  ho trovato spore di parole bambine. ____ Testo - inedito 2026 - e foto di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Anfratti - 16 - Due sassi

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  A cura di Alessandra Brisotto PARALUME È una scatola nera che dice qualcosa di te soltanto nel caso in cui succeda qualcosa Non illumina il corpo ma traspare il chiarore da dentro o da fuori se dentro non c'è. *** Litania, casa mia Non mi afferra Il vento Sotto il ponte Scorro Contro il tempo

(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 04 - a cura di Alessandra Brisotto

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  A cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf  nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di  Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un  taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO IV Francoforte sul Meno Fa ancora freddo Seduto fuori tutto il gi...

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 11 - Giovanni Pontano e la grandezza d’animo.

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  Di Gianni Antonio Palumbo In attesa di tornare sulla Fabula di Orfeo di Agnolo Poliziano e concludere la nostra analisi sulla distanza tra la – pur bellissima – lettura di De Sanctis e l’effettiva polisemia dell’opera dello scrittore di Montepulciano, l’occasione della presentazione per il Centro studi Giovan Battista della Porta del libro curato dal professor Tateo, il De magnanimitate di Giovanni Pontano, ci induce ad affrontare un tema affascinante e di grande attualità, veicolato dalla trattatistica filosofica quattrocentesca. Una ghiotta occasione, per noi, di ritornare su uno degli autori più importanti del secolo XV, per il quale rinviamo alla prima trattazione che abbiamo fatto per “Le parole di Fedro”, disponibile al seguente link . Più precisamente il volume ha per titolo Giovanni Pontano, De magnanimitate. La grandezza d’animo per Andrea Matto Acquaviva , testo, traduzione e commenti a cura di Francesco Tateo. è stato edito da Congedo nel 2025 in una collana scelta no...

L'angelo stanco

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  Quadro di Vladimir Lubarov Poesia ispirata a un quadro di Vladimir Lubarov Portava un angelo sulle spalle; un angelo stanco di stare a guardia dell'indicibile. Portava un angelo sulle spalle; e con lo sguardo sfiorava delicato una terra gelata e senza suono. Tutto era silenzio; tutto era silenzio eccetto il battito; tutto era silenzio eccetto il battito del cuore di un angelo stanco. ________ Testo  - inedito 2026 -  di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - Specchi e labirinti - 38 - A PROPOSITO DI “JACOPO. POESIE 1994-2025” DI UMBERTO PIERSANTI (EDIZIONI INTERNO POESIA)

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  di Paola Deplano Mi ha sempre affascinato il fatto che Dante immaginasse nello stesso luogo infernale – nel settimo canto dell’ Inferno , per l’esattezza – gli avari e i prodighi, due schiere di dannati che di primo acchito sembrerebbero incarnare peccati opposti, ma in realtà sono due facce della stessa medaglia: l’incapacità di avere un rapporto equilibrato col denaro. Del resto, tutta l’opera dell’Alighieri va avanti ad ossimori (“Vergine madre, figlia del tuo figlio”) e a punizioni da reazione uguale e contraria (il famoso “contrappasso”). Non mi spingo oltre a parlare di Dante, non ne ho abbastanza contezza, ma mi viene in mente questa suggestione degli avari e dei prodighi ogni qualvolta, nello stesso inferno quotidiano, vedo convivere un figlio autistico non verbale e un padre poeta, maestro delle parole. Sappiamo tutti che, prima ancora di venire al mondo nella realtà, i figli nascono nella mente e nei desideri dei genitori e un padre poeta senz’altro immagina di poter t...

(Redazione) - A proposito di Terra nullius (Anterem ed., 2026) di Doris Emilia Bragagnini - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Terra nullius (Anterem ed., 2026) di Doris Emilia Bragagnini si presenta come un territorio poetico da attraversare più che da descrivere, una geografia interiore che non si lascia cartografare, nel perimetrare, ma che si rivela per stratificazioni, per gocciolii, per affioramenti intermittenti. Siamo più vicini al piano poetico dell’intuizione che della illuminazione totale dell’oggetto, quindi. La definizione che accompagna il volume — « Terra nullius: la terra di nessuno. La terra dell'assenza e del vuoto. Dell'inconscio e dell'abbandono. E della libertà. » — non costituisce un semplice apparato paratestuale, ma diviene per il lettore, a ben vedere, una dichiarazione di poetica che indica che il vuoto non è privazione, bensì condizione generativa. Ci dice anche – e soprattutto – che l’assenza non è mancanza, ma spazio di possibilità; che la parola, per nascere, deve attraversare il silenzio. La bella nota critica di Laura Caccia che chiude il libro conferma questa tr...