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(Redazione) - “La materia inquieta del verso” - a proposito di "Dissolvenze e sussurri" (La Valle del Tempo, 2025) di Antonio Spagnuolo - nota critica di Sergio Daniele Donati

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La poesia di Antonio Spagnuolo richiede una lettura ravvicinata, interna, e non solo per la lunga militanza poetica e per il peso indiscutibile dell’autore nel panorama contemporaneo. Ciò avviene soprattutto  perché a livello di tessitura poetica la sua scrittura si presenta come una materia mobile (e nobile), densa, attraversata da vibrazioni che trasformano ogni immagine in un processo. Con Dissolvenze e sussurri (La Valle del Tempo, 2025) il poeta costruisce un organismo espressivo in cui colore, corpo e memoria agiscono come forze dinamiche, capaci di generare continui slittamenti sinestetici percettivi. Il verso si muove, stratifica, apre varchi, e la parola diventa un luogo di trasformazione; pertanto, la lettura deve seguire la logica interna di queste metamorfosi, anzi forse dell’idea di metamorfosi stessa. Fin dalle prime pagine, la direzione del libro si chiarisce attraverso l’immagine di cui al verso « Affonda nel cobalto ogni idea » in Bluesky/word (p. 9), dove il co...

(Redazione) - Dissolvenze - 51 - Triangle of Sadness* (欲望的几何**)

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  di Arianna Bonino Jan Peter Tripp, litografia "E l'abito nero con i pizzi sfarzosi non si vedeva su di lei; era solo una cornice, e si vedeva lei soltanto, semplice, naturale, elegante e insieme allegra e vibrante. [...] Anna sorrideva, e il sorriso si comunicava ai suoi occhi. [...] Le sue sopracciglia, nere e folte, erano unite da una linea sottile che conferiva al suo viso un carattere particolare, quasi fiero.” Quella leggera sinofria rivela il temperamento passionale, forse anche il destino drammatico di Anna Karenina, se Tolstoj decide di farvi cenno nel suo immortale romanzo. Ma le sopracciglia – che sia un visone o altra bestiola a rievocarne la setosa e selvatica irrequietezza - non sono solo quelle di Anna. Si pensi alla libertà indomabile di quelle di Fermina Daza, che Gabriel Garcia Marquez descrive così: "Le sue sopracciglia, lunghe e curve come ali di rondine, davano al suo sguardo una fierezza che la faceva apparire più adulta della sua età." E quell...

(Redazione) - "Screenshots come reliquie" - a proposito di "Lui" (Connessioni Ed., 2025) di Viviana Viviani - nota critica di Sergio Daniele Donati

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C’è un’intimità che nasce solo negli spazi stretti: tra un messaggio e l’altro, tra un accesso e un silenzio, tra una foto inviata e una trattenuta.  Lui (Connessioni Ed., collana “Scavi Urbani” - diretta da Matteo Fais ) di Viviana Viviani vive esattamente lì, in quella zona di confine dove la parola digitale diventa carne e la carne diventa attesa.  Il libro procede per frammenti numerati, ma non per fratture: ogni numero è quindi un battito, un impulso, un piccolo cedimento.  La protagonista parla come si parla quando si è soli davanti a uno schermo che sembra ascoltare più di chiunque altro.  Viviana Viviani ha una capacità rara: rendere poetico ciò che normalmente consideriamo banale.  Un profilo vuoto diventa una stanza illuminata, un meme sull’ansia diventa un presagio, un cuore blu inviato al mattino cambia la temperatura del giorno.  La lingua è in questa raccolta volutamente semplice, in rifiuto di ogni forma di lirismo posticcio, ma si tratta ...

(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 21 - Analitica in poesia: in che senso?

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  di Giansalvo Pio Fortunato Raccogliere l’eredità di un atteggiamento analitico in poesia è sfida non da poco. Soprattutto perché sempre più impellente è la richiesta di chiarificazione rispetto ad elementi che, in una loro certa accezione, sembrano affidarsi ad un trasporto da significato comune ed invece, in una prospettiva analitica , possono condurre a dei deragliamenti, che privano di riferimenti: latitano nelle manovre effettive di abbordaggio.  Si può certamente ritenere che sia questo un sovra-pensiero, un tentativo maldestro di delimitare un campo di autorità rispetto a delle tematiche.  Si può parlare addirittura di tentativi da assolutismo visuale.  Nulla di tutto questo, tuttavia, è manifestato all’interno di un atteggiamento analitico in poesia o all’interno di una fruttifica relazione con la concettualizzazione auto-riflessiva sui tempi e sui modi della poesia. Questa uscita mensile è uscita d’appendice.  Uscita d’appendice – a mio parere – non me...

(Redazione) - Amerinda - 06 - La guerra? Non finisce mai (Poesia argentina e Malvinas: Un’antologia 1833 – 2022 - Parte Seconda)

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  di Antonio Nazzaro A mo’ di prefazione Da quando il soffio dei venti di guerra si è fatto urlo, chi scrive queste poche righe, si è ritrovato a scoprirsi pacifista. Forse per l’incapacità davanti all’orrore di prendere partito. Questo non significa stare dalla parte sbagliata — come accadde per l’Italia e gli italiani fascisti — ma semplicemente vedere la guerra come un delitto di lesa umanità. Questa seconda parte di questo viaggio nella guerra delle Malvinas passa per la voce di tre poetesse. Diverse scelte poetiche, diverse visioni e canti eppure unite dalla speranza disperata e da una guerra che non finisce. Non termina dopo l’ultimo sparo, ma continua ad uccidere e quasi per assurdo a dare una speranza di un’altra vita. La poesia di Prilutzky Farny si immerge nel mito — come altri testi dell'antologia —non nasconde un forte senso nazionalista. Tuttavia le sue amazzoni non sono donne prigioniere, secondo i topos del XIX secolo, ma di donne che si liberano degli uomini. C'...