"IL SASSOLINO, LA BAMBINA E IO" - microracconto di Sergio Daniele Donati
Dicono che sia troppo tardi, o troppo presto, per parlare di poesia e che tu, musa ritrosa, ti sia allontanata dagli affanni di questo mondo, di questo tempo che divora ogni fragilità.
Ma
ieri camminavo per gli asfalti di un una Milano che in questa
stagione langue e ho sentito il riverbero del tuo canto in uno
sguardo di bambina.
Aveva
segnato – cosa di altri tempi – col gesso sul marciapiede
quindici numeri e, lanciato il sassolino, saltava da un numero
all’altro con una sequenza precisa.
Poi,
arrivata in fondo, si era girata verso di me con sguardo di sfida.
A
me, capisci?, che
passavo di lì con finta aria distratta ma, in realtà, stavo
annusando
il mio ingresso nella fase
finale di
questo attraversamento che chiamano vita.
“Ragazza,
tu non sai chi stai sfidando”, le ho detto con un sorriso, e con
gesto da tanguero
esperto
ho
lanciato il mio basco sul "13" che ho poi raggiunto con acrobazie
estreme e, forse, inarrivabili, per un uomo de
panza
come me.
“Conosci
il segreto?”,
mi chiedeva la bimba.
“Certo
che lo conosco”, rispondevo, “e so che non sta né nel gesso né
nei tuoi piedi”.
“E
dove allora?”, l’aria di sfida aveva assunto
una piccola nuances
di
curiosità.
“Nel
mio basco, o nel tuo sassolino. Sono loro a decidere tutto”,
rispondevo con aria da gran maestro orientale di sopraffine arti
marziali.
“Ma
sei tu (o io) a lanciarlo”, mi diceva, credendo di avermi già nel
sacco.
E
invece…
“Ne
sei sicura? E se fosse il sassolino a chiedere alla tua mano di
lanciarlo proprio lì?”, dicevo guardando per terra, come se stessi
svelando il più grande dei misteri a quelle giovani orecchie.
“Ma
allora il mio sassolino è magico”, diceva.
“Trovamene
uno che non lo sia e
mangio il mio cappello”, rispondevo, pensando a Rockerduck.
La
vedevo vagare con lo sguardo alla ricerca di un sassolino
non magico,
ma trovarne a Milano è davvero difficile.
“La
vera magia è saper ridere di aver pensato che siamo noi a decidere
cosa farà il sassolino. Se sai ridere di questo niente potrà
fermarti davvero”, aggiungevo e me ne andavo lento.
La
sentivo di lontano raccontare a sua mamma che il sassolino che aveva
in mano era magico e sentivo quella santa donna dirle: “Certo che
lo è”.
Sono
cose che una mamma e un vecchio innamorato degli asfalti della sua
città non solo sanno, ma danno per scontate.
Ora,
poesia cara, visto che non si può parlare più di te in questo mondo
che divora ogni fragilità, ti dirò una cosa sola.
La
parola, la tua, è un sassolino o il basco di un signore dalla barba
bianca. Chi ne riconosce la magia e si lascia condurre può saltare,
nonostante la pancia, da un mondo all’altro senza fatica.
(Sergio Daniele Donati)
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