(Redazione) - "Il Libro, il Nome, L'Infinito" (Jorge Luis Borges e la fascinazione cabalistica)" - saggio critico di Sergio Daniele Donati
IL LIBRO, IL NOME, L’INFINITO
Jorge Luis Borges e la fascinazione cabalistica
di Sergio Daniele Donati
"E dimmelo tu, Jorge Luis,
che dialogo può avere
un occhio ipovedente
con un altro
che rifiuta di vedere" (1)
______
che dialogo può avere
un occhio ipovedente
con un altro
che rifiuta di vedere" (1)
______
(1) - da un mio dialogo immaginario "in fieri"
con il grande poeta argentino.
https://www.leparoledifedro.com/2026/11/redazione-il-libro-il-nome-linfinito.html
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1.
Una fascinazione documentata
L’interesse
di Jorge Luis Borges per la Cabala attraversa una parte ampia e
riconoscibile della sua opera. Compare nei saggi, nelle conferenze,
nei racconti e nelle poesie: il libro assoluto, il Nome divino, le
lettere come elementi di una combinatoria, il cosmo inteso come testo
da decifrare.
Questi motivi si intrecciano con le ossessioni più
costanti dello scrittore argentino: l’infinito, la biblioteca, il
labirinto, la ripetizione, la molteplicità dei livelli di lettura.
Definire
Borges «cabalista» chiede cautela. La sua conoscenza della
tradizione mistica ebraica fu soprattutto letteraria, filosofica e
comparativa. Non possedeva una formazione specialistica nella lettura
dei testi in lingua originale e dichiarò più volte di non conoscere
l’ebraico. La familiarità con la materia si formò attraverso
traduzioni, studi, opere filosofiche e le interpretazioni europee
della mistica ebraica.
Questa
distanza non indebolisce il rapporto, lo caratterizza. Borges
assimilò certi nuclei concettuali e li trasformò in strumenti della
propria immaginazione. Ciò che lo attrasse fu soprattutto l’idea
che ogni elemento di un testo possa custodire un significato
ulteriore e che il mondo stesso possa essere letto come una
scrittura.
Il
saggio «Una vindicación de la Cábala», apparso nel 1931 e poi
raccolto in Discusión, resta un documento centrale. Borges vi
esamina la coerenza interna dell’ermeneutica cabalistica e la
concezione della Scrittura come opera divina. Se il testo sacro ha
un’origine perfetta, anche le sue componenti minime partecipano di
un’intenzione superiore.
Lettere, numeri, ripetizioni e
combinazioni acquistano così una rilevanza che eccede la lettura
ordinaria.
Borges
riconosce la forza intellettuale di questo sistema e ne segue le
conseguenze. Una simile concezione trasforma la lettura in una
ricerca potenzialmente interminabile: ogni dettaglio può aprire un
nuovo percorso, ogni parola può custodire rapporti con altre parole,
anche lontane. Il testo diventa uno spazio di significati
inesauribili. La riflessione si concentra proprio su questa
possibilità: un’opera può contenere una ricchezza superiore alle
capacità interpretative del lettore. La Cabala gli offre una
struttura concettuale attraverso cui interrogare il rapporto fra
linguaggio, conoscenza e infinito.
2.
La scrittura come luogo della creazione
Il
punto di contatto più profondo fra l’immaginario borgesiano e
alcuni motivi cabalistici riguarda la funzione creatrice attribuita
alla scrittura. Nella tradizione cabalistica – con differenze
rilevanti fra scuole e autori – le lettere ebraiche, i nomi divini
e le loro combinazioni partecipano alla struttura cosmologica della
realtà. Il linguaggio supera la comunicazione umana e si collega
all’atto creativo.
Borges
è attratto da questa concezione perché porta alle estreme
conseguenze una domanda presente in tutta la sua opera: il linguaggio
descrive una realtà già costituita oppure partecipa alla sua
formazione? La sua narrativa presenta spesso mondi nei quali una
rappresentazione acquista un’efficacia autonoma. Una mappa, una
classificazione, una descrizione o un libro possono modificare il
rapporto fra l’uomo e la realtà rappresentata. Il segno diventa un
elemento attivo dell’esperienza.
Nel
saggio del 1931 Borges osserva la densità interpretativa attribuita
al testo sacro. La perfezione della Scrittura divina rende
significativo ogni suo elemento: anche una ripetizione, una
particolarità grammaticale o una sequenza numerica possono essere
considerate parte di un disegno complessivo. La lettura diventa un
esercizio di attenzione assoluta. Il lettore cerca rapporti fra
elementi distanti, riconosce simmetrie, scompone parole e ricompone
sequenze. La pagina assume la forma di un universo in miniatura.
La
Biblioteca di Babele rappresenta una delle espressioni più radicali
di questa sensibilità. Il racconto immagina una biblioteca composta
da tutte le combinazioni possibili dei segni di un alfabeto. La
totalità delle combinazioni comprende ogni testo possibile, comprese
le opere dotate di senso e quelle prive di significato.
Rispetto
alla concezione cabalistica del libro sacro emerge una differenza
decisiva. Nella tradizione religiosa la Scrittura possiede un’origine
divina e una struttura intenzionale. Nella biblioteca borgesiana,
invece, l’infinita combinazione dei segni genera anche il caso,
l’errore e l’assurdo. Le due immagini condividono però la
possibilità di un testo capace di contenere una quantità di
significati superiore alla comprensione individuale. Borges
trasferisce questa struttura dal piano teologico a quello letterario
e metafisico. La scrittura diventa una soglia verso l’assoluto: il
lettore può intravedere un ordine complessivo, mentre la sua
capacità di comprenderlo rimane necessariamente limitata.
3.
Fonti, mediazioni e tradizioni eterodosse
La
formazione cabalistica di Borges si sviluppò attraverso mediazioni
molteplici. La sua conoscenza comprendeva opere della tradizione
cristiano-cabalistica, studi filosofici e testi appartenenti alla
cultura esoterica europea. Fra gli autori di questo contesto si
trovano Raimondo Lullo, Jakob Böhme, Robert Fludd e Christian Knorr
von Rosenroth: percorsi differenti di ricezione e rielaborazione di
temi cabalistici all’interno della cultura europea.
Edna
Aizenberg ha richiamato l’attenzione sul carattere eterogeneo di
questa appropriazione. Borges incontrò la Cabala anche attraverso
interpretazioni cristiane e occultistiche, nelle quali motivi della
mistica ebraica erano stati tradotti e inseriti in sistemi culturali
diversi. Questa mediazione aiuta a comprendere la natura del suo
interesse: la Cabala presente nei suoi racconti appartiene a un
universo nel quale religione, filosofia, esoterismo e letteratura si
incontrano.
Un
passaggio importante fu la lettura di Gershom Scholem. La ricerca di
Scholem aveva restituito alla mistica ebraica una complessità
storica e documentaria che le interpretazioni occultistiche spesso
avevano trascurato. Borges lesse Major Trends in Jewish Mysticism
e incontrò Scholem a Gerusalemme. Il confronto conferma la
continuità della sua curiosità. La formazione rimase quella di un
lettore e di uno scrittore, ma l’interesse raggiunse anche gli
studi storici più autorevoli disponibili nel suo tempo.
Mercedes
Blanco ha evidenziato le difficoltà che incontrava chi, privo della
conoscenza dell’ebraico e degli strumenti filologici adeguati,
cercava di ricostruire le fonti della tradizione cabalistica.
L’osservazione è particolarmente utile per valutare il saggio del
1931 e le successive elaborazioni letterarie. La critica deve
distinguere fra derivazione documentabile e affinità concettuale. Un
racconto nel quale il mondo appare come una scrittura può presentare
una consonanza con la Cabala senza derivare direttamente da una
dottrina specifica. Questa distinzione permette di riconoscere la
ricchezza dell’opera senza attribuirle fonti non dimostrate.
4.
Il Nome, la cifra e la trama: «La muerte y la brújula»
In
«La muerte y la brújula», incluso in Ficciones, il rapporto
con i segni ebraici assume una forma narrativa esemplare. Il
detective Erik Lönnrot affronta una serie di delitti che sembrano
organizzati secondo una trama simbolica. Gli indizi, le date e i
riferimenti religiosi suggeriscono una struttura riconducibile alla
tradizione cabalistica. Lönnrot interpreta gli eventi attraverso una
successione di corrispondenze e costruisce una figura geometrica che
sembra spiegare l’intera vicenda.
La
sua intelligenza investigativa lo conduce a una ricostruzione
apparentemente perfetta. Ogni elemento trova una collocazione e ogni
avvenimento sembra confermare il disegno complessivo. La soluzione
rivela però una realtà diversa. Red Scharlach ha costruito
deliberatamente il percorso di segni che il detective ha seguito.
Lönnrot cade nella trappola perché la sua interpretazione, pur
coerente, è stata prevista e utilizzata dall’avversario.
L’errore
riguarda il rapporto fra interpretazione e verità. La possibilità
di costruire un sistema elegante non dimostra che quel sistema
corrisponda alla realtà. Il detective possiede una straordinaria
capacità di collegare gli indizi, ma trascura la possibilità che
qualcuno abbia organizzato quegli indizi proprio per orientare il suo
ragionamento. La presenza di riferimenti cabalistici rende credibile
la ricerca di una trama nascosta. Borges utilizza questa sensibilità
interpretativa per costruire un racconto nel quale il desiderio di
decifrare ogni dettaglio diventa una vulnerabilità.
La
vicenda assume anche un valore epistemologico. Il lettore assiste
alla formazione di un sistema interpretativo e alla sua
trasformazione in strumento di manipolazione. La coerenza interna di
una spiegazione può apparire convincente anche quando la sua origine
è artificiale. «La muerte y la brújula» affronta così il
problema della lettura assoluta. La ricerca del significato rimane
una componente essenziale dell’esperienza intellettuale, ma
richiede un confronto costante con la realtà dei fatti. Lönnrot
muore perché attribuisce al disegno interpretativo un’autorità
superiore alle circostanze concrete.
5.
«El Aleph»: la lettera e la totalità
In
«El Aleph» Borges concentra il tema dell’infinito in una delle
immagini più celebri della sua narrativa: un punto dello spazio che
contiene tutti gli altri punti e permette di contemplare
simultaneamente l’intero universo. Il titolo richiama la prima
lettera dell’alfabeto ebraico, alla quale la tradizione attribuisce
numerosi significati simbolici. Borges assume questa lettera come
emblema di una totalità che supera le capacità della percezione
ordinaria.
Chi
contempla l’Aleph vede in un unico istante luoghi, oggetti, persone
e scene lontanissime. La successione temporale che regola
l’esperienza comune perde la propria funzione. Ogni elemento appare
insieme agli altri, all’interno di una visione simultanea. Il
narratore si trova davanti a un problema linguistico: deve raccontare
un’esperienza che non possiede una struttura narrativa
tradizionale. La visione si presenta come totalità simultanea,
mentre la scrittura procede necessariamente attraverso una
successione di parole.
Il
linguaggio può testimoniare l’esperienza e suggerirne la
grandezza, ma la forma del racconto non può coincidere con la
visione stessa. Il lettore riceve una successione di immagini
attraverso cui tenta di immaginare una totalità che supera la
possibilità di essere rappresentata integralmente. Il rapporto con
la Cabala emerge nella figura della lettera come principio simbolico
e nella tensione fra conoscenza umana e totalità divina. L’Aleph
concentra in un punto una pluralità infinita di realtà, mentre il
linguaggio umano deve procedere attraverso elementi distinti.
L’immagine
possiede anche una dimensione filosofica più ampia. Borges esplora
il problema della simultaneità, della rappresentazione e dei limiti
della comunicazione. La Cabala costituisce una delle chiavi
interpretative del racconto, mentre la sua struttura comprende
riferimenti e questioni appartenenti a una tradizione culturale più
vasta. L’Aleph rappresenta una conoscenza assoluta che si manifesta
per un istante nella percezione umana. La difficoltà nasce nel
momento in cui quella conoscenza deve diventare racconto.
6.
«La escritura del dios»: il cosmo come testo
«La
escritura del dios» porta al centro il tema del mondo come
scrittura. Il protagonista, Tzinacán, è un sacerdote prigioniero
dei conquistatori spagnoli. Nella sua cella cerca una formula capace
di rivelargli il senso ultimo della realtà e di restituirgli il
potere. La possibilità della rivelazione si trova nella pelle di un
giaguaro, sulla quale compaiono macchie e segni che sembrano comporre
un messaggio divino.
Il
racconto presenta una struttura immaginativa vicina ad alcuni motivi
cabalistici. Il mondo appare come un testo e la natura diventa una
superficie sulla quale è possibile leggere una scrittura superiore.
La conoscenza richiede un processo di decifrazione e una
trasformazione dello sguardo. La formula cercata da Tzinacán
promette una potenza assoluta. La sua scoperta produce però un
risultato inatteso. Il sacerdote comprende una verità che modifica
profondamente il suo rapporto con il mondo e con i propri desideri.
La
conoscenza non diventa uno strumento di vendetta o di liberazione
personale. Il protagonista perde interesse per le ambizioni che
avevano orientato la sua ricerca. La rivelazione modifica la sua
identità e il significato stesso delle sue aspirazioni. Il racconto
affronta così il rapporto fra conoscenza e desiderio. La lettura del
testo cosmico conduce a una dimensione nella quale il potere
individuale perde la propria centralità. La consonanza con la
sensibilità cabalistica riguarda l’idea di un universo dotato di
una struttura intelligibile. Borges sviluppa questa possibilità
attraverso una narrazione nella quale la conoscenza suprema produce
una trasformazione interiore.
7.
«El Golem»: la parola che produce una creatura
Il
motivo del Golem permette di affrontare un altro aspetto della
fascinazione borgesiana: il potere creativo attribuito alle lettere e
ai nomi. Nella tradizione ebraica il Golem è una creatura
artificiale legata a racconti diversi, nei quali la formazione di un
essere umanoide dipende da pratiche rituali e dalla manipolazione di
elementi linguistici. Le diverse versioni della leggenda presentano
caratteristiche proprie e appartengono a contesti storici differenti.
Borges
riprende il tema nella poesia «El Golem», inclusa in El otro, el
mismo. Il poema presenta la creazione artificiale come un
problema teologico e linguistico. L’uomo tenta di imitare l’atto
divino e produce una creatura imperfetta. La relazione fra creatore e
creatura diventa una riflessione sulla distanza fra Dio e l’essere
umano. La parola dovrebbe garantire una potenza creatrice, ma rivela
anche i limiti di chi la pronuncia.
L’interesse
di Borges per il Golem fu alimentato dalla letteratura moderna. Lo
scrittore ricordò la lettura giovanile del romanzo Der Golem
di Gustav Meyrink, opera che contribuì alla diffusione del motivo
nella cultura europea del Novecento. Questa mediazione è
significativa perché mostra come la tradizione ebraica sia entrata
nell’immaginario borgesiano anche attraverso la narrativa moderna.
Il tema viene rielaborato e inserito in una riflessione più ampia
sul linguaggio e sulla creazione.
Il
Golem diventa uno specchio dell’uomo. La creatura imperfetta rivela
i limiti del proprio artefice, così come l’essere umano può
interrogarsi sulla propria condizione di creatura. La successione fra
creatori e creature apre una prospettiva metafisica nella quale ogni
livello riproduce, in forma incompleta, quello superiore. La Cabala
fornisce a Borges un repertorio di immagini attraverso cui esplorare
il rapporto fra parola e vita. Il linguaggio può dare forma a una
creatura, ma il suo potere rimane limitato dalla condizione umana.
8.
Conoscenza letteraria e professione di fede
Il
percorso attraverso saggi, racconti e poesie mostra che la Cabala
rappresenta per Borges una forma privilegiata di riflessione sul
linguaggio. Essa permette di interrogare la possibilità che il mondo
possieda una struttura leggibile, che le lettere custodiscano un
ordine e che un testo contenga significati non immediatamente
accessibili.
Questo
interesse appartiene alla sua attività di lettore e scrittore.
Borges affronta le tradizioni religiose con curiosità intellettuale
e libertà comparativa. Ne studia le immagini, ne esplora le
conseguenze filosofiche e le inserisce in contesti narrativi
differenti. La conferenza «La Cábala», tenuta nel 1977 e raccolta
successivamente in Siete noches, conferma la durata di questo
interesse. Borges torna su temi come l’En-Sof, l’infinito divino
e il rapporto fra linguaggio e creazione. Le sue considerazioni si
rivolgono a un pubblico generale e privilegiano la dimensione
filosofica e letteraria della tradizione.
La
sua competenza va valutata tenendo presenti diversi livelli. Borges
dimostra una notevole capacità di riconoscere la forza poetica e
speculativa dei motivi cabalistici. Conosce numerose rielaborazioni
di questi temi nella cultura europea e ne comprende le implicazioni
letterarie. La sua formazione non corrisponde però a quella di uno
specialista della mistica ebraica, soprattutto per quanto riguarda la
conoscenza delle fonti originali e delle lingue.
Questa
distinzione permette di apprezzare meglio la natura della sua opera.
Borges non cerca di costruire una ricostruzione sistematica della
Cabala. La utilizza come interlocutore intellettuale e come strumento
per esplorare i problemi fondamentali della sua narrativa. I suoi
personaggi cercano formule, mappe e sistemi capaci di spiegare il
mondo. Le loro esperienze mostrano quanto sia complesso trasformare
una struttura interpretativa in una conoscenza effettiva. Il
significato richiede ricerca, confronto e capacità di riconoscere i
limiti della propria comprensione.
9.
Il testo del mondo e il limite della lettura
La
fascinazione di Borges per la Cabala nasce dall’incontro fra una
tradizione che attribuisce al linguaggio una funzione cosmologica e
uno scrittore per il quale la letteratura rappresenta uno strumento
di indagine metafisica. Il libro, il nome, la lettera e la cifra
diventano elementi attraverso cui pensare il rapporto fra finito e
infinito, fra realtà e rappresentazione, fra conoscenza e desiderio.
Borges accoglie questi motivi e li trasforma in strutture narrative,
sottoponendoli a confronti con altre tradizioni filosofiche e
letterarie.
Il
risultato è una delle più originali appropriazioni letterarie
dell’immaginario cabalistico nel Novecento. La sua opera esplora
una possibilità fondamentale: il mondo potrebbe essere una scrittura
e l’esistenza umana potrebbe consistere nella ricerca della trama
che lo sostiene.
I
racconti mostrano però anche la difficoltà di questa ricerca.
Lönnrot costruisce un sistema interpretativo che diventa lo
strumento della sua sconfitta. Tzinacán scopre una formula assoluta
che modifica il valore dei suoi desideri. Il narratore dell’Aleph
deve tradurre in successione verbale un’esperienza simultanea. Il
Golem rende visibile la distanza fra la creazione umana e quella
divina.
Queste
vicende convergono su una questione centrale: la conoscenza del mondo
richiede interpretazione, ma nessuna interpretazione umana può
presumere di esaurire la totalità del significato. La Cabala
interessa Borges anche per questa tensione. Il testo può contenere
una ricchezza inesauribile, mentre il lettore dispone di capacità
finite. La letteratura nasce nello spazio fra queste due dimensioni e
trasforma il desiderio di comprendere l’assoluto in una ricerca
senza conclusione definitiva.
Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- Aizenberg, Edna, «A 21st Century Note on Borges’s Kabbalism», Variaciones Borges, 39, 2015, pp. 51-58.
- Alazraki, Jaime, Borges and the Kabbalah: And Other Essays on His Fiction and Poetry, Cambridge, Cambridge University Press, 1988.
- Blanco, Mercedes, «El teólogo enmascarado (Teólogos y sectarios en Ficciones y El Aleph)», Cuadernos LIRICO, 12, 2015, DOI: 10.4000/lirico.1944.
- Borges, Jorge Luis, Discusión, Buenos Aires, M. Gleizer, 1932.
- Borges, Jorge Luis, El Aleph, Buenos Aires, Losada, 1949.
- Borges, Jorge Luis, El otro, el mismo, Buenos Aires, Emecé, 1964.
- Borges, Jorge Luis, Ficciones, Buenos Aires, Sur, 1944.
- Borges, Jorge Luis, Siete noches, Madrid, Fondo de Cultura Económica, 1980.
- Cesarco Eglin, Laura, «Reading, Crime, and Abracadabra: Borges, Reading Practices, and the Kabbalah», Variaciones Borges, 39, 2015, pp. 59-79.
- Sosnowski, Saúl, Borges y la Cábala: la búsqueda del verbo, Buenos Aires, Ediciones Hispamérica, 1976.
- Wolfson, Elliot R., «In the Mirror of the Dream: Borges and the Poetics of Kabbalah», The Jewish Quarterly Review, vol. 104, n. 3, 2014, pp. 362-379.
[N.d.A] - In bibliografia sono state inerite le opere del poeta in prima edizione in lingua spagnola. Ottime traduzioni delle stesse potrete trovare initaliano ed in ogni altra lingua.

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