(Redazione) - "Il Libro, il Nome, L'Infinito" (Jorge Luis Borges e la fascinazione cabalistica)" - saggio critico di Sergio Daniele Donati

 

IL LIBRO, IL NOME, L’INFINITO
Jorge Luis Borges e la fascinazione cabalistica
di Sergio Daniele Donati

"E dimmelo tu, Jorge Luis,
che dialogo può avere
un occhio ipovedente
con un altro
che rifiuta di vedere" (1)
______
(1) - da un mio dialogo immaginario "in fieri"

1. Una fascinazione documentata
L’interesse di Jorge Luis Borges per la Cabala attraversa una parte ampia e riconoscibile della sua opera. Compare nei saggi, nelle conferenze, nei racconti e nelle poesie: il libro assoluto, il Nome divino, le lettere come elementi di una combinatoria, il cosmo inteso come testo da decifrare. 
Questi motivi si intrecciano con le ossessioni più costanti dello scrittore argentino: l’infinito, la biblioteca, il labirinto, la ripetizione, la molteplicità dei livelli di lettura.
Definire Borges «cabalista» chiede cautela. La sua conoscenza della tradizione mistica ebraica fu soprattutto letteraria, filosofica e comparativa. Non possedeva una formazione specialistica nella lettura dei testi in lingua originale e dichiarò più volte di non conoscere l’ebraico. La familiarità con la materia si formò attraverso traduzioni, studi, opere filosofiche e le interpretazioni europee della mistica ebraica.
Questa distanza non indebolisce il rapporto, lo caratterizza. Borges assimilò certi nuclei concettuali e li trasformò in strumenti della propria immaginazione. Ciò che lo attrasse fu soprattutto l’idea che ogni elemento di un testo possa custodire un significato ulteriore e che il mondo stesso possa essere letto come una scrittura.
Il saggio «Una vindicación de la Cábala», apparso nel 1931 e poi raccolto in Discusión, resta un documento centrale. Borges vi esamina la coerenza interna dell’ermeneutica cabalistica e la concezione della Scrittura come opera divina. Se il testo sacro ha un’origine perfetta, anche le sue componenti minime partecipano di un’intenzione superiore. 
Lettere, numeri, ripetizioni e combinazioni acquistano così una rilevanza che eccede la lettura ordinaria.
Borges riconosce la forza intellettuale di questo sistema e ne segue le conseguenze. Una simile concezione trasforma la lettura in una ricerca potenzialmente interminabile: ogni dettaglio può aprire un nuovo percorso, ogni parola può custodire rapporti con altre parole, anche lontane. Il testo diventa uno spazio di significati inesauribili. La riflessione si concentra proprio su questa possibilità: un’opera può contenere una ricchezza superiore alle capacità interpretative del lettore. La Cabala gli offre una struttura concettuale attraverso cui interrogare il rapporto fra linguaggio, conoscenza e infinito.

2. La scrittura come luogo della creazione
Il punto di contatto più profondo fra l’immaginario borgesiano e alcuni motivi cabalistici riguarda la funzione creatrice attribuita alla scrittura. Nella tradizione cabalistica – con differenze rilevanti fra scuole e autori – le lettere ebraiche, i nomi divini e le loro combinazioni partecipano alla struttura cosmologica della realtà. Il linguaggio supera la comunicazione umana e si collega all’atto creativo.
Borges è attratto da questa concezione perché porta alle estreme conseguenze una domanda presente in tutta la sua opera: il linguaggio descrive una realtà già costituita oppure partecipa alla sua formazione? La sua narrativa presenta spesso mondi nei quali una rappresentazione acquista un’efficacia autonoma. Una mappa, una classificazione, una descrizione o un libro possono modificare il rapporto fra l’uomo e la realtà rappresentata. Il segno diventa un elemento attivo dell’esperienza.
Nel saggio del 1931 Borges osserva la densità interpretativa attribuita al testo sacro. La perfezione della Scrittura divina rende significativo ogni suo elemento: anche una ripetizione, una particolarità grammaticale o una sequenza numerica possono essere considerate parte di un disegno complessivo. La lettura diventa un esercizio di attenzione assoluta. Il lettore cerca rapporti fra elementi distanti, riconosce simmetrie, scompone parole e ricompone sequenze. La pagina assume la forma di un universo in miniatura.
La Biblioteca di Babele rappresenta una delle espressioni più radicali di questa sensibilità. Il racconto immagina una biblioteca composta da tutte le combinazioni possibili dei segni di un alfabeto. La totalità delle combinazioni comprende ogni testo possibile, comprese le opere dotate di senso e quelle prive di significato.
Rispetto alla concezione cabalistica del libro sacro emerge una differenza decisiva. Nella tradizione religiosa la Scrittura possiede un’origine divina e una struttura intenzionale. Nella biblioteca borgesiana, invece, l’infinita combinazione dei segni genera anche il caso, l’errore e l’assurdo. Le due immagini condividono però la possibilità di un testo capace di contenere una quantità di significati superiore alla comprensione individuale. Borges trasferisce questa struttura dal piano teologico a quello letterario e metafisico. La scrittura diventa una soglia verso l’assoluto: il lettore può intravedere un ordine complessivo, mentre la sua capacità di comprenderlo rimane necessariamente limitata.

3. Fonti, mediazioni e tradizioni eterodosse
La formazione cabalistica di Borges si sviluppò attraverso mediazioni molteplici. La sua conoscenza comprendeva opere della tradizione cristiano-cabalistica, studi filosofici e testi appartenenti alla cultura esoterica europea. Fra gli autori di questo contesto si trovano Raimondo Lullo, Jakob Böhme, Robert Fludd e Christian Knorr von Rosenroth: percorsi differenti di ricezione e rielaborazione di temi cabalistici all’interno della cultura europea.
Edna Aizenberg ha richiamato l’attenzione sul carattere eterogeneo di questa appropriazione. Borges incontrò la Cabala anche attraverso interpretazioni cristiane e occultistiche, nelle quali motivi della mistica ebraica erano stati tradotti e inseriti in sistemi culturali diversi. Questa mediazione aiuta a comprendere la natura del suo interesse: la Cabala presente nei suoi racconti appartiene a un universo nel quale religione, filosofia, esoterismo e letteratura si incontrano.
Un passaggio importante fu la lettura di Gershom Scholem. La ricerca di Scholem aveva restituito alla mistica ebraica una complessità storica e documentaria che le interpretazioni occultistiche spesso avevano trascurato. Borges lesse Major Trends in Jewish Mysticism e incontrò Scholem a Gerusalemme. Il confronto conferma la continuità della sua curiosità. La formazione rimase quella di un lettore e di uno scrittore, ma l’interesse raggiunse anche gli studi storici più autorevoli disponibili nel suo tempo.
Mercedes Blanco ha evidenziato le difficoltà che incontrava chi, privo della conoscenza dell’ebraico e degli strumenti filologici adeguati, cercava di ricostruire le fonti della tradizione cabalistica. L’osservazione è particolarmente utile per valutare il saggio del 1931 e le successive elaborazioni letterarie. La critica deve distinguere fra derivazione documentabile e affinità concettuale. Un racconto nel quale il mondo appare come una scrittura può presentare una consonanza con la Cabala senza derivare direttamente da una dottrina specifica. Questa distinzione permette di riconoscere la ricchezza dell’opera senza attribuirle fonti non dimostrate.

4. Il Nome, la cifra e la trama: «La muerte y la brújula»
In «La muerte y la brújula», incluso in Ficciones, il rapporto con i segni ebraici assume una forma narrativa esemplare. Il detective Erik Lönnrot affronta una serie di delitti che sembrano organizzati secondo una trama simbolica. Gli indizi, le date e i riferimenti religiosi suggeriscono una struttura riconducibile alla tradizione cabalistica. Lönnrot interpreta gli eventi attraverso una successione di corrispondenze e costruisce una figura geometrica che sembra spiegare l’intera vicenda.
La sua intelligenza investigativa lo conduce a una ricostruzione apparentemente perfetta. Ogni elemento trova una collocazione e ogni avvenimento sembra confermare il disegno complessivo. La soluzione rivela però una realtà diversa. Red Scharlach ha costruito deliberatamente il percorso di segni che il detective ha seguito. Lönnrot cade nella trappola perché la sua interpretazione, pur coerente, è stata prevista e utilizzata dall’avversario.
L’errore riguarda il rapporto fra interpretazione e verità. La possibilità di costruire un sistema elegante non dimostra che quel sistema corrisponda alla realtà. Il detective possiede una straordinaria capacità di collegare gli indizi, ma trascura la possibilità che qualcuno abbia organizzato quegli indizi proprio per orientare il suo ragionamento. La presenza di riferimenti cabalistici rende credibile la ricerca di una trama nascosta. Borges utilizza questa sensibilità interpretativa per costruire un racconto nel quale il desiderio di decifrare ogni dettaglio diventa una vulnerabilità.
La vicenda assume anche un valore epistemologico. Il lettore assiste alla formazione di un sistema interpretativo e alla sua trasformazione in strumento di manipolazione. La coerenza interna di una spiegazione può apparire convincente anche quando la sua origine è artificiale. «La muerte y la brújula» affronta così il problema della lettura assoluta. La ricerca del significato rimane una componente essenziale dell’esperienza intellettuale, ma richiede un confronto costante con la realtà dei fatti. Lönnrot muore perché attribuisce al disegno interpretativo un’autorità superiore alle circostanze concrete.

5. «El Aleph»: la lettera e la totalità
In «El Aleph» Borges concentra il tema dell’infinito in una delle immagini più celebri della sua narrativa: un punto dello spazio che contiene tutti gli altri punti e permette di contemplare simultaneamente l’intero universo. Il titolo richiama la prima lettera dell’alfabeto ebraico, alla quale la tradizione attribuisce numerosi significati simbolici. Borges assume questa lettera come emblema di una totalità che supera le capacità della percezione ordinaria.
Chi contempla l’Aleph vede in un unico istante luoghi, oggetti, persone e scene lontanissime. La successione temporale che regola l’esperienza comune perde la propria funzione. Ogni elemento appare insieme agli altri, all’interno di una visione simultanea. Il narratore si trova davanti a un problema linguistico: deve raccontare un’esperienza che non possiede una struttura narrativa tradizionale. La visione si presenta come totalità simultanea, mentre la scrittura procede necessariamente attraverso una successione di parole.
Il linguaggio può testimoniare l’esperienza e suggerirne la grandezza, ma la forma del racconto non può coincidere con la visione stessa. Il lettore riceve una successione di immagini attraverso cui tenta di immaginare una totalità che supera la possibilità di essere rappresentata integralmente. Il rapporto con la Cabala emerge nella figura della lettera come principio simbolico e nella tensione fra conoscenza umana e totalità divina. L’Aleph concentra in un punto una pluralità infinita di realtà, mentre il linguaggio umano deve procedere attraverso elementi distinti.
L’immagine possiede anche una dimensione filosofica più ampia. Borges esplora il problema della simultaneità, della rappresentazione e dei limiti della comunicazione. La Cabala costituisce una delle chiavi interpretative del racconto, mentre la sua struttura comprende riferimenti e questioni appartenenti a una tradizione culturale più vasta. L’Aleph rappresenta una conoscenza assoluta che si manifesta per un istante nella percezione umana. La difficoltà nasce nel momento in cui quella conoscenza deve diventare racconto.

6. «La escritura del dios»: il cosmo come testo
«La escritura del dios» porta al centro il tema del mondo come scrittura. Il protagonista, Tzinacán, è un sacerdote prigioniero dei conquistatori spagnoli. Nella sua cella cerca una formula capace di rivelargli il senso ultimo della realtà e di restituirgli il potere. La possibilità della rivelazione si trova nella pelle di un giaguaro, sulla quale compaiono macchie e segni che sembrano comporre un messaggio divino.
Il racconto presenta una struttura immaginativa vicina ad alcuni motivi cabalistici. Il mondo appare come un testo e la natura diventa una superficie sulla quale è possibile leggere una scrittura superiore. La conoscenza richiede un processo di decifrazione e una trasformazione dello sguardo. La formula cercata da Tzinacán promette una potenza assoluta. La sua scoperta produce però un risultato inatteso. Il sacerdote comprende una verità che modifica profondamente il suo rapporto con il mondo e con i propri desideri.
La conoscenza non diventa uno strumento di vendetta o di liberazione personale. Il protagonista perde interesse per le ambizioni che avevano orientato la sua ricerca. La rivelazione modifica la sua identità e il significato stesso delle sue aspirazioni. Il racconto affronta così il rapporto fra conoscenza e desiderio. La lettura del testo cosmico conduce a una dimensione nella quale il potere individuale perde la propria centralità. La consonanza con la sensibilità cabalistica riguarda l’idea di un universo dotato di una struttura intelligibile. Borges sviluppa questa possibilità attraverso una narrazione nella quale la conoscenza suprema produce una trasformazione interiore.

7. «El Golem»: la parola che produce una creatura
Il motivo del Golem permette di affrontare un altro aspetto della fascinazione borgesiana: il potere creativo attribuito alle lettere e ai nomi. Nella tradizione ebraica il Golem è una creatura artificiale legata a racconti diversi, nei quali la formazione di un essere umanoide dipende da pratiche rituali e dalla manipolazione di elementi linguistici. Le diverse versioni della leggenda presentano caratteristiche proprie e appartengono a contesti storici differenti.
Borges riprende il tema nella poesia «El Golem», inclusa in El otro, el mismo. Il poema presenta la creazione artificiale come un problema teologico e linguistico. L’uomo tenta di imitare l’atto divino e produce una creatura imperfetta. La relazione fra creatore e creatura diventa una riflessione sulla distanza fra Dio e l’essere umano. La parola dovrebbe garantire una potenza creatrice, ma rivela anche i limiti di chi la pronuncia.
L’interesse di Borges per il Golem fu alimentato dalla letteratura moderna. Lo scrittore ricordò la lettura giovanile del romanzo Der Golem di Gustav Meyrink, opera che contribuì alla diffusione del motivo nella cultura europea del Novecento. Questa mediazione è significativa perché mostra come la tradizione ebraica sia entrata nell’immaginario borgesiano anche attraverso la narrativa moderna. Il tema viene rielaborato e inserito in una riflessione più ampia sul linguaggio e sulla creazione.
Il Golem diventa uno specchio dell’uomo. La creatura imperfetta rivela i limiti del proprio artefice, così come l’essere umano può interrogarsi sulla propria condizione di creatura. La successione fra creatori e creature apre una prospettiva metafisica nella quale ogni livello riproduce, in forma incompleta, quello superiore. La Cabala fornisce a Borges un repertorio di immagini attraverso cui esplorare il rapporto fra parola e vita. Il linguaggio può dare forma a una creatura, ma il suo potere rimane limitato dalla condizione umana.

8. Conoscenza letteraria e professione di fede
Il percorso attraverso saggi, racconti e poesie mostra che la Cabala rappresenta per Borges una forma privilegiata di riflessione sul linguaggio. Essa permette di interrogare la possibilità che il mondo possieda una struttura leggibile, che le lettere custodiscano un ordine e che un testo contenga significati non immediatamente accessibili.
Questo interesse appartiene alla sua attività di lettore e scrittore. Borges affronta le tradizioni religiose con curiosità intellettuale e libertà comparativa. Ne studia le immagini, ne esplora le conseguenze filosofiche e le inserisce in contesti narrativi differenti. La conferenza «La Cábala», tenuta nel 1977 e raccolta successivamente in Siete noches, conferma la durata di questo interesse. Borges torna su temi come l’En-Sof, l’infinito divino e il rapporto fra linguaggio e creazione. Le sue considerazioni si rivolgono a un pubblico generale e privilegiano la dimensione filosofica e letteraria della tradizione.
La sua competenza va valutata tenendo presenti diversi livelli. Borges dimostra una notevole capacità di riconoscere la forza poetica e speculativa dei motivi cabalistici. Conosce numerose rielaborazioni di questi temi nella cultura europea e ne comprende le implicazioni letterarie. La sua formazione non corrisponde però a quella di uno specialista della mistica ebraica, soprattutto per quanto riguarda la conoscenza delle fonti originali e delle lingue.
Questa distinzione permette di apprezzare meglio la natura della sua opera. Borges non cerca di costruire una ricostruzione sistematica della Cabala. La utilizza come interlocutore intellettuale e come strumento per esplorare i problemi fondamentali della sua narrativa. I suoi personaggi cercano formule, mappe e sistemi capaci di spiegare il mondo. Le loro esperienze mostrano quanto sia complesso trasformare una struttura interpretativa in una conoscenza effettiva. Il significato richiede ricerca, confronto e capacità di riconoscere i limiti della propria comprensione.

9. Il testo del mondo e il limite della lettura
La fascinazione di Borges per la Cabala nasce dall’incontro fra una tradizione che attribuisce al linguaggio una funzione cosmologica e uno scrittore per il quale la letteratura rappresenta uno strumento di indagine metafisica. Il libro, il nome, la lettera e la cifra diventano elementi attraverso cui pensare il rapporto fra finito e infinito, fra realtà e rappresentazione, fra conoscenza e desiderio. Borges accoglie questi motivi e li trasforma in strutture narrative, sottoponendoli a confronti con altre tradizioni filosofiche e letterarie.
Il risultato è una delle più originali appropriazioni letterarie dell’immaginario cabalistico nel Novecento. La sua opera esplora una possibilità fondamentale: il mondo potrebbe essere una scrittura e l’esistenza umana potrebbe consistere nella ricerca della trama che lo sostiene.
I racconti mostrano però anche la difficoltà di questa ricerca. Lönnrot costruisce un sistema interpretativo che diventa lo strumento della sua sconfitta. Tzinacán scopre una formula assoluta che modifica il valore dei suoi desideri. Il narratore dell’Aleph deve tradurre in successione verbale un’esperienza simultanea. Il Golem rende visibile la distanza fra la creazione umana e quella divina.
Queste vicende convergono su una questione centrale: la conoscenza del mondo richiede interpretazione, ma nessuna interpretazione umana può presumere di esaurire la totalità del significato. La Cabala interessa Borges anche per questa tensione. Il testo può contenere una ricchezza inesauribile, mentre il lettore dispone di capacità finite. La letteratura nasce nello spazio fra queste due dimensioni e trasforma il desiderio di comprendere l’assoluto in una ricerca senza conclusione definitiva.


Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
  1. Aizenberg, Edna, «A 21st Century Note on Borges’s Kabbalism», Variaciones Borges, 39, 2015, pp. 51-58.
  2. Alazraki, Jaime, Borges and the Kabbalah: And Other Essays on His Fiction and Poetry, Cambridge, Cambridge University Press, 1988.
  3. Blanco, Mercedes, «El teólogo enmascarado (Teólogos y sectarios en Ficciones y El Aleph)», Cuadernos LIRICO, 12, 2015, DOI: 10.4000/lirico.1944.
  4. Borges, Jorge Luis, Discusión, Buenos Aires, M. Gleizer, 1932.
  5. Borges, Jorge Luis, El Aleph, Buenos Aires, Losada, 1949.
  6. Borges, Jorge Luis, El otro, el mismo, Buenos Aires, Emecé, 1964.
  7. Borges, Jorge Luis, Ficciones, Buenos Aires, Sur, 1944.
  8. Borges, Jorge Luis, Siete noches, Madrid, Fondo de Cultura Económica, 1980.
  9. Cesarco Eglin, Laura, «Reading, Crime, and Abracadabra: Borges, Reading Practices, and the Kabbalah», Variaciones Borges, 39, 2015, pp. 59-79.
  10. Sosnowski, Saúl, Borges y la Cábala: la búsqueda del verbo, Buenos Aires, Ediciones Hispamérica, 1976.
  11. Wolfson, Elliot R., «In the Mirror of the Dream: Borges and the Poetics of Kabbalah», The Jewish Quarterly Review, vol. 104, n. 3, 2014, pp. 362-379.
[N.d.A] - In bibliografia sono state inerite le opere del poeta in prima edizione in lingua spagnola. Ottime traduzioni delle stesse potrete trovare initaliano ed in ogni altra lingua.

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