(Redazione) - a proposito della nuova raccolta di Antonio Laneve: "Questo non è successo" - con nota ciritica di Sergio Daniele Donati
La nuova raccolta di Antonio Laneve, Questo non è successo, si presenta come un vasto taccuino poetico attraversato da una tensione costante tra osservazione del reale e interrogazione della coscienza contemporanea. L'autore stesso, in apertura, affida al lettore una dichiarazione che funge da chiave interpretativa dell'intero libro:«Cos’è la poesia? Cercherò di non saperlo mai». Tale affermazione evidenzia una disposizione poetica fondata sull'ascolto, sulla ricerca e sulla disponibilità a sostare nell'incertezza, evitando qualsiasi definizione conclusiva dell'esperienza poetica.
L'opera si compone di una sequenza di testi brevi, spesso organizzati in coppie, che costruiscono una sorta di mosaico del vivere contemporaneo. I luoghi sono quelli della quotidianità diffusa: bar, autobus, tangenziali, supermercati, uffici, parcheggi, stazioni di servizio, mezzi pubblici. Si tratta di spazi apparentemente marginali che la scrittura trasforma in punti privilegiati di osservazione. In Infopoint, ad esempio, l'attenzione si concentra su coloro che rimangono in ascolto «al bancone del bar oppure negli autobus pieni di fatica», mentre in molti altri componimenti la realtà urbana viene registrata attraverso dettagli minimi che acquistano progressivamente una forte densità simbolica.
Uno degli aspetti più interessanti della raccolta consiste nella capacità di Laneve di cogliere il linguaggio dell'epoca e di ricondurlo entro una riflessione poetica. Lessico pubblicitario, terminologia commerciale, comunicazione digitale, cronaca televisiva e formule burocratiche vengono assorbiti nella tessitura dei versi. Titoli come Sequestro d'iper, Zero filtri, La dittatura degli accessori, Antropocena, Benerdì o Avvicendamenti testimoniano una precisa volontà di confrontarsi con il vocabolario del presente, sottoponendolo a un processo di straniamento che ne rivela contraddizioni e fragilità.
Sotto questo profilo l'opera mostra significative consonanze con alcune esperienze della poesia italiana che hanno saputo interrogare il linguaggio comune e i suoi automatismi. Viene spontaneo pensare, pur nella diversità delle soluzioni formali, alla lezione di Eugenio Montale quando innesta oggetti e situazioni quotidiane in una più ampia riflessione esistenziale, oppure alla capacità di Giovanni Giudici di trasformare la lingua della società organizzata in materiale poetico. In Laneve, tuttavia, tale operazione assume un carattere profondamente legato al XXI secolo, all'iperconnessione, ai consumi e alla comunicazione permanente.
L'apparato retorico della raccolta appare particolarmente ricco. Frequentissime sono le accumulazioni lessicali, che producono una sensazione di sovraffollamento semantico coerente con il caos informativo rappresentato nei testi. Si osservino, ad esempio, le sequenze di Sequestro d'iper, dove carrelli, offerte, etichette, scaffali, traffico e casse automatiche vengono concatenati in un unico flusso percettivo. La tecnica dell'enumerazione contribuisce a costruire una vera e propria pressione linguistica che riflette la pressione esercitata dal presente sugli individui.
A ciò si aggiunge una notevole ricchezza metaforica. L'universo di Laneve è attraversato da immagini sorprendenti: «mongolfiere fatte a parole», «cronisti del dolore», «ospedale commerciale», «macelleria sociale», «letame cosmico», «bava d'opinione inesplosa». Queste figure non hanno una funzione esclusivamente decorativa; esse rappresentano il principale strumento conoscitivo della raccolta, poiché permettono di illuminare aspetti nascosti della realtà contemporanea.
Particolarmente significativa risulta anche la presenza costante dell'ironia. Essa emerge attraverso deformazioni linguistiche, slittamenti semantici, espressioni colloquiali improvvisamente accostate a registri elevati, e attraverso una continua oscillazione tra tragico e grottesco. In Fiato alle tombe l'immagine dei cadaveri che si contendono un posto al bancone genera una rappresentazione paradossale che amplifica l'inquietudine del testo; analogamente, in Una vita a te e famiglia la formula augurale conclusiva assume una forza critica proprio grazie al contesto che la precede.
Un rilievo centrale assume poi il tema dell'identità. Molti testi registrano la difficoltà di riconoscersi entro ruoli, etichette e immagini sociali. In Dove ho la testa leggiamo:«Mi hanno scambiato per un altro fin dalla nascita o forse prima», mentre in Fuoriposto la condizione della trasformazione viene rappresentata come un processo complesso che investe la percezione di sé e il rapporto con gli altri. L'identità appare dunque come una costruzione mobile, continuamente esposta a ridefinizioni e attraversata da forze esterne che cercano di determinarla.
Accanto alla dimensione critica emerge una costante riflessione meta-poetica. Testi quali Antipoesia, Scoria dell'arte, Write or Wrong e la stessa postfazione evidenziano una consapevolezza profonda dello statuto della scrittura. La poesia viene percepita come raccolta di detriti, ascolto, montaggio di voci, tentativo di dare forma a una molteplicità di esperienze. La dichiarazione finale dell'autore, che parla di «milioni di parole» setacciate e della speranza che esse possano trasformarsi in «condivisione», chiarisce ulteriormente il significato del progetto complessivo.
Dal punto di vista stilistico, Laneve predilige il verso lungo, spesso prossimo alla prosa poetica, articolato attraverso una sintassi mobile e associativa. Le frasi seguono percorsi che ricordano il flusso mentale, accogliendo deviazioni, improvvise accelerazioni e cambi di direzione. Tale procedere contribuisce a generare un'impressione di vitalità continua e restituisce efficacemente la complessità del mondo osservato.
La raccolta può essere letta come una vasta cartografia dell'esperienza contemporanea, nella quale il poeta registra gli effetti del consumo, della tecnologia, dell'informazione continua, delle relazioni mediate e della progressiva saturazione del linguaggio. In questo scenario restano però aperti spazi di attenzione, memoria, stupore e gentilezza. Testi come Passa il favore o Capillari mostrano come, accanto alla diagnosi delle distorsioni del presente, sopravviva la ricerca di forme autentiche di incontro umano.
Questo non è successo si impone quindi come un'opera densa, stratificata e fortemente consapevole dei propri strumenti espressivi. La sua forza risiede nella capacità di trasformare il rumore del quotidiano in materia poetica, affidando alla scrittura il compito di raccogliere frammenti dispersi dell'esperienza e di restituirli sotto forma di domanda condivisa. È una poesia che osserva, registra, interroga e continua a cercare, fedele a quell'ascolto che l'autore pone all'origine del proprio lavoro.
Un ultimo - m non certo meno importante - elemento merita di essere sottolineato: questa raccolta viene offerta da Antonio Laneve come gesto di condivisione culturale.
Il poeta ne fa dono a chiunque desideri leggerla, rendendola disponibile gratuitamente su richiesta, in coerenza con quella vocazione al dialogo e alla circolazione della parola che attraversa l'intero volume.
Lo potrete dunque leggere e scaricare a questo link.
Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati
NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE
Antonio Laneve è nato a Cantù in provincia di Como nel 1965, ma da alcuni anni vive a Milano.
Arriva a esplorare la poesia grazie ad altre passioni come musica, fotografia, i viaggi e tanta lettura onnivora.
Più che definirsi “poeta” si diverte con le parole, ci gioca, si lascia accompagnare (o spingere, a volte) dove proveranno a sorprenderlo. Tra le sue pubblicazioni, oltre a testi su diverse riviste e an tologie: Calemburgh (CTL 2019) e Lezione frontale (La vita felice 2022), L'esatto contrario (Punatacapo 2025). Insieme a Barbara Rabita: Convergenze (CTL 2017) ed EsauDimento (puntoacapo 2024).

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